Forse a dicembre

Iniziai il dì con un caffè e banchi di nebbia. Con una poesia, mi sciolsi dentro la tazzina come il biscotto secco che provai a lasciar andare, ma l’abitudine di scegliere la strada sicura contro quella più avventurosa prevalse, così cercai di salvare subito il biscotto con il cucchiaino dai fondali oscuri della tazza.

Dalla finestra della camera si vedeva un cielo bianco come la neve, ma molto meno freddo. I cerchi di ghisa della stufa a legna erano tiepidi, ma nessuno era nella stessa stanza per accarezzarli. La poltrona con le gambe usurate dall’essere trascinate qui e là sulle piastrelle fredde e ruvide era stata riposta in magazzino, dove ormai i gatti rimasti vi si potevano finalmente accoccolare.

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