Odore rosa

Dopo una passeggiata verso l’aria fragrante che si spegneva lentamente in un tramonto rosa, la sua sera diventò l’atmosfera intera. Sognare l’eternità per Ebby non era difficile, gli era sufficiente essere in pace con il mondo. E quella sera aveva un sapore di eternità che aveva a che fare con le decine di insetti minuscoli che tempestavano l’aere della campagna con le loro alucce fastidiose e i corpi minuscoli.

Impossibile non riconoscere quell’odore portato dal vento; ne aveva preavvertito la sensazione solo allargando un po’ le narici, mentre inspirava quella meravigliosa aria estiva di campagna, che aveva la vacillante sensazione di perdere da un momento all’altro. Quel profumo particolare era l’effluvio che spargeva in tutta casa l’insetticida estivo che usavano i suoi genitori nella casa antica dentro il paese – che anni dopo scoprì essere stata restaurata e messa a nuovo – e anche nella casa di campagna.

L’aroma era appena percettibile in mezzo agli aliti di vento tiepido, ma lo scoprì con chiarezza dopo altre tre boccate piene e se ne commosse fino all’anima. Chissà come avrebbe potuto trovarsi in quella situazione, in quel vento, e a quella altezza che stava mandando i suoi pensieri al di là delle montagne che si profilavano all’orizzonte. Ebby stava solo pensando a scansare il rischio di veder tornare la legittima proprietaria di quel terrazzo (anche se la casa era abbandonata) e al modo migliore per raccontare il suo addio quotidiano a quel panorama unico, che aveva scoperto solo di recente e per questo se ne rammaricò di nuovo fino all’anima.

Concentrarsi su una sola idea gli risultava difficile, in quello stato. Voleva abbracciare tutto il mondo e gli occhi offrivano un panorama abbastanza vasto da potervi concentrare tutta la sua attenzione un po’ per volta, fino alla completa demolizione di ogni barriera fisica. Si poteva essere in paradiso, pensò Ebby. Era più o meno quel momento che lui cercava da molto tempo: un momento di felicità quieta ma travolgente, completa. Ammazzare gli insetti non era la cosa che più lo avvicinava al Nirvana forse, ma quella scena, quell’odore e il verde che troneggiava splendente davanti alla sua vista scatenava ogni sorta di emozioni nostalgiche, dettate dal desiderio del futuro che si rifletteva sulle rimembranze, fatte di colori, suoni e voci che aveva per poco dimenticato ma che voleva a questo punto tornare a commemorare.

La sua dimenticanza del passato era forse scusabile per il fatto che la memoria che avevano costruito per lui gli anni era sì principalmente incentrata sulle sensazioni, ma anche sulle particolarità, sul dettaglio immobile di un sessantesimo di secondo. Ma le memorie, a causa di questa forte presenza della sensazione gli si ripresentavano davanti agli occhi come un quadro impressionista, senza contorni nitidi ma con una certezza di luminosità diffusa. Le macchie di colore o di buio conferivano corposità al ricordo, che si formava allora, grazie a rievocazioni di odori, sapori o particolari visioni o letture, tutto d’un tratto senza la mediazione di un secondo. Fulminante, come il primo lampo in una giornata di temporale, dopo che nubi nere cariche di pioggia si sono raccolte in cielo e tutto intorno alla volta atmosferica è solo grigio ferro e rumori rimbombanti in lontananza. Ma il temporale si sta avvicinando, la pecora ignara della pioggia lo sa e si carica di coraggio per attraversarlo. Questo paesaggio desolato delle giornate più cupe dell’inverno si ripeteva spesso in quell’estate, pensò Ebby con un altro volo di fantasia; invece per fortuna quella era la prima sera che il caldo aveva avvolto in un abbraccio arancione il paese e la regione dove si trovava. Anche il tè serale al gelsomino Ebby lo pregustò e lo gustò con un’attitudine diversa. Le cicale cantavano, i grilli erano venuti fuori dalle loro tane e formavano con il loro frinire un canto corale, come per salutare un’estate che precisamente un mese prima era stata accolta da Ebby con fervore quasi religioso.

La ricordanza passò ed Ebby finì con lo sperare in una vita diversa. Ma domani sarebbe andato a ballare con i compagni delle sue sventure, gli omosessuali romani e soprattutto avrebbe rincontrato l’amore platonico delle sue estati, Ermes.

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