Il Signore delle anime

Siamo condannati a scrivere in base al nostro gender oppure abbiamo la scelta di poter accogliere parole che non avremmo mai pensato di poter dire? Posso scegliere di scrivere come Irène Nemirovsky, di abbracciare la sua prosa esaltata mistica e risuonante come campane a festa oppure sono condannato a raccontare secoli di patriarcato subìto ed ereditato? Leggere Il signore delle anime dopo un romanzetto coloniale come quello diConrad è una boccata d’ossigeno. Ma non sarà un’ideologia che mi muove? Posso stare per ore a leggere scrittrici femminili e invece non riesco a digerire il maschilismo. Proust è molto femminile. Alan Watts è asessuale, Virginia Woolf e Borges sono androgini. Come potrebbe piacermi un Conrad qualsiasi?

Le descrizioni sono esplosioni della voce in campo, come se i personaggi fossero troppo impacciati per rivelarsi e al loro posto se ne prendesse la briga l’autrice. Paragrafi appassionati e intensi che nascondono una passione e una malinconia che potremmo chiamare tipicamente francese, senza indulgere troppo a stereotipi sociolinguistici. Ma quando leggiamo un passaggio come questo:

Dario provò all’improvviso un desiderio disperato di confidarsi, di farsi conoscere da lei per quello che era, per quello che era stato; quel desiderio che spinge un uomo a confessare le proprie mancanze, non tanto per essere assolto, quanto per essere amato, colpevole, miserabile, ma sincero, veritiero, così com’è agli occhi di Dio.

pretendiamo di riconoscere qualcosa in quell’aggettivazione ricca e ordinata: i ritratti dei personaggi sono brevi, fulminei e nascondono la vera essenza di una umanità che di lussuoso ha ben poco quando si tratta di ricchezza dell’anima.

IlSignoreDelleAnime

Il punto di forza di questo romanzo è senz’altro la trama passionale, ma non si può definire un altro romanzetto rosa, tutt’altro. Del genere cosiddetto rosa ha un unico tratto che è l’argomento amoroso, eppure mai una volta cade nella banalità di sentimenti stucchevoli o conformisti. Il protagonista si salva solo grazie all’amore e alla perfidia, e le donne che lo guidano in mezzo alle difficoltà della vita non sono migliori di lui. Alla fine, quando tutto sembra essersi stabilizzato, due strade si dividono e lasciano il lettore interdetto sulla loro destinazione: da una parte la bontà del padre e dall’altra l’assenza del figlio. Due strade si dividono, ma chissà se si ricongiungeranno?

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