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VOGLIAMO TUTTO

Se la destra vuole cancellarci, noi gridiamo più forte il nostro Programma per celebrare compagnə, amantə, amicə, vivə e mortə, anche «per far l’amore e mettere in scena spettacoli e poesie oscene fuori da ex prigioni vuote». Quella che segue è quindi una bibliografia queer sempre in aggiornamento: 

Quello che non vedrete mai sui libri – Il ‘fallo donna’

o mia dea, sempre siate lodatə 💜

Fiore Avvelenato

Nel Paleolitico e nel Neolitico il corpo di donna ritratto in modo naturalistico con il collo a forma di fallo era il modo accettato di raffigurare lo sviluppo della vita o il rafforzamento dei poteri di vita. Questo simbolismo ha un senso filosofico e non sessuale o pornografico.

La ‘Venere’ Mostruosa della Preistoria di Marija Gimbutas

I Nomi della Dea edito da Ubaldini Editore è una raccolta di ricerche di mitologi, antropologi, sociologi come Joseph Campbell, Riane Eisler, Marija Gimbutas, Charles Musès. I loro piccoli saggi dimostrano come quanto poco sappiamo della storia del genere umano e quanto una divinità non solo madre ma anche fluida, come del resto sono la maggior parte degli dèi antichi, fosse presente nella Preistoria fino alla comparsa dell’agricoltura. Penso sia fondamentale che le persone femministe e sex positive conoscano queste nozioni di antropologia, sociologia, mitologia e storia per avere radici solide per le loro…

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Odio gli indifferenti

Politici inetti:

«Se l’uomo politico sbaglia nella sua ipotesi, è la vita degli uomini che corre pericolo, è la fame, è la rivolta, è la rivoluzione per non morire di fame. Nella vita politica l’attività fantastica deve essere illuminata da una forza morale: la simpatia umana; ed è aduggiata dal dilettantismo […].

Le autorità italiane, quelle governative, quelle provinciali, quelle cittadine, non hanno finora decretato un provvedimento che non sia stato tardivo, non hanno ponzato un provvedimento che non abbia avuto bisogno di essere modificato, di essere prima o poi cassato, perché, invece di provvedere, veniva a far rincrudire il malessere. […]

Amano l’idolo, fanno soffrire il singolo individuo. […]

Non sanno rappresentarsi il dolore degli altri, perciò sono inutilmente crudeli. […]

Quando se ne sono accorti, era troppo tardi; non importa: avrebbero potuto ancora provvedere, avrebbero potuto equamente distribuire la sofferenza. Non hanno sentito la sofferenza: hanno creato il caos, hanno lasciato arraffare ai più forti economicamente […].»

→ questo fu scritto ai tempi della grande guerra, e al giorno d’oggi che per affrontare una pandemia utilizzano linguaggio e significati militari, la situazione etico-morale è la stessa. niente cambia in questa pandemia di malvagia banalità che chiamiamo “italiani”; sottolineo qui l’uso del maschile plurale sovraesteso. personalmente trovo che la Weltanschauung MBABEC (maschio borghese abile bianco etero cis) sia una rovina per l’umanità.

«Non sanno armonizzare la realtà disagiata con la possibilità di minor disagio per tutti. […]» → posso immaginare che i privilegi, quando sono radicati dentro la coscienza, hanno bisogno di una motosega potente per essere abbattuti. e sì, sto parlando anche dei privilegi che gode chi non è soggettə a discriminazioni a causa di condizioni sociali e/o personali.

«lo spirito evangelico non ha saputo trasformarsi nella forma moderna della solidarietà e dell’organizzazione disinteressata e civile. Esso è rimasto pura esteriorità, inutile e melensa coreografia. Gli istituti di solidarietà sociale, alimentati coi quattrini dei contribuenti, non sono che dei feudi clericali.» → sputiamo sul papa, tuttə quantə!

All Boys aren’t Blue

{tra queste parentesi si trovano mie note a margine e indicazioni di contesto. i temi del libro: blackness + queerness + critical race theory}

introduzione: black. queer. qui.

questo libro è un’esplorazione di due delle mie identità – Nera e queer – e di come ho preso coscienza delle loro intersezioni dentro me stesso e nella società. {nel corso dell’intero libro la parola Ner* ha la maiuscola}[…]

Poiché questo è un libro di memorie, condividerò con voi alcuni dei miei ricordi personali. Questi ricordi sono specifici della mia esperienza di bambino, adolescente e giovane adulto. Ma sottolineano anche alcune delle esperienze universali delle persone Nere e/o queer. […]

Credo che la società dominante stabilisca un’idea di ciò che è “normale” semplicemente per sopprimere le differenze, il che significa che chiunque di noi non rientri nella loro “normalità” sarà alla fine oppressə. […]

Ho imparato che ə bambinə che mi vedevano diverso non avevano un problema fino a quando la società ha insegnato loro a vedere le mie differenze come una minaccia. Quelle differenze, come l’essere effeminato e impertinente, furono costantemente attaccate per tutta la mia infanzia da parte di bambinə che non sapevano neanche perché avessi dovuto essere svergognato per quelle differenze. Non erano loro a umiliarmi, quanto coloro che lə stavano crescendo e che insegnavano loro a far vergognare altre persone con quelle qualità {differenti dalla norma}. La maggior parte deə bambinə non è intrinsecamente cattiva. Ə loro genitorə, tuttavia, possono farlə diventare cattivə. […]

Moltə di noi sono ancora qui. Ancora in vita e in attesa che le nostre storie vengano raccontate – di raccontarle noi stessə. Siamo ə vivə che sono sempre statə qui ma sono statə cancellatə. […]

Questa è la storia di George Matthew Johnson. Questa è una storia per tuttə noi.

act 1: un bambino differente

{Matthew e suo cugino vengono assaliti e malmenati da un gruppetto di pari:}

Vorrei sapere cosa motivò l’attacco. Potrebbe essere stato perché ero effeminato? Poteva essere una questione di razza, dato che l’aggressore principale era un ragazzo bianco di un’altra parte del quartiere? Potrebbero essere stati semplicemente i comportamenti tossici che insegniamo ai ragazzi riguardo al combattere e guadagnarsi la mascolinità? […]

Ai ragazzi maschi neri è richiesto di essere rudi e duri. Di assorbire il dolore e non versare una lacrima. […] I ragazzi maschi non dovrebbero piangere, quindi tieniti dentro quella merda. Spesso fino alla tomba. {così succede: educazione a sentimenti ed emozioni non pervenuta, e i risultati visibili sono violenza e/o suicidi.} […]

La cosa più importante da capire è avere l’agibilità di prendere le decisioni che sono nel proprio migliore interesse. Il potere di opporsi alla società e anche alle persone di casa. È un peccato che viviamo in un mondo in cui possedere pienamente la propria identità può essere oggetto di rifiuto, mancanza di rispetto o addirittura violenza – specialmente per coloro che ammettono la loro identità queer fin dalla giovanissima età.

Mi basta dire: rispetta le persone nei loro nomi e per come scelgono di identificarsi. […] La regola è che le persone siano chiamate con i nomi e i pronomi che scelgono. […]

Quando sei unə bambinə che è differente, […] c’è sempre un qualcosa che deve essere cancellato – e con esso, un pezzo di te. […]

Il linguaggio è interessante, soprattutto da bambinə. Si sa che ə bambinə creano le proprie parole e i propri linguaggi che possono condividere tra di loro – spesso considerati dall’esterno innocui. Eppure, in questo caso, la mia lingua inventata è stata vista come una minaccia alla mascolinità – un ideale di cui dovevo essere all’altezza anche se non ero abbastanza grande per capirne appieno il significato o, se è per questo, nemmeno come scrivere.

Così gli adulti della mia vita prescrissero l’aspetto della mascolinità per me. Era anche loro responsabilità assicurarsi che la persona che ero, questa “femminuccia”, non influenzasse gli altri bambini {maschi} – come se il mio essere chi ero cambiasse chi erano gli altri. Ma è così che la pensavano {e molto probabilmente la pensano tuttora così}. La mia parola era una minaccia all’identità dei loro figli – all’identità che speravano che i loro figli avessero. {e quanto sono terribilmente distruttive le aspettative di genere nei riguardi delle sensibilità deə più piccolə!} […]

Un giorno è diventato dolorosamente ovvio il fatto che non potevo più destreggiarmi tra le mie identità. Che un ragazzo salti la corda non era ammissibile, per quanto innocente fosse. I ragazzi dovevano essere amici dei ragazzi e avere cotte per le ragazze. Non dovevano cercare di essere ragazze. […]

{semplicemente} lə adultə che partecipano all’omofobia creano bambinə che fanno lo stesso. […]

Navigare in uno spazio che mette in dubbio la tua umanità non è affatto vivere. È esistere. Tuttə noi meritiamo più della semplice capacità di esistere. […]

Ho provato una profonda tristezza il giorno in cui ho smesso di saltare la corda. È stato il momento in cui ho capito che la sicurezza prevaleva sull’appagamento, anche da bambinə. […]

L’impudenza della società di {voler} infondere “virilità” nella vita di unə bambinə. […]

Trovare la felicità è importante. A volte bisogna spingersi oltre i propri limiti per arrivare a quel punto. […] Non devo essere confinatə in un’identità che mi incastra in uno spazio in cui devo scegliere di essere l’unə o l’altrə. […]

{A scuola:}

Mi ricordo come vedevo tutte le figure “buone” bianche e Nere come se fossero uguali. Uomini come Jefferson e Washington ci venivano insegnati in un modo che sorvolava sul fatto che avevano posseduto schiavi – mentre qualcuno come Robert E. Lee è stato ritratto sotto una luce molto diversa per aver sostenuto quelle stesse cose. La storia ha uno strano modo di dipingere. […]

Per quanto ci concentrassimo sui volti bianchi più anziani della storia americana, c’era sempre un periodo dell’anno che era dedicato a noi studentə Nerə. […]

Avevamo un numero minimo di insegnantə nerə, ma le persone Nere erano sempre bidellə, addettə al pranzo e segretariə, il che non sarebbe un problema se occupassero anche posizioni di potere. […]

Il Mese della Storia Nera era pura gioia Nera. […]

A volte non sai di esistere finché non ti rendi conto che qualcunə come te è esistitə prima. […]

Il Mese della Storia Nera è sempre stato dolceamaro, perché non appena arrivava se ne andava. La storia dei bianchi non aveva bisogno di un mese; la stavamo imparando continuamente. […]

Microaggressione è il termine accademico per quello che stavo vivendo. In poche parole, è quando una persona ti insulta o ti sminuisce in base esclusivamente al gruppo emarginato in cui ti trovi. Si chiama “micro” perché quella persona non ti chiama in modo esplicito n**** o a f**** o entrambi. Invece, attirano l’attenzione sulle vostre differenze in modo discreto. A volte può sembrare quasi innocente o ingenuo, ma puoi esserne certə che queste piccole cose diventano grandi nel tempo. Queste piccole supposizioni crescono fino a creare un intero stereotipo. Questo tipo di comportamento microaggressivo porta spesso a razzismo o omofobia palesi alla fine. […]

​​Troverete che la gente spesso usa la scusa “era la norma” quando si parla di razzismo, omofobia, e qualsiasi altra cosa nella storia da cui cercano di assolversi. Dire che qualcosa era “una norma” del passato è un modo per non dover affrontare le sue ripercussioni sul presente. Elimina il fatto che l’odio non si ferma solo perché è cambiata una legge o un’epoca. La gente usa questa scusa perché spesso non è disposta ad accettare quanto sono pieni di fobie e -ismi – o almeno quanti benefici traggono dalle strutture sociali che li privilegiano. […]

È interessante quante cose in questo paese lə bambinə bianchə fanno per assodato, mentre lə bambinə nerə continuano a lottare per generazioni. […]

Stai insegnando alla gente a nuotare o la stai lasciando affogare? […]

act 2: famiglia

e poi c’ero io.

un piccolo ragazzetto queer nero ancora molto insicuro su chi fosse. Mi seppellivo nei compiti scolastici e mi nascondevo dietro i miei libri. Quello che non avevo nelle amicizie, lo trovavo sempre nelle storie. Mentre lə altrə ragazzə erano fuori a giocare nelle loro rispettive cricche, io passavo il mio tempo in biblioteca o a fare i compiti… {a parte l’identità nera, mi ritrovo completamente in questo ritratto. a cominciare dall’”e poi”: perché anch’io sono arrivato “poi” all’interno della mia famiglia}

Avevo i miei libri.

Avevo i miei compiti.

Avevo me stesso ed ero isolato. […]

Mia nonna ha visto Hope crescere e in fase di transizione, e penso che questo l’abbia aiutata a capire quello che vedeva in me. Aveva anche visto i danni che accadono quando lə bambinə “diversə” non vengono nutritə e amatə allo stesso modo dellə altrə bambinə. Quando lei dice “amo ognunə di voi in modo diverso”, non intende dire vi amo di meno, ma vi amo interamente, e come siete. […]

Le dinamiche familiari sono un argomento che viene fuori spesso nella cultura LGBTQIAP+. La “famiglia creata” è un sistema in cui amici provenienti da molte estrazioni sociali creano cerchi di amicizia estremamente stretti nel tentativo di assicurare un ambiente di tipo familiare per lə moltə che non sono accettatə a casa. […]

Anche se non conoscevo la mia parte di cultura queer o non avevo le risorse per esplorarla, almeno avevo una casa. […]

Ci sono moltissime persone che sono giovanə e fuori in cerca di un sistema di supporto. Costruisci il sistema di supporto che vuoi avere intorno a te. Questo non sarà sempre facile, non mentirò. Non vi venderò la favola dell’”Andrà Tutto Bene” come i media cercano di fare senza offrire il come. Il come {andrà tutto bene} sta nell’essere dispostə a rischiare con sé stessə e creare il sistema di supporto che si desidera avere. […] Dite alla gente, specialmente quellə che sono non-queer e non-Nerə, di “Renderla {la società} Migliore”. Non si migliora qualcosa senza agire, e avete tutto il diritto di richiederlo. […]

per quanto siamo diversə come persone queer, alcune cose sono semplicemente universali indipendentemente da sesso, genere o (inserire differenza qui). Elevare una comunità vista come al di sotto di te ad avere equità e uguaglianza non danneggia nessuno se non l’oppressore {cosciente di esserlo}. {per dirla con le parole di qualcun altrə: “i diritti non sono coperte per cui se ce l’ho io, tu rimani senza.”} […]

Il condizionamento sociale che ci ha detto di odiare lə nostrə similə a causa di sesso e genere può essere infranto. Proprio come mio padre, la mia comunità ha una seconda possibilità, una che dà aə suoə figliə queer Nerə la possibilità di sopravvivere a un mondo anti-Nerə che è già contro di loro. Ricevo bigottismo ovunque. Mio padre si assicurò che almeno non lo ricevessi a casa, usando gli strumenti che aveva, nel miglior modo per lui possibile. […]

{rivolgendosi a Hope, la sua cugina transgender:}

nonostante non avessimo l’educazione o le risorse per capire appieno cosa ti stava succedendo, ti abbiamo sempre amato e tu hai trovato un modo per ricambiare il nostro amore ancora di più. […] la nostra esistenza come persone queer non è mai stata in bianco e nero. […]

a volte non puoi vedere te stessə se non riesci a vedere altre persone come te che esistono, prosperano, lavorano. […]

quando si è unə bambinə che cresce con sentimenti sia di parte femminile che maschile, senza spazio per elaborarli, si tende ad accordarsi con il miglior riflesso possibile di se stessə. […]

da ragazzino ero effeminato e supponevo di dover essere una ragazza, perché mi piacevano le cose da ragazza e avevo manierismi da ragazza. Questo era tutto ciò che potevo elaborare dall’età di cinque anni fino all’età di circa dodici anni, perché non avevo un vocabolario completo per genere e sessualità. […]

quando penso al numero di persone queer nella mia famiglia, ricordo le discussioni che le persone fanno sulla questione del nascere o crescere queer. Penso che la parte più divertente di questa discussione è che non importa se l’essere queer succede per nascita o per scelta. È quello che sei e nessunə dovrebbe avere il diritto di cambiarlo {o discuterne per farti cambiare, per dire}. […]

{una delle lezioni che George ha imparato dai tumori che la sua Nanny ha combattuto:}

Controllo le cose che sono in mio potere. Metto energia nelle cose che posso cambiare e prego per il resto. E come tu hai detto, vivo la mia vita senza rimpianti. Abbiamo ancora tempo qui insieme. E avremo i ricordi per sempre. Ti ringrazio.

act 3: teenagers

{dove l’autore del libro racconta di un suo cugino, ucciso per aver difeso Hope da una gang}

La stessa ideologia di mascolinità e virilità che ha costretto me e te a nascondere le nostre identità è la stessa ideologia di mascolinità e virilità che ti ha ucciso. La vita può essere tragica in questo modo. […]

Non è un requisito che tu possa mai trovare empatia per un abusatore. Fai in modo di ritenere responsabile il tuo abusatore.

{splendido qui il concetto di} avvoltoi culturali: {persone bianche che si appropriano di elementi culturali specifici, per esempio: treccine o parole come n*g**, per sentirsi ““fighi”” o tentare di farsi accettare; insomma} qualcosa con cui possano giocare senza mai soffrire l’oppressione sperimentata da chi li ha creati.

{nel passaggio dalle scuole medie alle superiori} è completamente diverso lottare con lə ragazzə bianchə perché ero nero, e con lə ragazzə nerə perché ero gay. Questa doppia emarginazione era un peso faticoso. […]

Devi sempre uscire allo scoperto {coming out} da qualche parte. In ogni nuovo lavoro. In ogni nuova città in cui vivi. A ogni nuova persona che incontri, probabilmente dovrai spiegare la tua identità. Io volevo essere gay, ma alle mie condizioni. […]

Alcunə di noi sono spintə ad accettare un’identità prima di essere completamente prontə ad accettarla noi stessə. […]

act 4: amici

{all’università/college:}

Vedevo la confraternita come un’opportunità per essere in una posizione di leadership, parte di un movimento più grande di me. Cercavo anche fratellanza, la capacità di legare con altri ragazzi in modo platonico. Per me, una confraternita significava ottenere l’unica cosa che desideravo tanto avere: un ideale maschile unito a me. […]

Questa era la mia ricerca della mascolinità e finalmente avrei potuto dimostrare quanto fossi tosto. La mascolinità sembrava necessaria. Ne ero attratto negli altri ragazzi. Acquisire mascolinità sembrava quasi una forma di amor proprio. Volevo piacermi. Volevo essere innamorato di me stesso. […]

Stavamo crescendo tutti insieme. Alcuni di noi erano ipermascolini mentre altri non lo erano così tanto. Ma per qualche ragione, non importava. Questo era l’ambiente che desideravo. Uno in cui la mia natura effeminata non aveva importanza e la gente poteva vedermi per la persona che ero. […]

C’è tantissimo pericolo nel non fornire un’adeguata educazione sul sesso allə fanciullə, specialmente a coloro che fanno sesso al di fuori degli schemi eteronormativi. […]

Mi misi davvero in situazioni più rischiose non sapendo cosa stavo facendo e non avendo gli strumenti, le risorse o una comunità di supporto per cercare quella conoscenza. […]

Ho dovuto scoprire e capire da solo un sacco di questa roba. […]

Reprimiamo chi siamo durante quei primi anni formativi in cui dovremmo imparare e crescere accanto lə nostrə coetaneə etero, e all’interno della sicurezza e del sostegno delle nostre famiglie. I sistemi eteronormativi nella nostra società hanno letteralmente il potere di cambiare la traiettoria delle nostre vite. […]

non sai cosa ti piace o chi sei se lasci che ti infilino in uno scatolone che la società ha creato per te. […]

La mia più grande paura è che lə adolescentə queer vengano lasciatə a tentativi ed errori nella loro esperienza sessuale. Vale la pena che io mi senta un po’ in imbarazzo in modo che siate tuttə un po’ più preparatə. […]

{quando George viene a conoscenza della morte di Kenny, un suo carissimo amico di confraternita:}

Eravamo giovani e sperimentavamo una perdita, separatamente e insieme. A nostra insaputa, abbiamo iniziato a stringere le braccia mentre stavamo fianco a fianco. Penso che fosse l’unico modo per non cadere a pezzi. […]

Non superi mai veramente la morte. Diventa solo più facile conviverci ogni giorno. […] Ci fu una morte avvenuta anche dentro di me. Una morte che moltə di noi subiscono quando perdiamo qualcunə che ci ha amato incondizionatamente. […]

Come persona nera queer, sono morto centinaia di volte. Probabilmente morirò altre centinaia di volte prima della mia morte fisica. Questa è la lezione della morte, però: dalla morte viene la rinascita. Una rinascita nel pensare, nell’elaborare, nel vivere. […]

Ancora più importante, la morte di tutte le cose che ero condizionato a pensare sulla mia identità era necessaria per sopravvivere a modo mio. […]

postfazione

Sapere che l’eredità di questo libro non riguarda me rimuove quasi tutti quei sentimenti {correlati anche alla cosidetta sindrome dell’impostore}. Essa è per voi. […] Ho reso pubbliche le cose più profonde e oscure del mio passato nella speranza che qualcunə possa vedere un riflesso di sé stessə nelle parole e sapere che non è solə, e che anche voi potete crescere e prosperare. […]

La cosa più preziosa che spero questo libro insegnerà ad altrə, come ha insegnato a me, è che non c’è sempre una soluzione. Che a volte alcune cose finiscono nel modo in cui finiscono. Che alcuni processi saranno sempre in corso. […]

Non dobbiamo accettare così facilmente le norme che siamo statə costrettə a seguire. Possiamo provarle e, se non funzionano, creare qualcosa di nuovo. Quando dico che non sono “blu”, intendo molto più di un colore tradizionalmente designato per rappresentare {il referente di} ragazzo.

La mano sinistra del buio

“Ci racconterete degli altri mondi fra le stelle – degli altri tipi di uomini, delle altre vite?” – grassetto mio – conclude Ursula K. Le Guin per bocca di Sorve Harth, invitando ə lettorə a inoltrarsi nel mare magnum di storie e mondi ALTRI nella complessa poiesi fantascientifica. Ecco la prefazione per mano dell’autrice stessa:

“Sono le parole a complicare e confondere. Ci viene chiesto ora di ritenere che l’unica utilità delle parole stia nel loro essere segni. I nostri filosofi, alcuni di loro, vorrebbero che accettassimo che una parola (una frase, un’asserzione) ha valore solo fintantoché ha un significato univoco e punta a un unico fatto comprensibile dall’intelletto razionale, solido dal punto di vista logico e, idealmente, quantificabile. […] L’unica verità che sono in grado di comprendere o di esprimere è, se definita secondo la logica, una bugia. Definita usando la psicologia, è un simbolo. Definita usando l’estetica, una metafora.”

Questa la bibliografia dell’autrice e questa la sua biografia in angloamericano.

Scoprire una scrittrice come Ursula K. Le Guin per me significa aprire una porta su un altro modo di costruire mondi. E per fortuna in questa edizione c’è anche una postfazione di Nicoletta Vallorani che amplia l’universo di senso creando una bibliografia ecumenica:

Il linguaggio della notte;

da La teoria della borsa delle storie: “La fantascienza propriamente concepita, come tutta la narrativa seria, per quanto divertente, è un modo per cercare di descrivere ciò che sta di fatto accadendo, ciò che le persone fanno e sentono realmente, come le persone si relazionano a tutto il resto in questa vasta matassa, questo ventre dell’universo, questo grembo di cose che saranno e tomba di cose che furono, questa storia interminabile. In essa, come in tutta la narrativa, c’è abbastanza spazio per tenere anche gli UOMINI al loro posto, al loro posto nello schema delle cose; c’è abbastanza tempo per raccogliere un sacco di avena selvatica e seminarla, e cantare al piccolo Oom, e ascoltare le barzellette di Ool, e guardare i tritoni, e comunque la storia non è finita. Ci sono ancora semi da raccogliere e spazio nella valigia delle stelle.”

“Genly Ai è maschio, ma impara a non esserlo.”

The Wave in the Mind;

I reietti dell’altro pianeta;

“una orgogliosa ripresa dell’androginia dell’Orlando di Virginia Woolf” […] “nella consapevolezza di quanto sia rilevante il viaggio tra i ghiacci – cioè in una natura non necessariamente amica – per determinare un processo di crescita doloroso e necessario.”

“È il bianco della balena che Achab non riesce a domare, ma anche quello di una natura – ambientale e organica – che si fatica a comprendere e ridurre ai percorsi razionali e lineari delle modalità di pensiero maschili.”

Una natura che è stata naturalizzata coattivamente in “composte dicotomie” dall’Uomo costrutto performante di Mascolinità, ma che non ha nulla a che fare con la sempreverde tendenza alla diversità. La natura è diversa e differente, dimostrabilmente queer. E nel mio piccolo immagino e penso che Ursula K. Le Guin intendesse davvero rappresentare storie d’altro genere.

Meticcio

come preferisco fare per presentare ogni bel libro letto, a seguire riporto alcuni estratti di questo ‘saggio pop’ edito da Effequ: perchè ce n’è bisogno, a giudicare dal potere che acquista il populismo facile e razzista di leghisti e fratelle d’italia.

note di redazione:

– laddove possibile sostituisco il maschile plurale sovraesteso con il neutro sul modello di “tuttə quantə”; laddove invece viene lasciato il maschile sovraesteso v’è cognizione di causa.

– tendenzialmente preferisco non maiuscolare. nel testo, in particolare, l’autore usa qui e là la lettera maiuscola per “occidente”, ma trovo che una ulteriore magnificazione di qualunque tipo di questo referente sia oltremodo dannosa; l’occidente, qualunque cosa voglia dire, si è già troppo automagnificato. stesso discorso per “dio”, altro referente che a mio avviso ha bisogno di un bel ridimensionamento e soprattutto contestualizzazione.

Prefazione

Perché sentiamo la necessità di costruire la diversità? Perché è indispensabile per definire ‘noi’. Noi siamo ciò che l’altrə non è ed è per questo che spesso, troppo spesso, configuriamo l’altrə come icona di ogni male. Abbiamo bisogno deə cattivə, per pensarci buonə.

Introduzione per un manifesto meticcio

La costruzione tutt’altro che naturale del mondo attuale, fatto di diseguaglianze e di frontiere tracciate sulla carta, non fa altro che riprodurre le restrizioni feudali: c’è chi nasce nel privilegio, e che eredita ogni genere di ricchezza e chi, per il solo fatto di essere natə in un paese, o per avere un colore di pelle, è condannatə.

di vergogna e accoglienza

lə occidentalə sono bravə a trascurare un fatto storico inconfutabile: guerre, diseguaglianze, impoverimento delle risorse naturali, errata concezione dello ‘sviluppo’, sono dovute, in grandissima se non in esclusiva parte, proprio all’occidente.

Frontiere, identità, perfino colori, per non dire delle obsolete categorie razziali, sono costruzioni dell’uomo. Sono invenzioni, finzioni, ovvero creazioni contingenti (fictio) e utilitaristiche.

occidentalismi e orientalismi

Il relativismo culturale […] è una postura, una maniera di essere, di pensare, di operare. Ogni atto, istituzione, atteggiamento, costume di un popolo va contestualizzato, facendo riferimento al sostrato culturale – ovvero la storia – da cui proviene.

Il buon senso, la morale, l’etica e di conseguenza le leggi, sono tutti elementi culturali. Ecco perché, se è del tutto utopico oggi prefigurare in tempi brevi la nascita di un’etica, di una giurisprudenza, di una visione globali, nondimeno è assurdo pensare che vadano reiterate le prove di forza, le affermazioni di superiorità del mondo occidentale.

Il razzista non sorride

Il voler gerarchizzare opinioni e culture, ideologie, stati d’animo, è l’idolo polemico etnocentrico e universalista contro cui lottano i relativisti.

Il confine, dice la logica, serve a definire l’identità. Ma tracciare il confine è questione di mobilità, plasticità, opportunità e opportunismo.

Perché allora le culture sono differenti, se gli uomini sono tendenzialmente uguali? Per le scelte culturali, appunto, per le pratiche e conoscenze acquisite nel corso della storia.

aiutiamoli a casa loro

nel dibattito sociale e politico esistono i nemici e chi li difende, i diversi e i sovversivi: il rischio è di considerare tali atteggiamenti, frequenti nella storia, come inevitabili e ‘naturali’, ovvero legati a un’essenza intrinseca dell’uomo e non alla sua cultura e quindi alla sua volontà, alle sue scelte, alle sue visioni contingenti, costruite, strumentali.

se ponessimo la persona – e non l’economia – al centro del discorso si potrebbe parlare di ‘sviluppo umano’ e quindi di un processo volto a favorire la libertà individuale.

La fame non è semplicemente sinonimo di povertà: ha sempre a che fare con il malfunzionamento – leggi cattiva distribuzione della ricchezza – dell’economia.

La libertà […] in quest’ottica diventa capacità e possibilità di scelta: di restare, viaggiare, andare e poi tornare.

tuttə carioca

sarà una coincidenza, o forse no, che le ‘vittime’ di questa violenza verbale e molto spesso non solo verbale siano proprio le religioni di origine africana, mentre il ruolo di demonizzatori, di purificatori, di salvatori, lo recitano le varie chiese pentecostali, i carismatici, gli evangelici in generale. L’islam e il cristianesimo, al contrario, sono religioni ‘forti’, perché monoteistiche e totalitaristiche (chiedono la totale sottomissione del credente) e si costituiscono come società teocratiche, cioè fondate sulla volontà di dio e l’obbedienza a dio. In questa prospettiva tanto il cristianesimo quanto l’islam sono intolleranti, sono invasive, devono convertire, perfino minacciare, perfino uccidere gli infedeli, i miscredenti, coloro che credono in falsi dèi.

se il punto chiave della teologia cattolica è la dicotomia corpo/mente, la separazione sistematica tra spirito e materia, alto e basso, sacro e profano, […] si dovrà ammettere che niente è più estraneo al meticciato di questa visione. Ecco un’altra ragione, la nostra eredità cattolica, che può spiegare perché l’idea meticcia faccia fatica ad affermarsi come auspicabile, risolutiva, egemonica.

Nelle religioni africane è assente il concetto di guerra santa, è invece connaturato il concetto che i convincimenti spirituali sono così intimi e personali che non si possono imporre con la forza.

l’Europa, una civiltà che non ha mai dimenticato i propri demoni, il proprio complesso di superiorità; soprattutto non ha mai rinnegato definitivamente i totalitarismi. Ha continuato a fingere di aver scacciato quei fantasmi, ma in realtà si va crogiolando ancora nel loro ricordo, annacquandoli in una verità di comodo che nelle narrazioni continua a essere presente e proclamata nella ‘superiorità del modello occidentale’.

[contrapposta al Brasile è] l’Italia, un paese che non si è mai considerato razzista, e invece lo è.

Nessunə deve dimenticare che la storia del meticciato nasce dallo stupro, dalla violenza.

la globalizzazione intermittente

Chi rimanda o vorrebbe rimandare indietro ə migrantə dimostra fragilità, non forza: chi ha un’identità solida seppure ‘impura’ non può avere paura del contatto, di mescolarsi, di ibridarsi.

l’uomo che verrà

l’essere transculturale della nuova mobilità planetaria, è ciò che più ci rappresenta. “Abitiamo una lingua, non un paese”, e la traduzione, reale o metaforica che compiamo, è come un viaggio per mare da una riva all’altra, o una traversata in carovana di un infinito spazio.

l’idea che la storia del mondo vada scritta dall’occidente è definitivamente tramontata, ora che anche l’universalità dei ‘nostri’ valori è andata perduta.

A tuttə sarà capitato di cogliere l’immediatezza della musica, la plausibilità della musica, la potenzialità della musica come strumento magico di comunicazione, come vettore di intese, veicolo di linguaggi.

Ecco, ancora, cos’è il meticciato: attenzione per l’altrə, co-produzione, ‘accordatura’.

La rivoluzione meticcia sarà una rivoluzione creativa, e le rivoluzioni creative spaventano non poco i conformisti.

postfazione

la storia della classificazione razziale umana è la storia dei tentativi di tracciare sulla mappa linee di confine.

è difficile entusiasmarsi all’idea di discutere ancora e ancora su quanto di noi e delle nostre società sia congenito e quindi immutabile. […] Ma almeno in questo modo si capisce chi è disposto a fare qualche sforzo per vivere in una società meno ingiusta e brutale, e chi invece è contento del mondo, e anzi si preoccupa che interventi volti a ridurre le disuguaglianze alterino un equilibrio che si vorrebbe scritto nei nostri geni.

La guerra dei meme – fenomenologia di uno scherzo infinito

in questa seconda edizione aggiornata l’autore analizza la genesi e le produzioni sociologiche della techne memetica. ma a quanto pare (io non lo sapevo, lol) esiste una vera e propria scienza seppur tentativa chiamata ‘memetica‘.

dalla prefazione di Elisa Cuter alla seconda edizione del libro:

“quello che emerge dalla sua analisi è il fatto che l’umanità varia da cui la pratica [della produzione di meme] prende vita riflette le dinamiche di una società nella quale, stringi stringi, sono ancora i maschi (alfa o beta che siano) a gareggiare tra loro per chi segna più punti. Non solo per pigliarsi la donzella, ma anche e soprattutto perché andare a segno è precisamente un segnale rivolto in ultima istanza ad altri maschi: una pisciatina sull’albero, un simbolo di potere, un flex. […] l’economia libidica di fondo rimane in sostanza uno scambio tra maschi. Uno scambio tutto legato al potere, insomma, e molto poco al sesso.”

I versi satanici

The Satanic Verses prende le narrazioni monoteiste e le frulla in una polifonia di trame non assimilabili, proprio meticcia.

La bellezza dei Versi Satanici la esplica Salman Rushdie stesso in questa intervista, che è anche una guida alla lettura:

≪Se I versi satanici è qualcosa, è una visione del mondo dall’occhio del migrante. È scritto a partire dalla stessa esperienza di sradicamento, disgiunzione e metamorfosi (lenta o rapida, dolorosa o piacevole) che è la condizione migrante, e dalla quale, credo, può essere derivata una metafora per tutta l’umanità. Al centro del romanzo c’è un gruppo di personaggi, la maggior parte dei quali sono musulmani britannici, o persone non particolarmente religiose di origine musulmana, alle prese proprio con il tipo di grandi problemi che sono sorti a circondare il libro, problemi di ibridazione e ghettizzazione, di conciliare il vecchio con il nuovo. Coloro che oggi si oppongono con più foga al romanzo sono dell’opinione che la mescolanza con una cultura diversa indebolirà e rovinerà inevitabilmente la propria. Io sono dell’opinione opposta. I Versi Satanici celebra l’ibridazione, l’impurità, la mescolanza, la trasformazione che deriva da nuove e inaspettate combinazioni di esseri umani, culture, idee, politiche, film, canzoni. Si rallegra del meticciato e teme l’assolutismo dei puri. Mélange, miscuglio, un po’ di questo e un po’ di quello è il modo in cui la novità entra nel mondo. È la grande possibilità che le migrazioni di massa danno al mondo, e io ho cercato di abbracciarla. The Satanic Verses è per il cambiamento per fusione, il cambiamento per congiungimento. È un canto d’amore al nostro io meticcio.≫

A questo indirizzo si trovano note esplicative delle parole aromatiche che arricchiscono il libro-menù, per usare il linguaggio di Rushdie:

≪[Alcune parole nel testo] le uso come aromi. Voglio dire, posso leggere libri dall’America e non sempre capisco lo slang. Gli scrittori americani danno sempre per scontato che tutto il mondo parli americano, ma in realtà tutto il mondo non parla americano. E gli scrittori ebrei americani mettono molto yiddish nei loro libri e a volte non capisco cosa dicono. Ho letto libri di scrittori come Philip Roth in cui le persone che vengono colpite nei kishke e penso: “Cosa?!” È divertente leggere cose quando non si conoscono tutte le parole. Anche i bambini lo amano. Una delle cose che ogni grande scrittore per bambini vi dirà è che ai bambini piace se nei libri pensati per la loro età c’è un vocabolario appena più grande del loro. Così si imbattono in parole strane, e le parole strane li entusiasmano. Se in una storia si descrive una bambina piccola come “logorroica”, funziona molto meglio di “chiacchierona”. E poi una bambina leggerà il libro e sua sorella parlerà a raffica e lei dirà a sua sorella: “Non essere così logorroica”. È un’arma totalmente nuova nel suo arsenale.≫

Lasciare parole sconosciute nelle traduzioni come mappe del tesoro per svelare altri mondi. È anche grazie alle parole che il meticciato si sviluppa.

P.S. se riuscite leggete in lingua originale dato che l’inglese spopola, perché a onor del vero questa edizione del 2002 non rende giustizia all’opera.

La zoccola etica

≪Una zoccola è una persona di qualsivoglia genere che celebri la sessualità in accordo con la proposizione radicale che il sesso è bello e fa bene.≫

≪Una corsa affannosa verso l’orgasmo è un insulto all’umana capacità di provare piacere.≫

Manuale guida sempreverde – ma anche sempraggiornabile: in alcuni punti si avverte appena l’influsso del femminismo intersezionale – per lə avventurosə dell’amore anche carnale non monogamico. Ammetto personalmente di aver abbracciato questa visione del mondo nel mezzo del cammin di mia vita.

C’è solo da guadagnare in salute e felicità a non vedersi imbalsamati in coppia fissa per sempre finché morte non separi. Anche perché, ammettiamolo, non è antropologicamente sostenibile; e anche perché il modello monogamico che conosciamo in questa parte di mondo prevede una parte femminile subalterna a una parte maschile. Quindi perché mai la tanto agognata monogamia sarebbe preferibile, per esempio, a una famiglia poliamorosa dove la prole viene cresciuta da un gruppo di persone che si amano scambievolmente e in cui ognunə condivide responsabilità e porzioni di gioia?

Il mio metodo preferito di elogiare un testo è citarlo testualmente. In questo caso, alla teoria le autrici affiancano compiti a casa, il cui scopo dichiarato è aiutare a costruire relazioni plurime sane e durature. E sono proprio questi compiti a casa che ho deciso di riportare, perché se citassi altri passi verrebbe un articolo più extralungo del solito, quindi meglio leggere direttamente il libro. Dunque, nota di redazione: i numeri degli esercizi si riferiscono ai capitoli in cui sono situati; in maiuscolo sono i titoli dei capitoli, in minuscolo l’oggetto degli esercizi.

ESERCIZIO 2: MITI E REALTÀ – zoccole che ammiriamo
Fate una lista di tutte le persone di vostra conoscenza non monogame, inclusə personaggə della televisione, del cinema, della letteratura eccetera. Quali sentimenti vi suscitano? Che cosa potete imparare (in positivo e in negativo) da ciascunə di loro?

ESERCIZIO 2: perché essere una zoccola? e perché no? 

Scrivete una lista di tutte le ragioni che vi vengono in mente per le quali una persona qualunque potrebbe desiderare di essere una zoccola. Potete fare questo esercizio da solə, con un amicə o con un amante. Quali, tra le motivazioni che avete elencato, indicano il genere di zoccola che voi non volete essere? E quali invece sono per voi ottime e valide ragioni?

ESERCIZIO 8: LE QUALITÀ DI UNA BUONA ZOCCOLA – affermazioni positive per cominciare

-io merito amore.
-il mio corpo è attraente così com’è.
-chiedo tutto quello che voglio, e dico di no a tutto quello che non voglio.
-trasformo le difficoltà in opportunità di crescita.
-io ho in me tutto ciò che mi serve per vivere una vita piena di gioia.
-il sesso è una meravigliosa espressione della mia capacità di amare.
-sto percorrendo il mio personale cammino verso l’estasi.

ESERCIZIO 9: CONFINI – la vostra bacchetta magica

immaginate di avere a disposizione una bacchetta magica in grado di rendervi incredibilmente fortə, coraggiosə e indipendentə: quali vorreste che fossero allora i vostri confini? Fate un elenco dei vostri limiti, o provate a rappresentarli con un disegno. Ricordate che avete diritto a essere trattatə con rispetto da ogni persona della vostra vita. Immaginate di comunicare alle persone che amate dove si trovano i vostri limiti, e ricordate che fare questo è un atto di rispetto e amore verso se stessə.

ESERCIZIO 10: FLIRTING E CRUISING – dire di sì e dire di no, in pratica

Scrivete un breve discorso – bastano poche frasi – che potreste utilizzare per invitare qualcunə a fare sesso con voi. Poi scrivetene un altro che potreste usare per rifiutare un’offerta sessuale in modo educato e gentile.

ESERCIZIO 11: SAFER SEX: FARE SESSO IN SICUREZZA – provare, provare, provare

per gli uomini: masturbatevi indossando un profilattico, fino a quando sentirete di avere appreso perfettamente la tecnica.
per chi fa sesso con uomini: procuratevi una confezione gigante di preservativi (per quest’uso vanno benissimo quelli economici) ed esercitatevi a infilarli su banane, cetrioli o dildo, nel modo più sensuale possibile, prima con le mani poi con la bocca. Usate l’intera confezione. Per tuttə: pensate ai vari modi in cui potete limitare al massimo o evitare del tutto la trasmissione dei liquidi, ed elencateli.

ESERCIZIO 13: GELOSIA: COME NON PERDERE LA BUSSOLA – come vivete la gelosia?

prendetevi un po’ di tempo per dedicarvi all’introspezione. riportate alla mente delle occasioni in cui avete provato gelosia, e scrivete come vi siete sentitə. forse la vostra mente era occupata da pensieri riguardo a cosa lə altrə stessero facendo. potrebbe occorrervi un po’ di pazienza per richiamare i vostri sentimenti di allora: rabbia, dolore, disperazione, desolazione, ansia; la sensazione di essere perdutə, bruttə, solə, indegnə; o qualunque altro sentimento peculiare alla vostra personale esperienza della gelosia. siamo spesso tentatə di accusare noi stessə per i nostri sentimenti negativi, come se avessimo bisogno di una giustificazione plausibile per sentirci a terra. cercate di avere compassione per voi stessə quando state così male.
oppure scrivete un testo a ruota libera sulla gelosia: impostate un timer per cinque o dieci minuti e scrivete semplicemente tutto ciò che vi viene in mente. quando avete finito di scrivere, siate clementə con voi stessə. potreste volere ripetere questo esercizio più volte, a distanza di tempo, come una sorta di diario… che solo voi potrete leggere, o da far leggere a un amicə fidatə, o a un terapeuta.
o ancora, scrivete una lettera alla vostra gelosia. chiedetele quale sia il suo scopo. chiedetele consiglio. poi fate in modo che sia lei a scrivere una lettera a voi.

ESERCIZIO 13: rassicurazione

Ecco un esercizio che potete fare insieme allə vostrə partner per imparare a farvi “poverə piccolə” l’un l’altrə nei momenti difficili.
fate una lista di dieci cose che ləi potrebbe fare per rassicurarvi.
evitate concetti astratti: concentratevi sui comportamenti, non sulle emozioni. “amarmi di più” fa riferimento alle emozioni ed è perciò piuttosto arduo da tradurre in pratica: come potresta sapere se lə vostrə partner vi ama effettivamente di più? “portarmi una rosa” è un comportamento che chiunque disponga di qualche spicciolo può attuare. scrivete la vostra lista in privato, mentre lə vostrə partner farà lo stesso, poi riunitevi e scambiatevi le liste che avete scritto. resterete sorpresə nel constatare quanto sia facile rassicurare una persona quando si ha una lista che ci indica come fare.
questo compito potrebbe risultarvi più complicato di quanto non sembri. potrebbero sorgervi molte domande: come potrei chiedere questa cosa? ma lə miə partner non dovrebbe saperlo già? se mi amasse veramente, non lo starebbe già facendo?
se state covando pensieri come questi, provate a immaginare come vi sentireste se fosse lə vostrə partner a chiedervi rassicurazione. non vi farebbe piacere sapere cosa potreste fare per aiutarlə? nessunə può leggere nei pensieri dell’altrə, ma certamente il suo benessere ci sta a cuore, e una volta che ne siamo a conoscenza, possiamo fare qualcosa per aiutarlə.

ESERCIZIO 13: quindici modi per darvi conforto

stilate una lista di quindici semplici cose che potete fare per darvi conforto: per esempio “andare a comprarmi un fiore”, o “immergere i piedi in acqua calda e massaggiarli”. A volte è utile chiedersi: ≪Cosa potrei fare per sentirmi più sicurə, o per stare meglio, o per prendermi cura di me?≫. Procuratevi delle schede e riportate su ognuna una voce della vostra lista. La prossima volta che vi sentirete turbati e avrete bisogno di un gesto di conforto, pescate una carta e fate ciò che prescrive.

ESERCIZIO 13: tesori

fate una lista di dieci o più motivi che vi fanno sentire fortunatə di avere questə partner, e fatene una di dieci o più motivi per i quali lə vostrə partner è fortunatə ad avere voi. provate a portare queste liste con voi per qualche giorno e ad aggiungere cose via via che vi vengono in mente. potreste anche farle entrambə, voi e ləi, e poi condividerle.

ESERCIZIO 14: ABBRACCIARE IL CONFLITTO – scrittura a ruota libera

provate a scrivere per dieci minuti senza interruzioni, buttando giù semplicemente quello che vi passa per la testa riguardo a queste domande: come veniva gestito il conflitto nella famiglia in cui siete cresciutə? quali comportamenti attuava ogni persona, e sulla base di quali credenze? qualcunə ricorreva all’uso di alcolici per alleviare la tensione? chi, nella vostra famiglia, apriva il conflitto di solito, e chi cercava a ogni costo di evitarlo? chi si assumeva il compito di placare le ire deə altrə, e chi quello di nascondere il disaccordo sotto il tappeto? chi aveva il compito di fare emergere il conflitto? qual era il vostro ruolo? come descrivereste il vostro modo di gestire il conflitto?

ESERCIZIO 14: litigare per finta

questo è un esercizio buffo, e che dà molta soddisfazione. puntate un timer per due minuti. disponetevi in piedi unə di fronte all’altrə, leggermente distantə. esprimete simultaneamente la vostra rabbia con l’atteggiamento del corpo e la gesticolazione: pestate i piedi, agitate le braccia e rivolgetevi al vostrə partner emettendo suoni completamente inarticolati – gemiti, lamenti, sospiri, grugniti (se non è chiaro che cosa intendiamo con questo, pensate a Paperino quando ha una delle sue crisi isteriche).
È difficile descriverlo a parole, fatto sta che quando si mette su un dramma, liberə dal bisogno di articolare delle frasi, o di stabilire chi abbia ragione e chi abbia torto, o di fare alcunché di sensato, si finisce per comunicare molto bene i propri sentimenti – e alla fine ci si fa una bella risata. questo è un ottimo modo per sfogare la rabbia e spezzare la tensione prima di una conversazione seria.

ESERCIZIO 14: sentimenti a due

lo scopo di questo esercizio è quello di aiutarvi a parlare dei vostri sentimenti, in modo da permettere al vostrə partner di sentirvi, e a voi di ascoltare con attenzione i suoi. ciascunə parlerà per tre minuti mentre l’altrə ascolta. scegliete un momento nel quale possiate trascorrere col vostrə (o ə vostrə) partner trenta-quarantacinque minuti senza interruzioni. stabilite chi sarà a parlare e chi ad ascoltare. impostate un tempo di tre minuti con un timer – cinque se vi sentite audacə, ma non di più. ricordate che i sentimenti chiedono di essere ascoltati. quindi, mentre ascoltate, limitatevi a esprimere segnali di attenzione come “sì”, “bene”, “ti ascolto”, “capisco”. rileggete il paragrafo sui messaggi-io all’interno di questo capitolo. ricordate che possiamo chiedere alle persone che amiamo di ascoltarci parlare di ciò che proviamo e sentiamo. ma non è leale chiedere a qualcunə di fare da bersaglio ad accuse ed espressioni di biasimo restando impassibile, perciò in questo esercizio evitare di usare frasi che comincino con “tu”. cercate entrambə di mantenere il contatto visivo durante l’esercizio. provate a usare questo schema per parlare di gelosia, e più avanti potrete usarlo per discutere di qualsiasi situazione emotiva. eccovi un modello che può farvi da guida:

A ascolta: ≪c’è qualcosa che vorresti dirmi riguardo alla gelosia?≫
B parla: ≪guardandomi dentro, mi sento…≫ (parla fino a che se la sente)
A ascolta (senza interrompere): ≪sì≫, ≪ti ascolto≫, ≪va bene≫, ≪a-ah≫ (e così via)
B può continuare a parlare, oppure dire: ≪no, ho finito per ora≫.
A: ≪grazie≫.

chi ascolta proverà facilmente l’impulso a intervenire con commenti o consigli, che dovrà però tenere per sé. mettete da parte le vostre idee per questi pochi minuti, e prestate attenzione a cosa significa concentrarsi sull’ascolto. poiché avrete probabilmente la mente piena di risposte, vi suggeriamo di aspettare un po’ o di occuparvi in qualche attività prima di ripetere scambiando i ruoli. conversazioni come queste sono molto intime. mostrate apprezzamento al vostrə partner per aver avuto il coraggio di parlarvi delle sue difficoltà: gli abbracci funzionano sempre benissimo a questo scopo.

ESERCIZIO 15: STABILIRE ACCORDI – gli otto passi verso la soluzione win-win

prendetevi il tempo necessario per lasciare sbollire la rabbia.
scegliete un problema sul quale lavorare.
stabilite un momento per parlarne.
ciascunə dispone di tre minuti per dire ciò che sente mentre l’altrə ascolta. consiglio: usate i messaggi-io, evitate i messaggi-tu e cercate di lasciare passare un po’ di tempo tra le dichiarazioni di ognunə. sforzatevi il più possibile di esprimere le vostre emozioni intorno al problema.
brainstorming: fate una lista di tutte le possibili soluzioni, anche quelle che vi sembrano assurde.
revisionate la lista. cancellate le soluzioni che per l’unə o per l’altrə sono intollerabili.
scegliete una soluzionoe da sperimentare per un periodo di tempo limitato: per esempio, due settimane.
tornate a discutere la questione al termine del periodo di prova.

ESERCIZIO 16: APRIRE UNA RELAZIONE ESISTENTE – a cosa serve la rabbia?

per questo esercizio, bisogna innanzitutto cominciare a pensare in termini di ecologia. ricordate quando a scuola vi insegnavano che tutto in natura ha una sua funzione, che i vermi mangiano il topo morto trasformandolo in terreno fertile sul quale le rose possono fiorire? allora perché tuttə proviamo l’esperienza della rabbia? qual è il suo contributo alle nostre ecologie individuali e alle nostre relazioni? in che modo la vostra rabbia vi è d’aiuto? in che modo vi protegge? fate una lista. per esempio: vi aiuta a scoprire i vostri limiti; vi dà l’energia per entrare in azione; vi permette di liberare la tensione.
potreste attaccare questa lista sul frigorifero e aggiungere altre voci nel corso di una o due settimane, via via che scoprite le altre funzioni che la rabbia svolge per voi.
quindi, quando vi capiterà ancora di provare rabbia, potreste chiedervi: ≪in che modo la rabbia può aiutarmi a prendermi cura di me stessə?≫

ESERCIZIO 16: gerarchia delle difficoltà, o come raggiungere il vostro obiettivo in non-importa-quanti semplici passi

questo esercizio serve per decidere quale passo compiere per primo.
individuate un obiettivo molto concreto sul quale concentrarvi, possibilmente uno che vi generi ansia. tra le questioni che potrebbero interessarvi: consultare nuovi annunci personali insieme, fare incontrare ə vostrə amantə, fissare un appuntamento, ospitare un amante per la notte, parlare di safer sex. sceglietene una che vi sembri abbastanza facile ed esercitatevi su quella.
pensate ai passi che dovreste compiere per raggiungere il vostro obiettivo partendo dalla situazione attuale: stabilire accordi, negoziare, esprimere onestamente i vostri sentimenti, chiedere ciò che desiderate, organizzare il tempo, trovare qualcunə che si prenda cura deə bambinə, e così via. trascrivete ognuno di questi passi su una scheda. se ci sono compiti che vi sembrano troppo impegnativi, scomponeteli in una serie di compiti più semplici. fate in modo di rendere ogni passaggio estremamente semplice prima di passare a quello successivo, come se doveste insegnare a un bambinə di tre anni come fare i biscotti.
quindi disponete le carte su un piano e ordinatele dal compito più semplice a quello più complesso, o da quello che vi genera meno ansia a quello che vi spaventa di più, a seconda dell’intensità dei sentimenti che vi suscita. potreste imparare diverse cose su voi stessə compiendo questo lavoro.
infine, pescate la carta corrispondente al compito più semplice e più facile da affrontare, decidete come affrontarlo e via, procedete!
una volta che avrete portato a termine il vostro compito, e imparato tutto ciò che c’era da imparare, mettete via la carta e passate a lavorare sul passo successivo, che a questo punto sarà diventato quello più facile.
cominciate sempre dal passo più facile.

ESERCIZIO 16: la disputa da venti minuti

prendete appuntamento con lə vostrə partner per discutere di qualcosa su cui siete in disaccordo per venti minuti. scegliete un momento favorevole per concentrarvi, organizzandovi in modo da non avere nulla di stressante da fare subito dopo: programmate per esempio di guardare un film.
provate per cominciare con un piccolo disaccordo, qualcosa che non surriscaldi troppo gli animi, per fare pratica. come si fa a smettere dopo venti minuti se la discussione non è giunta al termine? i disaccordi più spinosi non si risolvono comunque parlando, litigando o urlandosi contro per ore – e forse nemmeno in settimane o mesi. occorre tempo per lavorare sulle questioni difficili. ecco perché è importante imparare ad aprire una conversia e a trovare il modo di sospenderla e chiuderla fino all’occasione successiva.
usate dei buoni strumenti di comunicazione, e puntate un timer. quando i venti minuti saranno passati, fate dei respiri profondi e lasciate andare, lasciate andare, lasciate andare, a qualunque punto vi troviate nel corso della disputa. sapere come fare a fermarsi è incredibilmente utile. è molto più sicuro iniziare a parlare di una questione controversa dopo avere convenuto di non gridare l’unə contro l’altrə fino a che non si è esaustə, finendo per andare a dormire pieni di risentimento. dopo aver smesso di discutere potreste sorprendervi a pensare a cosa avete detto, e a cosa ha detto lə vostrə partner, e nel giro di di un giorno o due è probabile che vi vengano in mente nuove idee riguardo a ciò che provate e a cosa potrebbe funzionare. quando vi ritroverete di nuovo, a distanza di una settimana, per il secondo round della disputa da venti minuti, vi sorprenderà constatare quanto vi sia più facile comprendere o accettare le rispettive posizioni.

ESERCIZIO 16: la grande storia del sesso

scrivete una storia sulla volta in cui fare sesso col vostrə partner vi è piaciuto di più. entrate nel dettaglio, descrivete le sensazioni: i suoni, gli odori, il riverbero delle pulsazioni e così via. fatelo entrambə – può darsi che scriviate di episodi differenti, e va bene così – e poi condividete i vostri racconti. parlate di ciò che ha reso l’esperienza tanto bella per voi.

ESERCIZIO 16: lista di appuntamenti

molte coppie, travolte dal turbinio delle tante cose da fare – occuparsi deə bambinə, imbiancare la casa, curare il giardino, fare la spesa –, si accorgono di non concedersi da molto tempo un’occasione per fare insieme qualcosa di divertente. fate una lista di attività che potreste pianificare – una gita al mare, un brunch, una serata in un club, un gioco o un’attività sportiva, andare a vedere una partita, provare un nuovo ristorante – e pensate a come potreste organizzarvi per realizzarle. potreste fare questa lista insieme al vostrə, o aə vostrə partner, oppure ognunə potrebbe fare la propria lista personale.
quindi, iniziate a programmare. vi accorgerete di quanto sia difficile, e così anche di quanto sia in effetti prezioso il tempo trascorso insieme. un pomeriggio in collina è un investimento importante per la vostra relazione.

ESERCIZIO 16: l’appuntamento spensierato

mettetevi d’accordo per uscire e fare qualcosa di piacevole insieme. nel corso di quest’incontro evitate di parlare di qualunque problema, che riguardi la vostra relazione, il lavoro, ə figlə, l’economia familiare o altro. una coppia di nostrə conoscentə una volta uscì a cena e poi a ballare facendo finta che fosse il loro primo appuntamento. ballarono come adolescentə e poi, una volta tornatə a casa, fare l’amore fu bellissimo, come un’esperienza nuova.

ESERCIZIO 17: ENTRARE IN CONTATTO – il gioco dell’aeroporto

la prossima volta che vi troverete in un luogo pubblico, come un aeroporto o un centro commerciale, sedetevi in un posto che vi permetta di osservare ə passantə senza attirare l’attenzione su di voi. quindi, per ogni persona che vedete passare, provate a immaginare: qual è la qualità che il suo partner apprezza di più in ləi? ha una camminata sicura, un sorriso dolce, occhi luminosi, spalle forti, capelli che paiono morbidi al tatto? più o meno tuttə sono, o sono statə, amatə da qualcunə – provate a vedere cosa renda questa particolare persona amabile e sessualmente desiderabile, anche se non è il genere di persona che abitualmente vedete sotto questa luce.

ESERCIZIO 19: LA ZOCCOLA SINGLE – parole d’amore

scrivete una o più lettere che non invierete a unə o più deə vostrə partner esprimendo i sentimenti che provate per loro: che cosa amate di loro, quanto lə amate.
fate dieci minuti di scrittura libera: che cosa vi imbarazza di dire alle persone che le amate?
in seguito potete decidere se volete condividere qualcosa di ciò che avete scritto con qualcunə deə vostrə carə.

ESERCIZIO 20: ALTI E BASSI DELLE RELAZIONI – una separazione sana

inventate una storia su una rottura sana e costruttiva. includete dettagli su come ognunə dellə attorə affronta i sentimenti difficili. inventate accordi per il periodo immediatamente successivo alla rottura, per sei settimane dopo, per sei mesi dopo.

ESERCIZIO 21: SESSO E PIACERE – comprate qualcosa di sexy

andate in un negozio, uno qualsiasi – un outlet, un negozio economico, una boutique di abbigliamento intimo, un sexy shop – e compratevi un capo sexy. qualcosa che vi faccia sentire sexy nel vostro corpo così com’è oggi. potreste cominciare da tessuti sensuali: seta, soffice flanella o cotone pregiato. non importa che sia un capo aderente o ampio, purché vi ci sentiate bene dentro. quali colori sono sexy per voi? tinte ricche e intense o tonalità delicate? cosa esprime meglio la zoccola che è in voi? chiudete gli occhi e lasciate che siano le vostre dita a guidarvi. pelle e velluto sono sublimi al tatto; scegliete ciò che vi dà la sensazione che sognate. anche il denim può risultare incredibilmente sexy: provate a scegliere i jeans in base alla sensazione che vi scaturiscono. dimenticate tutte le idee preconcette su come debbano essere le cose, e lasciate che la vostra pelle scelga ciò che preferisce. poi tornate a casa e indossate i vostri nuovi acquisti.

ESERCIZIO 21: appuntamento con voi stessə

prendetevi un paio d’ore per fare questo esercizio. spegnete il telefono, chiudete la porta ed eliminate ogni distrazione. quindi preparatevi come se aveste un appuntamento con qualcunə da cui siete molto attrattə: mettete sul letto lenzuola pulite e morbide e posizionate tutti i vostri sex toys preferiti in modo da averli a portata di mano. poi fatevi un bagno caldo con schiuma e candele, o una lunga doccia (potete approfittarne per depilarvi, nel frattempo) con musica soft e sensuale in sottofondo. sistematevi con cura i capelli, profumatevi, limatevi le unghie, cospargetevi di crema idratante in modo che la pelle di tutto il vostro corpo sia soffice e piacevole al tatto. indossate un paio di boxer di seta o biancheria da notte sexy. se lo desiderate, versatevi un bicchiere di vino.
quando siete prontə, abbassate le luci e sdraiatevi. accarezzatevi dolcemente, sentendo il tocco morbido delle vostre mani come se fosse quello del vostrə amante ideale. prendetevi tutto il tempo che volete. solleticatevi con lunghi preliminari, usando le mani, o anche la bocca, e se volete anche un sex toy o due.
solo quando arrivate al punto in cui l’eccitazione diventa intollerabile – quello in cui implorereste di lasciarvi venire, se ci fosse qualcuno da implorare – concedetevi di portarvi all’orgasmo, tutte le volte che volete.
restate sdraiatə ancora, e assaporate la dolce sensazione di amarvi abbastanza da regalarvi questo piacere, con lentezza e attenzione. lə vostrə amante ideale è a vostra disposizione ogni volta che lo desiderate… nella vostra stessa pelle.

ESERCIZIO 21: sì, no, forse

provate a fare questo esercizio con voi stessə o con un amante con lə quale avete molta confidenza; quando vi sentirete a vostro agio, ripetetelo con ogni nuovə amante.
per prima cosa, fate una lista di tutte le attività sessuali che potete immaginare, includendo non solo quelle che potrebbero piacere a voi, ma anche quelle che potrebbero piacere ad altrə. scoprirete immediatamente che questo esercizio è utile a sviluppare pure un linguaggio, perciò prestate attenzione a come chiamate queste attività: preferite dire “rapporto sessuale” o “scopata”? “sesso orale” o “leccare la figa”, “fellatio”, “cunnilinguo”, “pompino”? come chiamate i vostri organi sessuali? pene, cazzo, uccello, passerina, figa, vagina, clitoride? se vi bloccate, fate uno sforzo per trovare un nome adatto a descrivere l’attività, fate un respiro profondo e ripetete quelle parole cinque volte, poi respirate ancora. fate una lista il più possibile completa, includendo oltre alle attività che vi piacciono anche quelle che non vi piacciono. potete trovare delle liste già compilate online, ma così vi perdereste l’esperienza di dare un nome a tutte queste innominabili delizie.
quindi prendete un foglio più piccolo – uno per ciascunə – e dividetelo in tre colonne: sì, no, forse. sì significa che sapete già che una cosa vi piace; no che questa attività è al di là dei vostri limiti e non avete intenzione di provarla nel prossimo futuro; forse che sareste dispostə a provarla a determinate condizioni. queste condizioni possono essere:
– se mi sento abbastanza al sicuro;
-se sono abbastanza eccitatə;
-se so che posso fermarmi nel caso non mi piaccia;
-se facciamo lentamente;
-se abbiamo un piano di riserva;
e così via.
stabilite dove collocare ognuna delle pratiche che avete elencato in base ai vostri limiti attuali. condividete la vostra lista con lə partner. discutete dei punti comuni e delle differenze. non ci sono cose giuste e cose sbagliate: pensate alle vostre rispettive come a dei gusti di gelato.
osservate tutte le cose che piacciono a entrambə e che si trovano nella colonna dei sì. poiché i vostri limiti cambieranno nel corso del tempo, è consigliato ripetere questo esercizio più volte. potete farlo per scoprire cosa potete condividere con ogni partner quando fate sesso.

ESERCIZIO 21: “sì, no, forse” livello avanzato

una volta che le liste sono fatte, si possono usare in molti altri modi:
-attaccatele sul frigorifero, o in bagno, in un posto in cui possiate vederle ogni giorno;
-scrivete un ipotetico copione per il vostro prossimo appuntamento basato interamente su attività che si trovano nella colonna dei sì delle vostre liste;
-scrivete un copione basato sulle attività della colonna dei sì per un soddisfacente appuntamento di mezz’ora in una serata infrasettimanale – un piano per una sveltina;
-scegliete un’attività dalla vostra colonna dei forse e immaginate di cosa potreste avere bisogno per provarla, e in che modo lə vostrə partner potrebbe aiutarvi. quali sono le vostre condizioni?
-scegliete un’attività dalla colonna dei forse del vostrə partner e createvi una fantasia di seduzione immaginando come potreste farlə venire voglia di provarla; raccontatelə la vostra fantasia: non è il caso di coglierlə di sorpresa.

ESERCIZIO 21: fate chiasso

perché non avete mai sentito ə vostrə vicinə mentre fanno sesso? perché loro non hanno mai sentito voi?
pensate che lə vostrə partner debba fare molto rumore ma che voi non dovreste? e perché?
masturbatevi facendo quanto più rumore possibile. oscillate i fianchi al ritmo del vostro respiro. aprite la bocca e la gola il più possibile. fate respiri pesanti, gemete, gridate, urlate.
vedete quanto chiasso riuscite a fare con lə vostrə partner la prossima volta che farete l’amore.
sorridete aə vicinə quando lə incontrate.












































Sex work is work

Perché leggo un libro sul lavoro sessuale? Perché è un modo utile per scardinare i tabù vigenti in questa società cattofascista. E con il termine cattofascista intendo l’ideologia cattolica estesa a livello nazionale. diciamocelo, se stiamo messə come stiamo, è soprattutto a causa del vaticAno e di coloro che scelgono di foraggiarli (maschile plurale voluto).

Laonde, questa lettura non può fare che bene per chi si ritrova a chiedersi: ma le prostitute lo scelgono come mestiere? Non si vergognano? In questo opuscolo trovansi molteplici risposte.

Partiamo dal presupposto che “Nella discussione sul lavoro sessuale le persone che fanno sex work non sono quasi mai protagoniste, ma compaiono piuttosto come oggetti di studio.” Eppure immagino che come ogni persona adulta siano “in grado di parlare per sé stessǝ.”

L’autrice chiarisce che il lavoro sessuale implica “molteplici attività” e dunque non solo stare su strada.

Georgina Orellano, segretaria generale dell’AMMAR, afferma in una intervista che “la battaglia culturale bisogna farla anche con una lotta del linguaggio, perché tutto il linguaggio è politico. Abbiamo già regalato troppo al patriarcato.”

Confermare la matrice patriarcale non significa negare che per molte donne il sex work assuma un significato di indipendenza, libertà e autonomia.

Ogni scambio prevede un accordo: chi compra chiede, chi vende stabilisce i propri confini. L’acquisto di un servizio di natura sessuale non coincide con l’accesso incondizionato all’altra persona.

C’è poi “l’enorme potenzialità che risiede proprio all’interno del sex work di rivoluzionare e sovvertire immaginari e modelli culturali egemonici.”

la figura dellə sex worker è costruita socialmente dai mezzi di comunicazione e tramandata per educazione, erede culturale della figura della strega, come spiega questo articolo sui tabù: “oggi, il tabù non assume più tipicamente la forma del soprannaturale. Invece, appare come una punizione dalla mano invisibile della società attraverso l’evitamento, la scomunica, il rifiuto, l’etichettatura e il giudizio che tengono sotto controllo il comportamento e l’identità. In tutte le società, ci sono le persone buone e le persone cattive, il lato giusto e quello sbagliato dei binari, il sicuro e il pericoloso, la brava ragazza e la cattiva ragazza, il pulito e l’impuro, la vergine e la meretrice. Queste dicotomie sono legate al tabù.”

la domanda è dominata da chi ancora oggi ha un maggiore accesso al potere: gli uomini bianchi etero cisgender [UBECA, se preferite per brevità, dove A sta per Abili]

Chi compra è una persona, e in quanto tale convive con desideri, fantasie, insicurezze che sono specchio delle trasformazioni culturali, economiche e politiche della società.

La prostituzione in italia non è illegale, ma non è nemmeno un lavoro, quindi non ci sono né diritti né tutele. La legge poi esprime un giudizio etico e morale ben preciso: le prostitute sono vittime. […] parla unicamente di donne e fa riferimento unicamente a UN tipo di prostituzione.

I programmi di “salvataggio” e protezione, spesso sono eurocentrici, sessisti e paternalistici. In questa narrazione dominante, se dimostri di essere una buona vittima puoi restare, altrimenti tornatene a casa!

è evidente che una persona sex worker non ci sta a questi termini, ergo non può essere biasimata.

Il lavoro sessuale è un lavoro.

<<Non romanticizziamo la prostituzione perché non romanticizziamo nessun lavoro. Ogni volta che ci chiedono qualcosa si concentrano sulla morbosità e non ad esempio sui diritti lavorativi. Ci chiedono se proviamo dolore al termine di una giornata di lavoro e io gli rispondo di provare a fare le stesse domande al muratore che è stato tutto il giorno attaccato a una impalcatura o alla domestica che ha stirato in piedi per ore. Loro lo hanno scelto?

Qui è dove notiamo che la questione è morale, e intasata da tonnellate di ipocrisia accumulata nei secoli.

NESSUN LAVORO è FRUTTO DI UNA LIBERA SCELTA E, COSA ANCORA PIù IMPORTANTE, NON RAPPRESENTA CIò CHE SIAMO. SE FOSSI VERAMENTE LIBERA DI SCEGLIERE NON LAVOREREI, PROBABILMENTE NEMMENO VOI.

La prostituta, e badate bene, non il PROSTITUTO, ha infranto le regole e pertanto va punita. Come? togliendole qualsiasi tipo di potere decisionale, spogliandola della soggettività (le ragazze) e marchiandola in via definitiva come vittima. Creare una vittima (la puttana femmina ((a volte immigrata)), oltre che creare un carnefice (il cliente maschio italiano), significa creare unə salvatərə (la società perbene).

Dietro gli intenti caritatevoli, nascondono pratiche indottrinanti, neocoloniali ed etnocentriche. Queste pratiche si poggiano sull’assunto che loro, le “brave persone”, sono migliori di quelle che vogliono salvare e che la loro cultura è superiore.>>

Razzismo e sessismo in un’unica soluzione dunque.

Il sex work è un altro campo culturale in cui si ripropone il vizio della “storia unica”: <<si rappresenta una comunità o un gruppo sociale come una cosa sola, più e più volte, ed ecco che come per magia le persone diventano quella cosa.

Scegli: o santa o puttana.

<<Lo stigma della puttana è un preciso dispositivo di controllo che non disciplina unicamente la sfera sessuale, bensì la condotta femminile nel suo complesso. è uno strumento sanzionatore pronto a colpirci quando attraversiamo il confine, quando mettiamo in discussione la gerarchia su cui si struttura il sistema patriarcale, quando ci appropriamo di ruoli, atteggiamenti, qualità che non dovremmo avere.

Pesano secoli di patriarcato, di valori cristiani e morale vittoriana. Ci hanno insegnato a vergognarci, a sentirci in colpa se desideriamo, chiediamo godiamo. Ci hanno fatto credere che la sessualità maschile fosse attiva, rapace ed estroversa, quella femminile fredda, passiva e introversa. Ci hanno detto che le differenze biologiche determinano e giustificano disuguaglianze sociali ed economiche, che il nostro comportamento sessuale definisce il nostro valore e la nostra identità.

Le donne che osano mettere in discussione il modello patriarcale sono delle puttane, quindi vanno punite.

La puttana è colei che rompe le regole, la donna che sfida l’assetto culturale patriarcale che la vorrebbe passiva, preda e mai predatrice, angelo del focolare domestico e portatrice di “santa fica”.

Così come l’informazione, anche il linguaggio è una scelta.

Vorrei che l’educazione alla sessualità fosse il nostro antidoto. Impariamo a conoscerci, accettarci e non giudicarci sulla base di come, se, quanto e perché scopiamo, tenendo sempre a mente che l’unica regola è il consenso.>>

altre risorse da navigare:

Sex Worker Media Library

Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute

A proposito di educazione sessuale, in seguito scriverò del libro/manuale La zoccola etica di Dossie Easton e Janet Hardy. Una lettura educativa e rivoluzionaria come poche.