Terrorismo italiano

Attentato terrorista: un fascista disadattato spara su un gruppo di uomini e donne neri avvolto nella bandiera tricolore. Alcuni elementi saltano agli occhi:

  • la stampa italiana non si prodiga a dare i nomi delle vittime; quello dell’attentatore al contrario affiora in continuazione
  • gli sciacalli, per citare solo la feccia minore, fanno il loro lavoro: i partiti filofascisti tra cui lega e forza italia cercano attenuanti per il gesto del terrorista
  • la sinistra, per converso, è incapace di condannare perentoriamente l’accaduto e di demolire moralmente le forze politiche che giustificano o peggio appoggiano il terrorista
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Un ballo in maschera

Una creatura che cerca goffamente di sedurne un’altra senza sapere esattamente cosa stia facendo è uno spettacolo che non si vede tutti i giorni, e che per questo fa riflettere sul milieu esistenziale in cui ci troviamo immersi. Siamo a carnevale, e come ogni anziano mi sento inadatto a partecipare a una sfilata di carri allegorici, soprattutto per il fatto che l’età media delle maschere non supera il vent’anni; e poi perché non ho una maschera; o meglio, non ho intenzione di indossare una seconda maschera. Ecco, forse è questo che mi turba del periodo carnevalesco: oltre alle costruzioni sociali più o meno implicite che ci ricoprono la pelle, ci si sforza di indossare una seconda costruzione, che però tende a smascherare la prima, complice il consumo di alcolici. Non nel mio caso ovviamente, poiché 1. non posso più bere alcolici purtroppo, e 2. sopportare una maschera tutto l’anno è già abbastanza faticoso; due sono veramente troppe.

maschere

ciò non toglie comunque che siano giornate estremamente divertenti!

[grazie alla mia Madama Butterfly preferita Prixia e a Mister Trump]

{quotidianamente}

Supporto

Non uscirò allo scoperto nella Giornata Nazionale del Coming Out perché le persone LGBTQ ‘si dichiarano’ solo nell’interesse dei cisetero (eterosessuali cisgenere), mentre questi non devono farlo, non ci si aspetta che si dichiarino. Non dichiararsi è solo una conseguenza dei pregiudizi che crea la società su cosa sia normale.

fonte: Medium


Con il porre enfasi sull’atto di rivelazione, di esposizione allo scrutinio, al giudizio e sì anche all’accettazione da parte di chi ci circonda, riconosciamo implicitamente che essere queer significa doversi sempre dichiarare. Ciò rende l’identità queer come un Altro sempre oscuro e immaginato, una cosa che deve, allo scoccare della mezzanotte di un giorno prestabilito ogni anno, emergere ed eseguire un rituale di purificazione su se stesso.

fonte: Bilerico Project

L’identità queer non è una maschera di carnevale.

{sympathize}

Bildungdämmerung

I burocrati possono anche chiamarlo “esame di stato” ma per noi che abbiamo vissuto una scuola pubblica diversa sarà sempre l’esame di maturità. Certo è evidente come il cambio di denominazione abbia risignificato l’intera impostazione didattica: oggi coloro che affrontano l’esame dopo cinque (o, ancora peggio, quattro) anni ne hanno veramente poca, cosi come coloro che hanno smantellato la didattica dei saperi. Le competenze, che oggi invece vanno di moda, sono quei saperi pratici che non insegnano a pensare, ma solo a produrre. I saperi non sono produttivi, se non di conoscenza, mentre le competenze sono sterilmente produttive di prodotti, in un circolo infinito di uso e consumo. Nei corridoi delle scuole e nelle aule universitarie dei corsi pre-concorso ci si lamenta che la didattica non è abbastanza differenziata, come i rifiuti: le competenze infatti producono sapere-immondizia. Le competenze prevedono che l’insegnante debba essere giudicato dagli alunni, e che costoro non hanno alcun dovere etico all’interno degli spazi scolastici [l’indicativo è voluto].

Ebbene, non è questa la direzione giusta. Politicamente sono progressista, ma nell’educazione approvo incondizionatamente modelli conservatori. L’educazione, per essere efficace, deve trasmettere saperi, e per fare ciò è necessario che non ci sia un rapporto paritario tra docenti e discenti, che questi ultimi seguano le indicazioni dei primi. È di questi giorni la notizia che una coppia di genitori sono ricorsi al TAR perché il loro figlio/a aveva preso 9 nei giudizi finali anziché 10. Un chiodo nella bara. Si è arrivati alla possibilità di poter contestare in via ordinaria l’operato dei docenti, perché si ritiene a priori che non sappiano insegnare e che i figli abbiano in ogni caso trattamenti favorevoli, anche quando non lo meritano. Il significato delle parole è emblematico: docenti sono coloro che docent, insegnano; i discenti sono coloro che discunt, imparano. Se non impari pur avendo le capacità per farlo, ti meriti tutte le conseguenze del caso: il concetto di responsabilità è davvero la base dell’educazione e segnale di maturità.

Cavità

In questo vuoto che è lo spazio verosimile manca completamente senso morale, senza eccezione. Non mi pare corretto nei confronti dei futuri, dato che non c’è quasi nessuno che si preoccupa di discernere criticamente e il più imparzialmente possibile quello che accade in società.

C’è un vuoto totale che i politici di quasi tutto lo spettro lasciano all’indifferenza: non avendo contenuto, l’indifferenza non ha peso, quindi può risucchiare come un buco nero ogni oggetto e persona che trova sul suo cammino. In particolare mi preoccupa l’indifferenza ai rigurgiti fascisti che attraversano il popolo italiano, e che bisogna combattere. Non possono essere tollerati atteggiamenti indulgenti o accoglienti verso idee fasciste e razziste, specialmente sui mezzi di comunicazione di massa. Questo è il l’obiettivo della mia polemica, perché è evidente che “lasciar stare” è il primo atteggiamento che permette ai fascismi di prendere piede.

Ai miei studenti per esempio mi prenderò cura di far conoscere il passato coloniale del mondo anglofono con tutte le conseguenze sul mondo di oggi, in modo da mettere in risalto l’intero mondo valoriale che la lingua veicola. Insegnare una lingua, secondo me, dovrebbe implicare insegnare la storia culturale e dei segni di valore che stanno sempre dietro la sua evoluzione nel tempo e nello spazio.

Nelle scuole italiane allo stato attuale si insegna a rispettare il Giorno della Memoria, ma pochi mettono in evidenza in che modo l’Olocausto sia connesso al passato coloniale, al razzismo italianoai genocidi provocati in Africa dal fascismo. Quasi nessuno ne parla; di certo non le istituzioni che al contrario ne dovrebbero essere consapevoli. Ma è necessario diffondere le vergogne di cui gli italiani si sono macchiati: non siamo mai stati brava gente, perché al pari degli inglesi e di altre nazioni europee per un certo periodo abbiamo incarnato e diffuso il Male.

Insomma lo scopo di questo spazio e di queste parola è ricordarmi di raccogliere pagine e storie che raccontino la nostra identità, ed è rivolto principalmente a te, caro nipote, così che conoscendo il Male imparerai a scegliere sempre il Bene.

{quotidianamente}