privilegio

giornata mondiale della stomia, del coming out, del ricordo trans, della violenza contro le donne. diffondere messaggi, aprirsi al mondo, ricordare i lutti. una giornata mondiale per ogni cosa non basta, tutti i giorni vivo e vedo che ci vuole tanta fatica per sopravvivere. tuttavia ho controllato la mia lista di privilegi e tengo in gran conto quello che ne ottengo. certo l’aria è viziata, ma questo lasso di tempo da un anno all’altro, e nel frattempo nulla, mi sembra lungo una vita piuttosto che trecentosessantacinque giorni. tutti i giorni può essere capodanno, se ci credi.

prima scrivevo, oggi scribacchio. digito. ma soprattutto leggo. ero infelice, oggi sono contento, nel senso che mi accontento di quello che ho, e ne sono grato. nell’ultimo mese ho provato una volta felicità vera, per cui non ho smesso di sorridere neanche a causa dei ritardi dei mezzi pubblici, ed è stato quando mi hanno lodato per il mio lavoro. dunque la felicità personale dipende dall’Altro? l’epoca sembra dire di sì. ho attraversato stati e umori come si attraversa l’oceano, con il mio corpo come una barca che ogni tanto minaccia di capovolgersi. domani chissà che sarò, se sarò. chissà se perderò una parte o tutti i miei privilegi, e rimarrò con la coda tra le gambe e un sacchetto sporco di rifiuti nelle mani. oggi potrebbe andare peggio, e anche per questo sono contento.

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passi

il nostro trascorrere s’è allungato, sempre più pesante.

sebbene girotondi assidui siano stati intrapresi tra i boschi della Grande Oscurità, mai più di un passo abbiamo mosso. uno di questi girotondi ebbe il suo culmine nel Giorno del Lavoro dell’anno 225 e.c. libri sono stati lambiccati e deteriorati intorno al significato e al suo significato. siamo giunti alla conclusione provvisoria che non c’è conclusione: c’è solo – voglia il cosmo – quest’accozzaglia di materia, che si incontra e si scontra e di cui celebriamo il passare discutendone l’orrore e deprezzandone l’avanzata.

l’ultimo minuto

la valigia è tornata libera di respirare appesa ai fili del bucato; dentro c’era rimasta ancora una briciola di confusione stantia accumulata nell’ultimo volo. finché la mattina prima di giorno (il sole si è appena levato oltre le montagne) sulla banchina della stazione arriva dietro le spalle, non provocato, l’ultimo minuto a chiedere:
– hai davvero racchiuso la formula necessaria per questo viaggio nella valigia? le ciabatte per sentire un’ora di confortevolezza tra un giro e l’altro? il profumo da cocktail per sedurre sconosciuti di sera? monete da un soldo per entrare nei bagni per turisti delle stazioni?
– signor ultimo minuto, volete tacere di grazia? questa non è la prima volta che esco da me e certo non mi occorrono i suggerimenti di uno mai visto prima
– anzi, è proprio per questo, caro vobis, che vi occorro: non vi conoscete affatto quando uscite dal nido. la prima volta avete scordato la nostalgia e doveste ricorrere all’analgesico; nella seconda gita scordaste l’ombrello che doveva proteggervi dalla corrente; cinque anni fa, durante il terzo viaggio, doveste comprare un sudario, che sebbene aveste preparato sul letto, lasciaste ad annoiarsi a casa.
– stavolta non succederà, mi accompagna la provvidenza.
– le mie apologie, signora provvidenza, non l’avevo notata così nascosta dentro le orecchie. con i suoi sussurri persuasivi, può convincere costui del fatto che i desideri sono illusioni create dall’occasione, e lasciare che ci dominino equivale a rimanere fermi?
– dipende dalle occasioni, rispose la vecchia, ci sono occasioni che passano più volte nella vita, ma mai lungo lo stesso binario.
l’ultimo minuto disse qualcos’altro ma poi come sempre fuggì.

essere dilatati o non essere dilatati?

strano il mio destino, come anticipava Giorgia una ventina d’anni fa. strano perché il linguaggio che i dottori dell apparato digerente usano assomiglia moltissimo a quello usato per parlare del sesso. e siccome allo stato attuale delle cose il sesso è l’unica cosa che la stomia mi ha tolto e che mi manca un bel po’, sentirmi dire dal chirurgo che d’accordo col gastroenterologo proverà a dilatarmi quella parte di intestino ristretta mi è sembrata un’ironia molto poco sottile.

seconda visita dunque. stavolta il dottore deve tradurre il referto dell’esame istologico in azioni concrete, sempre con l’obiettivo finale di togliere la stomia. sebbene i valori delle d analisi del sangue siano nella norma, l’anastomosi è molto ristretta, a tal punto che qualora dovessi essere ricanalizzato, correrei il rischio che l’intestino infiammi ancora di più il restringimento provocando un’esplosione di feci all’interno del corpo, eventualità fatale. non che sopportare una vita con la stomia e morire lentamente sia meglio rispetto alla prospettiva di morire per implosione delle viscere. fuochi artificiali di cacca corrosiva o logorante attesa magari di un tumore in quel che resta del colon? meglio un infarto.

cosa c’entra il sesso? c’entra perché il chirurgo ha dunque stabilito che parlerà col mio gastroenterologo preferito, il dottor P., il quale per via endoscopica proverà appunto a dilatare quell’anastomosi e controllare che questa non sia a rischio esplosione. l’ironia è che dal dottor P. sarei disposto a farmi dilatare tutti gli orifizi che vuole, se non li avessi perennemente infiammati.

valutazione

15 minuti di visita. 122 euro. 14.30. 2 luglio. le appoggiature cronologiche non aiutano a entrare nella realtà più di quanto la chiave della porta di casa non riesca a far girare l’ingranaggio difettoso durante i mesi caldi. come camminare contro il vento in spiaggia. come mangiare carciofi regolarmente per un anno intero e capire solo quando è troppo tardi che anziché apportare ferro, hanno aggravato ulteriormente la cattiveria della bestia. ma c’è oggi. la visita. 122 euro fuori dalle tasche di un disoccupato (non riuscire a pronunciare l’aggettivo, sentire una vergogna cieca) e dentro quelle di un chirurgo primario del SSN: una prece per le lotte di classe. la visita. il chirurgo è un dottore, quindi un laureato, quindi ha sostenuto diversi esami. la sua valutazione: dall’esame l’intestino non ne esce affatto bene, c’è una stenosi tra tenue e colon, e questo è altamente irritato. il ricongiungimento è lontano dall’essere semplice e immediato. al terzo scritto le viscere ne escono con un punteggio appena sufficiente, 60/100. parallelismi con la maturità: 10 anni fa 91/100, una decade è bastata a far scendere il punteggio, e il frutto del ventre è già marcescente. arrampicarsi sui numeri è necessario perché al momento impossibile affrontare – nel senso letterale di mettersi faccia a faccia, senza mediazioni – la possibilità di un altro intervento come quello di settembre scorso, così come la possibilità della residenza permanente della stomia. al momento è umanamente inconcepibile, insopportabile, intollerabile, detestabile, insoffribile, lancinante. così come riuscire a coniugare un verbo alla prima persona ed evitare di usare il modo infinito, il modo inventato dai malati per tentare di fuggire dal proprio corpo.