Qui giace

E mentre ero riscaldato dal pensiero di un possibile avvicinamento di cuori, un giovane ragazzo più o meno della mia età era attratto dall’idea del suicidio e subito l’ha attuato per la paura di non riuscire a sostenere un’altra notte insonne. Ieri a Roma, a pochi chilometri di distanza due storie con finali diversi hanno avuto luogo: ho acceso la macchina, attraversato la distanza che mi separava dal mio obiettivo e in parte l’ho conquistato; egli non ha realizzato lo stesso sogno che magari aveva sperato altrettanto intensamente. Avrei potuto incontrarlo tra quelle pareti di cartongesso che hanno visto il meglio e il peggio della nostra gente; i pugni e l’amore si sono contesi quegli spazi; avrei potuto essere attratto da lui per pura casualità e con la scusa di un bacio avrei potuto conoscerlo; gli avrei potuto offrire una spalla su cui piangere e un fazzoletto da inondare di bestemmie nei riguardi di una città che ricambia il nostro sguardo innamorato con uno sempre più indifferente; avrei potuto chiedere l’opportunità di salvarlo con l’aiuto della stessa forza che ieri mi ha trascinato verso i sobborghi della città alla ricerca di quel viso così dolce e severo. Invece ieri sera la soluzione della morte, la più brutta ma non la meno coraggiosa, ha raggiunto e riempito gli spazi lasciati vuoti da persone che ci hanno voltato le spalle. Ci hanno tradito, noi gay, un’intera generazione e discendenza di popolo siamo stati turlupinati dalla realtà e da persone che preferiscono non avere a che fare con il peso della sofferenza altrui e si lasciano prepotentemente vivere schiacciando la vitalità di coloro che, come Lui, non poteva né voleva fare male agli altri chiedendo aiuto così ha deciso di fare l’ultimo male a se stesso, togliendo il disturbo e volando oltre il parapetto alla ricerca di una libertà più pura, quella della morte.
Ora siete più in pace con voi stessi, voialtri che non avete ascoltato le preghiere negli occhi di un ragazzo innocente ma che vi ritroverete finte lacrime di dispiacere a ciecare la vostra cattiveria? Il dispiacere è il sentimento che prova una bestiola bastonata ingiustamente, qui c’è rimasto solo raccapriccio per tutto ciò che avete fatto passare a Lui e che con brividi di terrore stiamo scontando sulla pelle tutti noi. Ho scoperto di avere assai orrore di questo mondo, di voi che continuate a definirvi umani, ma che di umano ormai non avete più altro che una vuota definizione da vocabolario.
Che la vita che avete sottratto al destino possa tornare a splendere in un paradiso che voi non meritate. Qui e ora, Lui giace a vostri piedi, macchiato del sangue che gli avete sottratto a mano a mano che lo insultavate, lo sbeffeggiavate, lo torturavate con la promessa ingiuriosa di un futuro infelice quanto la miseria in cui versate voi paladini della normalità e della giustizia sterile; una giustizia inutile e ladra di vita, che amministrate nei palazzi in rovina della vostra bieca nazione e che porterà in pochi anni alla rovina. Spero di assistere alla nostra completa estinzione.

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