Parata

Hai pronto il grembo
accolto a quel freddo
che scava ed esplora?

tramorti nervi freschi
senz’adito al riposo
e solamente disteso
affronti ite l’epoche:

esce a lato la parata
intorno fetidi vessilli:

Bacco, e il misero Urano
nascosta rimane Afrodite
sorella delle algee Aletea
con Acos, Ania e Lupe.
la mamma Aporia veglia
i gialli feti di Bia e Arete
con cui Asclepio tentò.
piangon Cairo postumo
Penia e il tristo Deimo
Ebe stuprata da Momo
sanguina in gemiti
Ptochea cinge Mania
chiudendo il cerchio.

 

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Melodì sinfonico

completare necessario
verbale di pensieri
espressi nel tempo

Orgoglio e disabilità

Nelle puntate precedenti:

Questo articolo racconta una storia che sento mia, o meglio l’inizio della mia storia. Non so da dove cominciare. Magari dalla stomia, l’ultimo intervento che ho subito, o dalla borsetta, come la chiamo per dare all’appendice un tocco più glam. In ogni caso a ventinove anni mi ritrovo con una sacca che raccoglie cacca attaccata alla pancia perché il mio intestino non funziona, sebbene per il momento sia una misura temporanea.

Esteticamente non è un bello spettacolo, soprattutto nell’intimità. Sono single, il che vuol dire che nei momenti in cui ho bisogno di affetto e intimità, appunto, mi rivolgo a me stesso. Costruire una relazione in questo momento mi sembra più difficile che scalare una montagna senza equipaggiamento, e non sto usando un’iperbole. Non mi sono mai piaciuto moltissimo, figuriamoci ora. Poche relazioni e poco sesso. Oh, e sono gay. Per non farmi mancare niente mi piacciono gli uomini.

Apriti cielo. Non ho bisogno di sottolineare quanto contino e quali siano i canoni estetici dominanti del corpo omosessuale, a tutti i livelli. Basta una semplice ricerca per capire di quale sia l’idealtipo. Dunque riassumendo, la mia condizione si riassume nelle tre D: disabile, disoccupato, e depresso. Tremila anni luce da ciò che viene considerato attraente nella società in generale, figuriamoci nel mondo omosessuale. Spesso mi sono ritrovato in stati depressivi con tanto di crisi. Di che socialità potrò mai farmi carico, figuriamoci di quale intimità.

Eppure anche in queste condizioni, o forse a causa di esse, sento di aver bisogno di contatto umano, intimo. Sto cercando di fare il possibile con un percorso di psicoterapia per salvare il salvabile, ma il percorso è lungo. Lotto contro molteplici strati di invisibilità che ogni giorno tentano di schiacciarmi.

Appena operato pensavo che mi sarebbero state precluse per sempre le strade dell’intimità. Nei momenti di crisi peggiori pensavo che l’ultima briciola di desiderabilità che avevo era stata disintegrata per sempre dalla stomia, oltre alla possibilità di tornare a una vita sociale decente. In questi mesi ho ricominciato a frequentare le chat e a rimettere il mio corpo in gioco, con tutte le cautele del caso. Finora mi sono imbattuto in diversi casi umani, a uno solo dei quali ho raccontato la mia storia completa, e ovviamente è fuggito a gambe levate. Ma in questi mesi, grazie alla psicoterapia e a queste esperienze, mi sto finalmente convincendo che il problema non sono io, né la stomia, né il mio corpo imperfetto, ma una certa rappresentazione del corpo e dei suoi desideri di cui la maggior parte della società vive come accecata. camminare secondo la corrente è difficile, perché prima che i mostri si manifestassero, c’erano solo problemi di autostima. dopo la chirurgia, che sempre lascia cicatrici emotive e/o fisiche importanti, i problemi e le esigenze del corpo si raffinano: le sfide che dobbiamo affrontare quotidianamente, ogni giorno, in modo continuo, comprendono accettare e sentirsi a proprio agio in un corpo che perlopiù si sente escluso dall’essere desiderabile.

Il nostro compito (mio e della stomia) quindi d’ora in poi sarà svelare una semplice verità, cioè che anche i disabili hanno desideri. la sessualità non si ferma alle soglie di chi è abile, sano e robusto. il nostro concetto di queer deve comprendere anche la disabilità, poiché si tratta di uno dei tanti tipi di emarginazione.

E quindi ballare, ballare e sfilare sotto gli occhi di tutt* al Roma Pride per celebrare le sconfitte e le conquiste che questo corpo disabile ha attraversato negli anni e che ancora dovrà affrontare, per manifestare l’invisibilità.

sdr

molto

desidero molto
desidero a lungo
per ore e minuti
a volte per la vita
durante un giorno.

desidero un corpo
che non ha senso
desidero il puro
non immacolato
desidero umore
pieno e tepore

per niente

passando per niente
ecco fatica e dolore
da sguardo obliquo
c’è non vivere più

scomparire per sempre
non sentire rabbia,
da sola che tiene
odio, un altro dì odio
vivo per oltraggio
a una scatola vuota

sangue e muco sparso
dentro e fuori, subito
dopo questa discesa

al dì sotto
agro tesoro
umido fasto
scarto venerato
decatanato
mai episto
quiete di presso

nulla a niente
questa persona
cosa rimasta
al grand’errore
freddo e morte
non più illuso