Qualcosa di inaspettato – I miei affetti, i miei valori, le mie passioni

Ecco il solito mio collage di citazioni e collegamenti notevoli dal libro della fu Margherita Hack; per chi, come il sottoscritto, guarda il cielo sopra di me e quello che i libri dicono dentro di me:

«Ho letto alcuni romanzi di D’Annunzio, ma solo perché non erano adatti ai bambini e i miei li avevano nascosti sugli scaffali più alti.» p. 23

Osservatorio Astrofisico di Arcetri

Le nebulose e gli universi-isole

Annales d’Astrophysique

Sterrewacht Sonnenborg

Bulletin of the Astronomical Institutes of Netherland

Stellar Spectroscopy

Astrophysical Journal

Memorie della società astronomica italiana

European Southern Observatory

INAF

«Mussolini instaurò una sorta di dittatura morbida, all’italiana appunto, in cui la gente era libera di girare e di continuare a vivere come aveva sempre fatto, contestazione politica a parte.» p. 86

«Del resto le mie idee politiche sono state sempre legate agli ideali. Ho sempre aspirato a una politica che vada incontro a chi è più debole, a chi ha bisogno; una politica che migliori la società, che permetta a tutti quelli che hanno le capacità di avere in partenza le stesse opportunità indipendentemente dalle proprie origini familiari; una sanità efficiente per tutti, così come una giustizia, che non mandi in galera solo i ladri di polli e i piccoli spacciatori, lasciando libero chi ruba miliardi.» p. 93

«La pigrizia mentale porta a trascurare le cose strane: si tende sempre a cercare conferme e l’inaspettato è visto come fonte di preoccupazione.» p. 99

«Fare ricerca è proprio questo: capire cosa c’è sotto e poi raccontarlo agli altri.» p. 100

«Anche se nell’affrontare una ricerca è importante conoscere quello che è stato fatto in precedenza, non si dovrebbero mai accettare acriticamente le opinioni o le indicazioni altrui, nemmeno quando provengono da persone altamente qualificate.» p. 110

Zeitschrift für Astrophysik

Monthly Notices of the Royal Astronomical Society

Astronomy and Astrophysics

Unione Astronomica internazionale

Esa

«Lo scienziato che fa ricerca pura si interessa al valore della scoperta in sé ed è guidato dalla curiosità di scoprire i principi che regolano l’universo e le leggi della materia.» p. 145

ASI

Cern

European Science Foundation

Cicap

L’Astronomia” sul modello dell’americana “Sky and Telescope”

Le stelle”

Festival della Scienza di Genova”

Festival delle Scienze di Roma”

«Ciò che mi dà parecchia noia è il sentire: “Ma quella non è l’astrologa?”» p. 160

Seti

«Affidarsi alla razionalità scientifica come strumento d’interpretazione della realtà non significa pensare che la scienza sia un’impresa perfetta, immune da colpe o da responsabilità. Tutti gli scienziati lo hanno capito molto bene dopo il lancio delle due bombe atomiche sul Giappone.» p. 180»

«L’infinito che turba molte persone, non è nient’altro che un concetto geometrico, come lo sono il punto o la retta.» p. 185

«…si può anche pensare che l’universo sia infinito nel tempo e nello spazio, che sia sempre esistito, e che il cosiddetto inizio sia stato solo un cambiamento delle sue condizioni fisiche: una liberazione di energia che lo ha portato a espandersi, a diminuire gradualmente la sua temperatura e densità…» p. 188

  1. I PIEDI PER TERRA

«Grazie all’esempio ricevuto in casa ho imparato che non può esistere la libertà senza senso di responsabilità.» p. 191

«Per questa mia predisposizione a sperare comunque in un futuro migliore, qualche volta sono stata accusata di essere un’utopista. Ma perché il desiderare di dare a tutti le stesse possibilità deve essere considerata un’utopia?» p. 193

«Come se non bastasse, facciamo finta di non vedere i segnali che mostrano come questo fragile equilibrio stia per rompersi.» p. 197

{consiglio inoltre Adrian Fartade che consiglia Zooniverse}

Giacomo minestrone: fa bene alla digestione

come spesso capita, traggo ristoro dai Canti dell’egregio Giacomo Taldegardo Francesco Salesio Saverio Pietro Leopardi, indi ne faccio macedonia:

«come cadesti o quando
da tanta altezza in così basso loco?
né v’è chi d’onorar ti si convegna.

e piangi e di te stessa ti disdegna;
se di codardi è stanza,
meglio l’è rimaner vedova e sola.

né schermo alcuno ho dal dolor, che scuro
m’è l’avvenire, e tutto quanto io scerno
e tal che sogno e fola
fa parer la speranza.

I danni e il pianto
della virtude ea tollerar s’avvezzi
la stirpe vostra
dunque degli empi
siedi, Giove, a tutela?

oh casi! oh gener vano! abbietta parte
siam delle cose; in peggio
precipitano i tempi; e mal s’affida
a putridi nepoti la suprema
de’ miseri vendetta.

Vissero i fiori e l’erbe,
vissero i boschi un dì.

Prole negletta
nascemmo al pianto; over per poco
il cor non si spaura. Che travagliosa
era mia vita; ed è, né cangia stile,
o mia diletta Luna. E pur mi giova
la ricordanza, e il noverar l’etate
del mio dolore.

di che speranze il core
vai sostentando? era quel dolce
e irrevocabil tempo, allor che s’apre
al guardo giovanil questa infelice
scena del mondo; così de’ bruti
la progenie infinita, a cui pur solo,
né men vano che a noi, vive nel petto
desio d’esser beati;

havvi chi le crudeli opre di marte
si elegge a passar l’ore; e nel fraterno
sangue la man tinge per ozio; ed havvi
chi d’altrui danni si conforta, e pensa
con far misero altrui far se men tristo,
sì che nocendo usar procaccia il tempo.

ti faccia un tempo
la favilla che il petto oggi ti scalda,
di poesia canuto amante.

Con quali ordini e leggi, a che si volva
questo arcano universo; il qual di lode
colmano i saggi, io d’ammirar son pago.

In questo specolar gli ozi traendo
verrò: che conosciuto, ancor che tristo,
ha suoi diletti il vero.»

decco, due collegamenti per chi cercasse Testi Originali e/o il Digital Zibaldone;

«…L’utile non è il fine della poesia benché questa possa giovare. …»

Cruising Utopia

Così come Nero edizioni è sempre un’ottima idea, altrettanto lo è Not; esploriamo quindi quel che José Esteban Muñoz tratteggiò come Utopia Frocia: un’UFro!

2023, IL QUEER NON È ANCORA FROCYO? «il queer è ovunque, ma la ricchionaggine resta un ideale.»

Ma cosa intende Muñoz con ‘cruising’? Magari potrebbe essere un «provincializzare il queer»: provincializzare quell’ente dinamico frocyo che inciampa, «mostrando che qualcosa manca, o sfugge, qualcosa eccede» dentro «modalità di conoscenza intermediali e associative». Quindi «L’estetica frocia mappa le future relazioni sociali» che poggiano su coscienze storiche = questa è la tesi.

Svolgimento: argomentare per associazioni e annotare reperti secondo un «pensiero fenomenologico e marxiano»
+ «fare cruising nei campi del visuale e del non proprio visuale, sforzandosi di vedere nell’illuminazione anticipatoria dell’utopia
+ «mobilitare una futurità collettiva» perché il presente non è abbastanza e perché «il queer una forma non la prenderà neanche. La forma della frocya è l’utopia.»

Reperti frocy:

Cosa vogliamo, in cosa crediamo – Manifesto del gruppo Third World Gay Revolution (1970)

John Giorno, nell’irreperibile reperto You got to burn to shine, ma non solo, recita la parte di quello che dissemina la cultura del sesso in pubblico (ussignorah miah, che Vergognah!)

Eighteen Happenings in Six Parts, o la frammentazione dell’esistere;

Swallow Your Pride: «Più mi invecchio, più mi diverto a essere un po’ camp con le mie amiche»

Kiki & Herb: vivere di camp

One Art – Elizabeth Bishop : poesia o «un’introduzione all’autorappresentazione queer o al divenire queer»

Kevin Aviance – Cunty: per sentirsi cuntytamente frocy;

e una retrospettiva sulla “forma d’arte deambulante” Leigh Bowery.

Insomma, l’UFro è «il piacere/jouissance di essere checca e fighetta che [gli womini] non possono concedersi nella vita quotidiana.»

Per l’UFro«Conta perdersi nel ballo o usare il ballo per perdersi.»

«È importante non consegnare la futurità al futurismo riproduttivo bianco e normativo.»

«L’utopia non è prescrittiva; visualizza i progetti potenziali di un mondo che non è proprio qui; è un orizzonte di possibilità, non uno schema fisso.»

GuardaLa:

Carmelita Tropicana,

Vaginal Davis,

Isaac Julien,

«Le performance migliori non scompaiono, ma piuttosto persistono nella nostra memoria, infestano il nostro presente e illuminano il nostro futuro.»

Sulle note di Last Night a DJ Saved My Life

o nella testimonianza di Fertile La Toyah Jackson

«La posizione delle immagini, le une accanto alle altre, parla a quelle soggettività che viaggiano attraverso una porta a vento tra coordinate temporali e spaziali.»

Per un’estetica un po’ più punk: Darby Crash & the Germs;

l’Arte Postale di Ray Johnson in corrisponDanza con Jill Johnston; ti pare poco?

Impariamo How to Draw a Bunny e formiamo una comune come FLuxus;

intrallazziamoci con le movenze di Yvonne Rainer in Trio A o financo quelle di Merce Cunningham;

«Sebbene il mio racconto sia vero, ovviamente è anche fiction.» Tipo:

Flaming Creatures di Jack Smith;

la poesia di Frank O’Hara o LeRoi Jones o Edwin Denby;

l’arte visuale di Larry Rivers;

l’esistenza tragicamente frocya di Fred Herko, amato (come Lytton Strachey era amato da Virginia Woolf) dalla frocyarola Diane di Prima,

o le fiabesche finzioni di Samuel Delany 💜

«L’utopia ha una valenza positiva, quella di proiettarsi in avanti, e una funzione negativa, che è il lavoro della critica.»

«è importante immaginare altri modelli di presenza frocya nella sfera pubblica, venuti prima dei modelli attuali.»

«Secondo il mio orologio eravamo frocye prima ancora di essere lesbiche e gay

Ancora, le tracce artistiche di Luke Dowd «sono dei baluginî di come il valore sia sempre una finzione che sottoscriviamo collettivamente

La natura può essere una danza da Rainforest,

o una spirale di colori On Great Terrain.

«Il queer/frocyo come lirismo e modalità è pertanto potenzialmente trasformativo per l’ordine naturale, aprendo a nuovi orizzonti e alla vastità delle potenzialità.»

Vedi Jim Hodges che da ritagli e ciarpame ricava Arte;

mentre il lirico Félix González-Torres ideò Untitled (Orpheus Twice) ispirato da Laura Nyro.

«Il fallimento queer come rifiuto dei protocolli normativi della canonizzazione e della messa a valore, illustra bene la performatività frocya.»: ecco Democracy’s Body e i frammenti di Elaine Summers.

«Sicuramente secondo i criteri del tempo straight un drogato è un fallito. Le droghe sono un surplus che ti fa stare fuori, ti impediscono di contribuire allo sforzo produttivo del paese e al tempo in modo appropriato.»

quindi For Freddy, Fucking Again!

«Le accuse di infantilismo risuonano come uno dei molti modi di sminuire il queer, visto che destabilizza il comportamento e la temporalità straight.»

Quindi voglio guardare per intero Thirteen Most Beautiful Boys e poi immergermi in quel «fare qualcosa di magico» come The Palace of the Dragon Prince – Arte come Magia:

«Il presente infatti è pieno di mostri da sconfiggere, il che significa che investire sulle fiabe non è un’evasione dalla realtà, ma in un certo senso un modo di affrontarla.»

Costoro, tra altrə, sconfiggono i mostri della messa a valore dell’Arte:

Jack Smith

Dynasty Handbag – prima immersione dilettevole!

My Barbarian – attraggonmi assai i due maschi artisti!

Kalup Linzy – seconda immersione dilettevole!

Enfin, incoraggiamento: «L’amoreggiare nei boschi di Pagan Rights» «Esce dal copione, laddove il copione è il mandato per il quale le persone queer e ogni performer di una cultura minoritaria lavora non per sé ma per una gerarchia culturale distorta.» e così in The Golden Age, dove mybarbarian è la chiave.

In evidenza

VOGLIAMO TUTTO

Se la destra vuole cancellarci, noi gridiamo più forte il nostro Programma per celebrare compagnə, amantə, amicə, vivə e mortə, anche «per far l’amore e mettere in scena spettacoli e poesie oscene fuori da ex prigioni vuote». Quella che segue è quindi una bibliografia queer sempre in aggiornamento: 

Quello che non vedrete mai sui libri – Il ‘fallo donna’

o mia dea, sempre siate lodatə 💜

Fiore Avvelenato

Nel Paleolitico e nel Neolitico il corpo di donna ritratto in modo naturalistico con il collo a forma di fallo era il modo accettato di raffigurare lo sviluppo della vita o il rafforzamento dei poteri di vita. Questo simbolismo ha un senso filosofico e non sessuale o pornografico.

La ‘Venere’ Mostruosa della Preistoria di Marija Gimbutas

I Nomi della Dea edito da Ubaldini Editore è una raccolta di ricerche di mitologi, antropologi, sociologi come Joseph Campbell, Riane Eisler, Marija Gimbutas, Charles Musès. I loro piccoli saggi dimostrano come quanto poco sappiamo della storia del genere umano e quanto una divinità non solo madre ma anche fluida, come del resto sono la maggior parte degli dèi antichi, fosse presente nella Preistoria fino alla comparsa dell’agricoltura. Penso sia fondamentale che le persone femministe e sex positive conoscano queste nozioni di antropologia, sociologia, mitologia e storia per avere radici solide per le loro…

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Odio gli indifferenti

Politici inetti:

«Se l’uomo politico sbaglia nella sua ipotesi, è la vita degli uomini che corre pericolo, è la fame, è la rivolta, è la rivoluzione per non morire di fame. Nella vita politica l’attività fantastica deve essere illuminata da una forza morale: la simpatia umana; ed è aduggiata dal dilettantismo […].

Le autorità italiane, quelle governative, quelle provinciali, quelle cittadine, non hanno finora decretato un provvedimento che non sia stato tardivo, non hanno ponzato un provvedimento che non abbia avuto bisogno di essere modificato, di essere prima o poi cassato, perché, invece di provvedere, veniva a far rincrudire il malessere. […]

Amano l’idolo, fanno soffrire il singolo individuo. […]

Non sanno rappresentarsi il dolore degli altri, perciò sono inutilmente crudeli. […]

Quando se ne sono accorti, era troppo tardi; non importa: avrebbero potuto ancora provvedere, avrebbero potuto equamente distribuire la sofferenza. Non hanno sentito la sofferenza: hanno creato il caos, hanno lasciato arraffare ai più forti economicamente […].»

→ questo fu scritto ai tempi della grande guerra, e al giorno d’oggi che per affrontare una pandemia utilizzano linguaggio e significati militari, la situazione etico-morale è la stessa. niente cambia in questa pandemia di malvagia banalità che chiamiamo “italiani”; sottolineo qui l’uso del maschile plurale sovraesteso. personalmente trovo che la Weltanschauung MBABEC (maschio borghese abile bianco etero cis) sia una rovina per l’umanità.

«Non sanno armonizzare la realtà disagiata con la possibilità di minor disagio per tutti. […]» → posso immaginare che i privilegi, quando sono radicati dentro la coscienza, hanno bisogno di una motosega potente per essere abbattuti. e sì, sto parlando anche dei privilegi che gode chi non è soggettə a discriminazioni a causa di condizioni sociali e/o personali.

«lo spirito evangelico non ha saputo trasformarsi nella forma moderna della solidarietà e dell’organizzazione disinteressata e civile. Esso è rimasto pura esteriorità, inutile e melensa coreografia. Gli istituti di solidarietà sociale, alimentati coi quattrini dei contribuenti, non sono che dei feudi clericali.» → sputiamo sul papa, tuttə quantə!

All Boys aren’t Blue

{tra queste parentesi si trovano mie note a margine e indicazioni di contesto. i temi del libro: blackness + queerness + critical race theory}

introduzione: black. queer. qui.

questo libro è un’esplorazione di due delle mie identità – Nera e queer – e di come ho preso coscienza delle loro intersezioni dentro me stesso e nella società. {nel corso dell’intero libro la parola Ner* ha la maiuscola}[…]

Poiché questo è un libro di memorie, condividerò con voi alcuni dei miei ricordi personali. Questi ricordi sono specifici della mia esperienza di bambino, adolescente e giovane adulto. Ma sottolineano anche alcune delle esperienze universali delle persone Nere e/o queer. […]

Credo che la società dominante stabilisca un’idea di ciò che è “normale” semplicemente per sopprimere le differenze, il che significa che chiunque di noi non rientri nella loro “normalità” sarà alla fine oppressə. […]

Ho imparato che ə bambinə che mi vedevano diverso non avevano un problema fino a quando la società ha insegnato loro a vedere le mie differenze come una minaccia. Quelle differenze, come l’essere effeminato e impertinente, furono costantemente attaccate per tutta la mia infanzia da parte di bambinə che non sapevano neanche perché avessi dovuto essere svergognato per quelle differenze. Non erano loro a umiliarmi, quanto coloro che lə stavano crescendo e che insegnavano loro a far vergognare altre persone con quelle qualità {differenti dalla norma}. La maggior parte deə bambinə non è intrinsecamente cattiva. Ə loro genitorə, tuttavia, possono farlə diventare cattivə. […]

Moltə di noi sono ancora qui. Ancora in vita e in attesa che le nostre storie vengano raccontate – di raccontarle noi stessə. Siamo ə vivə che sono sempre statə qui ma sono statə cancellatə. […]

Questa è la storia di George Matthew Johnson. Questa è una storia per tuttə noi.

act 1: un bambino differente

{Matthew e suo cugino vengono assaliti e malmenati da un gruppetto di pari:}

Vorrei sapere cosa motivò l’attacco. Potrebbe essere stato perché ero effeminato? Poteva essere una questione di razza, dato che l’aggressore principale era un ragazzo bianco di un’altra parte del quartiere? Potrebbero essere stati semplicemente i comportamenti tossici che insegniamo ai ragazzi riguardo al combattere e guadagnarsi la mascolinità? […]

Ai ragazzi maschi neri è richiesto di essere rudi e duri. Di assorbire il dolore e non versare una lacrima. […] I ragazzi maschi non dovrebbero piangere, quindi tieniti dentro quella merda. Spesso fino alla tomba. {così succede: educazione a sentimenti ed emozioni non pervenuta, e i risultati visibili sono violenza e/o suicidi.} […]

La cosa più importante da capire è avere l’agibilità di prendere le decisioni che sono nel proprio migliore interesse. Il potere di opporsi alla società e anche alle persone di casa. È un peccato che viviamo in un mondo in cui possedere pienamente la propria identità può essere oggetto di rifiuto, mancanza di rispetto o addirittura violenza – specialmente per coloro che ammettono la loro identità queer fin dalla giovanissima età.

Mi basta dire: rispetta le persone nei loro nomi e per come scelgono di identificarsi. […] La regola è che le persone siano chiamate con i nomi e i pronomi che scelgono. […]

Quando sei unə bambinə che è differente, […] c’è sempre un qualcosa che deve essere cancellato – e con esso, un pezzo di te. […]

Il linguaggio è interessante, soprattutto da bambinə. Si sa che ə bambinə creano le proprie parole e i propri linguaggi che possono condividere tra di loro – spesso considerati dall’esterno innocui. Eppure, in questo caso, la mia lingua inventata è stata vista come una minaccia alla mascolinità – un ideale di cui dovevo essere all’altezza anche se non ero abbastanza grande per capirne appieno il significato o, se è per questo, nemmeno come scrivere.

Così gli adulti della mia vita prescrissero l’aspetto della mascolinità per me. Era anche loro responsabilità assicurarsi che la persona che ero, questa “femminuccia”, non influenzasse gli altri bambini {maschi} – come se il mio essere chi ero cambiasse chi erano gli altri. Ma è così che la pensavano {e molto probabilmente la pensano tuttora così}. La mia parola era una minaccia all’identità dei loro figli – all’identità che speravano che i loro figli avessero. {e quanto sono terribilmente distruttive le aspettative di genere nei riguardi delle sensibilità deə più piccolə!} […]

Un giorno è diventato dolorosamente ovvio il fatto che non potevo più destreggiarmi tra le mie identità. Che un ragazzo salti la corda non era ammissibile, per quanto innocente fosse. I ragazzi dovevano essere amici dei ragazzi e avere cotte per le ragazze. Non dovevano cercare di essere ragazze. […]

{semplicemente} lə adultə che partecipano all’omofobia creano bambinə che fanno lo stesso. […]

Navigare in uno spazio che mette in dubbio la tua umanità non è affatto vivere. È esistere. Tuttə noi meritiamo più della semplice capacità di esistere. […]

Ho provato una profonda tristezza il giorno in cui ho smesso di saltare la corda. È stato il momento in cui ho capito che la sicurezza prevaleva sull’appagamento, anche da bambinə. […]

L’impudenza della società di {voler} infondere “virilità” nella vita di unə bambinə. […]

Trovare la felicità è importante. A volte bisogna spingersi oltre i propri limiti per arrivare a quel punto. […] Non devo essere confinatə in un’identità che mi incastra in uno spazio in cui devo scegliere di essere l’unə o l’altrə. […]

{A scuola:}

Mi ricordo come vedevo tutte le figure “buone” bianche e Nere come se fossero uguali. Uomini come Jefferson e Washington ci venivano insegnati in un modo che sorvolava sul fatto che avevano posseduto schiavi – mentre qualcuno come Robert E. Lee è stato ritratto sotto una luce molto diversa per aver sostenuto quelle stesse cose. La storia ha uno strano modo di dipingere. […]

Per quanto ci concentrassimo sui volti bianchi più anziani della storia americana, c’era sempre un periodo dell’anno che era dedicato a noi studentə Nerə. […]

Avevamo un numero minimo di insegnantə nerə, ma le persone Nere erano sempre bidellə, addettə al pranzo e segretariə, il che non sarebbe un problema se occupassero anche posizioni di potere. […]

Il Mese della Storia Nera era pura gioia Nera. […]

A volte non sai di esistere finché non ti rendi conto che qualcunə come te è esistitə prima. […]

Il Mese della Storia Nera è sempre stato dolceamaro, perché non appena arrivava se ne andava. La storia dei bianchi non aveva bisogno di un mese; la stavamo imparando continuamente. […]

Microaggressione è il termine accademico per quello che stavo vivendo. In poche parole, è quando una persona ti insulta o ti sminuisce in base esclusivamente al gruppo emarginato in cui ti trovi. Si chiama “micro” perché quella persona non ti chiama in modo esplicito n**** o a f**** o entrambi. Invece, attirano l’attenzione sulle vostre differenze in modo discreto. A volte può sembrare quasi innocente o ingenuo, ma puoi esserne certə che queste piccole cose diventano grandi nel tempo. Queste piccole supposizioni crescono fino a creare un intero stereotipo. Questo tipo di comportamento microaggressivo porta spesso a razzismo o omofobia palesi alla fine. […]

​​Troverete che la gente spesso usa la scusa “era la norma” quando si parla di razzismo, omofobia, e qualsiasi altra cosa nella storia da cui cercano di assolversi. Dire che qualcosa era “una norma” del passato è un modo per non dover affrontare le sue ripercussioni sul presente. Elimina il fatto che l’odio non si ferma solo perché è cambiata una legge o un’epoca. La gente usa questa scusa perché spesso non è disposta ad accettare quanto sono pieni di fobie e -ismi – o almeno quanti benefici traggono dalle strutture sociali che li privilegiano. […]

È interessante quante cose in questo paese lə bambinə bianchə fanno per assodato, mentre lə bambinə nerə continuano a lottare per generazioni. […]

Stai insegnando alla gente a nuotare o la stai lasciando affogare? […]

act 2: famiglia

e poi c’ero io.

un piccolo ragazzetto queer nero ancora molto insicuro su chi fosse. Mi seppellivo nei compiti scolastici e mi nascondevo dietro i miei libri. Quello che non avevo nelle amicizie, lo trovavo sempre nelle storie. Mentre lə altrə ragazzə erano fuori a giocare nelle loro rispettive cricche, io passavo il mio tempo in biblioteca o a fare i compiti… {a parte l’identità nera, mi ritrovo completamente in questo ritratto. a cominciare dall’”e poi”: perché anch’io sono arrivato “poi” all’interno della mia famiglia}

Avevo i miei libri.

Avevo i miei compiti.

Avevo me stesso ed ero isolato. […]

Mia nonna ha visto Hope crescere e in fase di transizione, e penso che questo l’abbia aiutata a capire quello che vedeva in me. Aveva anche visto i danni che accadono quando lə bambinə “diversə” non vengono nutritə e amatə allo stesso modo dellə altrə bambinə. Quando lei dice “amo ognunə di voi in modo diverso”, non intende dire vi amo di meno, ma vi amo interamente, e come siete. […]

Le dinamiche familiari sono un argomento che viene fuori spesso nella cultura LGBTQIAP+. La “famiglia creata” è un sistema in cui amici provenienti da molte estrazioni sociali creano cerchi di amicizia estremamente stretti nel tentativo di assicurare un ambiente di tipo familiare per lə moltə che non sono accettatə a casa. […]

Anche se non conoscevo la mia parte di cultura queer o non avevo le risorse per esplorarla, almeno avevo una casa. […]

Ci sono moltissime persone che sono giovanə e fuori in cerca di un sistema di supporto. Costruisci il sistema di supporto che vuoi avere intorno a te. Questo non sarà sempre facile, non mentirò. Non vi venderò la favola dell’”Andrà Tutto Bene” come i media cercano di fare senza offrire il come. Il come {andrà tutto bene} sta nell’essere dispostə a rischiare con sé stessə e creare il sistema di supporto che si desidera avere. […] Dite alla gente, specialmente quellə che sono non-queer e non-Nerə, di “Renderla {la società} Migliore”. Non si migliora qualcosa senza agire, e avete tutto il diritto di richiederlo. […]

per quanto siamo diversə come persone queer, alcune cose sono semplicemente universali indipendentemente da sesso, genere o (inserire differenza qui). Elevare una comunità vista come al di sotto di te ad avere equità e uguaglianza non danneggia nessuno se non l’oppressore {cosciente di esserlo}. {per dirla con le parole di qualcun altrə: “i diritti non sono coperte per cui se ce l’ho io, tu rimani senza.”} […]

Il condizionamento sociale che ci ha detto di odiare lə nostrə similə a causa di sesso e genere può essere infranto. Proprio come mio padre, la mia comunità ha una seconda possibilità, una che dà aə suoə figliə queer Nerə la possibilità di sopravvivere a un mondo anti-Nerə che è già contro di loro. Ricevo bigottismo ovunque. Mio padre si assicurò che almeno non lo ricevessi a casa, usando gli strumenti che aveva, nel miglior modo per lui possibile. […]

{rivolgendosi a Hope, la sua cugina transgender:}

nonostante non avessimo l’educazione o le risorse per capire appieno cosa ti stava succedendo, ti abbiamo sempre amato e tu hai trovato un modo per ricambiare il nostro amore ancora di più. […] la nostra esistenza come persone queer non è mai stata in bianco e nero. […]

a volte non puoi vedere te stessə se non riesci a vedere altre persone come te che esistono, prosperano, lavorano. […]

quando si è unə bambinə che cresce con sentimenti sia di parte femminile che maschile, senza spazio per elaborarli, si tende ad accordarsi con il miglior riflesso possibile di se stessə. […]

da ragazzino ero effeminato e supponevo di dover essere una ragazza, perché mi piacevano le cose da ragazza e avevo manierismi da ragazza. Questo era tutto ciò che potevo elaborare dall’età di cinque anni fino all’età di circa dodici anni, perché non avevo un vocabolario completo per genere e sessualità. […]

quando penso al numero di persone queer nella mia famiglia, ricordo le discussioni che le persone fanno sulla questione del nascere o crescere queer. Penso che la parte più divertente di questa discussione è che non importa se l’essere queer succede per nascita o per scelta. È quello che sei e nessunə dovrebbe avere il diritto di cambiarlo {o discuterne per farti cambiare, per dire}. […]

{una delle lezioni che George ha imparato dai tumori che la sua Nanny ha combattuto:}

Controllo le cose che sono in mio potere. Metto energia nelle cose che posso cambiare e prego per il resto. E come tu hai detto, vivo la mia vita senza rimpianti. Abbiamo ancora tempo qui insieme. E avremo i ricordi per sempre. Ti ringrazio.

act 3: teenagers

{dove l’autore del libro racconta di un suo cugino, ucciso per aver difeso Hope da una gang}

La stessa ideologia di mascolinità e virilità che ha costretto me e te a nascondere le nostre identità è la stessa ideologia di mascolinità e virilità che ti ha ucciso. La vita può essere tragica in questo modo. […]

Non è un requisito che tu possa mai trovare empatia per un abusatore. Fai in modo di ritenere responsabile il tuo abusatore.

{splendido qui il concetto di} avvoltoi culturali: {persone bianche che si appropriano di elementi culturali specifici, per esempio: treccine o parole come n*g**, per sentirsi ““fighi”” o tentare di farsi accettare; insomma} qualcosa con cui possano giocare senza mai soffrire l’oppressione sperimentata da chi li ha creati.

{nel passaggio dalle scuole medie alle superiori} è completamente diverso lottare con lə ragazzə bianchə perché ero nero, e con lə ragazzə nerə perché ero gay. Questa doppia emarginazione era un peso faticoso. […]

Devi sempre uscire allo scoperto {coming out} da qualche parte. In ogni nuovo lavoro. In ogni nuova città in cui vivi. A ogni nuova persona che incontri, probabilmente dovrai spiegare la tua identità. Io volevo essere gay, ma alle mie condizioni. […]

Alcunə di noi sono spintə ad accettare un’identità prima di essere completamente prontə ad accettarla noi stessə. […]

act 4: amici

{all’università/college:}

Vedevo la confraternita come un’opportunità per essere in una posizione di leadership, parte di un movimento più grande di me. Cercavo anche fratellanza, la capacità di legare con altri ragazzi in modo platonico. Per me, una confraternita significava ottenere l’unica cosa che desideravo tanto avere: un ideale maschile unito a me. […]

Questa era la mia ricerca della mascolinità e finalmente avrei potuto dimostrare quanto fossi tosto. La mascolinità sembrava necessaria. Ne ero attratto negli altri ragazzi. Acquisire mascolinità sembrava quasi una forma di amor proprio. Volevo piacermi. Volevo essere innamorato di me stesso. […]

Stavamo crescendo tutti insieme. Alcuni di noi erano ipermascolini mentre altri non lo erano così tanto. Ma per qualche ragione, non importava. Questo era l’ambiente che desideravo. Uno in cui la mia natura effeminata non aveva importanza e la gente poteva vedermi per la persona che ero. […]

C’è tantissimo pericolo nel non fornire un’adeguata educazione sul sesso allə fanciullə, specialmente a coloro che fanno sesso al di fuori degli schemi eteronormativi. […]

Mi misi davvero in situazioni più rischiose non sapendo cosa stavo facendo e non avendo gli strumenti, le risorse o una comunità di supporto per cercare quella conoscenza. […]

Ho dovuto scoprire e capire da solo un sacco di questa roba. […]

Reprimiamo chi siamo durante quei primi anni formativi in cui dovremmo imparare e crescere accanto lə nostrə coetaneə etero, e all’interno della sicurezza e del sostegno delle nostre famiglie. I sistemi eteronormativi nella nostra società hanno letteralmente il potere di cambiare la traiettoria delle nostre vite. […]

non sai cosa ti piace o chi sei se lasci che ti infilino in uno scatolone che la società ha creato per te. […]

La mia più grande paura è che lə adolescentə queer vengano lasciatə a tentativi ed errori nella loro esperienza sessuale. Vale la pena che io mi senta un po’ in imbarazzo in modo che siate tuttə un po’ più preparatə. […]

{quando George viene a conoscenza della morte di Kenny, un suo carissimo amico di confraternita:}

Eravamo giovani e sperimentavamo una perdita, separatamente e insieme. A nostra insaputa, abbiamo iniziato a stringere le braccia mentre stavamo fianco a fianco. Penso che fosse l’unico modo per non cadere a pezzi. […]

Non superi mai veramente la morte. Diventa solo più facile conviverci ogni giorno. […] Ci fu una morte avvenuta anche dentro di me. Una morte che moltə di noi subiscono quando perdiamo qualcunə che ci ha amato incondizionatamente. […]

Come persona nera queer, sono morto centinaia di volte. Probabilmente morirò altre centinaia di volte prima della mia morte fisica. Questa è la lezione della morte, però: dalla morte viene la rinascita. Una rinascita nel pensare, nell’elaborare, nel vivere. […]

Ancora più importante, la morte di tutte le cose che ero condizionato a pensare sulla mia identità era necessaria per sopravvivere a modo mio. […]

postfazione

Sapere che l’eredità di questo libro non riguarda me rimuove quasi tutti quei sentimenti {correlati anche alla cosidetta sindrome dell’impostore}. Essa è per voi. […] Ho reso pubbliche le cose più profonde e oscure del mio passato nella speranza che qualcunə possa vedere un riflesso di sé stessə nelle parole e sapere che non è solə, e che anche voi potete crescere e prosperare. […]

La cosa più preziosa che spero questo libro insegnerà ad altrə, come ha insegnato a me, è che non c’è sempre una soluzione. Che a volte alcune cose finiscono nel modo in cui finiscono. Che alcuni processi saranno sempre in corso. […]

Non dobbiamo accettare così facilmente le norme che siamo statə costrettə a seguire. Possiamo provarle e, se non funzionano, creare qualcosa di nuovo. Quando dico che non sono “blu”, intendo molto più di un colore tradizionalmente designato per rappresentare {il referente di} ragazzo.

La mano sinistra del buio

“Ci racconterete degli altri mondi fra le stelle – degli altri tipi di uomini, delle altre vite?” – grassetto mio – conclude Ursula K. Le Guin per bocca di Sorve Harth, invitando ə lettorə a inoltrarsi nel mare magnum di storie e mondi ALTRI nella complessa poiesi fantascientifica. Ecco la prefazione per mano dell’autrice stessa:

“Sono le parole a complicare e confondere. Ci viene chiesto ora di ritenere che l’unica utilità delle parole stia nel loro essere segni. I nostri filosofi, alcuni di loro, vorrebbero che accettassimo che una parola (una frase, un’asserzione) ha valore solo fintantoché ha un significato univoco e punta a un unico fatto comprensibile dall’intelletto razionale, solido dal punto di vista logico e, idealmente, quantificabile. […] L’unica verità che sono in grado di comprendere o di esprimere è, se definita secondo la logica, una bugia. Definita usando la psicologia, è un simbolo. Definita usando l’estetica, una metafora.”

Questa la bibliografia dell’autrice e questa la sua biografia in angloamericano.

Scoprire una scrittrice come Ursula K. Le Guin per me significa aprire una porta su un altro modo di costruire mondi. E per fortuna in questa edizione c’è anche una postfazione di Nicoletta Vallorani che amplia l’universo di senso creando una bibliografia ecumenica:

Il linguaggio della notte;

da La teoria della borsa delle storie: “La fantascienza propriamente concepita, come tutta la narrativa seria, per quanto divertente, è un modo per cercare di descrivere ciò che sta di fatto accadendo, ciò che le persone fanno e sentono realmente, come le persone si relazionano a tutto il resto in questa vasta matassa, questo ventre dell’universo, questo grembo di cose che saranno e tomba di cose che furono, questa storia interminabile. In essa, come in tutta la narrativa, c’è abbastanza spazio per tenere anche gli UOMINI al loro posto, al loro posto nello schema delle cose; c’è abbastanza tempo per raccogliere un sacco di avena selvatica e seminarla, e cantare al piccolo Oom, e ascoltare le barzellette di Ool, e guardare i tritoni, e comunque la storia non è finita. Ci sono ancora semi da raccogliere e spazio nella valigia delle stelle.”

“Genly Ai è maschio, ma impara a non esserlo.”

The Wave in the Mind;

I reietti dell’altro pianeta;

“una orgogliosa ripresa dell’androginia dell’Orlando di Virginia Woolf” […] “nella consapevolezza di quanto sia rilevante il viaggio tra i ghiacci – cioè in una natura non necessariamente amica – per determinare un processo di crescita doloroso e necessario.”

“È il bianco della balena che Achab non riesce a domare, ma anche quello di una natura – ambientale e organica – che si fatica a comprendere e ridurre ai percorsi razionali e lineari delle modalità di pensiero maschili.”

Una natura che è stata naturalizzata coattivamente in “composte dicotomie” dall’Uomo costrutto performante di Mascolinità, ma che non ha nulla a che fare con la sempreverde tendenza alla diversità. La natura è diversa e differente, dimostrabilmente queer. E nel mio piccolo immagino e penso che Ursula K. Le Guin intendesse davvero rappresentare storie d’altro genere.

Meticcio

come preferisco fare per presentare ogni bel libro letto, a seguire riporto alcuni estratti di questo ‘saggio pop’ edito da Effequ: perchè ce n’è bisogno, a giudicare dal potere che acquista il populismo facile e razzista di leghisti e fratelle d’italia.

note di redazione:

– laddove possibile sostituisco il maschile plurale sovraesteso con il neutro sul modello di “tuttə quantə”; laddove invece viene lasciato il maschile sovraesteso v’è cognizione di causa.

– tendenzialmente preferisco non maiuscolare. nel testo, in particolare, l’autore usa qui e là la lettera maiuscola per “occidente”, ma trovo che una ulteriore magnificazione di qualunque tipo di questo referente sia oltremodo dannosa; l’occidente, qualunque cosa voglia dire, si è già troppo automagnificato. stesso discorso per “dio”, altro referente che a mio avviso ha bisogno di un bel ridimensionamento e soprattutto contestualizzazione.

Prefazione

Perché sentiamo la necessità di costruire la diversità? Perché è indispensabile per definire ‘noi’. Noi siamo ciò che l’altrə non è ed è per questo che spesso, troppo spesso, configuriamo l’altrə come icona di ogni male. Abbiamo bisogno deə cattivə, per pensarci buonə.

Introduzione per un manifesto meticcio

La costruzione tutt’altro che naturale del mondo attuale, fatto di diseguaglianze e di frontiere tracciate sulla carta, non fa altro che riprodurre le restrizioni feudali: c’è chi nasce nel privilegio, e che eredita ogni genere di ricchezza e chi, per il solo fatto di essere natə in un paese, o per avere un colore di pelle, è condannatə.

di vergogna e accoglienza

lə occidentalə sono bravə a trascurare un fatto storico inconfutabile: guerre, diseguaglianze, impoverimento delle risorse naturali, errata concezione dello ‘sviluppo’, sono dovute, in grandissima se non in esclusiva parte, proprio all’occidente.

Frontiere, identità, perfino colori, per non dire delle obsolete categorie razziali, sono costruzioni dell’uomo. Sono invenzioni, finzioni, ovvero creazioni contingenti (fictio) e utilitaristiche.

occidentalismi e orientalismi

Il relativismo culturale […] è una postura, una maniera di essere, di pensare, di operare. Ogni atto, istituzione, atteggiamento, costume di un popolo va contestualizzato, facendo riferimento al sostrato culturale – ovvero la storia – da cui proviene.

Il buon senso, la morale, l’etica e di conseguenza le leggi, sono tutti elementi culturali. Ecco perché, se è del tutto utopico oggi prefigurare in tempi brevi la nascita di un’etica, di una giurisprudenza, di una visione globali, nondimeno è assurdo pensare che vadano reiterate le prove di forza, le affermazioni di superiorità del mondo occidentale.

Il razzista non sorride

Il voler gerarchizzare opinioni e culture, ideologie, stati d’animo, è l’idolo polemico etnocentrico e universalista contro cui lottano i relativisti.

Il confine, dice la logica, serve a definire l’identità. Ma tracciare il confine è questione di mobilità, plasticità, opportunità e opportunismo.

Perché allora le culture sono differenti, se gli uomini sono tendenzialmente uguali? Per le scelte culturali, appunto, per le pratiche e conoscenze acquisite nel corso della storia.

aiutiamoli a casa loro

nel dibattito sociale e politico esistono i nemici e chi li difende, i diversi e i sovversivi: il rischio è di considerare tali atteggiamenti, frequenti nella storia, come inevitabili e ‘naturali’, ovvero legati a un’essenza intrinseca dell’uomo e non alla sua cultura e quindi alla sua volontà, alle sue scelte, alle sue visioni contingenti, costruite, strumentali.

se ponessimo la persona – e non l’economia – al centro del discorso si potrebbe parlare di ‘sviluppo umano’ e quindi di un processo volto a favorire la libertà individuale.

La fame non è semplicemente sinonimo di povertà: ha sempre a che fare con il malfunzionamento – leggi cattiva distribuzione della ricchezza – dell’economia.

La libertà […] in quest’ottica diventa capacità e possibilità di scelta: di restare, viaggiare, andare e poi tornare.

tuttə carioca

sarà una coincidenza, o forse no, che le ‘vittime’ di questa violenza verbale e molto spesso non solo verbale siano proprio le religioni di origine africana, mentre il ruolo di demonizzatori, di purificatori, di salvatori, lo recitano le varie chiese pentecostali, i carismatici, gli evangelici in generale. L’islam e il cristianesimo, al contrario, sono religioni ‘forti’, perché monoteistiche e totalitaristiche (chiedono la totale sottomissione del credente) e si costituiscono come società teocratiche, cioè fondate sulla volontà di dio e l’obbedienza a dio. In questa prospettiva tanto il cristianesimo quanto l’islam sono intolleranti, sono invasive, devono convertire, perfino minacciare, perfino uccidere gli infedeli, i miscredenti, coloro che credono in falsi dèi.

se il punto chiave della teologia cattolica è la dicotomia corpo/mente, la separazione sistematica tra spirito e materia, alto e basso, sacro e profano, […] si dovrà ammettere che niente è più estraneo al meticciato di questa visione. Ecco un’altra ragione, la nostra eredità cattolica, che può spiegare perché l’idea meticcia faccia fatica ad affermarsi come auspicabile, risolutiva, egemonica.

Nelle religioni africane è assente il concetto di guerra santa, è invece connaturato il concetto che i convincimenti spirituali sono così intimi e personali che non si possono imporre con la forza.

l’Europa, una civiltà che non ha mai dimenticato i propri demoni, il proprio complesso di superiorità; soprattutto non ha mai rinnegato definitivamente i totalitarismi. Ha continuato a fingere di aver scacciato quei fantasmi, ma in realtà si va crogiolando ancora nel loro ricordo, annacquandoli in una verità di comodo che nelle narrazioni continua a essere presente e proclamata nella ‘superiorità del modello occidentale’.

[contrapposta al Brasile è] l’Italia, un paese che non si è mai considerato razzista, e invece lo è.

Nessunə deve dimenticare che la storia del meticciato nasce dallo stupro, dalla violenza.

la globalizzazione intermittente

Chi rimanda o vorrebbe rimandare indietro ə migrantə dimostra fragilità, non forza: chi ha un’identità solida seppure ‘impura’ non può avere paura del contatto, di mescolarsi, di ibridarsi.

l’uomo che verrà

l’essere transculturale della nuova mobilità planetaria, è ciò che più ci rappresenta. “Abitiamo una lingua, non un paese”, e la traduzione, reale o metaforica che compiamo, è come un viaggio per mare da una riva all’altra, o una traversata in carovana di un infinito spazio.

l’idea che la storia del mondo vada scritta dall’occidente è definitivamente tramontata, ora che anche l’universalità dei ‘nostri’ valori è andata perduta.

A tuttə sarà capitato di cogliere l’immediatezza della musica, la plausibilità della musica, la potenzialità della musica come strumento magico di comunicazione, come vettore di intese, veicolo di linguaggi.

Ecco, ancora, cos’è il meticciato: attenzione per l’altrə, co-produzione, ‘accordatura’.

La rivoluzione meticcia sarà una rivoluzione creativa, e le rivoluzioni creative spaventano non poco i conformisti.

postfazione

la storia della classificazione razziale umana è la storia dei tentativi di tracciare sulla mappa linee di confine.

è difficile entusiasmarsi all’idea di discutere ancora e ancora su quanto di noi e delle nostre società sia congenito e quindi immutabile. […] Ma almeno in questo modo si capisce chi è disposto a fare qualche sforzo per vivere in una società meno ingiusta e brutale, e chi invece è contento del mondo, e anzi si preoccupa che interventi volti a ridurre le disuguaglianze alterino un equilibrio che si vorrebbe scritto nei nostri geni.

La guerra dei meme – fenomenologia di uno scherzo infinito

in questa seconda edizione aggiornata l’autore analizza la genesi e le produzioni sociologiche della techne memetica. ma a quanto pare (io non lo sapevo, lol) esiste una vera e propria scienza seppur tentativa chiamata ‘memetica‘.

dalla prefazione di Elisa Cuter alla seconda edizione del libro:

“quello che emerge dalla sua analisi è il fatto che l’umanità varia da cui la pratica [della produzione di meme] prende vita riflette le dinamiche di una società nella quale, stringi stringi, sono ancora i maschi (alfa o beta che siano) a gareggiare tra loro per chi segna più punti. Non solo per pigliarsi la donzella, ma anche e soprattutto perché andare a segno è precisamente un segnale rivolto in ultima istanza ad altri maschi: una pisciatina sull’albero, un simbolo di potere, un flex. […] l’economia libidica di fondo rimane in sostanza uno scambio tra maschi. Uno scambio tutto legato al potere, insomma, e molto poco al sesso.”