Quello che non vedrete mai sui libri – Il ‘fallo donna’

o mia dea, sempre siate lodatə 💜

Fiore Avvelenato

Nel Paleolitico e nel Neolitico il corpo di donna ritratto in modo naturalistico con il collo a forma di fallo era il modo accettato di raffigurare lo sviluppo della vita o il rafforzamento dei poteri di vita. Questo simbolismo ha un senso filosofico e non sessuale o pornografico.

La ‘Venere’ Mostruosa della Preistoria di Marija Gimbutas

I Nomi della Dea edito da Ubaldini Editore è una raccolta di ricerche di mitologi, antropologi, sociologi come Joseph Campbell, Riane Eisler, Marija Gimbutas, Charles Musès. I loro piccoli saggi dimostrano come quanto poco sappiamo della storia del genere umano e quanto una divinità non solo madre ma anche fluida, come del resto sono la maggior parte degli dèi antichi, fosse presente nella Preistoria fino alla comparsa dell’agricoltura. Penso sia fondamentale che le persone femministe e sex positive conoscano queste nozioni di antropologia, sociologia, mitologia e storia per avere radici solide per le loro…

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chi *mazzo voto il 25 settembre?

c’era un partito di sinistra
che segue come destra amministra
e invece di far rivoluzione
ritornò all’adulazione
e lasciò il popolo al bidone
quel destro partito di sinistra

finiamo orsù coi botti
meglio froci che corrotti
meglio troie che bigotti

~

il mio voto è utile perché io valgo

* sostituisci bilabiale nasale con occlusiva velare

Post Porno

bisogna sovvertire gli immaginari sessuali e distruggere la morale borghese-fascista italiana tanto cara alla chiesa e ai suoi adepti: guano disumano, ipocrita e vigliacco, cancro della specie, fango meritevole solo di sputi. sputiamo sui preti e sui fascisti, oppure mettiamoli a disagio manifestando l’intero spettro delle sessualità, godendo e squirtando davanti ai loro occhi. questo merita una società cattobigotta.

a questo proposito vengono in aiuto gli immaginari delineati da Post Porno, Corpi liberi di sperimentare per sovvertire gli immaginari sessuali, opera di Valentine Fluida Wolf.

qui sotto raccolgo i riferimenti del libro, ma soprattutto voglio mettere in evidenza, dati i tempi che corrono e alla luce degli ultimi avvenimenti in parlamento, le performance Fuck the Fascism a Roma di MariaBasura. DA REPLICARE. Mandiamo affanculo le gerarchie eteronormative nazionaliste e facciamo sesso libero e svergognato davanti ai loro occhi. Abbattiamo le gerarchie un orgasmo alla volta.

“Usciamo in piazza.
Mostri, mutanti, froci, terroni, migranti, dissidenti; quelli che si svegliano e vogliono svegliare gli altri.
Abbattere i muri imposti dall’ignoranza.
Fottiamo da dietro i culi glorificati dei dignitari fascisti, eroi del colonialismo.
Li scopiamo e sulla scena del crimine eiaculiamo la storia vera sui loro corpi di pietra.
PORNOTERRORISMO, ci atteniamo alla parola.
Con i nostri pacchi sovversivi combattiamo la pornografia di questo sistema, di questa storia, di questi lasciti che esistono ancora;
eredità economiche, potere politico;
latifondi di ieri, conglomerati di oggi;
Gli eterni proprietari di domani.
Vieni e unisciti a noi, il mondo è pieno di monumenti che aspettano che tu li fotta.
NON RICEVIAMO E NON ABBIAMO RISPETTO!

Il manifesto:

Altri riferimenti a performer, eventi e documenti culturali che hanno contribuito e contribuiscono a costruire pratiche postporno:

Ovidie
https://fr.wikipedia.org/wiki/Ovidie

Paul Preciado
https://www.internazionale.it/tag/autori/paul-preciado

Ellen Willis
https://en.wikipedia.org/wiki/Ellen_Willis
https://www.dissentmagazine.org/article/the-radical-ellen-willis

COYOTE
https://en.wikipedia.org/wiki/COYOTE

Annie Sprinkle
https://anniesprinkle.org/
libro: Post Porn Modernist
https://www.golenaedizioni.com/page.php?168

A public cervix announcement:
http://anniesprinkle.org/a-public-cervix-anouncement/

Betty Dodson
https://en.wikipedia.org/wiki/Betty_Dodson
https://dodsonandross.com/

Dorrie Lane
https://vulvapuppet.com/

Scarlot Harlot
https://en.wikipedia.org/wiki/Carol_Leigh
http://scarlotharlot.com/

Postporn modernist Manifesto
https://www.mirkoriazzoli.it/the-post-porn-modernist-manifesto/

Veronica Vera
https://veronicavera.wordpress.com/

Candida Royalle
https://en.wikipedia.org/wiki/Candida_Royalle

Diane Torr
http://dianetorr.com/

Shelly Mars
http://shellymars.net/drag-king

Virginie Despentes
https://www.internazionale.it/tag/autori/virginie-despentes

Coralie Trinh Thi
https://en.wikipedia.org/wiki/Coralie_Trinh_Thi

Bruce LaBruce
https://en.wikipedia.org/wiki/Bruce_LaBruce

Del Lagrace Volcano
https://www.dellagracevolcano.se/

ZARRA BONHEUR
https://www.zarrabonheur.org/performer/collettivo/
https://zarrabonheur.wixsite.com/zarrabonheur-it

Lucía Egaña Rojas
https://luciaegana.net/
libro: Postporno
https://luciaegana.net/textos/postporno/

Girls who like porno
https://girlswholikeporno.com/

Itziar Ziga
https://ca.wikipedia.org/wiki/Itziar_Ziga

Muestra Marrana
https://muestramarrana3.wordpress.com/

Diana J. Torres
https://es.wikipedia.org/wiki/Diana_J._Torres

LadyFest Roma
https://ladyfest-roma.noblogs.org/

laboratorio Sguardi Sui Generis
http://sguardisuigeneris.blogspot.com/

Slavina
https://malapecora.noblogs.org/

Eyes Wild Drag
http://eyeswilddrag.blogspot.com/

Aorta Films
http://www.aortafilms.com/home

Yes, we fuck!
https://vimeo.com/123177395
https://en.wikipedia.org/wiki/Yes,_We_Fuck!

Constanza álvarez Castillo Missogina – La cerda punk
https://excentricofest.com/

PostOp
https://postop-postporno.tumblr.com/

Nadia Granados
http://nadiagranados.com/wordpress/

Barbarismos Queer
https://www.pikaramagazine.com/2019/11/barbarismos-queer-y-otras-esdrujulas-que/

fuck the fascism
https://fuckthefascism.noblogs.org/
https://fckthefascism.tumblr.com/

HackerPorn FilmFest Roma
https://www.hackerpornfest.com/

Maria Basura
https://marytrash.tumblr.com/
https://www.eldesconcierto.cl/tipos-moviles/2020/11/24/maria-basura-pornovandala-chilena-incomoda-en-europa-no-hay-que-abolir-el-porno-hay-que-rehacerlo.html

Terrorismo Teatral Migrante
https://terrorismoteatral.noblogs.org/

Jorge the Obscene
https://www.jorgetheobscene.com/

Courtney Trouble
https://courtneytrouble.com/

PornFilmFestival Berlin
https://pornfilmfestivalberlin.de/

Making of Love
https://www.makingoflove.it/

Erika Lust
https://erikalust.com/

Female ejaculation & other mysteries of the universe
https://www.indielust.tv/female-ejaculation-and-other-mysteries-of-the-universe/

Film:
Venus Boyz (2002)
Ageless Desire (1999)
Manifiesto Gordx (2012)

terrorismo anale

una tesi sull’omosessualità è capace di cambiare radicalmente lo stato delle cose? l’omosessualità può essere paragonata al terrorismo? l’omosessualità può fare vittime?

quando ho sentito la notizia delle parole dell’annunciatore egiziano che screditava il lavoro di Zaky a Bologna mi è venuto in mente No Future di Leo Bersani: il regime patriarcale si difende dalla “minaccia omosessuale”, ma sarebbe più esatto allo stato attuale dire queer, con la sola accusa che abbia senso per il paranoico: terrorismo. anale, aggiungo io. l’eterno identico non può controllare le forze centrifughe del queer, che minacciano di dissolvere il suo nucleo centrale, la famiglia. se il capofamiglia etero scopre la sua funzione di dildo – e tutt* prima o poi lo scoprono – è finita. il queer è una minaccia alla stabilità delle architetture statali perché mina alla base l’incrostazione di significante e significato che hanno avuto finora il fallo e la famiglia edipica.

a pensarci bene forse il regime egiziano non ha tutti i torti. noi queer abbiamo il potenziale per distruggere i regimi vigenti dell’eterosessualità obbligatoria. abbiamo i nostri corpi che possiamo far funzionare come dildo decentrati e con cui demolire le certezze dell’eterosessualità. il queer è il terrore/ismo anale incarnato. perché non rivendichiamo questo meraviglioso potere? perché non attacchiamo più spesso?

Zaky è stato preso di mira come capro espiatorio, è chiaro. l’accusa: attentato alla sopravvivenza della supremazia del Fallo. la paura anale mai scacciata che l’omosessualità pur nella versione assimilazionista di questi decenni possa tornare ad avere la potenza rivoluzionaria degli albori, quando ancora rivendicava il puro desiderio indifferenziato dei corpi. ma oltre alla gran maggioranza che vuole integrarsi all’eterosessualità – con l’inevitabile fallimento che questa voglia di integrazione comporta – c’è chi è altr*. come scrivono ideadestroyingmuros nell’introduzione al libro di Preciado:

Siamo coscienti di essere corpi stranieri, sterili, inutili, sappiamo che le nostre pratiche sono considerate improduttive, mostruose, scandalose e i nostri consumi inverificabili. […] ci riconosciamo nel delirio di tutto ciò che ancora non esiste.

avanti così! magari una tesi sull’omosessualità fosse capace di rovesciare un regime come quello egiziano, magari una tesi sull’omosessualità fosse in grado di cancellare dalla faccia dell’umanità le piaghe causate dal patriarcato! volessero i numi delle orge!

invece per ora ci dobbiamo accontentare di incarnare il terrore anale dell’eterosessuale in crisi. ma siamo agli sgoccioli, regimi eteropatriarcali di tutto il mondo: avete i giorni contati. avete ragione di temere che un dildo vi accarezzi: una volta assaggiato non ne potrete fare più a meno.

presto saremo liber* dagli abusi dell’eterosessualità, e noi come tutt* Patrick George Zaky.

gay omofobo cerca amore

dove rifletto su omofobia, corpo e genere. lo spunto me lo dà un recente scambio, diciamo così, con un anonimo.

sono su un sito di incontri e mi contatta uno sconosciuto, di cui mi colpisce una frase nella descrizione del profilo attribuita a rocco siffredi: sentirsi uomo e amare il cazzo non è comprensibile da tutti. mi saluta per primo e sono contento di poter instaurare un dialogo con una persona particolare, per quanto di solito sia restio a concedere parola agli anonimi di questi luoghi.

per rompere il ghiaccio gli dico che ho apprezzato la citazione, che personalmente interpreto come “gli uomini hanno talmente tanta paura del fallo che non riescono ad amare il pene” e quindi in un senso che demolisce la mascolinità tossica; lui invece risponde che la interpreta all’opposto, come una celebrazione del fallo e del macho. allargando il discorso ribadisco che paradossalmente i maschi omosessuali hanno molto da imparare su cosa vuol dire amare il cazzo e che per questo c’è una gran quantità di omofobia interiorizzata, per non parlare di misoginia. l’anonimo chiede (sic):

è possibile non avere l’omofobia interiorizzata coi tempi che corrono?

non capisco cosa intenda. prima interdizione. certo che è possibile non interiorizzare l’omofobia. ma per me che la combatto da quando ho cinque anni mi riesce relativamente facile riconoscerla. forse per lui non è lo stesso. ma non riesco a rispondere, perché l’anonimo aggiunge su questa altre domande su altri concetti: non ce la faccio a stargli dietro, a rispondere alla marea incoerente di frasi che va accumulando, quindi scelgo di rispondere solo all’ultima domanda, ossia dove abito (per fortuna in mezzo a noi ci stanno un paio di centinaio di chilometri, quindi mi sento relativamente al sicuro).

cambio d’argomento: chiede l’origine del mio nome utente, che ho ripreso dalla figura di Baphomet. lui afferma che è molto inquietante (…e chi te l’ha chiesto?). rispondo che in realtà lo dipingono cattivo ma non lo è affatto (maledetta necessità del superego che mi impone sempre di rassicurare l’altro!). al suo insistere che si tratta pur sempre di una figura diabolica, come se questo sistemasse la faccenda, gli ricordo mezzo esasperato (sto parlando con un prete?) che i simboli in fondo sono finzione, e che le religioni sono fasulle. scanso di equivoci.

cambio d’argomento repentino: al contrario di quello che ho scritto come descrizione sul mio profilo (non cerco nulla perché non ho perduto niente), l’anonimo dice:

ho dei desideri che non riesco a far quadrare

gli chiedo di approfondire se vuole parlarne. inizia un altro flusso di pensieri di cui di nuovo mi sfugge la coesione e che hanno come punto centrale il fatto che vorrebbe una storia d’amore, e aggiunge:

cosa ci rende umani se non l’amore?

ho smesso di abboccare a queste trappole, per due motivi: 1. dipende da cosa s’intende per amore e 2. credo che non sia l’amore a renderci umani ma semmai la capacità di immaginazione; infatti cresce il sospetto che costui abbia un’immaginazione molto vivida, e lateralmente aggiungo non molto lucida avendo trent’anni di età. ma vado avanti perché in fondo stiamo solo parlando, e non ha mostrato grandi brutture. ma arriva subito una smentita:

solo perché fallisco non è che [il desiderio] me lo rimuove la società

in risposta alla mia osservazione che secondo una certa corrente psicanalitica noi siamo macchine che producono desiderio. ma è colpa mia che forse sparo troppe cartucce, e continua:

scatta un campanello d’allarme al paragone tra sessualità ed escrementi: la sessualità come cosa brutta, schifosa, vergognosa e similmente gli escrementi come cosa brutta, schifosa e vergognosa. è curioso e mi fa infuriare tantissimo il fatto che sesso ed escrementi siano due cose che la cultura e la civilizzazione hanno relegato nella vergogna e nel segreto, pur essendo funzioni organiche, vitali. ma questo è un altro discorso ancora.

volo pindarico: l’anonimo passa dalla vergogna della sessualità a commentare in modo equivoco una mia foto in cui sono s/vestito per la Parata: “mi dispiace che qui sopra è pieno di gente seminuda” (e quindi?). ma considerando le frasi globalmente giustifico il commento pensando che magari il suo è solo eccessivo prudore – d’altra parte non tutti hanno l’impudenza come il sottoscritto di andare in giro senza maglietta, non ancora purtroppo. lo so, sto difendendo l’indifendibile, anche perché avrei potuto rispondere chi cazzo ti ha chiesto alcunché. nella foto in questione in effetti sono seminudo e in testa ho un cerchietto con orecchie di plastica rosa shocking – col sole pomeridiano di giugno a picco in mezzo a centinaia di migliaia di persone mi pare anche legittimo spogliarsi un minimo.
ma solo a posteriori mi rendo conto pienamente del fatto che questo anonimo trova scandaloso, e quindi forse è anche attratto?, dal fatto che io offra allo sguardo un corpo mezzo nudo e ornato con oggetti culturalmente iscritti al genere femminile. come se la nudità, anche intera, fosse qualcosa di cui vergognarsi. figuriamoci poi la nudità che devia dal maschile per avvicinarsi al femminile. la nudità: altro concetto forzato sotto la categoria della vergogna insieme a sesso ed escrementi.
altro paralogismo dunque: agli occhi dell’anonimo la nudità coincide sempre e necessariamente con il sesso e quindi dev’essere vissuta come vergogna, in ossequio ai precetti più deleteri del decoro. con questi passaggi mi pare evidente che lo sguardo dell’anonimo voglia allo stesso tempo penetrare e mettere sotto controllo il corpo altrui. patriarcato, semplicemente, non ho scoperto nulla di nuovo. ma ora lo vedo all’opera. costui non differisce molto dal molestatore che dice della donna molestata “mi ha provocato il suo abbigliamento”. no minchione avariato, non sono io che devo vestirmi, sei tu che devi ficcarti le mani nell’ano se ti prende la fregola; vai a fottere un frullatore. il mio corpo non vive per compiacere il tuo sguardo.

sguardo tossico che infatti alla mia risposta sull’occasione della foto svestito risponde:

la diagnosi del patriarcato dunque viene confermata da quell’aggettivo possessivo. ora sono vigile ed esplicito il percorso che mi ha portato dove sono.

si parla di monogamia, e io affermo la mia posizione al riguardo che è di netta opposizione all’istituzione, in quanto a mio modo di vedere limita gli impulsi e i desideri dell’essere umano. l’anonimo non concorda, ma allo stesso tempo confessa qualcosa di completamente opposto alla concezione dell’amore come teleologia:

altro campanello d’allarme: l’anonimo si sente un pervertito perché ha confessato di voler fare sesso, e perdipiù gay diocenescampi! sessuofobia addirittura? allora mi sorge il dubbio che forse si è scoperto da poco? (giustificare l’ingiustificabile) no, affatto. allora rimango seriamente interdetto. perché ha questa brutta concezione del sesso? ma soprattutto, ora che rileggo tutto, perché ho continuato a combattere contro un mulino a vento che chiaramente dava segnali equivoci? ma siamo quasi giunti all’acme.

questo non è un campanello d’allarme, questo è un vero e proprio campanile antincendio! chiedo spiegazioni: dunque se non trovi qualcuno con cui allacciare una relazione monogama hai fallito addirittura l’intera esistenza? ed ecco che il vulcano erutta:

ammutolisco e voglio chiudere la conversazione. ma lui imperterrito continua, così non riesco a dire altro che parolacce, perché sono sconvolto, non ragiono più lucidamente. ho oltrepassato il mio limite.

da notare il paradosso della mentalità omofoba, che si ritrova come base della matrice eteropatriarcale: il molestato che deve tenere in conto le idee del molestatore, l’oppresso che deve tenere in considerazione le idee del potente, lo schiavo che deve avere riguardi nei confronti del padrone. eccolo il cuore dell’omofobia interiorizzata. finché noi queer non demoliamo la morale eterosessuale, finché non smetteremo di cercare compromessi con il regime discorsivo eterosessuale, finché non ci rendiamo conto che i desideri e gli affetti del corpo non possono essere normati, non saremo mai liberi.

l’episodio mi ha portato ad aumentare il livello di guardia nei siti di incontri. volevo cancellare il mio profilo su quel sito, ma sono riuscito a riflettere, grazie anche all’appoggio di un amico speciale, che non devo farmi cancellare dal deteriore: l’orgoglio di esistere fuori norma va urlato, e il dolore di noi periferie malate mentalmente è il carburante che deve alimentare il nostro essere favolosamente frocie.

a fonte libera

una volta cancellati i miei profili sulle reti sociali più note, mi sono iscritto su un’istanza mastodon. non invito a iscriversi perché quando le masse delle facce del libro scopriranno questi nuovi strumenti non ci sarà altro rimedio che togliersi anche da lì. ma snobismo a parte: trovo che questa concezione rizomatica di stare in rete sia più autentica e meno alienante rispetto all’anarcocapitalismo delle piattaforme commerciali. ammetto che mi manca sorridere coi meme di alcuni gruppi nichilisti in cui ero iscritto su libro delle facce, ma pazienza.

Propongo un collegamento che spiega cos’è il fediverso e le varie istanze e come funzionano.

la fiera della solitudine

raggiungi liberi
al prezzo di soldi
sempre più liberi.

nolite parole,
umani imperfetti,
a imporre disagio.

leggi: non importa
perdere soggetti
trafficati illegali.

libertà ci è oggetto:
sì libri, a un prezzo.

Reblog: A Leelah Alcorn

Ripubblico un articolo pieno di rabbia che scrissi cinque anni fa quando giunse la notizia del suicidio di Leelah. Lo ricondivido nel Giorno della Memoria per onorare lei e tutt* le persone transgender ignorate e uccise dalla violenza di genere. Solidarietà incondizionata a chi lotta per essere visibile.


Prendetevi un fottuto momento per leggere la lettera d’addio che Leelah ha scritto prima di buttarsi dalla finestra della sua camera:

If you are reading this, it means that I have committed suicide and obviously failed to delete this post from my queue.

Please don’t be sad, it’s for the better. The life I would’ve lived isn’t worth living in… because I’m transgender. I could go into detail explaining why I feel that way, but this note is probably going to be lengthy enough as it is. To put it simply, I feel like a girl trapped in a boy’s body, and I’ve felt that way ever since I was 4. I never knew there was a word for that feeling, nor was it possible for a boy to become a girl, so I never told anyone and I just continued to do traditionally “boyish” things to try to fit in.

When I was 14, I learned what transgender meant and cried of happiness. After 10 years of confusion I finally understood who I was. I immediately told my mom, and she reacted extremely negatively, telling me that it was a phase, that I would never truly be a girl, that God doesn’t make mistakes, that I am wrong. If you are reading this, parents, please don’t tell this to your kids. Even if you are Christian or are against transgender people don’t ever say that to someone, especially your kid. That won’t do anything but make them hate them self. That’s exactly what it did to me.

My mom started taking me to a therapist, but would only take me to christian therapists, (who were all very biased) so I never actually got the therapy I needed to cure me of my depression. I only got more christians telling me that I was selfish and wrong and that I should look to God for help.

When I was 16 I realized that my parents would never come around, and that I would have to wait until I was 18 to start any sort of transitioning treatment, which absolutely broke my heart. The longer you wait, the harder it is to transition. I felt hopeless, that I was just going to look like a man in drag for the rest of my life. On my 16th birthday, when I didn’t receive consent from my parents to start transitioning, I cried myself to sleep.

I formed a sort of a “fuck you” attitude towards my parents and came out as gay at school, thinking that maybe if I eased into coming out as trans it would be less of a shock. Although the reaction from my friends was positive, my parents were pissed. They felt like I was attacking their image, and that I was an embarrassment to them. They wanted me to be their perfect little straight christian boy, and that’s obviously not what I wanted.

So they took me out of public school, took away my laptop and phone, and forbid me of getting on any sort of social media, completely isolating me from my friends. This was probably the part of my life when I was the most depressed, and I’m surprised I didn’t kill myself. I was completely alone for 5 months. No friends, no support, no love. Just my parent’s disappointment and the cruelty of loneliness.

At the end of the school year, my parents finally came around and gave me my phone and let me back on social media. I was excited, I finally had my friends back. They were extremely excited to see me and talk to me, but only at first. Eventually they realized they didn’t actually give a shit about me, and I felt even lonelier than I did before. The only friends I thought I had only liked me because they saw me five times a week.

After a summer of having almost no friends plus the weight of having to think about college, save money for moving out, keep my grades up, go to church each week and feel like shit because everyone there is against everything I live for, I have decided I’ve had enough. I’m never going to transition successfully, even when I move out. I’m never going to be happy with the way I look or sound. I’m never going to have enough friends to satisfy me. I’m never going to have enough love to satisfy me. I’m never going to find a man who loves me. I’m never going to be happy. Either I live the rest of my life as a lonely man who wishes he were a woman or I live my life as a lonelier woman who hates herself. There’s no winning. There’s no way out. I’m sad enough already, I don’t need my life to get any worse. People say “it gets better” but that isn’t true in my case. It gets worse. Each day I get worse.

That’s the gist of it, that’s why I feel like killing myself. Sorry if that’s not a good enough reason for you, it’s good enough for me. As for my will, I want 100% of the things that I legally own to be sold and the money (plus my money in the bank) to be given to trans civil rights movements and support groups, I don’t give a shit which one. The only way I will rest in peace is if one day transgender people aren’t treated the way I was, they’re treated like humans, with valid feelings and human rights. Gender needs to be taught about in schools, the earlier the better. My death needs to mean something. My death needs to be counted in the number of transgender people who commit suicide this year. I want someone to look at that number and say “that’s fucked up” and fix it. Fix society. Please.

Goodbye,

(Leelah) Josh Alcorn

fonte: tumblr: satan’s wifey.

Questa è la lettera d’addio che la diciassettenne Leelah Alcorn ha scritto prima di suicidarsi su Tumblr. Non servono parole per descrivere l’accaduto. Questo è il motivo per cui ancora l’omo-transfobia uccide, eccome se uccide.

Leelah si è suicidata pochi giorni fa. Allora cosa cazzo vogliamo festeggiare? L’avvento di un altro anno segnato da violenze, bullismo, suicidi? Io non festeggio. Berrò alla memoria di Leelah e di tutte quelle vittime suicide a causa di violenze e abusi. Ecco come ricorderò l’anno che sta per concludersi.

a chi giova dichiararsi?

Non uscirò allo scoperto nella Giornata Nazionale del Coming Out perché le persone LGBTQ ‘si dichiarano’ solo nell’interesse dei cisetero (eterosessuali cisgenere), mentre questi non devono farlo, non ci si aspetta che si dichiarino. Non dichiararsi è solo una conseguenza dei pregiudizi che crea la società su cosa sia normale.

fonte: Medium


Con il porre enfasi sull’atto di rivelazione, di esposizione allo scrutinio, al giudizio e sì anche all’accettazione da parte di chi ci circonda, riconosciamo implicitamente che essere queer significa doversi sempre dichiarare. Ciò rende l’identità queer come un Altro sempre oscuro e immaginato, una cosa che deve, allo scoccare della mezzanotte di un giorno prestabilito ogni anno, emergere ed eseguire un rituale di purificazione su se stesso.

fonte: Bilerico Project

non dichiararsi, oltre a essere una pratica che riceve senso solo e soltanto in quanto viviamo in un mondo dominato dall’eteronormatività e dall’abuso sulle minoranze sociali, può avere un estremo valore di sopravvivenza per coloro che vivono in contesti sociali pericolosi per la propria incolumità fisica e psicologica – e non sono pochi gli stati in tutto il mondo che condannano a morte gli omosessuali, figuriamoci gli altri appartenenti alla comunità lgbtq+.

dove invece, come da noi in italia, ancora vige la libertà d’espressione (per quanto fragile) d’altra parte non parlare, non palesare sé stessi davanti a chi vorrebbe negare la nostra esistenza facilita il prepotente, il razzista, l’omofobo e i reazionari in genere. stare in silenzio spesso significa lasciarsi dire da chi ha potere e tenta di violarci in quanto esseri umani. e questo non possiamo permetterlo.

questo secondo me è il significato del coming out day. sfondare le porte dell’ignoranza dell’oscurantismo.

in ferie

la prossima settimana vado in ferie.

ogni persona con cui cerco di sostenere questa conversazione: e dove vai?

… {momento di smarrimento dopo aver capito che andare in ferie per la maggior parte degli impiegati vuol dire automaticamente fare turismo in qualche luogo il più lontano possibile rispetto a quello in cui si passa la maggior parte dell’anno} deciderò all’ultimo minuto. vorrei visitare la spiaggia del sud della Narnia, oppure esplorare le segrete dei castelli intorno a Hogwarts, ma magari invece deciderò di passare le vacanze ad accarezzare gli unicorni nella riserva naturale su Urano.. ci sono così tanti posti da visitare!

qualunque altra persona: {dà consigli e suggerimenti che non seguirò mai perché trascorrerò due settimane sul divano di casa col naso tra pagine di libri}

io: ah certo, conosco il parco di Capobardo Salsa… magari ci faccio un salto!

{fine della conversazione}


da quando non andare a lavoro vuol dire necessariamente andare da qualche parte a riposare le chiappe? anche a me piace andare al mare come a ogni piccoloborghese di collina, ma magari forse a questi geni della politeness o conversazione inutile non viene in mente che non tutte le chiappe possono permettersi di prendere il sole su un’isola dall’altra parte del globo. ma questo non si può dire, altrimenti vieni preso per antisociale.

quindi faccio finta che andrò a fare da babysitter ai cuccioli dei dugonghi in Caligonia, e mi godo l’espressione compiaciuta e un po’ invidiosa delle persone che anche quest’anno hanno speso fior di soldi per un calippo al limone in riva al mare.