Senza Paura 2014

Un sabato pomeriggio che si trasforma in una sera incantevole, leggera e ventilata.


Sto aspettando che il botteghino apra per prendere il bilglietto per il concerto di Giorgia di stasera, e non vedo onestamente l’ora. Sono arrivato un po’ in anticipo come al solito, e come al solito aspetto con gratitudine le emozioni di stasera. Ho scoperto da poco che i concerti degli artisti sono occasioni di stress ma anche di integrazione nella macchia sociale. Anche se sto indifferentemente sorseggiando la seconda tazza di tè, mi sento in fermento. Da un anno a questa parte ho compiuto una rivoluzione nel modo di percepire la musica, dove per percepire intendo assimilarla a livello emozionale, nelle viscere dove poi si deposita e fermenta allegramente. Prima che morissi rigurgitavo le note e le melodie dopo averne fatto un’abbuffata; e soprattutto non badavo a differenziare la mia dieta armonica. Solo pop, pop e puttan pop. Dopo un anno posso dire di saper assimilare nelle quantità ottimali ogni tipo di melodia, nonché le dissonanze con le persone.

Ho iniziato a imparare come assimilare la musica della vita, e solo recentemente ho scoperto la magnificenza e l’imponenza dei silenzi che hann parole e quelli che sono semplicemente dovuti allo spirito. Ho imparato a pregare con le melodie e con le note, e insieme alla voce registrata dei miei artisti preferiti mi lascio trasportare dalla mente. Ci dev’essere da qualche parte nel cosmo una formula per la composizione degli atomi musicali, ma grazie a Dio non la troveremo mai. Dietro il concerto di stasera c’è semplicemente la vaghezza microscopica di un tributo personale a Giorgia, una delle tante melodie umane che dopo aver atteso per anni dietro le quinte della mia memoria emozionale, ora esce di scena insieme alla sua voce per tenermi compagnia quando mi sento solo.
L’auditorium è un posto molto elegante e pretenzioso, ma si respira la sapienza che l’ha costruito. L’atmosfera è importante, e sono evidenti i limiti di chi tenta di commerciare l’arte: una bottiglietta d’acqua a tre euro e un bricco da mezzo litro di tè caldo un euro. Anche qui si respira corruzione, ma il riparo delle collinette di erba tosata e l’arancio legnoso che domina spegne solo un po’ la malinconia delle cose mondane. Senza paura, l’inno della sera e della vita.


 

Ho preso posto nella Cavea, ed è un’emozione che mette in discussione il concetto di tempo:
giorgia cavea

Il posto ricorda la cavea – nomen omen – sede delle rappresentazioni spettacolari dei nostri antenati ellenici. Millenni dopo questo modello di sublimazione e intrattenimento collettivo ha ancora un siginificato; ci sono persone con ogni età, profumo, e gradazione di pelle. Se non fossi senza cuore mi commuoverei. Sedute accanto a me mi ritrovo una coppia di lesbiche sposate dal sentimento e da qualche divinità terrena per la quotidianità. Le luci artificiali splendono sparate sul pubblico seduto; sopra la cavea aleggia un odore di buona serata, la certezza che emozioni indocili scuoteranno le mura di mattoncini rossi che le accolgono.


Il mio posto è proprio in mezzo alle meraviglie della musica, dalla degustazione pura e semplice all’estasi profonda. Ho lasciato il cuore questa sera alla Cavea, insieme a Giorgia e alla sua band. Bravissimi nell’organizzare lo spettacolo e nella scelta della scaletta, che ha messo in luce i successi del passato esaltati nel loro sapore anni novanta grazie agli effetti luminosi e alla’alternanza con uscite più recenti. La tribuna è il posto meno indicato per godere dell’atmosfera e il più indicato per il panorama: della prima mi sono creato uno spazio alienato dai vicini e anelante verso il palco dopo aver capito che nessuno intorno a me avrebbe cantato i pezzi a squarciagola; del secondo ho sentito la potenza solo al volgermi in giro e fissare il cielo scuro sopra la folla, che tutt’ora è rimasto lì o forse ha seguito la direzione della voce effusa di Giorgia verso l’infinito. Essa era un incenso sottile e penetrante, denso e imbevuto di storia come di storie, le stesse che ci ha raccontato in frammenti tra un brano e l’altro. Mi sono sempre emozionato, la delizia di una voce come quella di Giorgia dal vivo è così saporita e multicolore da suscitare in un’arena tutte le emozioni represse e farle risuonare di sole e d’azzurro, in una sera d’estate, senza paura.

Ancora grazie al nume tutelare che mi ha permesso di trascorrere una serata così piacevole in compagnia di Roma, della Musica e di me stesso.

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