Brillante

Nella stanza c’era un odore che non mi sarei mai sognato di poter sentire. In realtà l’avevo sognato, ma come intermezzo teatrale: c’ero io che su un palco annaffiavo e sistemavo fertilizzante intorno agli esili steli rosa mentre le poltrone s’iniziavano a riempire di spettatori insonni che sapevo avevano pagato per vedermi far fiorire in qualche modo le piantine in un’ora e mezza, e lo spettacolo era tutto esaurito. Ora, i fiori iniziavano a crescere, ma quando tentavo di parlare con loro si richiudevano su se stessi. Provai allora a spegnere tutte le luci del teatro, presi un oboe e iniziai a suonare una melodia semplice ma sincera, brillante ma delicata, con cui speravo di convincere i piccoli fiori ad aprirsi per far sentire il loro particolare profumo. Dopo un paio d’ore e una trentina di variazioni, riuscii a convincere le piantine a svelare il loro carattere mistico al pubblico, da cui venne qualche entusiasta “bravo!” e “finalmente!” prima di addormentarsi beatamente l’uno sulle spalle dell’altro. La magia era riuscita! Era dunque quella la mia strada? Avrei potuto dedicarmi a far sbocciare fiori su fiori per far felici centinaia di persone come quelle addormentate nel teatro?

[quotidianamente]

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