essere dilatati o non essere dilatati?

strano il mio destino, come anticipava Giorgia una ventina d’anni fa. strano perché il linguaggio che i dottori dell apparato digerente usano assomiglia moltissimo a quello usato per parlare del sesso. e siccome allo stato attuale delle cose il sesso è l’unica cosa che la stomia mi ha tolto e che mi manca un bel po’, sentirmi dire dal chirurgo che d’accordo col gastroenterologo proverà a dilatarmi quella parte di intestino ristretta mi è sembrata un’ironia molto poco sottile.

seconda visita dunque. stavolta il dottore deve tradurre il referto dell’esame istologico in azioni concrete, sempre con l’obiettivo finale di togliere la stomia. sebbene i valori delle d analisi del sangue siano nella norma, l’anastomosi è molto ristretta, a tal punto che qualora dovessi essere ricanalizzato, correrei il rischio che l’intestino infiammi ancora di più il restringimento provocando un’esplosione di feci all’interno del corpo, eventualità fatale. non che sopportare una vita con la stomia e morire lentamente sia meglio rispetto alla prospettiva di morire per implosione delle viscere. fuochi artificiali di cacca corrosiva o logorante attesa magari di un tumore in quel che resta del colon? meglio un infarto.

cosa c’entra il sesso? c’entra perché il chirurgo ha dunque stabilito che parlerà col mio gastroenterologo preferito, il dottor P., il quale per via endoscopica proverà appunto a dilatare quell’anastomosi e controllare che questa non sia a rischio esplosione. l’ironia è che dal dottor P. sarei disposto a farmi dilatare tutti gli orifizi che vuole, se non li avessi perennemente infiammati.

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valutazione

15 minuti di visita. 122 euro. 14.30. 2 luglio. le appoggiature cronologiche non aiutano a entrare nella realtà più di quanto la chiave della porta di casa non riesca a far girare l’ingranaggio difettoso durante i mesi caldi. come camminare contro il vento in spiaggia. come mangiare carciofi regolarmente per un anno intero e capire solo quando è troppo tardi che anziché apportare ferro, hanno aggravato ulteriormente la cattiveria della bestia. ma c’è oggi. la visita. 122 euro fuori dalle tasche di un disoccupato (non riuscire a pronunciare l’aggettivo, sentire una vergogna cieca) e dentro quelle di un chirurgo primario del SSN: una prece per le lotte di classe. la visita. il chirurgo è un dottore, quindi un laureato, quindi ha sostenuto diversi esami. la sua valutazione: dall’esame l’intestino non ne esce affatto bene, c’è una stenosi tra tenue e colon, e questo è altamente irritato. il ricongiungimento è lontano dall’essere semplice e immediato. al terzo scritto le viscere ne escono con un punteggio appena sufficiente, 60/100. parallelismi con la maturità: 10 anni fa 91/100, una decade è bastata a far scendere il punteggio, e il frutto del ventre è già marcescente. arrampicarsi sui numeri è necessario perché al momento impossibile affrontare – nel senso letterale di mettersi faccia a faccia, senza mediazioni – la possibilità di un altro intervento come quello di settembre scorso, così come la possibilità della residenza permanente della stomia. al momento è umanamente inconcepibile, insopportabile, intollerabile, detestabile, insoffribile, lancinante. così come riuscire a coniugare un verbo alla prima persona ed evitare di usare il modo infinito, il modo inventato dai malati per tentare di fuggire dal proprio corpo.

Farfalla

Il punto più basso finora. Una doccia, svuoti la boccetta in un bicchiere, ne ingoi metà. Steso sul letto lei si è precipitata ad afferrare le lacrime della madre e poi si è seduta vicino al letto, mentre la pozione iniziava a fare effetto. Mezze frasi articolate di aiuto, l’inizio del fiume di lacrime e poi la confessione: “pephuka”, uscita con un urlo disperato, come se la voce fosse precipitata per sempre in un baratro perenne. Ma lieve una corda si protende. Vent’anni, tre operazioni chirurgiche alle viscere, notti insonni, anestesie, vergogna, mesi nei corridoi d’ospedale, giornate dai dottori, esami, pillole, infusioni, cicatrici, e due tentativi di suicidio hanno portato a questo momento. Un mal di testa scende col crepuscolo. Un ombrellone fracassato nel secchio della spazzatura, un senso di ridicolo, vento e sole, una spiaggia deserta, un viaggio lungo le campagne dell’ovest, per sciogliere i fantasmi.

Persone che ammiro

  1. chi non si vergogna di parlare al telefono
  2. chi non si vergogna di parlare a voce alta
  3. chi non si vergognano di raccontare
  4. chi non si vergogna di spogliarsi
  5. chi non si vergogna del proprio genere
  6. chi non si vergogna del dolore
  7. chi scrive poesie e non se ne vergogna
  8. chi ha perso la vergogna
  9. chi è senza peccato
  10. chi è la propria divinità
  11. chi crede al destino
  12. chi segue le voci
  13. chi segue le idee
  14. chi segue persone
  15. chi non è nato
  16. chi continua
  17. chi vive ogni giorno
  18. chi esce e non rientra
  19. chi ha smesso di fumare
  20. chi ha smesso di bere
  21. chi non ha mai smesso

Parata

Hai pronto il grembo
accolto a quel freddo
che scava ed esplora?

tramorti nervi freschi
senz’adito al riposo
e solamente disteso
affronti ite l’epoche:

esce a lato la parata
intorno fetidi vessilli:

Bacco, e il misero Urano
nascosta rimane Afrodite
sorella delle algee Aletea
con Acos, Ania e Lupe.
la mamma Aporia veglia
i gialli feti di Bia e Arete
con cui Asclepio tentò.
piangon Cairo postumo
Penia e il tristo Deimo
Ebe stuprata da Momo
sanguina in gemiti
Ptochea cinge Mania
chiudendo il cerchio.