Halcyon

È così poco il tempo. Non voleva andarsene da quel momento, era tutto ciò che chiedeva. Come si può tornarsene da dove si è venuti quando le ore passano così in fretta che quasi sembra impossibile? Era stata una serata piacevole. Vino, formaggi, antipasti, saporita carne rossa in abbondanza. E il dolce. Dulcis in fundo, è l’espressione corretta. Ma quando ammirava quella perfezione non poteva fare a meno di prendere atto della cattiveria del tempo. Com’è che dicevano? Il tempo è tiranno. Dà e prende quando e come vuole, come suole fare un antico re che ormai conosce il metodo per infliggere pene malinconiche ai suoi sudditi. Aveva trascorso una delle più belle serate della sua esistenza, eppure anche quella doveva finire. I vestiti migliori, profumo di orchidea e una sciarpa calda avvolgevano la serata riempiendola di risate. Non poteva essere stata una cena migliore, forse un po’ esagerata, ma la bellezza di quei momenti rimane impressa nella memoria. Tutto andò liscio, come se l’avesse fatto un milione di volte, la preparazione di uno stato naturale  finita in un’insolita nuova ripetizione. Trovarsi lì in quel momento era la cosa migliore e la più giusta che potesse fare. Non ci sarebbero stati intoppi, non c’erano stati e probabilmente mai ci saranno. Una composizione di finti fiori sul tavolo vicino era l’elemento più disturbante che si potesse trovare in quelle ore, ma anch’essa, non si sa come, era l’errore che rende le opere d’arte uniche nel loro genere. La tovaglia, gli amici ritrovati per caso nell’altra sala, tutto era scandito da precisi istanti che richiedevano tempo e che non avrebbero più trovato una sistemazione cosmica migliore. Il suo profumo era prestato, non lo caratterizzava per nulla. Avrebbe potuto fare una miscela di fragranze per far sentire davvero la sua presenza, affinché quando sarebbe entrato in una stanza non l’avrebbero riconosciuto per la sua figura, ma per il profumo di buono che aveva. In ogni modo avrebbe riconosciuto il suo ingresso tra mille persone. Sapeva a memoria ogni piega dei suoi capelli, ogni centimetro delle sue labbra erano stati ispezionati e passati sotto setaccio dalla memoria, dall’anima e dalla ragione. Tutte le facoltà convergevano naturalmente verso di lui. Niente era scontato della bellezza che emanava, ma le piccole cose, quelle che non nota nessuno facevano di lui l’amore della sua vita. Una posa del braccio, un gesto casuale e il battito cardiaco andava a mille. Il demone azzurro che pervade l’anima delle persone quando sono innamorate era lì in agguato, pronto in ogni momento. La cena durò molte ore e molte ore ci vollero per capire qual era la caratteristica che lo avrebbe fatto innamorare in questa occasione. Il demone azzurro della follia aspettava fischiettando dietro le sue spalle, e aspettò che il vino facesse effetto. Ma non successe nulla. O almeno nulla che potesse destare sospetto a chicchessia, perfino ai suoi demoni interiori. Deluso, se ne andò sconfitto dopo circa due ore. Ma anni e anni di tempo trascorso a nascondere le sensazioni che affiorano a causa di un gesto amoroso particolare gli avevano trasmesso una particolare dote, chiamato come si dice diffidenza. Non poteva fidarsi solo di quella sera, non poteva affidare i suoi sensi allo stordimento causato dalla combinazione di due bicchieri di vino bianco e la sua mano tra i capelli. Non poteva cedere. Si rivelò più difficile del previsto, la tentazione del demone era sempre dietro l’angolo. Non era il momento sebbene il luogo l’avrebbe permesso. La notte era fredda e umida eppure era liscia – fino a un certo punto – come la piega dei pantaloni stirati di fresco. Perfino la sigaretta tra un pasto e l’altro non rovinò quella notte condita di azzurro. Non c’era miglior cielo per quella sera, tuoni e fulmini rimbalzavano da un punto all’altro della volta e sembrava che cantassero una melodia familiare solo per loro. Lui non era spaventato, scoppiò in una risata che sembrava un ruggito quando andò via la luce. Il cielo venne illuminato a giorno e il mondo si fermò a contemplarlo. Macchie di pioggia bagnavano lo specchietto e il caldo che emetteva era dei più strani. La tentazione di abbandonarsi al piacere dei discorsi frivoli era forte, e così si lasciarono andare. Arrivarono altri fiumi di bevande alcoliche che si mescolavano idealmente ai fiumi di acqua che riversava il cielo. Terra e Acqua, Fuoco e Vento avevano costruito lo scenario perfetto di un’allegra serata invernale. Veramente era stata una bella serata.
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