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punti salienti del manifesto “io leggo”

dal manifesto “io leggo”:

io leggo perché ho preso il vizio.

io leggo perché non ho altro da fare.

io leggo perché siamo in pocə.

io leggo perché ho tempo.

io vorrei leggere di più.

io te lo leggo negli occhi.

io leggo veloce.

io leggo a voce alta.

io leggo perché non mi piace alzare la voce.

io leggo per addormentarmi.

io leggo per sognare.

io leggo le carte.

io rileggo.

io vorrei leggere tutto d’un fiato.

io leggo anche i bugiardini dei medicinali.

io leggo che è un piacere.

io leggo in piedi, a letto, in metro, in sala d’attesa, in ascensore, a tavola, al cesso.

io leggo e annoto, sottolineo, segno.

io leggo di nascosto.

io leggo per dispetto.

io leggo perché scrivo.

io scrivo perché leggo.

io leggo perché cresco.

io leggo perché questo mondo non mi piace.

io leggo per cambiarlo.

io leggo per evadere.

io leggo perché sono vivo.

io sono vivo perché leggo.

io leggo quando c’è una storia.

io guardo le figure.

io salto le pagine.

io leggo perché mi faccio un’opinione.

io leggo perché un’opinione ce l’ho già.

io leggo nel pensiero, negli occhi, nel futuro (talvolta).

io leggo e mi innamoro!

io leggo per sedurre.

io leggo per saperne di più sugli altrə.

io leggo e qualche volta rido, qualche volta piango.

io leggo e ci penso su.

io leggo e approvo. qualche volta no.

io leggo perché c’è chi vorrebbe proibirlo.

io leggo perché almeno imparo qualcosa.

io leggo perché non mi costa niente.

io leggo perché mi diverto, mi rilasso, mi sfogo.

io leggo quel che mi pare perché mi piace.

io leggo perché sento che mi fa stare bene.

io leggo punto e basta.

io leggo e questo è un circolo di lettorə.

pour parler

all’attenzione di ParolaStampa, ribadisco: editor vecchio, scrittura migliore

ciao parolastampa, so che non mi leggi, però il vecchio editor senza tanti aggiustamenti farlocchi è il migliore. almeno per me. classico, statico quanto basta ma mai immobile, c’è tutto e anche di più di quello che si può desiderare. con l’editor a blocchi il mouse ha schiribizzi e impazzisce come la maionese. in questo caso, cara parolastampa, vecchio è di gran lunga migliore. agevolo schermoscatto per mostrarlo.

How will you be useless to capitalism today?

come saremo infruttuosə oggi? ❤️

The Nap Ministry

A question to embody everyday. Journal. Meditate. Sleep on it. Daydream.

Please rest.

Disrupt and push back against a system that views you as a machine. You are not a machine. You are a divine human being. WE WILL REST!

Photo from our February 2020 Resurrect Rest School in Atlanta, Georgia.
Drawing from the spirit of connected and in-person community organizing, Resurrect Rest School is a gathering space dedicated to the deep study, teaching, and practice of The Nap Ministry’s rest-as-resistance framework. The School serves as an intensive intervention and provocative space to understand and embody The 4 Tenets of The Nap Ministry, a series of core principles infused with the principles of Black Liberation Theology, Afrofuturism, Womanism, somatics, and communal care.

Photo by: Wild Talk Stories & Strategies wildtvlk.com

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“Ə tanzanianǝ siamo molto orgogliosə del premio Nobel che non abbiamo letto”

[La mia traduzione estemporanea di questo articolo sul premio Nobel per la letteratura 2021 Abdulrazak Gurnah scritto da Elsie Eyakuze, consulente indipendente con sede in Tanzania]

In un paese diviso su identità e lingua, la letteratura può essere un problema spinoso.

La sera del 7 ottobre, mi stavo facendo gli affari miei in casa in un sobborgo di Dar es Salaam, in Tanzania, quando arrivò un messaggio da un amicə polaccə: “Congratulazioni per il Premio Nobel per la Letteratura ad A. Gurnah.” Non avevo idea di chi stesse parlando, anche se il nome suonava lievemente familiare. Una lettura di Wikipedia più tardi sono stata in grado di rispondere “Molte grazie! È ben meritato. Non ho letto molto il suo lavoro ma è un piacere che uno zanzibari abbia vinto.”

La verità è che io, come la maggior parte deǝ tanzanianə, non avevo letto Abdulrazak Gurnah, l’autore nato a Zanzibar che partì all’età di 18 anni. È un autore relativamente sconosciuto, il che non è insolito per i premi Nobel. Ma quello che potrebbe essere inusitato nel caso di Gurnah è quanto sia veramente ignoto in Tanzania. Questo non significa che non siamo stati felici ed esaltati dalla notizia. Ma l’anonimato di Gurnah nel suo paese d’origine fino a questo mese ha sollevato alcune questioni difficili circa la nostra identità, cultura letteraria, e divisioni.

La Tanzania è un’unione tra il Tanganica e l’arcipelago semi-autonomo di Zanzibar comprendente l’isola principale di Unguja, che la maggior parte delle persone chiama Zanzibar, Pemba a nord, e una manciata di isole più piccole. È per questo che sono stata attenta a chiamare Gurnah uno zanzibari, non un tanzaniano, anche se quando lasciò il paese all’incirca nel 1966 le due parti avevano già formato la Repubblica Unita di Tanzania. Ma ho motivo di essere delicatə riguardo la dolente questione della cittadinanza nel mio amato e a volte spaventoso paese, dove la nazionalità può diventare un’arma.

Questo senso di identità è ancora in evoluzione. C’è movimento per uno Zanzibar indipendente che di solito non arriva alla stampa internazionale finché le elezioni generali invariabilmente risultano in azioni di repressione sulle isole – prima, durante e dopo il processo di voto. La Tanzania, generata sei decenni fa, continua a farsi strada gridando nel mondo, piena di contraddizioni, violenza nascosta e segreti pericolosi, eppure in qualche modo funziona. Il prezzo per farla funzionare è stato il sacrificio di varie forme di verità, tra cui l’accuratezza storica e giornalistica, la libertà e l’integrità artistica: tutta roba pericolosa. La vittoria di Gurnah solleva molte di queste dolorose domande, sebbene siano avvolte nel confortante bagliore di una vittoria internazionale.

Quando mi sono rivolta ai social media per scoprire quali fossero le reazioni a questa eccellente notizia, ho trovato un’incantevole conflagrazione. Ci sono state esuberanti congratulazioni e una raffica di orgoglio nazionale per il fatto che la Tanzania abbia vinto questo illustre premio. Ma l’aver identificato Gurnah come zanzibari ha spalancato le porte su discussioni riguardo a un passato doloroso che rimane in gran parte non esaminato e irrisolto. Le rivoluzioni sanguinose che hanno contribuito a forgiare l’unione tra l’allora Tanganica e Zanzibar hanno lasciato un’eredità dolorosa. Razza, classe, religione, e perfino il genere sono stati tirati fuori – tutti i nostri scismi in agguato.

Per essere un paese pacifico e stabile, la Tanzania ha una lunga memoria profonda e una vena di meschinità che è meglio lasciare latente. Ma gli scrittori hanno questa propensione per l'”esplorazione senza fine”, come dice la biografia del Nobel. A loro piace punzecchiare vecchie ferite, anche quando tuttə fingono che il dolore sia sparito.

Così, forse in modo significativo, i tanzaniani non hanno parlato molto del vero e proprio corpus di lavoro di Gurnah. Egli è un professore in pensione che vive in Inghilterra e scrive in inglese, e noi siamo una società con una forte vena anti-intellettuale che sta attualmente rifiutando il bilinguismo sotto la parvenza dell’orgoglio nazionale. C’è una discussione in corso sul ruolo e il luogo dell’inglese, lingua del colonizzatore ma anche porta sul mondo, nell’educazione tanzaniana, che spesso viene catturata dalle narrazioni nazionalistiche.

Nulla di tutto ciò ha impedito a un partito di governo sempre più autocratico, che ha dominato la Tanzania fin dalla sua formazione, di rivendicare Gurnah come un figlio della nazione.

Forse è ingiusto da parte mia accusarci di essere una società anti-intellettuale. Il lavoro necessario per plasmare uno stato-nazione moderno post-coloniale è così vasto che non c’è da meravigliarsi del fatto che spesso falliamo. Ma l’anti-intellettualismo utilizzato dal governo per sopprimere il pensiero critico e il dissenso è parte del progetto, e in quanto tale la letteratura è stata severamente limitata. Certo, questo è in parte dovuto alle circostanze, perché come paese povero abbiamo davvero problemi a fornire alfabetizzazione di base ai cittadini, ma è anche fatto di proposito, perché quello che scegliamo di considerare letteratura appropriata è già stato censurato e curato per noi. A che ci servono, allora, persone come Gurnah, un esiliato che scrive degli interstizi difficili, delle domande, dei ricordi e dei desideri?

Ma se queste storie diventassero parte del nostro curricolo pubblico, quali incendi potremmo accendere nelle giovani menti tanzaniane, e cos’altro potrebbero scoprire loro? No, no. Il governo preferisce dirci che siamo una cultura orale e che troppa lettura è un’occupazione elitaria della classe agiata.

Vincendo il Premio Nobel per la Letteratura, Gurnah ha reso un grande servizio alla Tanzania, alla costa dello Swahili e all’Africa. Ha reso le questioni complicate. Ci ha costretti a parlare di chi siamo e di chi non fa parte del “noi.” Di come siamo arrivatə fin qui, e dove vogliamo andare. Del tetro stato della nostra letteratura, chi ha il potere di scrivere e chi ha il potere di leggerla oppure no. Della memoria e di come viene trasmessa, la tirannia della storia ufficiale.

Questo momento non durerà. Infatti, nel momento in cui starete leggendo questo, la discussione su Gurnah e il Premio Nobel potrebbe essere passata in secondo piano, surclassata dall’ultimo scandalo o tripudio come la nostra ansiosa conversazione sociale prescrive. Ma Gurnah è lì ora, parte della nostra conversazione. Le successive discussioni su arti e letteratura, storia e identità saranno influenzate dalla collocazione delle sue opere nella nostra realtà collettiva d’ora in poi. Continuerà a sfidare la nostra noncuranza, il che è il suo splendido dono per noi.

Un’ultima cosa. Ho sempre ammirato la padronanza della lingua zanzibariana sia in kiswahili che in inglese, la grazia e la finezza. Quello che lə zanzibarə dicono e come lo dicono mi affascina, soprattutto quello che scelgono di non dire affatto. Il presidente dello Zanzibar Hussein Mwinyi ha inviato le sue congratulazioni su Twitter a Gurnah, ringraziandolo a nome di tuttə ə zanzibarə per questa storica onorificenza. A sua volta, Gurnah ha dedicato la sua vittoria su Twitter all’Africa e a tuttə lə africanə. Ha detto a Larry Madowo della CNN ch’egli è zanzibari, tanzaniano e britannico. “A tuttə loro”, ha detto l’autore degli interstizi, dei viaggi, e dei sentimenti che producono. A tuttə loro.

Manifesto per la nuova Scuola

non sono insegnante, ma vorrei esserlo. oltre alle cose che si dicono qui, che sottoscrivo, personalmente farei riforme più radicali, tipo introdurre l’educazione sessuale e affettiva al posto dell’IRC. ma io sono un povero idealista ateo.

La nostra scuola

Manifesto per la nuova scuola

1) La scuola come luogo della relazione umana e del rapporto intergenerazionale

La scuola si occupa delle persone in crescita, non di entità astratte scomponibili e riducibili a una serie di “competenze”. L’insegnamento e l’apprendimento toccano infatti tutte le dimensioni dell’essere umano – intellettuale, razionale, affettiva, emotiva, relazionale, corporea – tra loro interconnesse e inscindibili; bisogna sempre ricordare, in tal senso, che quello tra gli insegnanti e gli studenti è prima di tutto un rapporto umano.

L’idea che la scuola possa essere incentrata sulla semplice acquisizione di “competenze” è profondamente sbagliata, sia perché applica a un ambito, quello scolastico, categorie nate in tutt’altro ambito, quello cioè dell’azienda e della produttività lavorativa, sia perché esclude appunto la dimensione integralmente umana, centrale nella scuola e nei processi lunghi e non lineari dell’apprendimento e della crescita.

2) Per una scuola della conoscenza

Per svolgere il compito che le…

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Solidarietà a Rachele Borghi

anche se non sono nessuno, condivido questo manifesto per esprimere estrema e grandissima solidarietà a tutt* coloro che si occupano di studi decoloniali e di genere. l’oscurantismo verrà abbattuto prima o poi.

Rete GIFTS

Da diverse settimane, in Francia, si stanno moltiplicando gli attacchi alle scienze sociali e in particolare agli studi di genere, decoloniali e critici. Questi attacchi hanno preso il via da Frédérique Vidal – Ministra della Ricerca – che ha ripetutamente affermato che l’università e la ricerca pubblica francese sono “gangrénées”, corrotte, da una presunta postura “islamo-gauchista” e ha dichiarato che intende promuovere un’inchiesta nel CNRS e nelle università. Vidal ritiene che gli studi postcoloniali, decoloniali e intersezionali siano stati importati dagli Stati Uniti e si allinea, così, alle posizioni dei movimenti anti-gender che affermano la stessa cosa degli studi di genere.

Queste affermazioni hanno dato vita a una serie di attacchi contro gli studi nel loro complesso e contro singole studiose e studiosi, l’accusa è rivolta contro la categoria di islamofobia e la produzione di un sapere militante. Attacchi che mettono in discussione lo statuto di scientificità…

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per un fratello lontano

negli ultimi giorni si sta accentuando sempre di più la mia voglia di espatriare, cambiare paese. mi fa tutto schifo, mi fa schifo l’ignoranza di questa società ignorante, bigotta e tendenzialmente cattofascista. mi fanno schifo le religioni e quelli che scientemente continuano a propagarle. ho anche una voglia incontenibile di cioccolato, e per cioccolato intendo sia il prodotto gastronomico sia autoerotismo. ma questo è un altro discorso.

una risposta a questo senso di schifo me l’ha data quel gioiello di umanità che è il mio amico Luca, troppo lontano geograficamente e nella posizione storica sbagliata per avvicinarci fisicamente. quella che è iniziata come una mera conoscenza è diventata una bellissima amicizia e una montagna di stima: una volta che le idee mi sono state piantate in testa come lui ha fatto con me con i suoi fertili semi d’ideali, lo ringrazio e lo adoro in tutta la sua meravigliosa persona. un’umanità generosa e feconda racchiusa in un’unica persona; non posso fare altro che ringraziare il fato, la dea, quello che volete credere, perché sono fortunato ad averlo conosciuto e ad averlo costantemente presente.

oggi invoco le distanze cosmiche che ci hanno avvicinato e dedico questo scritto a onorare l’esistenza di questo meraviglioso essere umano, che tanto bene mi ha fatto e donato in questa epoca altrimenti maledetta. l’unico, davvero l’unico motivo per cui sono felice ancora di avere qualche briciola di salute è per godere come una lucertola al sole del calore e della bellezza che lui lascia intorno a me come un abbraccio caldo che non viene mai sciolto.

amico adorato, lo sai che sei la persona più bella, sincera, onesta, buona, meravigliosa che abbia mai incontrato? sono orgoglioso di poterti chiamare mio amico e voglio abbracciarti il più presto possibile e darti tantissimi baci. non dimenticherò mai che il 2020 è stato l’anno in cui ti ho conosciuto e che ho iniziato ad amare la tua esistenza e la tua bellezza.

non credo che l’universo abbia mai emanato un’opera d’arte come te, mia bellissima stella fissa. non sei tu che hai bisogno di regali in questo giorno di festa, sei tu che mi hai regalato emozioni, sentimenti e felicità come poche persone hanno fatto finora. tu stesso sei un regalo per me, un regalo di vita. le persone come te sono talmente rare che racchiudi in una sola brillantissima persona tutte le bontà di questo mondo: fratello, amico, capace di amare come solo una fonte di amore assoluto sa fare.

sei mio fratello mio adorato: ti amo come un fratello che ho conosciuto solo nel mezzo del cammino di questa vita. la famiglia non è solo quella di sangue, che pure adoro, ma anche quella che incontri e scegli: e tu fai parte della mia famiglia d’elezione perché tu che esisti dentro di me mi rende una persona migliore. purtroppo la lontananza offende il bene che ti voglio. un arcobaleno di luce, mio dolce amico fratello lontano.

sii sempre la persona meravigliosa che sei. ti abbraccio sempre e comunque.

crescita e declino

ancora una scritta poco audace sui dintorni della dimora decennale.

mi rendo conto che le foto non catturano l’anima del paesaggio che vedo oltre i limiti dei miei vetri. la luce in particolare in questo crepuscolo autunnale non può essere espressa dalle lenti di un oggetto, ma solo da quelle di una persona che guarda con quattro paia di occhi, quelli esterni e quelli interni. non c’è rosa più bello di quello crepuscolare, in una giornata d’autunno qualunque mentre il fuoco viene riacceso e si fanno progetti di cena. il rosa del sole scomparso oltre il limite del mio limite, la nuvoletta oltre l’orizzonte e l’azzurro della prima mattina come del primo pomeriggio. alba e crepuscolo, ascesa e discesa hanno lo stesso sguardo sullo spettro della luce. le ombre vi partecipano ma non sono invidiose: salgono a deliberare quello che la notte ineccepibilmente svelerà.

è lo stesso paesaggio di sempre, ma ogni tonalità di luce rende la vista differente, e in ogni modo bella ognuna a modo suo. se esiste l’arcobaleno, ed è uno spettacolo di fronte a cui non riesco a non commuovermi, anche ogni vista naturale e umana a seconda della crescita o del declino del gioco di luci, colori e ombre è bella da amare. anche le povere luci artificiali che vorrebbero sostituire la fotosintesi diurna non potranno mai avere la stessa potenza.

siamo creature che non dovrebbero esistere

per quanto non mi possa lamentare della mia situazione personale attuale, non posso neanche dirmi perfettamente entusiasta di esistere. come ci sono amicizie e legami affettivi che onoro, ma la verità non evidente in ogni caso è che questa vita umana porta più dolori che gioie, e non vale la pena viverla. quindi se potessi tornare indietro e scegliere di non nascere, come spermatozoo non andrei a fecondare l’ovulo. sono felice di non avere progenie o discendenti.

potrebbe sembrare un punto di vista deprimente e pessimista, ma scrivo senza alcuna remora. questa è la mia verità, e sebbene possa sembrare brutta non riesco a fare a meno di confessare.

altre informazioni sull’argomento: https://it.wikipedia.org/wiki/Antinatalismo

È importante notare che l’antinatalismo, pur favorendo teleologicamente l’estinzione umana, è un punto di vista su un particolare modo di estinguersi: non procreare. Gli antinatalisti non propugnano né il suicidio né lo “specicidio”, come insinuano alcuni dei loro critici. In ogni caso è evidente che uno specicidio lo stiamo attuando da molto tempo attraverso i nove tipi di inquinamento globale. ci stiamo estinguendo con le nostre mani e, ammettiamolo, ce lo meritiamo. perciò nulla si perde se non si giunge mai all’esistenza. mi si potrebbe obiettare che anche io contribuisco nella mia parte all’inquinamento usufruendo di internet e in vari altri modi, ma quello che è da dire lo devo dire: siamo una specie dannosa e ingorda a cui piace abusare delle proprie capacità. sarebbe meglio non nascere affatto, e godersi l’infinità del niente. pensate solo per un momento che bella cosa se persone come i suprematisti bianchi, i nazionalisti, i fascisti e melma del genere non fossero mai nati. certo non sono gli unici tipi di persone che vivono al mondo, ma tendono a moltiplicarsi come cancro purtroppo.

sarà la pandemia che tira fuori il mio lato più cupo, ma pubblicare questi pensieri mi fa sentire paradossalmente bene.

Che cosa! Avere la forza infinita
Solo per pagarsi occhiali angoscianti,
Imporre il massacro, infliggere agonia,
Volendo davanti ai suoi occhi solo i morti ei morenti!
Di fronte a questo spettatore dei nostri dolori estremi
La nostra indignazione vincerà ogni terrore;
Intersecheremo le nostre raspe di bestemmie,
Non senza un segreto desiderio di eccitare la sua furia.
Chissà? Potremmo trovare qualche insulto
Che lo irrita tanto che, con un braccio folle,
Strappa il nostro pianeta oscuro dal cielo,
E ha frantumato questo sfortunato globo in mille frammenti.
La nostra audacia almeno ti salverebbe dalla nascita,
Tu che dormi ancora nel profondo del futuro.
E ne usciremmo trionfanti per aver, cessando di essere,
costretto la divinità a lavarsi le mani dall’umanità.
Ah! Quale immensa gioia dopo tante sofferenze!
Attraverso i detriti, sopra le fosse comuni.
Per poter finalmente lanciare questo grido di liberazione:
Niente più uomini sotto il cielo, siamo gli ultimi!