A tutti voi

E così le stelle caddero. La più luminosa proprio all’altezza dei suoi occhi, che non avevano altra luce se non quella del cielo, aperto e sconfinato. Luminoso come la sua anima che sentiva quella notte arricchita di una fonte di energia in più: la vita di quel ragazzino che si era suicidato ieri. Aveva letto la notizia da qualche parte e l’aveva rimandata con un peso nel cuore ma riponendola nel profondo recesso dell’incoscenza, là dove non si vuole mai ripescare ricordi. Quella sera sul tetto ripensò a Marco, quattordici estati passate a esprimere il desiderio di essere felice un giorno con l’amore di una vita. Trovò il coraggio di pensare a lui e l’universo scuro che rivelava puntolini di luce gli sembrò tremare: lacrime e singhiozzi inghiottì, perché aveva visto lo spirito di Davide cadere insieme a una di quelle scie luminose; e nella caduta l’aria l’aveva portato dentro il cuore, dritto come una freccia scoccata. Affacciandosi alla finestra trovò che altre luci si erano accese, e ognuna sapeva essere una vittima di quella crudeltà che è la vita quando decide di fare male e mettere alla prova, anzi sotto tortura. Perché essere denigrati, subire ogni verbo violento passivamente e senza la certezza di una stella in cielo che protegga dagli assalti improvvisi e immeritati è più di quanto si possa sopportare.

Chi per coraggio, chi per forza, chi per dispetto all’umanità maligna, ma non tutti riescono.

Un’altra vita, appena iniziava a sentire le pulsazioni del primo amore, e nessuno che lo abbracciava mentre bagnava il cuscino di lacrime gridando “Non mi amerà mai”. Ma tutti quei punti luminosi, quelli sono eroi che hanno preferito splendere nel vuoto dell’universo, grandi molto più della nostra ignoranza e indifferenza. Goccia dopo goccia, filtrava i ricordi di Riccardo, che ci aveva rinunciato a combattere quella battaglia, uno spirito troppo bello e inconsapevole della sua infinita luce per combattere contro un umano. Così si era trasformato in una stella, che proteggeva i suoi amici a migliorare il mondo dove aveva abitato anche lui.

Ma molto tempo prima, in un’altra vita

Avevo sentito che forse qualcuno bisbigliava quando passavo per i corridoi a scuola; sentivo i loro pensieri come se me li avessero urlati dietro, mentre tornavo in classe dall’ora di ginnastica o quando mi sedevo sulle poltrone del teatro in assemblea d’istituto. Quei mormorii, quei saluti velati da un umorismo che non capivo, erano appena iniziati. Ed erano la porta che mi avrebbe condotto all’inferno, un inferno mille volte peggiore di quello descritto dalla professoressa di Italiano. Come credeva di poter sopravvivere a quelle ingiurie solo un cuore l’ha saputo: non dovrò essere io a svelarlo, e d’altra parte questa persona è stata l’unica a prevedere quello che sarei diventato se fossi rimasto a vivere in mezzo a voi. Preferisco essere una stella che un abisso di infelicità. Preferisco essere un ricordo prematuramente andato a male piuttosto che un’altra storia che non poteva finire bene.

Se tutto questo è vero, non ho mai vissuto una così bella emozione. Se questo vuol dire essere un ricordo, non ricordatemelo. Ma voi chi siete?

Noi siamo con te e tu sei con noi; noi siamo insieme. Dissero gli eroi che prima di lui avevano combattuto e che erano caduti in battaglia; la battaglia della vita.

Capì all’istante e sfrecciò sopra la distesa d’aria liberando l’odio che l’aveva trattenuto sulla terra e trasformandolo in gioia – la gioia dell’ultimo ostacolo da superare.

Si disposero, e fu mezzanotte.

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