Lingua e Essere

copertina del libro Lingua e Essere

Ho appena finito questo bel saggio, che evidenzia la necessità di ripensare le società soprattutto attraverso lo strumento che usiamo tutti i giorni tutto il giorno: la lingua di comunicazione. Infatti come scrive l’autrice, riprendendo David Foster Wallace “”La lingua per gli esseri umani è come l’acqua per i pesci.”

ma anche come scrive Anand Giridharadas: “il modo migliore per essere al corrente di un problema è esserne parte”.

ogni persona ha il diritto d’essere poliglotta
e di conoscere e di utilizzare la lingua
più appropriata al suo sviluppo personale
o alla mobilità sociale
Dichiarazione Universale sui Diritti Linguistici

Metto in evidenza parti del testo che a mio avviso costituiscono punti salienti del testo:

“La consapevolezza dei nostri limiti relativizza le cose che noi presupponiamo senza conoscere.

quando riconosco i limiti della mia stessa percezione, in me scatta l’umiltà. Umiltà di fronte al mondo che io osservo solo dal mio limitato punto di vista.

La limitatezza della mia percezione però è anche uno stimolo – mi mostra quanto ancora posso imparare, assimilare e capire.

è possibile guardare in profondità osservando quale valore assegniamo a quali lingue.

LA LINGUA è POTERE. E POTERE SIGNIFICA RESPONSABILITÅ.

Forse la consapevolezza avveduta e senza pregiudizi della nostra nullità è una delle poche verità che possiamo comprendere nella sua totalità. La nostra aciziyet.

Percepiamo i muri e i limiti della lingua solo quando non funziona più, solo quando ci costringe.

La lingua è allo stesso tempo ricca e povera, limitata e ampia, libera e carica di pregiudizi come lo sono gli esseri umani che la utilizzano.

la lingua è un’arma […] e lo è troppo spesso senza che chi parla ne sia consapevole.

Noi bambini che viviamo in diverse lingue vediamo nella società alzarsi muri che con ogni probabilità non sono neanche visibili per la maggior parte di coloro che parlano esclusivamente la lingua dominante.

siamo consapevoli di poter esistere nella nostra interezza solo da entrambi i lati. Di aver bisogno di tutte le nostre lingue per essere.

per le persone marginalizzate parlare non ha a che fare solo con la forma, il pensiero, ma anche, sempre con la questione dell’appartenenza.

Noi, gli stranieri, cresciamo in una lingua di cui non siamo considerati dei parlanti [quindi cittadini, aggiungo io]. In una lingua in cui i nostri punti di vista non ci sono, ma si trovano solo i punti di vista di coloro che parlano di noi. Nel cui potere sta la possibilità di categorizzarci, marcarci, metterci da parte.

Come si può scrivere e parlare in una lingua, in una società che riduce colui che parla a un’unica sfaccettatura del proprio Essere – umiliandolo, disumanizzandolo?

Invece di supplicare, di pregare che ci facciano posto, dovremmo essere noi a prendercelo.

Denominare le cose, ordinare gli eventi, dare un senso alla vita, questo non era […] solo il regno degli uomini, ma era un elemento fondamentale del loro potere. Chi spiega il mondo? Chi descrive, chi viene descritto? Chi dà i nomi e chi li riceve?

Se ci permettiamo di assolutizzare la prospettiva di uno solo, cerchiamo il dominio linguistico sugli altri.

Chiamare gli esseri umani come vogliono essere chiamati non è questione di gentilezza e neanche simbolo di correttezza politica o di un atteggiamento progressista – è semplicemente una questione di decenza umana.

Tutti gli esseri umani sono affetti da pregiudizi e limitati nelle proprie esperienze. Quando però alcune prospettive – per esempio quelle delle e degli europei bianchi o delle e degli nordamericani – vengono privilegiate rispetto alle altre, quando quelle prospettive limitate conquistano un diritto egemonico, le altre prospettive ed esperienze perdono il loro diritto di validità.

tuttavia, nei momenti in cui le prospettive dominanti e la loro presunta universalità vengono analizzate criticamente e contestate, si trema.

I dominati denominano i dominanti e palesano non solo quanto possano essere particolari e opprimenti i punti di vista, che invece si credono neutri, bensì rendono evidente lo stesso principio di attribuzione.

così, i vecchi uomini bianchi – forse per la prima volta – vengono ricondotti a una tipologia che li generalizza: privilegiati che non intendono mettere in discussione i propri privilegi, contrari a posizioni femministe e antirazziste.

#SchauHin #gridalo #metoo #youknowme #metwo

[con questi hashtag] ciò che prima era visibile solo per coloro che ne erano colpiti, ora diventa visibile anche per coloro che non ne sono coinvolti: razzismo. Sessismo. Nel bel mezzo della vita quotidiana. Ogni giorno. In tutto il paese.

Nella nostra società molta gente può andare in giro ed essere semplicemente se stessa. Può essere sgarbata, arrabbiarsi, dare libero sfogo alle emozioni senza che ne venga tratta una conclusione universale riguardo tutti coloro che le assomigliano o che praticano la sua stessa religione.

Solo se smettiamo di rispondere alle domande sulla donna musulmana, solo se possiamo essere ambigui, ricchi di sfaccettature e non compresi, possiamo essere umani e liberi.

La donna, quella non si può descrivere. Non senza citare il patriarcato, il sessismo, il razzismo e tutte le altre costruzioni di potere che cercano di regolare la nostra convivenza.

Parliamo veramente quando siamo solo […] comparse di un dibattito che ci bolla come stranieri, ci fissa attraverso lenti scolorite e distorte? Parliamo quando possiamo esprimerci solo su temi dati, entro limiti rigorosamente prestabiliti?

Non parliamo se dobbiamo farlo in vece di un collettivo.

Credo che proprio in questo consista l’arte: non spingere gli esseri umani a capire le cose in modo da poterle riferire a sé. […] Semplicemente non riesci a capirlo, perché lì dietro c’è un processo, una vita. Come pretendi di poterlo capire?

I bambini imparano gli stereotipi già in età prescolare. […] Etero-stereotipi distorti dell’altro diventano immagini del sé e definiscono l’orizzonte delle sue possibilità. I confini del suo essere.

Sulle giovani donne – soprattutto quando portano il capo coperto – grava più esplicitamente la pressione di una rappresentazione. Chiunque si sente autorizzato a giudicarle. […] Qualsiasi cosa faccia o indossi, in qualunque modo esista, viene analizzata, giudicata, condannata. Classificata, catalogata, privata della propria polivalenza, disumanizzata.

La richiesta di comportarsi in ogni situazione “in modo esemplare”, di mostrarsi ineccepibili, impregna la nostra quotidianità e ci disumanizza. Perché sono prima di tutto i nostri errori e le nostre particolarità a renderci umani.

Ogni essere umano è composto di molte parti che si muovono in continuazione. Credere che ci sia “un’identità ininterrotta è un’illusione pericolosa.”

Se puoi conservare la tua identità solo attraverso l’immagine di un nemico

Per questo non è neanche possibile che una generazione di giovani degeneri in addetti stampa della categoria che è stata loro assegnata.

Degli individui dirò che un individuo muore quando smette di essere sorpreso. Ogni mattina io mi sorprendo di nuovo quando sorge il sole. Quando vedo una cattiva azione, non rimango indifferente. Non mi abituo alla violenza in cui mi imbatto; rimango sempre sorpreso di fronte a essa. Per questo io sono contro, per questo posso opporle la mia speranza. Dobbiamo imparare a sorprenderci, a non adattarci. Io sono la persona meno adattabile della società.

Nel momento in cui un essere umano prende coscienza delle rappresentazioni che lo influenzano e decide di non arrendersi a quel modello, la sua strada comincia a spianarsi.

La lotta per le verità assolute è diventata una macchina per attirare l’attenzione. […] questa battaglia per delle verità definitive riguardo un intero segmento di popolazione non ha alcun senso. Ristagniamo. Come società. E gli abusi? Quelli continuano.

Non devo loro un’esperienza educativa.

Non sono un clown, non sono lì per il vostro divertimento.

Troppi tra gli addetti delle redazioni e tra coloro che fanno informazione evitano di prendersi la responsabilità del loro lavoro. Perché queste discussioni in cui si affronta il diritto di esistere degli esseri umani per loro sono solo discussioni. Solo parole. Un semplice gioco. Eppure una parola “non è mai solo una parola”. Ogni singola parola ha conseguenze.

Anche solo la coscienza che esistano opinioni negative sul proprio gruppo sociale influisce sulla capacità di rendimento degli individui.

La funzione più seria del razzismo è distrarci. […] Ti tiene lontano dal lavoro. Ti costringe a spiegare, ancora e ancora, la ragione della tua esistenza.

Non tutti vedono le trincee che l’abuso scava nella nostra società, perché spesso accade in posti che i privilegiati non vedono, così riconoscono i problemi solo quando ne sono colpiti in prima persona. L’esperienza degli altri, il loro sapere, ha meno valore.

I poveri del mondo, gli emarginati, sono loro a conoscere la faccia più odiosa del cambiamento climatico, del capitalismo, della spinta al consumo, dei social media. Talvolta è tragicomico vedere come i privilegiati rimuginino sulle sfide del futuro e nello stesso tempo ignorino coloro che da tempo vivono quelle sfide, che da tempo ne parlano e ne scrivono.

Non possiamo come società nel suo complesso ignorare l’odio. Dobbiamo richiamare all’ordine la misantropia. Non possiamo tollerarla ed elevarla a “idee” che rivitalizzano il dibattito, ma dobbiamo chiamarla con il suo nome: razzismo. Estremismo. Misantropia. Fascismo. L’odio non è un’idea.

L’odio è sotto gli occhi di tutti, devono solo guardarlo. Non dobbiamo vedere le persone soffrire per riconoscerle come esseri umani.

Non devo rivelare la mia esperienza, raccontare la mia storia perché gli altri mi riconoscano come essere umano. […] Tu mi devi rispetto e autodeterminazione sul mio corpo.

Alla fine ricorderemo non le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici.

Chi odia pensa di avere il diritto di odiare. E noi reagiamo alle loro provocazioni, […] e in questo modo li individuiamo come nostri interlocutori.

Come possiamo impedire che le destre strumentalizzino la nostra indignazione per i loro scopi?

Islam, razzismo, diritti delle donne e femminismo, emigrazione e rifugiati – questi sono, certo, temi che polarizzano. No. Non sono questi temi di per sé a polarizzare, lo diventano solo quando si fomenta l’odio, […] quando il dibattito pubblico viene adeguatamente indirizzato in questo senso.

Essere ridotti a una categoria. Questa esperienza è anche il motivo per cui il concetto di vecchio uomo bianco fa andare su tutte le furie chi è chiamato in questo modo. La loro reazione dovrebbe funzionare come uno specchio in cui improvvisamente riconoscono quanto è svilente e umiliante per un essere umano essere guardato dagli altri come una semplice categoria.

Alzano gli occhi al cielo quando qualcuno si azzarda a parlare di valori e di morale. No, quello lo fanno solo i buonisti.

Il fatto di non usare consapevolmente concetti di destra può essere già un atto di resistenza. Resistenza contro lo sguardo sul mondo indirizzato dalla loro ideologia macchiata di odio, disumanizzazione e barbarie.

l’inesattezza linguistica aiuta a mantenere lo status quo razzista. Lo fate quando per esempio non riuscite a pronunciare il termine “razzismo” perché di fronte a quella parola trasalite. Quando agite così, è un indizio del fatto che preferite ignorare il razzismo e non chiamarlo con il suo nome. […] ogni qualvolta, invece di parlare di razzismo, parliamo di xenofobia.

Mentre gli estremisti di destra si si camuffano da underdogs, da coraggiosi, marginalizzati, esclusi, poveri, compassionevoli rappresentanti della “povera gente” e del “vero popolo”, intanto creano nuove realtà.

Ordinare e categorizzare il nostro ambiente aiuta noi esseri umani a individuare modelli, a prendere decisioni rapide e a reagire per esempio alle situazioni di pericolo. […] Quando però le categorie che costruiamo per comprendere il mondo diventano gabbie? […] è la fede nell’assolutezza che trasforma le categorie in gabbie. […] La superbia di credere di poter comprendere una volta per tutte un altro essere umano nella sua complessità.

Nessuna singola persona, nessuna società può avere la pretesa di raccogliere in sé tutto il sapere. Però questa pretesa esiste. […] E così non ci rendiamo mai conto che la nostra prospettiva è limitata.

Finché rimane intatta la loro fede nell’assolutezza della loro percezione, questo tipo di curiosità [per l’Altrǝ] non è altro che una parte dell’ispezione dei nominati. Un modo di esercitare potere.

Non tutte le curiosità sono uguali. Non tutte le categorie sono uguali. È la fede nell’assolutezza che la fa differenza. È la fede nell’assolutezza che sottrae all’oggetto di quella curiosità la sua umanità.

Ambizione all’universalità contro Coscienza della prospettiva, […] secondo cui […] è possibile solo guardare in prospettiva, non obiettivamente.

Come si traduce questo pensiero? […] Thomas Bauer propone il concetto di ambiguità culturale […] quando vengono accettati contemporaneamente significati diversi per un fenomeno, laddove nessun significato può rivendicare un valore esaustivo.

Come funziona il parlare liberi?

“The danger of a single story [di Chimamanda Ngozi Adichie] racconta che cosa si fa con un continente intero quando si costringe in un’unica narrazione.”

[Mi vengono in mente due esempi opposti: l’Africa, percepito come un continente interamente povero e abitato da poverissimi, e l’America, che da continente è stata trasformata in sineddoche per indicare gli Stati Uniti = un esempio di imperialismo linguistico.

“Il problema dei cliché non è che sono falsi, ma che sono incompleti. Rendono un’unica storia la sola storia possibile”. Quando una sola storia domina la percezione di un intero gruppo di persone, gli esseri umani scompaiono come individui. […] Una verità diventa l’unica verità.

Come può [un essere umano] esistere in una lingua in cui non è previsto come parlante?

Fare posto a una nuova percezione. Non per spiegarla ad altri, ma per seguire il bisogno di esprimermi, per me stessa. Non per essere capita, ma per esistere.

Parlare liberi presuppone che la propria esistenza, la propria umanità e il proprio diritto di esistere non siano messi in discussione, che non ci sia niente da difendere e niente da dimostrare.

Come cambierebbe la percezione della nostra società, se la osservassimo e la descrivessimo esclusivamente con lo sguardo degli individui minacciati dalla povertà?

è proprio la continua molteplicità di prospettive che fa la differenza. Un nuovo racconto – l’eccezione – non basta.

Se noi – che siamo in mostra nel museo della lingua – smettiamo di parlare per renderci comprensibili, ma parliamo per essere. Indipendentemente dal fatto che ci comprendano oppure no: se non guardiamo più a noi stessi con gli occhi degli altri, allora siamo liberi.

Io sono consapevole dei limiti della mia conoscenza e della mia percezione. Noi Altri acquisiamo questa capacità.

Solo quando ci libereremo della nostra pretesa di assolutezza, solo quando non ci sarà nessuna prospettiva che dominerà sulle altre, […] solo quando tutti potranno parlare liberi indipendentemente dall’origine, dall’etnia, dal corpo, dalla religione, dalla sessualità, dal sesso, dalla nazionalità. Solo allora tutti potremo essere.

La terza generazione vuole decidere, come tutti gli altri, che cosa viene portato a tavola e chiede conto delle regole del desco.

Perché un giovane uomo di colore si deve accontentare, silenzioso e riconoscente, di poter avere un’esistenza qui – invece di avanzare, come i giovani uomini bianchi, richieste politiche, di criticare la società e proporre cambiamenti strutturali?

quei problemi non sono i loro, non sono altrui, non sono esterni, ma sono i nostri problemi.

chi intendiamo quando parliamo dei “nostri” figli?

questo conflitto tra aspettativa e realtà porta dritto all’agitazione.

la maggior parte dei conflitti del nostro tempo riguarda in fondo la realizzazione dei nostri ideali.

rientrare nelle posizioni al centro della società per tutti non è la meta della svolta culturale, ma solo l’inizio.

Il cambiamento è inevitabile – un pensiero che in molti scatena anche paure. Del diverso che ci cambia.

Che aspetto avrebbe però un mondo in cui nessun essere umano sia discriminato per il colore della pelle, per il proprio sesso, per la religione o la classe sociale, per il proprio orientamento sessuale? Un mondo in cui gli esseri umani prendano solo ciò di cui hanno bisogno? In cui consumino solo quanto la terra riesce a sopportare? In cui il benessere di uno non si fondi sullo sfruttamento e la disumanizzazione dell’altro? […] una società più giusta non capita così a un certo punto. […] verrà costruita dall’azione consapevole di persone che agiscono collettivamente in tal senso.

Nelle discussioni sulla giustizia sociale coloro che ne subiscono le storture si ritrovano spesso nel ruolo di disturbatori. Nel momento in cui danno un nome alle ingiustizie, diventano loro stessi un fastidio.

Porre le domande giuste e di senso è la vera sfida di un’epoca in cui noi ci intratteniamo con domande assurde e ce ne facciamo trattenere.

Dietro ai sintomi è necessario che ci sia la consapevolezza di quali siano le cause strutturali […]. La consapevolezza del fatto che ci sia uno schema discriminatorio, che lega l’antisemitismo, il razzismo antimusulmano, il sessismo e l’abilismo. […] questa è l’esigenza dell’INTERSEZIONALITÅ.

Che cosa hanno in comune questi abusi?

Per una riflessione simile abbiamo bisogno di altri spazi di discussione. Dove sono però i luoghi in cui pensare pubblicamente ad alta voce? […] Abbiamo bisogno di luoghi in cui poter pensare […] quanto non sappiamo ma vogliamo discutere.

Pensare in modo grande, radicale e ad alta voce.

Questo presuppone che tutti i partecipanti abbiano rinunciato alla loro pretesa di assolutezza e abbiano rinunciato alla loro pretesa di assolutezza e abbiano riconosciuto la propria fallibilità. […] una forma di riflessione che si basa su un processo di interpretazione cooperativa, che rimane mutevole e non concluso.

Possiamo avere opinioni diverse e amarci comunque a meno che il tuo dissenso affondi le sue radici nella mia oppressione e nel rifiuto di riconoscere la mia umanità e il mio diritto di esistere. […] Per pensare insieme e ad alta voce, abbiamo bisogno anche di regole e limiti.

è una domanda che ha un qualche reale rilievo per la società? è costruttiva, ci fa andare oltre nel ragionamento? o ha l’unico scopo di diffondere paura e impotenza?

Siamo esseri umani. Faremo degli errori. Feriremo e saremo feriti. Solo se però non rimarremo inchiodati per sempre su una posizione, se non vincoleremo noi stessi e gli altri a una prospettiva fissa, potremo progredire insieme. Senza errori non avremmo imparato mai a camminare, parlare, leggere o scrivere. Solo grazie a questi errori umani impariamo a conoscere il mondo e noi stessi.

La libertà di diventare.

Ogni nostra azione è un compromesso tra i nostri ideali e la realtà in cui viviamo.

questo mondo, per come è oggi, non è giusto – per quanto possa essere accogliente per alcuni.”

Come riflette l’autrice a pag. 218, i concetti di islamofobia/omofobia sono quantomeno problematici perché si tratta di comportamenti o atteggiamenti che attuano una mentalità, non si tratta di disturbi clinici.

Di seguito un elenco di persone notevoli citat dall’autrice (i collegamenti rimandano a pagine che meglio le descrivono):

Jhumpa Lahiri

Navid Kermani

Onejiru

Elif Şafak

Emine Sevgi Özdamar

Mehmet Akif Ersoy

Nazik al-Mala’ika

Maya Angelou

Orhan Pamuk

Hafez

Audre Lorde

Ellen Kuzwayo

Noémia de Sousa

Leyla Zana

Bejan Matur

Robin Wall Kimmerer

Kurt Tucholsky

James Baldwin

Miranda Fricker

Betty Friedan

Dale Spender

Rosa Luxemburg

May Ayim

Grada Kilomba

Caroline Criado Perez

Paul Celan

Semra Ertan

Vinda Gouma

Sara Yasin

Anja Saleh

Noor Tagouri

Mipsterz

Robin Thede

Max Czollek

Hrant Dink

Abraham Joshua Heschel

Jiddu Krishnamurti

Anna Dushime

Vanessa Vu

Margarete Stokowski

Myriam François

Claude Steele

Toni Morrison

Hatice Akyün

Mely Kiyak

Anne Wizorek

Amina Yousaf

Osman Faruqi

Walter Lübcke

Busy Philipps

Sara Locke

Dietrich Bonhoeffer

Martin Luther King jr.

Noah Sow

Tupoka Ogette

Victor Klemperer

Thomas Bauer

Nāṣīf al-Yāzigī

Chimamanda Ngozi Adichie

Humberto Maturana

Gloria Boateng

Viet Thanh Nguyen

Esra Karakaya

Kartina Richardson

Ghayath Almadhoun

Aladin El-Mafaalani

Adam Clayton Powell jr.

Naika Foroutan

Marie Shear

Erik Olin Wright

Rainer Maria Rilke

Carolin Emcke

Kimberlé Williams Crenshaw

Yael Bartana

David Bohm

Robert Jones jr.

Roxane Gay

Anand Giridharadas

Ampliamenti, note, approfondimenti:

Cinque lingue che potrebbero cambiare il modo in cui guardi il mondo (inglese)

la biografia di Daniel Everett, che dopo aver vissuto decenni fuori dalla cultura occidentale, è diventato ateo (inglese)

Una remota tribù amazzonica ha sconvolto la nostra comprensione della lingua? (inglese)

Signorine senza genere, chiavi barbute e lune femminee: il genere grammaticale delle parole influisce sulla nostra visione del mondo? (tedesco)

Lost In Translation: il potere del linguaggio di modellare il modo in cui vediamo il mondo (inglese)

sulla necessità di un’espressione (di genere) equa (tedesco)

Cosa fare? Parlare, ma come? Posizionarsi linguisticamente al posto dell’inerzia (tedesco)

Lann Hornscheidt – sito ufficiale (tedesco)

Exit Gender: abbandonare il genere e nominare la violenza strutturale: cambiare la propria percezione e la realtà sociale (tedesco)

associazione Heart: “per un mondo in cui tutte le persone, compresi i musulmani, sono libere dalla violenza sessuale e prosperano nelle comunità in cui vivono, lavorano e pregano”

Tre discorsi di giustizia sociale

quanta fatica ci vuole per rimanere dentro un binario?
il corpo è mio e scopo con chi voglio io
il corpo è mio e sarò in salute come dico io

normativa x inclusione scolastica

ho doluto* accorpare in un posto unico la normativa riguardante il percorso storico che dovrebbe portare all’inclusione (il condizionale è d’obbligo perché siamo tutt’altro che prontǝ a essere compiutamente una società inclusiva).

*doluto = voluto + dovuto

COSTITUZIONEARTT. 2 – 3 – 33 – 34 – 38 – 117
C.M. 105/1975APPLICAZIONE REGOLAMENTO TIPO
L. 517/1977INSEGNANTƏ SPECIALIZZATI SOSTEGNO x SCUOLE ELEMENTARI E MEDIE: 1/CLASSE, MASSIMO 6 H/SETTIMANA 
SENTENZA Corte Costituzionale 215/1987ASSICURATA la FREQUENZA SCUOLE SUPERIORI
C.M. 262/1988ATTUAZIONE SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE
L. 104/1992LEGGE QUADRO x ASSISTENZA PERSONE DISABILƏ 
DPR. 87/1994DISCIPLINA USL x ALUNNƏ con DISABILITÅ 
D.LGS. 297/1994TESTO UNICO DISPOSIZIONI LEGISLATIVE x ISTRUZIONE
L. 59/1997ART. 21 = AUTONOMIA SCOLASTICA
DPR. 249/1998STATUTO STUDENTƏ
L. 68/1999DIRITTO AL LAVORO x PERSONE DISABILƏ 
DPR 275/1999 REGOLAMENTO AUTONOMIA
L. COST 3/2001ART. 117
L. 53/2003RIFORMA MORATTI
DPCM 185/2006REGOLAMENTO INDIVIDUAZIONE ALUNNƏ CON DISABILITA’ 
DM 31-07-2007INDICAZIONI NAZIONALI x INFANZIA E PRIMO CICLO
DM 139/2007ADEMPIMENTO OBBLIGO ISTRUZIONE
DPR. 235/2007PATTO EDUCATIVO CORRESPONSABILITà (ART. 3)
L. 18/2009RATIFICA CONVENZIONE ONU PERSONE CON DISABILITà
DPR. 81/2009RAZIONALE UTILIZZO RISORSE UMANE SCUOLA
DPR. 89/2009REVISIONE ORDINAMENTI PRIMO CICLO 
DPR 122/2009COORDINAMENTO VALUTAZIONE
N.M. 4274/2009LINEE GUIDA INTEGRAZIONE ALUNNƏ CON DISABILITà
SENTENZA 80/2010è POSSIBILE ASSUMERE INSEGNANTƏ DI SOSTEGNO IN DEROGA AL BILANCIO
DPR 87/2010RIORDINO ISTITUTI PROFESSIONALI
DIR. M. 65/2010LINEE GUIDA ISTITUTI PROFESSIONALI
DPR 88/2010RIORDINO ISTITUTI TECNICI
DPR 89/2010RIORDINO LICEI
DPR 211/2010INDICAZIONI NAZIONALI LICEI
L. 170/2010NORME in materia di DSA
D.M. 5669/2011INDIVIDUAZIONE MISURE x STUDENTƏ CON DSA 
D.M. 254/2012INDICAZIONI NAZIONALI x PRIMO CICLO
D.M. 27-12-2012STRUMENTI D’INTERVENTO PER ALUNNƏ CON BES
C.M. 8/2013INDICAZIONI OPERATIVE PER ALUNNƏ CON BES 
DPR. 80/2013REGOLAMENTO SISTEMA NAZIONALE VALUTAZIONE
D.M. 297/2013LINEE GUIDA INDIVIDUAZIONE STUDENTƏ CON DSA
NOTA 1551/2013PIANO ANNUALE x INCLUSIONE
NOTA 2563/2013STRUMENTI di INTERVENTO x ALUNNƏ con BES
LINEE FEBBRAIO/2014LINEE GUIDA x INTEGRAZIONE ALUNNƏ STRANIERƏ  
L. 107/2015RIFORMA BUONA SCUOLA
SENTENZA 275/2016GARANZIA DIRITTI INCOMPRIMIBILI INCIDE SUL BILANCIO, NON VICEVERSA
D. LGS. 59/2017FORMAZIONE DOCENTƏ x SCUOLA SECONDARIA
D. LGS. 60/2017PROMOZIONE CULTURA UMANISTICA e SOSTEGNO DELLA CREATIVITÅ
D.LGS. 61/2017REVISIONE PERCORSI ISTRUZIONE PROFESSIONALE
D.LGS. 62/2017VALUTAZIONE E CERTIFICAZIONE COMPETENZE PRIMO CICLO ed ESAMI DI STATO
D.LGS. 63/2017DIRITTO ALLO STUDIO
D.LGS. 64/2017DISCIPLINA della SCUOLA ITALIANA ALL’ESTERO
D.LGS. 65/2017SISTEMA INTEGRATO INFANZIA
D.LGS. 66/2017INCLUSIONE SCOLASTICA ALUNNƏ CON DISABILITA’ 
D.M. 195/2017CARTA DIRITTI E DOVERI x PCTO
D.M. 741/2017ESAME DI STATO PRIMO CICLO
D.M. 742/2017CERTIFICAZIONE COMPETENZE PRIMO CICLO
L. 71/2017 ART. 4DOCENTE x CYBERBULLISMO
D.M. 129/2018ISTRUZIONI GENERALI x GESTIONE AMMINISTRATIVO-CONTABILE 
D.M. 338/2018DISCIPLINA GLIR
D.LGS. 96/2019INTEGRAZIONI e CORREZIONI al D.LGS. 66/2017
O.M. 172/2020VALUTAZIONE SCUOLA PRIMARIA
D.M. 182/2020ADOZIONE MODELLO NAZIONALE P.E.I. + LINEE GUIDA + ASSEGNAZIONE MISURE SOSTEGNO x ALUNNƏ con DISABILITÅ 
N.M. 40/2021MODALITÅ ASSEGNAZIONE MISURE SOSTEGNO

di seguito inoltre vi sono collegamenti al sito del MIUR riguardo alle tematiche espresse:

attendo riscontri/feedback per completare/integrare le informazioni nel caso di errori e omissioni.

de brevitate beatitudinis

l’estate sta finendo, e le ore di luce si accorciano. ma sono felice per una cosa bella che è successa:

ho trascorso un giorno troppo breve a passeggiare insieme al mio paTato preferito in lungo e in largo per la capitale… ma è pochino, lo devo ammettere.

che si apprestino a sopraggiungere le vacanze invernali! così che possa andare a trovarlo di nuovo su al nord e possibilmente stare insieme di più e meglio.

brindiamo alla tua salute, dolcissimo, e nell’attesa di abbracciarti di nuovo mi illanguidisco con qualche musica che mi parla di te:

diario in corso

contenuti originali non mi escono – perché in fondo odio la parola “contenuti” quando ci si riferisce alla scrittura creativa: ha un saporaccio capitalista.

ho intrapreso uno studio matto della lingua tedesca con Duolingo e il testo Schritte International Neu perché così mi va, e nel frattempo seguo corsi online di approfondimento a tematica BES oltre al ripasso quotidiano della lingua inglese; tutto ciò per avere qualche speranza di poter partecipare al prossimo concorso per l’insegnamento.

letture: di cartaceo giustappunto solo i libri di preparazione per eventuali e non programmati esami di lingua, mentre per aver partecipato a una serata del Festival della Filosofia ho avuto un mese di abbonamento in omaggio a Domani Editoriale: sto pensando di rinnovarlo perché i nomi dellə scrittorə sono interessanti tal quali gli argomenti.

Manifesto per la nuova Scuola

non sono insegnante, ma vorrei esserlo. oltre alle cose che si dicono qui, che sottoscrivo, personalmente farei riforme più radicali, tipo introdurre l’educazione sessuale e affettiva al posto dell’IRC. ma io sono un povero idealista ateo.

La nostra scuola

Manifesto per la nuova scuola

1) La scuola come luogo della relazione umana e del rapporto intergenerazionale

La scuola si occupa delle persone in crescita, non di entità astratte scomponibili e riducibili a una serie di “competenze”. L’insegnamento e l’apprendimento toccano infatti tutte le dimensioni dell’essere umano – intellettuale, razionale, affettiva, emotiva, relazionale, corporea – tra loro interconnesse e inscindibili; bisogna sempre ricordare, in tal senso, che quello tra gli insegnanti e gli studenti è prima di tutto un rapporto umano.

L’idea che la scuola possa essere incentrata sulla semplice acquisizione di “competenze” è profondamente sbagliata, sia perché applica a un ambito, quello scolastico, categorie nate in tutt’altro ambito, quello cioè dell’azienda e della produttività lavorativa, sia perché esclude appunto la dimensione integralmente umana, centrale nella scuola e nei processi lunghi e non lineari dell’apprendimento e della crescita.

2) Per una scuola della conoscenza

Per svolgere il compito che le…

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“Canone Ambiguo della Letteratura Queer Italiana”

mi dedico a lettura e scrittura, ad imparare una nuova lingua (il tedesco) e a far da tutor doposcuola a tempo pieno, indi per quindi ho poco tempo per aggiornare il blog. vorrei che le giornate fossero lunghe 54 ore, ma forse sono io che pretendo troppo da me stesso. ho l’abitudine di pubblicare su instagram le letture che finisco, così da costruire una bibliografia ragionata e pubblica dei materiali di cui ho bisogno. mi rendo conto però che qui, oltre a pubblicare aggiornamenti delle letture, posso aggiungere le mie note a margine senza gli onnipresenti hashtag. quindi mi pare opportuno accogliervi le prossime letture.

comincio da un saggio: Canone Ambiguo di Luca Starita.

sarò forse banale, ma tutto ciò che ha l’attributo queer mi attira e mi esalta; questo libro ha fatto entrambe le cose.

la prima frase del capitolo decostruzione: “io non ho scelto di essere uomo. e soprattutto non ho scelto di essere tutto quello che implica, nella società in cui vivo, essere un uomo, o quantomeno, impersonare un uomo. ho imparato nell’arco degli anni che c’è una differenza sostanziale tra l’Uomo, l’archetipo a cui gli uomini dovrebbero aspirare di diventare nella società, e un uomo, ovvero ciò che sono diventato.”
non si può non amare un libro che inizia con queste parole. mi ci ritrovo e amo il fatto di ritrovarmi completamente in queste parole.

il viaggio attraverso lə autorə della letteratura italiana è un viaggio assolutamente e splendidamente queer. autrici e autori parlano attraverso lə loro personaggə abbattendo ciò che culturalmente è stato costruito ed essenzializzato come maschile e femminile.

Solidarietà a Rachele Borghi

anche se non sono nessuno, condivido questo manifesto per esprimere estrema e grandissima solidarietà a tutt* coloro che si occupano di studi decoloniali e di genere. l’oscurantismo verrà abbattuto prima o poi.

Rete GIFTS

Da diverse settimane, in Francia, si stanno moltiplicando gli attacchi alle scienze sociali e in particolare agli studi di genere, decoloniali e critici. Questi attacchi hanno preso il via da Frédérique Vidal – Ministra della Ricerca – che ha ripetutamente affermato che l’università e la ricerca pubblica francese sono “gangrénées”, corrotte, da una presunta postura “islamo-gauchista” e ha dichiarato che intende promuovere un’inchiesta nel CNRS e nelle università. Vidal ritiene che gli studi postcoloniali, decoloniali e intersezionali siano stati importati dagli Stati Uniti e si allinea, così, alle posizioni dei movimenti anti-gender che affermano la stessa cosa degli studi di genere.

Queste affermazioni hanno dato vita a una serie di attacchi contro gli studi nel loro complesso e contro singole studiose e studiosi, l’accusa è rivolta contro la categoria di islamofobia e la produzione di un sapere militante. Attacchi che mettono in discussione lo statuto di scientificità…

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controllare il proprio privilegio

disclaimer: questa sarà una lettura un po’ lunga e forse dura da digerire

“che cos’è il privilegio? se non ti sei mai postoa questa domanda significa che probabilmente ne godi. questo non vuol dire che non vivi delle oppressioni ma che probabilmente per molti aspetti fai parte del gruppo dominante” questo è un estratto da ‘Decolonialità e privilegio’ di Rachele Borghi, un saggio che analizza l’attuale sistema-mondo globalizzato. “no, non basta avere gli stessi diritti sulla carta per avere le stesse opportunità nella vita”, continua. “per questo è importante nominare: per far esistere. per questo è importante tradurre: per far circolare le idee e dare ai concetti declinazioni locali”. nominare i propri privilegi sociali è una pratica decoloniale che prelude al “condividere saperi senza fondare poteri”.

se non vi siete mai posti le domande riguardanti i privilegi sociali, ecco un quiz apposito.
da un po’ di tempo sto abbozzando questo articolo, e come ogni creazione umana è ovviamente passibile di revisione e critica. ho preso spunto da un articolo comparso su medium e che mi sono preso la briga di tradurre e integrare: per i dovuti confronti questo è l’articolo originale.

nota di traduzione: a differenza dell’inglese, l’italiano è una lingua che marca molto il genere grammaticale, quindi ho scelto di usare il maschile come destinatario dell’articolo per due motivi principali: 1. il maschile plurale è il genere grammaticale di default in italiano, e questo è già un punto di privilegio 2. si tratta di una lista di privilegi sociali, perciò chi più degli uomini (intesi come genere maschile, ma ci tornerò) dovrebbe riflettere sui vantaggi sociali che abbiamo? detto ciò questo è un elenco di privilegi che ogni persona può cercare di analizzare in sé per metterli a frutto a disposizione delle minoranze sociali.

ordunque:

qualcuno ti ha appena ripreso per un tuo privilegio. è uno strano scontro perché non ti senti privilegiato. probabilmente senti il contrario perché, siamo onesti, la vita è dura. quando qualcuno ti fa notare che hai un privilegio, non vuol dire che la tua vita sia sempre rose e fiori. non sei privilegiato in ogni aspetto della vita.

diciamo che ti hanno ripreso sul privilegio di tipo A. ti sentirai obbligato a esprimere il tuo svantaggio nei campi B, C, D ed E. ma hai ancora un vantaggio nel campo A, che rimarrà a tuo favore fintanto che la società riterrà “A” degno di benefici e immunità/deresponsabilizzazione.

perché il privilegio non riguarda te – un singolo individuo con i tuoi particolari retroscena e una serie di difficoltà. si tratta di chi come te riceve involontariamente (e inconsapevolmente) un certo beneficio in un sistema creato generazioni prima che tu nascessi, un sistema che ha perpetuato questa nozione diffusa e accettata di ciò che è “standard”, “normale”, “bello” o “giusto”.

avere privilegi non rende automaticamente persone cattive. ma avere privilegi senza riconoscerlo significa che non riconosci il tuo impatto sull’Altro. “verificare i privilegi” consente di esercitare i privilegi in modo più consapevole, preferibilmente a favore dell’equità delle persone ai margini.

il potere, che è un privilegio, è prima di tutto una responsabilità.

uguaglianza = uniformità.
l’uguaglianza è dare a tutt* la stessa cosa. ma questo funziona solo se ognun* parte dalla stessa posizione. in questo esempio l’uguaglianza funziona solo se tutti hanno la stessa altezza.
equità = imparzialità/correttezza
equità vuol dire giustizia; vuol dire esser sicuri che chiunque abbia accesso alle stesse opportunità. spesso infatti le nostre differenze e/o storie personali possono creare barriere alla partecipazione alle opportunità, quindi dobbiamo garantire equità prima di poter gustare l’uguaglianza.

nell’immagine sopra, ci sono tre persone che guardano una partita. Il “privilegio” per queste persone non consiste solo nell’essere alti, ma anche nell’avere un’altezza sufficiente per vedere oltre una recinzione che qualcun altro ha costruito. diventare consapevoli del privilegio è riconoscere che le altre persone hanno bisogno di più di una scatola su cui stare, non perché sono “speciali” ma perché la recinzione non è stata costruita pensando a loro.

di seguito sono riportati alcuni privilegi di base da tenere a mente. tieni presente che questo non vuole essere un elenco esaustivo di tutti i privilegi disponibili. inoltre, questi sono stati scritti da una prospettiva statunitense e, soprattutto, occidentale.

il privilegio su un dato asse (che sia classe, razza, genere, orientamento sessuale, ecc.) è la garanzia che la cultura vigente non ti perseguiterà o non ti discriminerà sulla base della tua posizione su quell’asse. di nuovo, avere uno o più tipi di privilegi sociali non ti rende automaticamente una brutta persona, ma riconoscere e ammettere di averne è già un passo avanti.

PRIVILEGIO STATUNITENSE

il privilegio statunitense implica vivere ed essere cittadino in una nazione superpotenza che esercita una forza militare, politica ed economica sufficiente per convincere le nazioni in tutte le parti del mondo a fare cose che altrimenti non farebbero. ciò include il fatto che il dollaro USA sia lo standard mondiale in valuta. il privilegio statunitense è vivere in una terra nota per la più antica costituzione funzionante e per essere il faro per chi immigra* e vuole un nuovo inizio.

*anche per l’ipocrisia

gli stati uniti sono imperialisti culturali, da hollywood alla NASA. sono leader nell’istruzione superiore e luogo di nascita di alcuni dei marchi più potenti al mondo (pensa apple e coca-cola). la migliore esportazione globale degli USA potrebbero benissimo essere i suoi programmi televisivi.

spesso, il privilegio statunitense è intrecciato col privilegio dei bianchi perché gran parte della storia americana si basa sulla supremazia dei bianchi a spese di popolazioni non bianche. il privilegio statunitense, in fondo, è goduto da qualsiasi persona nata, cresciuta o che vive negli USA. quando le persone non bianche statunitensi viaggiano all’estero, sperimentano ancora il privilegio statunitense.

il privilegio statunitense riguarda il fatto che il mondo abbia a cuore la cultura e la politica statunitense, scegliendo contemporaneamente quali culture e politiche internazionali seguire; riguarda il fatto di aspettarsi che altre persone parlino inglese, accettino dollari ed evitino il sistema metrico decimale. questo privilegio riguarda inoltre il fatto che per riferirsi alla popolazione statunitense si usa genericamente il termine “americano” quando, geograficamente, l’America è in realtà un intero continente di cui gli stati uniti fanno parte. questa sineddoche cognitiva è importante, perché implicare che gli stati uniti siano “l’america” è come cancellare la loro storia coloniale. ma ora ci arriviamo.

PRIVILEGIO BIANCO

l’idea del privilegio delle persone bianche viene dal colonialismo europeo. prima dell’esperienza britannica con gli irlandesi e la schiavitù degli africani in nord america, il concetto di razza, comprese categorie come ‘bianco’ e ‘colore’ come indicatori sociali di inferiorità e superiorità, non esisteva. [per completezza ricordo che il continente americano è stato colonizzato dagli europei. sono gli europei che hanno deciso di uscire dai propri limiti ed esplorare lo sconosciuto, trovando sul posto popolazioni autoctone e sottomettendo quest’ultime con la tecnologia messa a servizio della forza bruta e della religione. si può dire che dal colonialismo europeo è iniziato il processo di globalizzazione. gli statunitensi bianchi, tutt’ora imperialisti, dimenticano continuamente che molti secoli orsono erano europei andati a colonizzare e schiavizzare le civiltà che già esistevano oltreoceano.]

gli irlandesi ora beneficiano del privilegio delle persone bianche, mentre gli indiani autoctoni e gli africani no. le persone asiatiche orientali stanno cominciando a sentire il privilegio delle persone bianche negli USA, e questo è un promemoria che la bianchezza non è mai stata determinata dal paese di origine o dal corredo genetico di una persona.

il privilegio bianco spesso si estende a persone non bianche più chiare di pelle che spesso vengono scambiate per bianche. se sei una persona non bianca dalla pelle comparativamente più chiara in compagnia di una persona non bianca dalla pelle comparativamente più scura, ottieni un miglioramento di status sociale a causa dello stereotipo diffuso che fa coincidere l’essere bianchi con l’essere naturalmente e moralmente buoni. il rovescio della medaglia è che se sei una persona bianca con la pelle più scura/olivastra, a volte potresti essere scambiato per una persona non bianca e avere problemi a beneficiare del privilegio bianco.

le persone con privilegio bianco tendono a sentire meno l’impatto delle altre forme di discriminazione che si applicano alle persone non bianche. le donne bianche tendono a essere ascoltate di più rispetto alle donne non bianche, e le persone bianche in condizione di povertà tendono a sperimentare un’ostilità meno diretta rispetto alle donne non bianche salite di rango sociale.

nella cultura occidentale, il privilegio dei bianchi è guardare i mezzi di comunicazione e di rete e vedere di ritorno facce bianche che ti guardano; il privilegio dei bianchi è non capire la disparità che si cela dietro i colori “carne” e “nudo”. il privilegio bianco è non rendersi conto che il termine “caucasico” è in realtà razzista.

altre cose da tenere in considerazione per quanto riguarda il privilegio bianco:
posso accendere la televisione o aprire la prima pagina del giornale e vedere le persone con il mio stesso colore di pelle ampiamente rappresentate;
quando mi viene detto della nostra eredità nazionale o della “civiltà”, mi viene mostrato che le persone del mio colore l’hanno resa quella che è [scordando di menzionare il passato colonialista italiano, e che come si conferma da molte ricerche scientifiche i nostri primi antenati non erano bianchi];
posso entrare in un negozio di musica e contare di trovare rappresentata la musica della mia razza, entrare in un supermercato e trovare il cibo con cui sono cresciuto, posso entrare in un parrucchiere e trovare qualcuno che possa occuparsi dei miei capelli;
sia che io usi assegni, carte di credito o contanti, posso contare sul colore della mia pelle per essere automaticamente percepito come responsabile finanziariamente;
non mi si fa notare che la mia forma, il mio portamento o l’odore del mio corpo saranno presi come un riflesso della mia razza;
posso preoccuparmi del razzismo senza essere visto come egoista o in cerca di attenzioni;
posso arrivare in ritardo a una riunione senza che il ritardo si rifletta sulla mia razza;
posso scegliere un alloggio pubblico senza temere che le persone della mia razza non possano entrare o vengano maltrattate;
non mi viene mai chiesto di parlare a nome di tutte le persone del mio gruppo razziale;
posso essere abbastanza sicuro che se chiedo di parlare con il “responsabile” sarò di fronte a una persona della mia razza;
se un vigile urbano mi ferma o se si verifica la mia dichiarazione dei redditi, posso essere certo di non essere stato scelto/isolato a causa della mia razza;
posso comprare poster, cartoline, libri illustrati, biglietti di auguri, bambole, giocattoli e riviste per bambini che rappresentano persone della mia razza;
posso scegliere fodere per macchie o bende di color “carne” e averle più o meno intonate alla mia pelle;
posso fare bene in una situazione difficile senza essere considerato meritevole per la mia razza;
posso entrare in una classe e sapere che non sarò l’unico membro della mia razza;
posso iscrivermi a un corso all’università ed essere sicuro che la maggior parte dei miei professori sarà della mia razza;
posso usare dialetti e inflessioni vernacolari insieme alla lingua statale senza che mi si chieda: da quanto tempo sei in italia?

attenzione: i concetti di razza ed etnia non tengono conto della pessima percezione che in europa e nello specifico in italia viene dato a queste etichette quando sono incarnate da persone non bianche o che non parlano correttamente la lingua nazionale.
qui un piccolo approfondimento sul concetto di razza, e in più la definizione di razza nella Treccani; da questo collegamento si può arrivare anche ad un approfondimento sul concetto di etnia.

PRIVILEGIO MASCHILE

il privilegio maschile – storicamente – è uno squilibrio sistematico di potere tra uomini e donne che conferisce agli uomini più potere e prestigio rispetto alle donne [e rispetto agli altri generi, perché sappi che il binarismo di genere è stato smontato in teoria e in pratica decenni fa, solo che non se ne parla mai sui mezzi di comunicazione che hanno più visibilità]. il privilegio maschile dunque è radicato nel costrutto sociale del patriarcato, per il quale “la proprietà e la ricchezza venivano tramandate attraverso la linea del patriarca, o padre … e al fine di garantire un legittimo erede, la sessualità della donna [cis] doveva essere controllata. questo è il motivo per cui è diventato così importante per una donna [cis] essere vergine prima del matrimonio”. [e anche sul concetto di verginità la scienza avrebbe due o tre cosette da ridire].

se sei uomo o ti è stato assegnato il genere maschile alla nascita, ti viene concesso il privilegio maschile. alcuni aspetti del privilegio maschile si estendono a persone che si identificano come, o vengono scambiate per, uomini e persone che si presentano come maschili.

il privilegio maschile è essere il centro demografico della maggior parte dei media, indipendentemente dalla percentuale di donne; avere privilegio maschile vuol dire un’assistenza sanitaria eccellente perché “nel secolo scorso, i farmaci approvati e immessi sul mercato sono stati testati solo su cellule maschili e animali maschi, e gli studi clinici sull’uomo sono stati eseguiti quasi esclusivamente, appunto, su uomini. [il privilegio maschile, aggiungo, è l’uso grammaticale del maschile plurale per riferirsi a un nutrito gruppo eterogeneo di persone di generi vari.]

il privilegio maschile è anche molto sottile. vuol dire che ci viene data più influenza e autorità rispetto a coetane* di altri generi. è incorporato nell’idea di maschile che alcuni tratti, come la forza e l’aggressività, dovrebbero essere supervalutati rispetto a tratti considerati femminili, come la pazienza e la compassione. [guardandola da un altro punto di vista è che il femminismo, almeno quello intersezionale, a differenza di quanto vogliano far credere i seguaci del patriarcato, fa del bene anche agli uomini cis.]

altri aspetti da tenere in considerazione:

le mie probabilità di essere assunto per un lavoro, quando sono in competizione con candidati donne, sono probabilmente distorte a mio favore. più prestigioso è il lavoro, maggiori sono le probabilità distorte a mio favore;
posso essere sicuro che i miei colleghi non penseranno che ho ottenuto il mio lavoro a causa del mio genere, anche se potrebbe essere vero;
se non vengo mai promosso, non è a causa del mio genere;
se fallisco nel mio lavoro o nella mia carriera, posso essere certo che questo non sarà visto come un segno contro le capacità del genere cui appartengo;
ho molte meno probabilità di subire molestie sessuali sul lavoro rispetto alle mie colleghe;
se svolgo lo stesso compito di una donna, e se la misurazione è soggettiva, è probabile che le persone pensino che ho fatto un lavoro migliore;
se sono un adolescente o un adulto e se posso stare fuori di prigione, le mie probabilità di essere violentato sono relativamente basse;
in media, ho paura di camminare da solo dopo il tramonto negli spazi pubblici molto meno rispetto alle mie controparti femminili e di altri generi;
se scelgo di non avere figli, la mia mascolinità non sarà messa in discussione;
se ho figli ma non fornisco loro cure primarie, la mia mascolinità non sarà messa in discussione;
se ho figli e fornisco loro cure primarie, sarò elogiato per la genitorialità straordinaria anche se sarò marginalmente competente;
se ho figli e una carriera, nessuno penserà che sono egoista per non restare a casa;
se cerco una carica politica, il mio rapporto con i miei figli, o chi assumo per prendersi cura di loro, probabilmente non sarà esaminato dalla stampa;
i miei rappresentanti politici sono per lo più persone del mio sesso. più prestigiosa e potente è la posizione eletta, più questo è vero;
quando chiedo di vedere “la persona responsabile”, è probabile che affronterò una persona del mio genere. più la persona è in alto nell’organizzazione, più posso esserne sicuro;
da bambino, è probabile che fossi incoraggiato a essere più attivo ed estroverso delle mie sorelle;
da bambino, potevo scegliere tra una varietà pressoché infinita di rappresentazioni multimediali per bambini con eroi positivi, attivi e non stereotipati del mio stesso genere. i protagonisti di genere maschile erano (e sono) lo standard;
da bambino, è probabile che ricevevo più attenzione da parte dell’insegnante rispetto alle ragazze che alzavano le mani altrettanto spesso;
se la mia giornata, settimana o anno sta andando male, non ho bisogno di chiedermi a ogni episodio o situazione negativa se ci sono o no sfumature sessiste;
posso accendere la televisione o dare un’occhiata alla prima pagina del giornale e vedere persone del mio genere ampiamente rappresentate;
se sono incurante dei miei affari finanziari, non verrà attribuito al mio genere;
se sono incurante della mia guida, ciò non sarà attribuito al mio genere; [eppure i maschi cis sono statisticamente i più pericolosi alla guida];
posso parlare in pubblico a un gruppo numeroso senza mettere sotto processo il mio genere;
anche se vado a letto con molte persone (nello specifico donne cis), non c’è alcuna possibilità che venga seriamente etichettato da molte persone come “troia”, né c’è una controparte maschile di “puttana”;
non verrò giudicato nella mia professione per il fatto di andare a letto con molte persone;
non devo preoccuparmi del fatto che il mio modo di vestire coincida col consenso a essere sessualmente disponibile [anche perché nessun modo di vestire significa che sono sessualmente disponibile alle voglie altrui. ma qui ci sarebbe da spendere molti altri discorsi sulla parola CONSENSO];
il regime di cura fisica che ci si aspetta da me è relativamente economico e richiede poco tempo;
se compro un’auto nuova, è probabile che mi venga offerto un prezzo migliore rispetto a una donna che acquista la stessa auto;
se non sono convenzionalmente attraente, gli svantaggi sono relativamente piccoli e facili da ignorare;
posso parlare a volce alta o essere aggressivo senza timore di essere chiamato isterico;
posso chiedere protezione legale dalla violenza che accade principalmente agli uomini senza essere visto come portatore di un interesse speciale egoistico, poiché quel tipo di violenza è chiamato “crimine” ed è una preoccupazione sociale generale. [la violenza che colpisce le donne è chiamata femminicidio perché è una questione di squilibri di potere: in sostanza il maschio non accetta l’autodeterminazione femminile. statisticamente il femminicidio è agito nel circolo stretto di conoscenze della donna ed è [giustamente] vista come una questione di interesse particolare, per non parlare della violenza agita sulle donne transgender];
posso essere certo che il linguaggio ordinario della vita quotidiana includerà sempre il mio genere. “tutti gli uomini sono creati uguali” – per indicare l’intera umanità;
la mia capacità di prendere decisioni importanti e le mie capacità in generale non saranno mai messe in dubbio a seconda del momento del mese;
non ci si aspetta mai che cambi il mio cognome al momento del matrimonio o che mi venga chiesto se non cambio il mio nome;
la decisione di assumermi non sarà basata su supposizioni sulla possibilità o meno di scegliere di avere una famiglia;
ogni grande religione del mondo è guidata principalmente da persone del mio sesso. [persino la divinità principale, nelle religioni maggioritarie, è rappresentata come maschio];
la maggior parte delle religioni principali sostiene che dovrei essere il capo della mia famiglia, mentre mia moglie e i miei figli dovrebbero essere sottomessi a me;
se ho una moglie o una fidanzata convivente, è probabile che divideremo le faccende domestiche in modo che lei faccia la maggior parte del lavoro, e in particolare i compiti più ripetitivi e non gratificanti;
se ho figli/e con la mia fidanzata o moglie, posso aspettarmi che lei si occupi della maggior parte delle cure di base come il cambio dei pannolini e l’alimentazione;
se ho figli con mia moglie o la mia fidanzata, e si scopre che uno di noi deve fare sacrifici di carriera per crescere i figli, è probabile che entrambi presumeremo che la carriera sacrificata dovrebbe essere la sua;
supponendo che io sia eterosessuale: riviste, cartelloni pubblicitari, televisione, film, pornografia e praticamente tutti i media sono pieni di immagini di donne vestite in modo succinto intese a fare appello a me sessualmente. immagini di uomini svestiti così esistono, ma sono più rare;
in generale, sono molto meno sotto pressione riguardo al fatto di essere magro rispetto alle mie controparti femminili;
se sono grasso, probabilmente subisco meno conseguenze sociali ed economiche per essere grasso rispetto alle donne grasse;
se sono eterosessuale, è incredibilmente improbabile che verrò mai picchiato da un coniuge o da un amante;
perfetti estranei generalmente non vengono da me per strada e mi dicono di “sorridere” per compiacerli;
le molestie sessuali per strada non mi accadono praticamente mai. non ho bisogno di pianificare i miei movimenti negli spazi pubblici per evitare di essere molestato sessualmente o per mitigare le molestie sessuali;
in media non vengo interrotto dalle donne così spesso come le donne vengono interrotte dagli uomini;
ho il privilegio di non essere a conoscenza del mio privilegio in quanto maschio;

PRIVILEGIO CIS

un’identità cisgender è quando il genere che ti hanno assegnato alla nascita e che rimane sul certificato anagrafico (una complessa combinazione di fattori biologici) corrisponde al genere in cui ti identifichi (una percezione neurale del tuo essere).

il privilegio cisgenere è identificarsi in un genere (uomo o donna, se teniamo conto del binarismo] che è in relazione diretta con la tua anatomia sessuale (maschio, femmina, sempre tenendo conto del binarismo di genere] al punto che per te sesso e genere sono termini intercambiabili. per approfondire leggi il significato esteso di cisessualità.

l’identità transgender è un termine ombrello per chiunque la cui esperienza interiore di genere non corrisponda al sesso assegnato alla nascita (normalmente in base ai caratteri sessuali primari e secondari). il genere è uno spettro e le persone che rientrano nell’ombrello transgender includono, ma non sono limitate a, uomini trans, donne trans, non binarie, genderqueer, genderfluid, bigender, agender e androgine. per altre informazioni sui generi ci sono risorse come questa o una ricerca sui browser come google, quindi l’ignoranza, per te che hai accesso alla rete non è MAI giustificata.

inoltre, se una persona nasce intersessuale, il sesso e il genere non sono mai concetti intercambiabili. spesso, genitori e medici assegnano alle persone intersessuali coercitivamente il genere maschile o femminile, il che si traduce subito in interventi chirurgici irreversibili e un’infanzia di terapia ormonale forzata. guarda questi quattro individui parlare delle loro esperienze di crescita intersessuale. una persona transgender o intersessuale a volte può beneficiare del privilegio cisgender, ma questo di solito è basato sull’aspetto e dipende dalle circostanze. nelle culture in cui sono riconosciuti più di due sessi, il privilegio cisgender è meno prominente [per esempio]

se sei cisgender, ci sono buone probabilità che tu non abbia mai pensato ai seguenti punti (o alla tua identità cisgender):
puoi usare i bagni pubblici senza timore di abusi verbali, intimidazioni fisiche o arresti;
puoi utilizzare le strutture pubbliche come gli spogliatoi della palestra e gli spogliatoi dei negozi senza sguardi, paura o ansia;
gli estranei non presumono di poterti chiedere come sono i tuoi genitali e come fai sesso;
la tua validità come uomo / donna / essere umano non si basa su quanti interventi chirurgici hai subito o quanto bene “passi” come non transgender;
puoi camminare per il mondo e generalmente mimetizzarti, senza essere costantemente fissato, senza sussurri, senza venire additato o deriso a causa della tua espressione di genere;
puoi accedere a spazi esclusivi di genere (ad esempio, uno spazio o un’attività per donne) e non essere escluso a causa del tuo essere trans;
gli estranei ti chiamano con il nome che fornisci e non ti chiedono quale sia il tuo “vero nome” (nome di nascita) e poi presumono di avere il diritto di chiamarti con quel nome;
puoi ragionevolmente presumere che la tua capacità di acquisire un lavoro, affittare un appartamento o ottenere un prestito non sarà negata sulla base della tua identità o espressione di genere;
puoi flirtare, impegnarti in un corteggiamento o formare una relazione e non temere che il tuo statuto biologico possa essere motivo di rifiuto o attacco, né farà sì che il partner metta in dubbio il proprio orientamento sessuale;
se finisci al pronto soccorso, non devi preoccuparti che il tuo sesso ti impedirà di ricevere cure adeguate o che tutti i tuoi problemi medici saranno visti come risultato del tuo genere;
la tua identità non è stata formalmente considerata una patologia mentale (fino al 2013: “disturbo dell’identità di genere” nel DSM IV) dalle istituzioni psicologiche e mediche, e patologizzata dal pubblico;
non devi preoccuparti di essere collocato in una struttura di detenzione, o in una prigione che è incongruente con la tua identità;
non devi preoccuparti di essere profilato per strada come prostituta a causa della tua espressione di genere;
non è necessario farti sottoporre a una valutazione psicologica approfondita per ricevere cure mediche di base;
non devi difendere il tuo diritto di far parte del “queer” (o della comunità queer), e gay e lesbiche non cercheranno di escluderti dal “loro” movimento per la parità dei diritti a causa della tua identità di genere (o di qualsiasi movimento per la parità, compresi i diritti femministi);
se vieni ucciso (o è stato commesso un crimine contro di te), la tua espressione di genere non sarà usata come giustificazione per il tuo omicidio (“panico gay”), né come motivo per coccolare gli autori del crimine;
puoi facilmente trovare modelli di comportamento e ruoli sociali da emulare che condividono la tua identità di genere;
hollywood rappresenta accuratamente le persone del tuo genere nei film e in televisione, senza usare la tua identità di genere come token in una trama drammatica o nella battuta finale di una barzelletta;
puoi presumere che tutte le persone che incontri capiranno la tua identità di genere e non penseranno che sei confuso, fuorviato o destinato all’inferno quando glielo rivelerai;
puoi acquistare abiti che corrispondono alla tua identità di genere senza che ti venga rifiutato il servizio, senza essere deriso dal personale o interrogato sui tuoi genitali;
puoi acquistare scarpe che si adattano alla tua espressione di genere senza doverle ordinare in taglie speciali o chiedere a qualcuno di personalizzarle;
nessun estraneo che controlla la tua carta d’identità o la tua patente di guida ti insulterà o ti fisserà con lo sguardo perché il tuo nome o il tuo sesso non corrispondono al genere che credono tu sia;
puoi ragionevolmente presumere che non ti verranno negati i servizi in un ospedale, banca o altro istituto perché il personale non crede che l’indicatore di genere sulla tua carta d’identità corrisponda alla tua identità di genere;
il tuo genere è presente come opzione sui moduli da compilare;
puoi spuntare una casella su un modulo senza che qualcuno sia in disaccordo e ti dica di non mentire;
non devi aver paura delle interazioni con gli agenti di polizia a causa della tua identità di genere;
puoi andare dovunque con gli amici per capriccio sapendo che lì ci saranno bagni che puoi usare;
non devi convincere i tuoi genitori del tuo vero genere e/o devi guadagnarti di nuovo l’amore e il rispetto dei tuoi genitori e dei tuoi parenti a causa della tua identità di genere;
non devi ricordare ripetutamente alla tua famiglia allargata di usare pronomi di genere appropriati (ad esempio, dopo interventi);
non devi avere a che fare con vecchie fotografie che non riflettono chi sei veramente;
se esci con qualcuno, sai che non sta solo cercando di soddisfare una curiosità o un capriccio relativo alla tua identità di genere (ad esempio, la “novità” di fare sesso con una persona trans);
puoi fingere che anatomia e genere siano irrevocabilmente intrecciati quando parli di “parti maschili e femminili” con i bambini, invece di dover spiegare l’effettiva complessità del problema.

PRIVILEGIO ETEROSESSUALE

la definizione di “eterosessuale” è nata nel ventesimo secolo come un modo per gli psichiatri di separare il comportamento sessuale “normale” da quello “deviante”. Jonathan Ned Katz, uno storico della sessualità, sostiene: “contrariamente alla bio-credenza odierna, le tendenze eterosessuale/omosessuale non sono in natura [invece a quanto pare si ritrovano ampiamente, come la scienza ha dimostrato], ma è socialmente costruito, quindi decostruibile”.

nel 1948, la scala Kinsey è stata sviluppata per affrontare la realtà che la sessualità è, in effetti, un continuum fluido – introducendo il concetto di bisessualità. più recentemente, la scala di attrazione rosso-viola si basa sulla scala Kinsey includendo lo spettro compreso tra asessualità e ipersessualità. entrambe le scale funzionano partendo dal presupposto che ti piacciono alcune variazioni dello stesso sesso o opposto (vedi: privilegio cisgender). le persone possono anche identificarsi come pansessual*, queer o scoliosessual*.
è sempre bene distinguere l’orientamento sessuale e romantico dall’identità di genere, e il fatto che non vanno a braccetto. ci sono molti siti su internet che ne parlano, per esempio: Gayly Planet, io sono minoranza, e per i curiosi un lessico dell’attrazione romantica e un po’ di terminologia, ovviamente non esaustiva.

il privilegio eterosessuale è concesso alle persone che cercano, o sono in, relazioni con persone del genere opposto [rimanendo nel binarismo maschile-femminile], indipendentemente da dove finiscono sulla scala Kinsey (spesso fino al punto della cancellazione dell’orientamento bisessuale). il privilegio a volte può estendersi a uomini e donne transessuali attratti dal genere opposto.

Il privilegio eterosessuale è vedere il tuo orientamento dominare i mezzi di comunicazione, dal cinema alla letteratura. non devi lottare per il diritto di amare un’altra persona perché amici, famiglia, religioni o governi ritengono che il tuo orientamento sia “sbagliato”, “non reale” o “peccaminoso”.

altri tipi di privilegio sociale da tenere in considerazione:

privilegio di classe economica medio-alta: l’autodeterminazione non si trova nel portafoglio;
privilegio di gioventù: perché le persone anziane non sono incapaci
privilegio di peso corporeo: perché insultare le persone per il loro peso o dir loro che pesano troppo o troppo poco non aiuta nessuno;
privilegio neurotipicità: perché le persone autistiche e neurodivergenti possono prendersi cura di se stesse;
privilegio abilità: perché le persone con disabilità non hanno scelto di esserlo;
privilegio monogamia: perché la coppia (preferibilmente uomo cis e donna cis) è la rappresentazione di relazione/famiglia che maggiormente viene rappresentata in televisione, sui social network e in genere dai mezzi d’informazione comuni. ma esistono anche le non monogamie etiche, per esempio.

fine della dissertazione, attendo riscontri.

tentativo

una la mente
nei vivi corpi
uniti ad altri
leggendoci
scrivendoci
sentendoci
senzienti
codificandoci
decodificandoci
une ed altre
illimitate
dalla pelle
condiviamoci
transumane virtù
per fisicità
pronutrienti
fuori e dentro

(poesia originale)