Quello che voglio

In fondo tutta questa desolazione me la merito. Abbiamo appreso che dobbiamo guadagnarci da vivere e penso che questo insegnamento valga in tutti i campi della vita. Se ci meritiamo qualcosa di bello che ci è capitato significa che l’abbiamo conquistato e abbiamo lottato duramente contro le avversità per guadagnarcelo. Da un altro punto di vista ciò che non abbiamo non credo che dobbiamo preoccuparci perché non è ancora nostro o perché le difficoltà che abbiamo davanti ci sembrano insormontabili.
Tutto arriva, col tempo. E se non arriva significa che un motivo plausibile sebbene a noi insondabile esiste e sussiste. E questo è un motivo in più per non lasciar stare. Lo sforzo per il raggiungimento di quella che crediamo la felicità è sempre ricompensato in qualche modo.
L’amore per esempio. Non ne sento la mancanza. O meglio, a volte guardandomi attorno e vedendo coppie felici di esistere l’uno per l’altro, ne sono molto attratto e sento un vuoto. Ma so, e so per certo, e ne sono assolutamente convinto che oltre all’amore ci sia MOLTO altro da scoprire e di cui essere grato nella vita. La salute per esempio. I libri. Un pomeriggio libero. Un pasto ben cucinato. E altre cose che ovviamente variano per gusto da persona a persona.
Quelli che spendono ogni minuto secondo della loro vita rammaricandosi e piangendo lacrime di coccodrillo perché non sono amati nessuno o perché cercano strenuamente la cosiddetta “anima gemella” non li capisco proprio, davvero, sinceramente. Ripeto il concetto di prima: tante energie e tempo e voglia di vivere potrebbero essere spese benissimo in mille modi diversi: realizzare le proprie aspirazioni, crescere professionalmente, fare un lungo viaggio rimandato da troppo tempo, seguire un corso per imparare una nuova lingua. Tante e svariatissime sono le opportunità di felicità con i mezzi a nostra disposizione che non cercare perlomeno di sondarle secondo le proprie possibilità io penso sia né più né meno un sacrilegio, invece di buttarsi a capofitto in una love quest che, almeno a parer mio, ha fatto il suo tempo.
Ecco il problema in effetti dove risiede: siamo talmente imbevuti di una concezione romantica distorta della vita, che i mezzi di diffusione di massa continuamente pubblicizzano e tengono viva, che non ci rendiamo conto delle grandi opportunità che altre e ben molto più illustri tradizioni ci hanno lasciato.
 
La ricerca del sapere per esempio. La filosofia. Dov’è nel mondo attuale un solo cammino guidato che porti avanti il lavoro iniziato dagli illuministi, tanto per dirne una? Mi piacerebbe che la mente umana si distendesse di più e cominciasse a lavorare non solo per tirare avanti, ma per vivere degnamente, almeno in omaggio alle possibilità delle nostre facoltà intellettive. Tutto diviene grigio e negletto, quando timidamente vorremmo parlare delle grandi domande che assillavano i greci antichi. Sembra che la società prenda in giro chiunque si domani in modo serio cosa c’è dopo la morte.
Dov’è finito il bisogno di filosofia? Non credo che la civiltà contemporanea sia da questo punto di vista molto più evoluta di Anassimandro, per esempio.
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