I compiti di Calliope

Ecco che ricomincia la bella stagione, e Calliope era in ritardo sulla tabella di marcia. Doveva ancora finire le pagine profumate di compiti che le maestre le avevano assegnato. Il quaderno di esercizi era ancora intatto, senza una sbavatura di matita; non aveva avuto tempo, lei.

Era una grande bambina, una grande bambina particolare. Aveva talmente tanta voglia di fare i compiti d’estate che non usciva quasi mai a giocare con gli altri bambini. Avendo finito ora le elementari, tutti gli dicevano che i compiti non li avrebbe dovuti fare più perché a settembre sarebbe andato alle scuole dei più grandi, quindi sarebbe stata capace di decidere se studiare o no. Calliope era basita dall’assurdità di questo ragionamento: certo che avrebbe voluto fare i compiti; era la cosa che più la divertiva nel suo mondo: trovare le soluzioni giuste ai quiz rompicapo stampati con quelle figure così divertenti. Il libro che le maestre avevano dato loro quell’anno poi era veramente bello, il più bello che avesse finora ricevuto – come un dono di Dio. La copertina azzurra e le pagine nuove profumate di cellulosa non ancora scribacchiate dalla matita – come avrebbe potuto immaginare un odore più commovente? E come avrebbe mai passato l’estate senza il rito di quei libri nuovi ogni anno? Si spaventava al solo pensiero.

Eppure quell’anno così gustoso, la fine delle scuole elementari, coincideva con l’anno più bello che avesse mai vissuto. Era diventata grande. A settembre sarebbe cominciata la sua vita da adulta e non vedeva l’ora di crescere ancora di qualche centimetro d’altezza per assomigliare a quell’attrice tanto bella che rivedeva ogni settimana nel suo film preferito; e nell’attesa di quella meravigliosa e tanto voluta metamorfosi, aveva il suo profumatissimo libro di compiti da leggere e portare con sé dovunque, per tutta l’estate. Era l’estate migliore, quella calda e profumata di azzurro, l’azzurro del suo libro, del cielo e delle semplici mattine.

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