CollegaMenti #6

Tutti sembrano affaccendati a preparare champagne, torroni, pampapati e liquori vari attorno al camino per accompagnare giochi di carte e allegrezze varie nell’attesa di trapassare l’ora zero a capo del duemiladiciottesimo anno secondo il computo dell’Era Volgare – o Era Comune, che mi piace di più in quanto mette in risalto l’essere sotto lo stesso cielo di tutti i popoli, anche se come al solito a qualcuno ha fatto rodere le pudenda. In questo mio spazio invece, dove il divenire lo scandisce il calendario della Rivoluzione, tornano ancora una volta le nostre amate CollegaMenti, pagine con discorsi interessanti riguardanti problemi e temi dell’oggi o di ieri che si ripropongono oggi. Il bello dei calendari è che la Terra compie i suoi giri per tutti e per ciascuno allo stesso modo, a prescindere da come contiamo le ore. Scandire il tempo infatti è un po’ come la fede religiosa: ognuno crede che la sua sia la migliore. Non è un caso che i calendari più seguiti siano stati creati proprio in seno a culture fortemente religiose.

Ma andiamo con ordine. In questa sesta puntata oltre alle CollegaMenti propri, vale la pena citare per intero una riflessione importantissima sul razzismo tratta dall’intervista collegata sotto.

Da un lato, se concepiamo la classe come agente politico, allora genere, razza e sessualità sono componenti intrinseche del modo in cui le persone fanno esperienza di sé stesse e della loro relazione con il mondo e con le loro condizioni di vita, quindi fanno necessariamente parte del modo in cui le persone si politicizzeranno e lotteranno. Le persone non sperimentano le diseguaglianze razziali, di classe o di genere come fenomeni separati, l’esperienza di vita non è compartimentata in questa maniera: il modo in cui una persona è discriminata dal punto di vista razziale modellerà profondamente il modo in cui sarà sfruttata e farà esperienza di tale sfruttamento, e viceversa.

fonte: Sul femminismo elitario

Ed ecco il percorso che personalmente ho elaborato tra le varie CollegaMenti:

C’è un grande problema che affligge i nostri giorni. È giusto tollerare gli intolleranti? Forse dovremmo sapere meglio cosa significa conoscere. Il problema che profondamente ci affligge, in realtà, è che abbiamo scoperto che la vita non ha senso, quindi meglio trovarselo (lo dice la scienza). Uno scopo senz’altro nobile io l’ho trovato nella gioia del decostruire le mitologie neofasciste, soprattutto a causa della nostra disconosciuta, tipicamente all’italiana, eredità razzista; un’altra spinta a cercare il proprio scopo ultimo (o obiettivo, come piace tanto dire agli aziendalesi di oggi) può scaturire dal concetto di Matria, che altro non è, a mio avviso, che una declinazione culturale della Bellezza stessa.

In attesa di scoprire altri orizzonti, auguro a coloro che seguono il calendario gregoriano un sereno anno nuovo. Ma in fondo cos’è un anno? Lo scoprirò solo continuando a creare la mia nazione.

 

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