all this and heaven too

e il cuore è difficile da tradurre
ha un linguaggio tutto suo
parla in lingue e sospiri silenziosi
e preghiere e proclami, nei grandi giorni
degli uomini, in minuti gesti,
in brevi deboli sussulti;

ma con tutta la mia educazione
non riesco a raccomandarlo
e le parole mi sfuggono tutte
e ritornano tutte danneggiate;
e le metterei in poesia
se solo sapessi come;
non riesco a capirlo;

e darei tutto questo e anche il cielo,
darei tutto se solo per un momento
potessi capire
il significato delle parole che vedi
perché le ho sempre scarabocchiate
ma non hanno mai senso;

e mi parla in punta di piedi
e mi canta dentro
grida nella notte più buia
e irrompe alla luce del mattino;

no, le parole sono un linguaggio
che non merita un tale trattamento,
e tutte le mie frasi incespicanti
non diventarono alcun·ché valga questo sentimento;
tutto questo paradiso non ha mai potuto descrivere
una sensazione come quella mentre guarisco;
le parole non sono mai state così utili,
così gridavo un linguaggio
che prima non sapevo esistesse.

{in rotazione continua}

arcobaleno

Sono arrivato in un mondo che ha chiarito che non mi voleva
Chi mi vorrebbe?
Ho pianto e pianto
E ho cercato di trovare qualcun altro
Qualcuno che mi amasse
Ma chi mi amerebbe?

E tu, hai detto che lo faresti
Quindi io, ho detto che ti credo
ti credo

Perché sono un arcobaleno
Arcobaleno dorato
Risplendo di tutti i colori della luce
Sono un arcobaleno
Arcobaleno dorato
Continuo a splendere anche se muoio

Ogni giorno il colore si rompe un po’ di più
Quanto altro puoi prendere
Cosa ci vorrà?
Brilli e risplendi per il dolore
Ma non pensano che ciò che senti sia valido
Non pensano che tu sia valido

Tu, hai detto che lo fai
Quindi io, ho detto che ti credo
ti credo

Perché sei un arcobaleno
Arcobaleno dorato
Brilli con tutti i colori della luce
Sei un arcobaleno
Arcobaleno dorato
Continui a splendere anche se muori

Perché siamo un arcobaleno
Arcobaleno dorato
Brilliamo con tutti i colori della luce
Siamo un arcobaleno
Arcobaleno dorato
Continuiamo a splendere anche se moriamo

traduzione da questo capolavoro:

articolo triste

questo è un articolo che mi propongo (sì, lo faccio apposta) debba essere triste, cioè avere a che fare con la tristezza, quell’emozione che turba e che fa crescere in senso lato, cioè credo sia la cosa migliore che una persona possa trovare per sentirsi a posto con se stessa.

come mi piace spesso fare, traggo ispirazione da due canzoni della cultura pop, una di Kelly Clarkson chiamata Irvine, l’altra di DonMcLean chiamata Vincent. sono due canzoni che emanano tristezza, e che se sentite quattro/cinque volte di seguito, come mi piace fare, riempiono il vuoto di parole che la tristezza provoca nella coscienza. inoltre sono convinto che queste due canzoni tristi siano perfette se cantante davanti a uno specchio mentre si è triste. parlare, cantare, recitare poesie con una melodia dedicate a se stessi può aiutare a non raggiungere estremi pericolosi. una delle due canzoni si rivolge a un qualcuno che al momento non può rispondere alle richieste di chi parla, quindi o si tratta di una divinità oppure di se stessi. avendo passato una fase religiosa anch’io mi domandavo se fossi sbagliato, se fossi una creatura inutile e dannosa perché diversa dal resto della società. il negazionismo forzato è tanto peggio quanto il positivismo forzato, e personalmente l’equilibrio lo trovo esprimendomi senza censure.

Irvine:

Are you there?
Are you watching me?
As I lie here on this floor
They say you feel what I do
They say you’re here every moment
Will you stay?
Stay ‘till the darkness leaves
Stay here with me
I know you’re busy, I know I’m just one
But you might be the only one who sees me
The only one to save me

Why is it so hard?
Why can’t you just take me?
I don’t have much to go
Before I fade completely

Can you feel how cold I am?
Do you cry as I do?
Are you lonely up there all by yourself?
Like I have felt all my life
The only one to save mine

How are you so strong?
What’s it like to feel so free?
Your heart is really something
Your love, a complete mystery to me

Are you there watching me?
As I lie here on this floor
Do you cry, do you cry with me?
Cry with me tonight

Are you there?
Are you watching me?

Vincent

Starry, starry night
Paint your palette blue and gray
Look out on a summer’s day
With eyes that know the darkness in my soul

Shadows on the hills
Sketch the trees and the daffodils
Catch the breeze and the winter chills
In colors on the snowy linen land

Now I understand
What you tried to say to me
And how you suffered for your sanity
And how you tried to set them free

They would not listen, they did not know how
Perhaps they’ll listen now

Starry, starry night
Flaming flowers that brightly blaze
Swirling clouds in violet haze
Reflect in Vincent’s eyes of china blue

Colors changing hue
Morning fields of amber grain
Weathered faces lined in pain
Are soothed beneath the artist’s loving hand

Now I understand
What you tried to say to me
And how you suffered for your sanity
And how you tried to set them free

They would not listen, they did not know how
Perhaps they’ll listen now

For they could not love you
But still your love was true
And when no hope was left in sight
On that starry, starry night

You took your life, as lovers often do
But I could’ve told you Vincent
This world was never meant for
One as beautiful as you

Starry, starry night
Portraits hung in empty halls
Frame-less heads on nameless walls
With eyes that watch the world and can’t forget

Like the strangers that you’ve met
The ragged men in ragged clothes
The silver thorn of bloody rose
Lie crushed and broken on the virgin snow

Now I think I know
What you tried to say to me
And how you suffered for your sanity
And how you tried to set them free

They would not listen, they’re not listening still
Perhaps they never will

Meloday ad libitum

Come mi rendo conto di più ogni giorno che passa ma come ho dimenticato di ricordare scrivendo: ogni giorno è Melodì, ogni giorno la musica ci accompagna e noi guadagnamo – per usare un termine improprio – qualcosa di meglio per la nostra salute. Avvicinandoci sempre più ad altri generi musicali (o qualunque genere musicale se siamo digiuni) la nostra salute così come il buonumore migliora e così la qualità di vita. Per quanto mi riguarda posso elencare due esempi di tipi di musica per me nuovi che mi hanno aperto strade e orizzonti che non avevo neanche potuto immaginare:

meloday

questa è la musica che tiene compagnia oggi, una musica dolce e gentile 🙂

ecco l’altro, un pezzo superconosciuto… ma questa interpretazione merita un ascolto attento:

altra compagnia? c’è una playlist perfetta su spotify:

melodì

l’esistenza diventa vita solo se accompagnata dal suono dell’arpa. solo questo strumento sa risanare le ferite emotive, e chissà forse anche lenire quelle più in fondo. l’universo inizia e finisce sulle corde dell’arpa.

Meloday: Liberazione

insieme ai CollegaMenti, riprende la rubrica più amata dal pubblico epentetico: la condivisione assolutamente arbitraria, senza capo né coda, senza ragione ma con molto sentimento, delle melodie che più mi aggradano al momento, quelle che trovo per caso in giro per la rete e altre cose di musica attraverso cui sento l’urgenza di esprimermi.

troppe catene di pentagrammi ho scalato e ridisceso dall’ultima volta che ho condiviso qualcosa del genere, per cui non vale la pena tentare riassunti. invece tenterò una forzatura, perché sebbene di solito la rubrica uscisse di lunedì, solo questo numero esce di giovedì, ma un giovedì particolare. Si tratta infatti della Festa della Liberazione o Anniversario della Liberazione da quella putredine che fu il nazifascismo, perché l’Italia è e deve rimanere orgogliosamente antifascista. Oggi celebriamo tutt* coloro che ancora quotidianamente combattono e resistono alla violenza fascista in ogni sua forma. La liberazione non è cosa del passato.

Buona festa e buona resistenza!

Melodì sinfonico

completare necessario
verbale di pensieri
espressi nel tempo

Un bel dì moriremo

Tutto questo avverrà, te lo prometto. 
Tienti la tua paura – io con sicura 
fede lo aspetto.

Stanotte mi sono svegliato con un sussulto all’improvviso, senza alcuna premonizione: in un istante avevo contato e raccolto in qualche stanza del cervello ancora raccolta a veglia tutti gli anniversari di morte e nascita a cifra tonda di quest’anno convenzionale, e tra questi ben due centenari per me fin troppo significativi, uno di nascita e uno di morte (perfino gli anniversari rispettano l’equilibrio cosmico). Per pudore menzionerò qui solo il secondo: l’anniversario di morte di Claude Debussy, deceduto il 25 Marzo esattamente cent’anni fa.

Il primo incontro che ebbi con Debussy fu l’ascolto de La Cathedrale Engloutie in terza media con la profe di Musica: è stato amore a primo ascolto, ma come ogni amore il suo influsso e il cambiamento che ha prodotto in me è diventato chiaro solo dopo molto tempo. Infatti, è la mia storia che il preludio racconta: un edificio sottomarino che riemerge dopo un secolo con tutto il suo contorno di canti e suoni quando le acque del mare che lo ospitano diventano trasparenti.

Personalmente non mi auguro di esistere complessivamente neanche la metà di un secolo, anche perché un altro anno come quello appena concluso e prenoto un volo per il primo paese dove l’eutanasia è legale. E intanto auguri su auguri, come se questo dì fosse qualcos’altro rispetto a quello di ieri. Niente è uguale a ieri, e quello che chiamiamo ricordi e futuro sono nient’altro che connessioni il più delle volte mezzo distorte con cui ci costruiamo l’illusione – come anche Einstein asseriva.

Sebbene possano formare un bel modo di intrattenimento come una serata all’opera, trovo sia più salutare ascoltare le illusioni di Cio-Cio-San con sano distacco. Nessun Pinkerton tornerà ad amarci, la fede è un inganno dell’intelletto per non cadere nella disperazione quando ci accorgiamo del caos in cui ci troviamo. Non per questo apprezzo di meno la musica e l’Arte in generale, che anzi sono la miglior divinità cui l’uomo possa rivolgersi e pregare. Celebriamo pure i ricordi con gli anniversari, ma un bel dì finalmente moriremo.

Retrospettiva 2017

 

Che il 2017 sia stato un anno orribile l’ho più e più volte ripetuto. E infatti l’orrore si ritrova perfino nella playlist personalizzata dei brani più ascoltati di Spotify, il cui contatore di riproduzioni non tiene conto di altri e ben più significativi ascolti includendone altri di cui onestamente neanche ricordavo l’esistenza e altri brani ancora che vorrei poter cancellare di tutto cuore. Il problema è che ormai s’identifica la preferenza con l’ammasso della quantità. Può benissimo darsi che la maggior parte dei brani assemblati nella playlist li abbia lasciati scorrere come sottofondo invece che aver loro dedicato un’attento ascolto. E infatti così è per la maggior parte dei brani, sebbene si tratti (nella maggior parte dei casi) di musica che mi concedo volentieri, e non solo a partire da quest’anno.

Indi, bisogna che integri la disopra con un’altra playlist eponima dell’anno in chiusura, presa stavolta da Youtube – playlist su cui ho esercitato un controllo considerevolmente maggiore avendo personalmente con cura e diligenza aggiunto man mano i video più significativi, e che perciò prediligo:

Per ulteriori info su musica che mi ha toccato in particolare, c’è poi l’etichetta Meloday che racconta meglio di qualsiasi miserevole contatore di riproduzioni il mio percorso musicale di quest’anno [ma devo ri-raccontare quest’etichetta anche a me stesso, avendo perso la memoria].

Buone feste, e che l’anno prossimo… ma non stiamo a prenderci in giro.