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punti salienti del manifesto “io leggo”

dal manifesto “io leggo”:

io leggo perché ho preso il vizio.

io leggo perché non ho altro da fare.

io leggo perché siamo in pocə.

io leggo perché ho tempo.

io vorrei leggere di più.

io te lo leggo negli occhi.

io leggo veloce.

io leggo a voce alta.

io leggo perché non mi piace alzare la voce.

io leggo per addormentarmi.

io leggo per sognare.

io leggo le carte.

io rileggo.

io vorrei leggere tutto d’un fiato.

io leggo anche i bugiardini dei medicinali.

io leggo che è un piacere.

io leggo in piedi, a letto, in metro, in sala d’attesa, in ascensore, a tavola, al cesso.

io leggo e annoto, sottolineo, segno.

io leggo di nascosto.

io leggo per dispetto.

io leggo perché scrivo.

io scrivo perché leggo.

io leggo perché cresco.

io leggo perché questo mondo non mi piace.

io leggo per cambiarlo.

io leggo per evadere.

io leggo perché sono vivo.

io sono vivo perché leggo.

io leggo quando c’è una storia.

io guardo le figure.

io salto le pagine.

io leggo perché mi faccio un’opinione.

io leggo perché un’opinione ce l’ho già.

io leggo nel pensiero, negli occhi, nel futuro (talvolta).

io leggo e mi innamoro!

io leggo per sedurre.

io leggo per saperne di più sugli altrə.

io leggo e qualche volta rido, qualche volta piango.

io leggo e ci penso su.

io leggo e approvo. qualche volta no.

io leggo perché c’è chi vorrebbe proibirlo.

io leggo perché almeno imparo qualcosa.

io leggo perché non mi costa niente.

io leggo perché mi diverto, mi rilasso, mi sfogo.

io leggo quel che mi pare perché mi piace.

io leggo perché sento che mi fa stare bene.

io leggo punto e basta.

io leggo e questo è un circolo di lettorə.

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VOGLIAMO TUTTO

Se la destra vuole cancellarci, noi gridiamo più forte il nostro Programma per celebrare compagnə, amantə, amicə, vivə e mortə, anche «per far l’amore e mettere in scena spettacoli e poesie oscene fuori da ex prigioni vuote». Quella che segue è quindi una bibliografia queer sempre in aggiornamento: 

Che cos’è una biografia linguistica

ripubblico questo interessantissimo pezzo sull’Autobiografia Linguistica come futuro promemoria di scrittura 🕉

Lusofilia

Uno degli esercizi linguistici più interessanti e stimolanti che possiamo fare, sebbene sia poco conosciuto, è quello della cosiddetta biografia o autobiografia linguistica. Ne hai mai sentito parlare?

L’autobiografia linguistica la possiamo definire come un processo di autoanalisi circa il proprio repertorio linguistico, ovvero una autoriflessione relativamente al nostro modo di parlare, che sia la cadenza o la scelta di specifici termini o l’uso di particolari espressioni. Più semplicemente, è la vita del nostro modo di parlare che, come noi, cambia e si trasforma per effetto delle cose con cui viene a contatto. In particolar modo, l’aspetto più interessante di questo esercizi è nella consapevolezza che si acquisisce successivamente al lavoro. Mi spiego meglio.

La linguistica è una scienza e come tale analizza al microscopio tutti i tasselli che la compongono. Tuttavia, se osserviamo la lingua da una prospettiva d’insieme di tutti i pezzettini del puzzle prenderemo…

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Quello che non vedrete mai sui libri – Il ‘fallo donna’

o mia dea, sempre siate lodatə 💜

Fiore Avvelenato

Nel Paleolitico e nel Neolitico il corpo di donna ritratto in modo naturalistico con il collo a forma di fallo era il modo accettato di raffigurare lo sviluppo della vita o il rafforzamento dei poteri di vita. Questo simbolismo ha un senso filosofico e non sessuale o pornografico.

La ‘Venere’ Mostruosa della Preistoria di Marija Gimbutas

I Nomi della Dea edito da Ubaldini Editore è una raccolta di ricerche di mitologi, antropologi, sociologi come Joseph Campbell, Riane Eisler, Marija Gimbutas, Charles Musès. I loro piccoli saggi dimostrano come quanto poco sappiamo della storia del genere umano e quanto una divinità non solo madre ma anche fluida, come del resto sono la maggior parte degli dèi antichi, fosse presente nella Preistoria fino alla comparsa dell’agricoltura. Penso sia fondamentale che le persone femministe e sex positive conoscano queste nozioni di antropologia, sociologia, mitologia e storia per avere radici solide per le loro…

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chi *mazzo voto il 25 settembre?

c’era un partito di sinistra
che segue come destra amministra
e invece di far rivoluzione
ritornò all’adulazione
e lasciò il popolo al bidone
quel destro partito di sinistra

finiamo orsù coi botti
meglio froci che corrotti
meglio troie che bigotti

~

il mio voto è utile perché io valgo

* sostituisci bilabiale nasale con occlusiva velare

La clericalata della settimana, 32: per Giorgia Meloni (FdI) “Dio, Patria e famiglia” è un “manifesto d’amore”

Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso…

La clericalata della settimana, 32: per Giorgia Meloni (FdI) “Dio, Patria e famiglia” è un “manifesto d’amore”

che vit’emmerda 🤮

Odio gli indifferenti

Politici inetti:

«Se l’uomo politico sbaglia nella sua ipotesi, è la vita degli uomini che corre pericolo, è la fame, è la rivolta, è la rivoluzione per non morire di fame. Nella vita politica l’attività fantastica deve essere illuminata da una forza morale: la simpatia umana; ed è aduggiata dal dilettantismo […].

Le autorità italiane, quelle governative, quelle provinciali, quelle cittadine, non hanno finora decretato un provvedimento che non sia stato tardivo, non hanno ponzato un provvedimento che non abbia avuto bisogno di essere modificato, di essere prima o poi cassato, perché, invece di provvedere, veniva a far rincrudire il malessere. […]

Amano l’idolo, fanno soffrire il singolo individuo. […]

Non sanno rappresentarsi il dolore degli altri, perciò sono inutilmente crudeli. […]

Quando se ne sono accorti, era troppo tardi; non importa: avrebbero potuto ancora provvedere, avrebbero potuto equamente distribuire la sofferenza. Non hanno sentito la sofferenza: hanno creato il caos, hanno lasciato arraffare ai più forti economicamente […].»

→ questo fu scritto ai tempi della grande guerra, e al giorno d’oggi che per affrontare una pandemia utilizzano linguaggio e significati militari, la situazione etico-morale è la stessa. niente cambia in questa pandemia di malvagia banalità che chiamiamo “italiani”; sottolineo qui l’uso del maschile plurale sovraesteso. personalmente trovo che la Weltanschauung MBABEC (maschio borghese abile bianco etero cis) sia una rovina per l’umanità.

«Non sanno armonizzare la realtà disagiata con la possibilità di minor disagio per tutti. […]» → posso immaginare che i privilegi, quando sono radicati dentro la coscienza, hanno bisogno di una motosega potente per essere abbattuti. e sì, sto parlando anche dei privilegi che gode chi non è soggettə a discriminazioni a causa di condizioni sociali e/o personali.

«lo spirito evangelico non ha saputo trasformarsi nella forma moderna della solidarietà e dell’organizzazione disinteressata e civile. Esso è rimasto pura esteriorità, inutile e melensa coreografia. Gli istituti di solidarietà sociale, alimentati coi quattrini dei contribuenti, non sono che dei feudi clericali.» → sputiamo sul papa, tuttə quantə!

all this and heaven too

e il cuore è difficile da tradurre
ha un linguaggio tutto suo
parla in lingue e sospiri silenziosi
e preghiere e proclami, nei grandi giorni
degli uomini, in minuti gesti,
in brevi deboli sussulti;

ma con tutta la mia educazione
non riesco a raccomandarlo
e le parole mi sfuggono tutte
e ritornano tutte danneggiate;
e le metterei in poesia
se solo sapessi come;
non riesco a capirlo;

e darei tutto questo e anche il cielo,
darei tutto se solo per un momento
potessi capire
il significato delle parole che vedi
perché le ho sempre scarabocchiate
ma non hanno mai senso;

e mi parla in punta di piedi
e mi canta dentro
grida nella notte più buia
e irrompe alla luce del mattino;

no, le parole sono un linguaggio
che non merita un tale trattamento,
e tutte le mie frasi incespicanti
non diventarono alcun·ché valga questo sentimento;
tutto questo paradiso non ha mai potuto descrivere
una sensazione come quella mentre guarisco;
le parole non sono mai state così utili,
così gridavo un linguaggio
che prima non sapevo esistesse.

{in rotazione continua}

pour parler

All Boys aren’t Blue

{tra queste parentesi si trovano mie note a margine e indicazioni di contesto. i temi del libro: blackness + queerness + critical race theory}

introduzione: black. queer. qui.

questo libro è un’esplorazione di due delle mie identità – Nera e queer – e di come ho preso coscienza delle loro intersezioni dentro me stesso e nella società. {nel corso dell’intero libro la parola Ner* ha la maiuscola}[…]

Poiché questo è un libro di memorie, condividerò con voi alcuni dei miei ricordi personali. Questi ricordi sono specifici della mia esperienza di bambino, adolescente e giovane adulto. Ma sottolineano anche alcune delle esperienze universali delle persone Nere e/o queer. […]

Credo che la società dominante stabilisca un’idea di ciò che è “normale” semplicemente per sopprimere le differenze, il che significa che chiunque di noi non rientri nella loro “normalità” sarà alla fine oppressə. […]

Ho imparato che ə bambinə che mi vedevano diverso non avevano un problema fino a quando la società ha insegnato loro a vedere le mie differenze come una minaccia. Quelle differenze, come l’essere effeminato e impertinente, furono costantemente attaccate per tutta la mia infanzia da parte di bambinə che non sapevano neanche perché avessi dovuto essere svergognato per quelle differenze. Non erano loro a umiliarmi, quanto coloro che lə stavano crescendo e che insegnavano loro a far vergognare altre persone con quelle qualità {differenti dalla norma}. La maggior parte deə bambinə non è intrinsecamente cattiva. Ə loro genitorə, tuttavia, possono farlə diventare cattivə. […]

Moltə di noi sono ancora qui. Ancora in vita e in attesa che le nostre storie vengano raccontate – di raccontarle noi stessə. Siamo ə vivə che sono sempre statə qui ma sono statə cancellatə. […]

Questa è la storia di George Matthew Johnson. Questa è una storia per tuttə noi.

act 1: un bambino differente

{Matthew e suo cugino vengono assaliti e malmenati da un gruppetto di pari:}

Vorrei sapere cosa motivò l’attacco. Potrebbe essere stato perché ero effeminato? Poteva essere una questione di razza, dato che l’aggressore principale era un ragazzo bianco di un’altra parte del quartiere? Potrebbero essere stati semplicemente i comportamenti tossici che insegniamo ai ragazzi riguardo al combattere e guadagnarsi la mascolinità? […]

Ai ragazzi maschi neri è richiesto di essere rudi e duri. Di assorbire il dolore e non versare una lacrima. […] I ragazzi maschi non dovrebbero piangere, quindi tieniti dentro quella merda. Spesso fino alla tomba. {così succede: educazione a sentimenti ed emozioni non pervenuta, e i risultati visibili sono violenza e/o suicidi.} […]

La cosa più importante da capire è avere l’agibilità di prendere le decisioni che sono nel proprio migliore interesse. Il potere di opporsi alla società e anche alle persone di casa. È un peccato che viviamo in un mondo in cui possedere pienamente la propria identità può essere oggetto di rifiuto, mancanza di rispetto o addirittura violenza – specialmente per coloro che ammettono la loro identità queer fin dalla giovanissima età.

Mi basta dire: rispetta le persone nei loro nomi e per come scelgono di identificarsi. […] La regola è che le persone siano chiamate con i nomi e i pronomi che scelgono. […]

Quando sei unə bambinə che è differente, […] c’è sempre un qualcosa che deve essere cancellato – e con esso, un pezzo di te. […]

Il linguaggio è interessante, soprattutto da bambinə. Si sa che ə bambinə creano le proprie parole e i propri linguaggi che possono condividere tra di loro – spesso considerati dall’esterno innocui. Eppure, in questo caso, la mia lingua inventata è stata vista come una minaccia alla mascolinità – un ideale di cui dovevo essere all’altezza anche se non ero abbastanza grande per capirne appieno il significato o, se è per questo, nemmeno come scrivere.

Così gli adulti della mia vita prescrissero l’aspetto della mascolinità per me. Era anche loro responsabilità assicurarsi che la persona che ero, questa “femminuccia”, non influenzasse gli altri bambini {maschi} – come se il mio essere chi ero cambiasse chi erano gli altri. Ma è così che la pensavano {e molto probabilmente la pensano tuttora così}. La mia parola era una minaccia all’identità dei loro figli – all’identità che speravano che i loro figli avessero. {e quanto sono terribilmente distruttive le aspettative di genere nei riguardi delle sensibilità deə più piccolə!} […]

Un giorno è diventato dolorosamente ovvio il fatto che non potevo più destreggiarmi tra le mie identità. Che un ragazzo salti la corda non era ammissibile, per quanto innocente fosse. I ragazzi dovevano essere amici dei ragazzi e avere cotte per le ragazze. Non dovevano cercare di essere ragazze. […]

{semplicemente} lə adultə che partecipano all’omofobia creano bambinə che fanno lo stesso. […]

Navigare in uno spazio che mette in dubbio la tua umanità non è affatto vivere. È esistere. Tuttə noi meritiamo più della semplice capacità di esistere. […]

Ho provato una profonda tristezza il giorno in cui ho smesso di saltare la corda. È stato il momento in cui ho capito che la sicurezza prevaleva sull’appagamento, anche da bambinə. […]

L’impudenza della società di {voler} infondere “virilità” nella vita di unə bambinə. […]

Trovare la felicità è importante. A volte bisogna spingersi oltre i propri limiti per arrivare a quel punto. […] Non devo essere confinatə in un’identità che mi incastra in uno spazio in cui devo scegliere di essere l’unə o l’altrə. […]

{A scuola:}

Mi ricordo come vedevo tutte le figure “buone” bianche e Nere come se fossero uguali. Uomini come Jefferson e Washington ci venivano insegnati in un modo che sorvolava sul fatto che avevano posseduto schiavi – mentre qualcuno come Robert E. Lee è stato ritratto sotto una luce molto diversa per aver sostenuto quelle stesse cose. La storia ha uno strano modo di dipingere. […]

Per quanto ci concentrassimo sui volti bianchi più anziani della storia americana, c’era sempre un periodo dell’anno che era dedicato a noi studentə Nerə. […]

Avevamo un numero minimo di insegnantə nerə, ma le persone Nere erano sempre bidellə, addettə al pranzo e segretariə, il che non sarebbe un problema se occupassero anche posizioni di potere. […]

Il Mese della Storia Nera era pura gioia Nera. […]

A volte non sai di esistere finché non ti rendi conto che qualcunə come te è esistitə prima. […]

Il Mese della Storia Nera è sempre stato dolceamaro, perché non appena arrivava se ne andava. La storia dei bianchi non aveva bisogno di un mese; la stavamo imparando continuamente. […]

Microaggressione è il termine accademico per quello che stavo vivendo. In poche parole, è quando una persona ti insulta o ti sminuisce in base esclusivamente al gruppo emarginato in cui ti trovi. Si chiama “micro” perché quella persona non ti chiama in modo esplicito n**** o a f**** o entrambi. Invece, attirano l’attenzione sulle vostre differenze in modo discreto. A volte può sembrare quasi innocente o ingenuo, ma puoi esserne certə che queste piccole cose diventano grandi nel tempo. Queste piccole supposizioni crescono fino a creare un intero stereotipo. Questo tipo di comportamento microaggressivo porta spesso a razzismo o omofobia palesi alla fine. […]

​​Troverete che la gente spesso usa la scusa “era la norma” quando si parla di razzismo, omofobia, e qualsiasi altra cosa nella storia da cui cercano di assolversi. Dire che qualcosa era “una norma” del passato è un modo per non dover affrontare le sue ripercussioni sul presente. Elimina il fatto che l’odio non si ferma solo perché è cambiata una legge o un’epoca. La gente usa questa scusa perché spesso non è disposta ad accettare quanto sono pieni di fobie e -ismi – o almeno quanti benefici traggono dalle strutture sociali che li privilegiano. […]

È interessante quante cose in questo paese lə bambinə bianchə fanno per assodato, mentre lə bambinə nerə continuano a lottare per generazioni. […]

Stai insegnando alla gente a nuotare o la stai lasciando affogare? […]

act 2: famiglia

e poi c’ero io.

un piccolo ragazzetto queer nero ancora molto insicuro su chi fosse. Mi seppellivo nei compiti scolastici e mi nascondevo dietro i miei libri. Quello che non avevo nelle amicizie, lo trovavo sempre nelle storie. Mentre lə altrə ragazzə erano fuori a giocare nelle loro rispettive cricche, io passavo il mio tempo in biblioteca o a fare i compiti… {a parte l’identità nera, mi ritrovo completamente in questo ritratto. a cominciare dall’”e poi”: perché anch’io sono arrivato “poi” all’interno della mia famiglia}

Avevo i miei libri.

Avevo i miei compiti.

Avevo me stesso ed ero isolato. […]

Mia nonna ha visto Hope crescere e in fase di transizione, e penso che questo l’abbia aiutata a capire quello che vedeva in me. Aveva anche visto i danni che accadono quando lə bambinə “diversə” non vengono nutritə e amatə allo stesso modo dellə altrə bambinə. Quando lei dice “amo ognunə di voi in modo diverso”, non intende dire vi amo di meno, ma vi amo interamente, e come siete. […]

Le dinamiche familiari sono un argomento che viene fuori spesso nella cultura LGBTQIAP+. La “famiglia creata” è un sistema in cui amici provenienti da molte estrazioni sociali creano cerchi di amicizia estremamente stretti nel tentativo di assicurare un ambiente di tipo familiare per lə moltə che non sono accettatə a casa. […]

Anche se non conoscevo la mia parte di cultura queer o non avevo le risorse per esplorarla, almeno avevo una casa. […]

Ci sono moltissime persone che sono giovanə e fuori in cerca di un sistema di supporto. Costruisci il sistema di supporto che vuoi avere intorno a te. Questo non sarà sempre facile, non mentirò. Non vi venderò la favola dell’”Andrà Tutto Bene” come i media cercano di fare senza offrire il come. Il come {andrà tutto bene} sta nell’essere dispostə a rischiare con sé stessə e creare il sistema di supporto che si desidera avere. […] Dite alla gente, specialmente quellə che sono non-queer e non-Nerə, di “Renderla {la società} Migliore”. Non si migliora qualcosa senza agire, e avete tutto il diritto di richiederlo. […]

per quanto siamo diversə come persone queer, alcune cose sono semplicemente universali indipendentemente da sesso, genere o (inserire differenza qui). Elevare una comunità vista come al di sotto di te ad avere equità e uguaglianza non danneggia nessuno se non l’oppressore {cosciente di esserlo}. {per dirla con le parole di qualcun altrə: “i diritti non sono coperte per cui se ce l’ho io, tu rimani senza.”} […]

Il condizionamento sociale che ci ha detto di odiare lə nostrə similə a causa di sesso e genere può essere infranto. Proprio come mio padre, la mia comunità ha una seconda possibilità, una che dà aə suoə figliə queer Nerə la possibilità di sopravvivere a un mondo anti-Nerə che è già contro di loro. Ricevo bigottismo ovunque. Mio padre si assicurò che almeno non lo ricevessi a casa, usando gli strumenti che aveva, nel miglior modo per lui possibile. […]

{rivolgendosi a Hope, la sua cugina transgender:}

nonostante non avessimo l’educazione o le risorse per capire appieno cosa ti stava succedendo, ti abbiamo sempre amato e tu hai trovato un modo per ricambiare il nostro amore ancora di più. […] la nostra esistenza come persone queer non è mai stata in bianco e nero. […]

a volte non puoi vedere te stessə se non riesci a vedere altre persone come te che esistono, prosperano, lavorano. […]

quando si è unə bambinə che cresce con sentimenti sia di parte femminile che maschile, senza spazio per elaborarli, si tende ad accordarsi con il miglior riflesso possibile di se stessə. […]

da ragazzino ero effeminato e supponevo di dover essere una ragazza, perché mi piacevano le cose da ragazza e avevo manierismi da ragazza. Questo era tutto ciò che potevo elaborare dall’età di cinque anni fino all’età di circa dodici anni, perché non avevo un vocabolario completo per genere e sessualità. […]

quando penso al numero di persone queer nella mia famiglia, ricordo le discussioni che le persone fanno sulla questione del nascere o crescere queer. Penso che la parte più divertente di questa discussione è che non importa se l’essere queer succede per nascita o per scelta. È quello che sei e nessunə dovrebbe avere il diritto di cambiarlo {o discuterne per farti cambiare, per dire}. […]

{una delle lezioni che George ha imparato dai tumori che la sua Nanny ha combattuto:}

Controllo le cose che sono in mio potere. Metto energia nelle cose che posso cambiare e prego per il resto. E come tu hai detto, vivo la mia vita senza rimpianti. Abbiamo ancora tempo qui insieme. E avremo i ricordi per sempre. Ti ringrazio.

act 3: teenagers

{dove l’autore del libro racconta di un suo cugino, ucciso per aver difeso Hope da una gang}

La stessa ideologia di mascolinità e virilità che ha costretto me e te a nascondere le nostre identità è la stessa ideologia di mascolinità e virilità che ti ha ucciso. La vita può essere tragica in questo modo. […]

Non è un requisito che tu possa mai trovare empatia per un abusatore. Fai in modo di ritenere responsabile il tuo abusatore.

{splendido qui il concetto di} avvoltoi culturali: {persone bianche che si appropriano di elementi culturali specifici, per esempio: treccine o parole come n*g**, per sentirsi ““fighi”” o tentare di farsi accettare; insomma} qualcosa con cui possano giocare senza mai soffrire l’oppressione sperimentata da chi li ha creati.

{nel passaggio dalle scuole medie alle superiori} è completamente diverso lottare con lə ragazzə bianchə perché ero nero, e con lə ragazzə nerə perché ero gay. Questa doppia emarginazione era un peso faticoso. […]

Devi sempre uscire allo scoperto {coming out} da qualche parte. In ogni nuovo lavoro. In ogni nuova città in cui vivi. A ogni nuova persona che incontri, probabilmente dovrai spiegare la tua identità. Io volevo essere gay, ma alle mie condizioni. […]

Alcunə di noi sono spintə ad accettare un’identità prima di essere completamente prontə ad accettarla noi stessə. […]

act 4: amici

{all’università/college:}

Vedevo la confraternita come un’opportunità per essere in una posizione di leadership, parte di un movimento più grande di me. Cercavo anche fratellanza, la capacità di legare con altri ragazzi in modo platonico. Per me, una confraternita significava ottenere l’unica cosa che desideravo tanto avere: un ideale maschile unito a me. […]

Questa era la mia ricerca della mascolinità e finalmente avrei potuto dimostrare quanto fossi tosto. La mascolinità sembrava necessaria. Ne ero attratto negli altri ragazzi. Acquisire mascolinità sembrava quasi una forma di amor proprio. Volevo piacermi. Volevo essere innamorato di me stesso. […]

Stavamo crescendo tutti insieme. Alcuni di noi erano ipermascolini mentre altri non lo erano così tanto. Ma per qualche ragione, non importava. Questo era l’ambiente che desideravo. Uno in cui la mia natura effeminata non aveva importanza e la gente poteva vedermi per la persona che ero. […]

C’è tantissimo pericolo nel non fornire un’adeguata educazione sul sesso allə fanciullə, specialmente a coloro che fanno sesso al di fuori degli schemi eteronormativi. […]

Mi misi davvero in situazioni più rischiose non sapendo cosa stavo facendo e non avendo gli strumenti, le risorse o una comunità di supporto per cercare quella conoscenza. […]

Ho dovuto scoprire e capire da solo un sacco di questa roba. […]

Reprimiamo chi siamo durante quei primi anni formativi in cui dovremmo imparare e crescere accanto lə nostrə coetaneə etero, e all’interno della sicurezza e del sostegno delle nostre famiglie. I sistemi eteronormativi nella nostra società hanno letteralmente il potere di cambiare la traiettoria delle nostre vite. […]

non sai cosa ti piace o chi sei se lasci che ti infilino in uno scatolone che la società ha creato per te. […]

La mia più grande paura è che lə adolescentə queer vengano lasciatə a tentativi ed errori nella loro esperienza sessuale. Vale la pena che io mi senta un po’ in imbarazzo in modo che siate tuttə un po’ più preparatə. […]

{quando George viene a conoscenza della morte di Kenny, un suo carissimo amico di confraternita:}

Eravamo giovani e sperimentavamo una perdita, separatamente e insieme. A nostra insaputa, abbiamo iniziato a stringere le braccia mentre stavamo fianco a fianco. Penso che fosse l’unico modo per non cadere a pezzi. […]

Non superi mai veramente la morte. Diventa solo più facile conviverci ogni giorno. […] Ci fu una morte avvenuta anche dentro di me. Una morte che moltə di noi subiscono quando perdiamo qualcunə che ci ha amato incondizionatamente. […]

Come persona nera queer, sono morto centinaia di volte. Probabilmente morirò altre centinaia di volte prima della mia morte fisica. Questa è la lezione della morte, però: dalla morte viene la rinascita. Una rinascita nel pensare, nell’elaborare, nel vivere. […]

Ancora più importante, la morte di tutte le cose che ero condizionato a pensare sulla mia identità era necessaria per sopravvivere a modo mio. […]

postfazione

Sapere che l’eredità di questo libro non riguarda me rimuove quasi tutti quei sentimenti {correlati anche alla cosidetta sindrome dell’impostore}. Essa è per voi. […] Ho reso pubbliche le cose più profonde e oscure del mio passato nella speranza che qualcunə possa vedere un riflesso di sé stessə nelle parole e sapere che non è solə, e che anche voi potete crescere e prosperare. […]

La cosa più preziosa che spero questo libro insegnerà ad altrə, come ha insegnato a me, è che non c’è sempre una soluzione. Che a volte alcune cose finiscono nel modo in cui finiscono. Che alcuni processi saranno sempre in corso. […]

Non dobbiamo accettare così facilmente le norme che siamo statə costrettə a seguire. Possiamo provarle e, se non funzionano, creare qualcosa di nuovo. Quando dico che non sono “blu”, intendo molto più di un colore tradizionalmente designato per rappresentare {il referente di} ragazzo.