La strada

Maria non credeva fosse un buon modo di iniziare quella giornata, senza aver messo il lievito per la stesa del pane e, trattenendo il fiato, si ricordò di aver negletto anche quel passaggio fondamentale che consiste nel benedire l’impasto, prima di metterlo a lievitare. Sarebbe venuto malissimo, pensò.

Chissà mia figlia come sta – era stato il suo primo pensiero ogni mattina da quando avevano saputo che aspettava il suo primo figlio. Ma ora l’importante era portare a termine quel compito, altrimenti Giovanni si sarebbe arrabbiato moltissimo, e avrebbe anche avuto tutte le ragioni: si era svegliato alle 4 e mezza quando ancora il sole doveva annunciare la sua prossima levata, e sua moglie non sarebbe stata capace di fargli trovare in tavola al suo ritorno delle belle pagnotte di pane per il pranzo? Non volesse il cielo.

Ormai quel che fatto è fatto. Sia fatta la tua volontà, recitò sottovoce. E si mise all’opera.

Molti anni dopo trovò che quella strada l’aveva in qualche modo protetta.

Quella strada modesta, più somigliante a un tratturo e larga appena lo spazio di una piccola vespa, non l’aveva mai vista prima in modo così vero. L’aveva percorsa un milione di volte – precisamente un milione novecentottantatremilacinquecentodue volte – ma mai senza prestarvi attenzione o dargli molta importanza. I gigli erano gli stessi, le rose e i dente di leone che curava scrupolosamente, quello sì, erano immobili se un refolo di vento non li accarezzava spargendone il profumo fin davanti alla porta di casa. Avevano sbocciato le loro corolle e quell’estate i calabroni facevano festa davanti a cotanto banchetto; svolazzando pigri tra un fiore e l’altro facevano a gara per impollinare l’aria su quel sentiero antico come la casa su cui si affacciava. I suoi nonni l’avevano asfaltata un giorno pieno di sole, identico a quello lì; anzi, la loro buona volontà aveva ricoperto la rena bianca brecciolosa che a volte Ebby vedeva sulle antiche fotografie del matrimonio dei suoi genitori, e aveva innalzato il muro che correva lungo la strada e che arginava la crescita rigogliosa degli olmi sempreverdi appartenenti al terreno confinante del convento.

L’aveva vista da vicino, esplorata palmo a palmo, vi aveva bestemmiato il cielo e ringraziato la terra. Quella strada era stata percorsa da Ebby fin dalla tenera età, quando le immagini si legano fortemente a colori e sapori. Il ricordo di sua nonna che puliva l’interno del forno a legna con quella spazzola gigante fatta di foglie verdi di ulivo; i fasci di legna finissima che bruciavano imponenti dentro quella struttura centenaria e suo padre che nel frattempo procurava il necessario per macinare l’uva raccolta il giorno prima in grandi bacili neri: tutte queste immagini erano collegate in qualche modo allo stretto spazio d’asfalto rovente che quella sera se ne stava pigro sopra strati di terra che avevano conosciuto altri viventi, che ora giacevano senza pensieri nella quiete di grandi aiuole fiorite. Tutti se n’erano andati. Ebby ricordò con la salivazione abbondante il profumo della pizza all’ardente e il sapore di bruciacchiato che prendeva grazie alla cottura sulla brace viva, poco prima che il pane fosse infornato.

Quello era il rituale che preferiva. Una volta infilate in ordine le pagnotte una per una dentro quella cameretta infuocata, il coperchio veniva giustapposto.

“Dio vi benedica” disse Maria. E chiuse il forno.

Annunci