Critica Meloday

Premessa
ci saranno punti oscuri nel riconoscimento dei referenti, ma con l’avanzare della lettura auspichiamo che i veli si dissolvano.


 

Arrivo subito al punto, dopo tanto elucubrare: il disco tanto osannato dalla critica dominante di Tallone Serafico non è altro che una conferma della moda di sussurrare o di strillare, certamente non di cantare in modo comprensibile od ordinato un certo contenuto: la dinamica è il vero metro di giudizio del disco e il punto di forza dell’intero progetto. Sussurri o urla improvvise, corde vocali che si dispiegano o ammutoliscono per artificio: l’anno corrente, appena passato, ci ha portato questo, da parte di Tallone Serafico e non solo. Ma lei è la pietra di paragone, colei che più di tutti i mezzi d’informazione ci hanno fatto in modo e maniera di dover aspettare, quindi il suo prodotto analizziamo e giudichiamo.

Lasciamo i femminismi là dove sono più opportuni: certo nel commercio di immagini e parolette a mucchietto come il puttanpop c’è poco spazio per rivendicazioni femministe credibili. Invece è interessante guardare ai discorsi prima e dopo l’uscita delle canzonette di Reputazione (usare le maiuscole laddove il disco presenta la minuscola non è un errore, così come riadattare alla nostra sensibilità il titolo è una scelta precisa). Tallone femminista, carismatica, trendsetter, ma anche vipera, stracciacuori, stronza, di tutto le hanno detto e si è fatta dire; e tutto le ha fatto comodo. Tutto ciò costituisce le due dimensioni di base e altezza che hanno fatto quadrato intorno a lei e da tale quadrato è uscito il cerchio del disco. I procedimenti? Ripetizioni, analogie, ossimori e anafore. Niente di nuovo sul fronte testuale. Musicalmente le melodie sono poco o punto accattivanti (l’essenza del puttanpop!) e, come ripetiamo, gridi, urla oppure sospiri e bisbigli formano il novanta percento delle dinamiche. Niente tonalità, siamo produttori. Adesso riascoltate il disco – personalmente ne ho avuto abbastanza al primo ascolto – e ascoltate con orecchio imparziale, se il vostro cervello non è ancora stato risciacquato nel narcisismo: cosa c’è di davvero originale nell’uso della propria esperienza esistenziale per scrivere un disco puttanpop e usare le tendenze attuali dell’industria musicale? Nulla che Banciona non abbia ripetuto già anch’ella nel suo ultimo videoalbum – se la vogliamo assecondare. Anche qui il femminismo è agghindato abbondantemente di puttanpop e serve solo alla performante per ribadire il suo diritto a dare un’aura di exemplum a pettegolezzi familiari. Padronissima, per carità; così come sono padronissimo di rifiutarla in toto. Certamente né Banciona né Tallone raccontano un femminismo capace di sovvertire alcunché.

Delle performance non ne parleremo affatto, dato che nulla è autentico in un concerto di musica (puttan)pop contemporaneo. Certo, per il sottogenere c’è da tenere in conto il discorso iconico, che vale più delle parole a mucchietto che vengono pronunciate, cioè l’immagine che viene proiettata al mondo, all’Altro o al Seguace che sia, immagine/icona che costruisce identità, una volta che viene trovata l’istanza che più piace/permette vendite più alte. Devo ammetterlo, non facciamo moralismo, registriamo la realtà secondo una certa prospettiva.

Dunque, Tallone Serafico e Catena Porta: le dicono nemiche, le dicono in contrasto, ma a un’analisi un po’ meno superficiale appaiono musicalmente – e uso l’avverbio in senso molto lato – uguali, identiche, sputate. Immagini che (si) riflettono, in poche parole. Non stupiamoci, è puttanpop: di contrasti tra donne famose nel pieno del loro fiorire umano, diremo musicale ridendo e certamente personale ne è piena la rete. Ci facciamo vivere di pettegolezzi e rumori, secondo il calco inglese: e i rumori ci impediscono di sentire i contenuti del commercialesimo, ma ne sono anche la struttura, la cornice e la moneta. Arriviamo tardi, ma con l’età siamo arrivati alla verità; e dunque ringraziamo Tallone, Banciona e Catena per averci finalmente donato questo senso di verità e repulsa.


 

Purificati dall’intossicazione di rumori innecessari, siamo dunque pronti ad accogliere le piacevoli novità del nuovo anno. Albiona e Clio ci stanno facendo sudare nell’aspettativa.

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