Racconti

partire

è quasi giunta l’ora di partire. lui deve partire. è una missione assegnatagli da Panagiota, quindi deve partire. lunedì prenderà l’aereo e non tornerà che fra quattro mesi. ne sono rimasto sconvolto? sì, forse, per un po’. non conosco i miei sentimenti. non li conosco più da quando ho smesso di sentire emozioni positive. ora sento solo quelle negative. soprattutto la vergogna. quella la sento spesso e volentieri. in particolare quando mi sono ritrovato a letto con lui. fluttuavano sospiri e gemiti, ma nulla più che onomatopee vocali. e niente di più che tentativi andati a vuoto di penetrare la sua anima.

partire? lui deve espatriare temporaneamente, e io devo rimanere lontano da casa, e sebbene sempre patria serva, non è la terra che mi ha cresciuto. due doveri diversi che strappano un rapporto che neanche c’è. ci distanziano millemila chilometri, come quando eravamo stretti negli abbracci della notte: non lo conoscevo, l’ho conosciuto quel tanto che basta a condividere il letto due volte, ma volevo conoscerlo meglio. dice la cavalletta parlante: l’hai già dimenticato; farai bene a dimenticarlo, perché non lui non può conoscere i tuoi problemi, le tue ansie altrimenti inizierà ad allontanarsi da te come tanti hanno già fatto. è partito ormai, non abita più nella via alberata che hai conosciuto, hai cancellato le sue tracce dalla cabina di controllo, perché insisti? così dice la cavalletta. e appunto perché ne ho perso le tracce sono libero dalla vergogna di affrontarne lo sguardo, lontano su un altro continente. e qui dietro la caserma, nel cortile dove i camerati fumano e fanno battute sessiste, isolato dagli altri penso più alla nostra distanza che alla distanza tra di noi.

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Racconti

politiche famigliari in Lullonia

una volta ero il ministro della cultura della Libera Terra di Lullonia, e mi ritrovai a dover affrontare il difficile compito di risanare la stagnazione della società. la cultura era molto decaduta, perché i giovani non erano più interessati a crearne nuova: non avevano tempo libero da dedicarci perché sfiancati dai massacranti orari di lavoro che gli anziani imponevano nelle fabbriche di loro proprietà. gli anziani infatti avevano investito in proprietà immobili accaparrandosi tutte le superfici disponibili, così i giovani si erano dovuti accontentare di lavorare per gli anziani che facevano il bello e il cattivo tempo. siccome gli anziani avevano bisogno di manodopera, manipolavano i giovani allo scopo di farli procreare: i giovani dovevano generare figli a tutti i costi, i quali così avrebbero potuto lavorare nelle fabbriche come i genitori, e così via.

anch’io ero tra quelle file. stanchi e sfiniti dal lavoro ci ribellammo quando uscì una legge che impose una nuova pesantissima tassa sul celibato. durante gli scontri dell’otto marzo spodestammo Lucrobensi, capo del cartello Età Nuova, e creammo un nuovo governo.

dopo mesi e mesi di studi e valutazioni ci riproponemmo di abolire la politica dei nostri genitori. dovevamo ricominciare con quello che ci era stato sottratto, quindi il Tesoro fu investito in un rinnovamento del sistema educativo. le nostre università in passato erano rinomate in tutto il mondo per l’eccellenza di umanistici e artistici, quindi decidemmo che dovevano essere le università e le accademie la base delle riforme e le fondamenta su cui ricostruire la società. queste istituzioni furono aperte a tutti, e in particolare demmo un grande impulso alle accademie di musica, le quali poi divennero talmente popolari da trasformare Lullonia nello stato di musicisti per cui oggi è famosa in tutto il mondo.

preoccupandoci del futuro, non volevamo diventare avidi e gretti come gli anziani, quindi inserimmo come politica scolastica percorsi graduati e specializzati di educazione affettiva e sessuale fin dalle prime classi dell’infanzia. i bambini crescevano più consapevoli del proprio corpo e meno inclini all’aggressività durante gli anni dell’adolescenza e al dominio nell’età adulta. parallelamente aprimmo ogni frontiera, sia per mare che via terra per accogliere migranti, rifugiati e stranieri in fuga dai continenti del nord perennemente in conflitto tra loro, ma anche da terre molto più lontane che semplicemente volevano imparare la Prima Arte.

rimaneva il problema della bassa natalità furono dunque incoraggati e snelliti i procedimenti di adozione: con la consapevolezza che i giovani acquisirono su ogni aspetto della sessualità umana, svilupparono al contempo e di conseguenza un sano senso di responsabilità, e adottare bambini in difficoltà divenne un orgoglio nazionale, oltre che normale prassi. l’apparato statale grazie alla nuova forza lavoro esercitava le necessarie mediazioni tra coloro che volevano figli e le zone di tutto il mondo da cui provenivano gli adottandi, i quali venivano accolti senza difficoltà nelle scuole. negli edifici scolastici infatti erano state dotate di strutture di rifugio per accogliere i nuovi arrivati, così che fin dal loro arrivo potessero sentirsi vicini ai coetanei e inseriti nell’ambiente più consono per la loro crescita.

a oggi la maggior parte della popolazione sa suonare almeno due strumenti, conosce dalle quattro alle sette lingue in media grazie ai meccanismi delle adozioni, e stando a ricerche comparate di dati raccolti negli anni da quando le riforme furono messe in atto, la musica è fonte di piacere e dovere al contempo. non credevamo che fosse possibile una società differente finché non la costruimmo.

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Racconti

La crisi dei trasporti su A.P.

Sul lontano pianeta doppio Australopizia hanno appena iniziato una pratica rivoluzionaria per ovviare all’annoso problema dei trasporti pubblici, i quali in primis non erano mai in orario, spesso erano preda di autocombustione, per non parlare delle vetture che ogni giorno lasciavano a piedi i passeggeri. questo accadeva specialmente nelle zone intorno alla regione capitale. l’idea rivoluzionaria è tanto semplice quanto efficace, e fu inventata millenni orsono dagli estinti terrestri: l’assunzione di responsabilità. ebbene, per ogni minuto di ritardo nell’efficienza dei veicoli tolgono ai responsabili del malfunzionamento un permesso e una feria. considerando che lo stipendio degli australopiti si aggira intorno ai trenta permessi e altrettante ferie, si tratta di una penalità importante. Inoltre le multe non esistono su Australopizia, perché quelli che da noi si chiamano i controllori, alla vecchia maniera, in quei dintorni svolgono la funzione di ‘agenti di vendita’, per così dire, da cui i passeggeri acquistano i biglietti una volta saliti sul mezzo di trasporto. niente multe, niente scene di disagio, né debiti innecessari. con questi accorgimenti, ha affermato il Fungente dei Trasporti sul quotidiano nazionale, è drasticamente aumentata la qualità del servizio delle navicelle. addirittura, con i soldi accumulati e messi da parte grazie agli addebiti sugli irresponsabili, è stato possibile potenziare le linee di trasporto vecchie e costruirne di nuove aumentando anche la flotta!

Mai trasporti interplanetari fuono più in orario che quelli sotto l’egida di Australopizia.

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Cronache, Racconti

La vera causa dell’incendio di Notre-Dame

Per raccontare come si sono svolte vero/similmente le cose, lasciamo per un attimo i fatti da parte, e concentriamoci sulla verità così come la visione ce l’ha svelata. neanche neanche due lune erano passate dal termine del congresso sulla famiglia, che un prete tornato nella sua parrocchia di Pigalle si era rinchiuso amareggiato in penitenza tra un pezzo di ostia e un calice di vino perché vittima di revenge porn a verona, dove aveva trascorso l’ultima notte della convenscion (sponsorizzata anche dal vescovo del suo arrotondamento) in un noto locale appena fuori città, e lì aveva conosciuto un giovinetto imberbe che l’aveva conquistato con le solite promesse di acrobazie fisiche in buona compagnia. il prete, che d’ora in avanti chiameremo Don Karma, aveva acquistato per l’occasione una parrucca della prestigiosa maison Traviatah e mentre per scaldarsi beveva quatto negroni e si esibiva sul palco in una mediocre emulazione dell’ultimo successo di Britannia Lance, il giovinetto, che chiameremo L. M., si avvicinò al bancone dove il prete si stava esibendo con maliziosa allegria. ma l’atmosfera tra i due cambiò dopo che si furono trasferiti nelle camere oscure, o per chiamarle col nome che danno loro i religiosi, i confessionali, strutture di legno e potere con cui il sacerdote riceve in omaggio i segreti moti delle pie anime in pena, tal come nelle camere oscure gli omosessuali donano il proprio se/me ad altre anime. Don Karma allora avrebbe donato la sua confessione al giovinetto, il quale mentre riceveva tale confessione registrava di nascosto la conversazione con un apparecchio portatile.

Don Karma, scoperto l’inganno, sulle prime appiccò fuoco al giovanetto nel retro del locale con un acciarino che teneva sempre con sé quando gli accadevano casi simili, e poi, una volta tornato in patria, appiccò il fuoco a Notre-Dame con l’intercessione di santa Barbara. Egli infatti incolpava le associazioni LGBTQ+ e femministe/genderiste venute a protestare contro il congresso familista che l’avevano indotto in tentazione, ma con il fuoco e con il pensiero alla pasqua vicina, voleva schiacciare la superiorità numerica della protesta di tali associazioni accusandole di essere adepte del diavolo. questa era la risorsa umana che più i suoi capi mobilitavano in tempi di crisi come questi.

ma il diavolo fa le pentole e non le ricopre, come disse la Pizia in una storica sentenza, e infatti in realtà il diavolo decise di lasciarlo fare, dato che non esiste, né è mai esistito. le alte sfere incolparono la lobby omosessualista di evocare il suddetto diavolo a causa del loro immorale e offensivo stile di vita, così come le associazioni di gay civili denunciarono per immoralità le gerarchie sacerdotiche nei tribunali statali affermando che ‘tutti i preti organizzano quotidianamente orge negli attici, è un gay village privato’.

ma come ogni Don Karma ha imparato a negare ogni evidenza, così lucifero non si fa prendere per il naso da un prete sessualmente confuso con un nome drag queen così scadente: essendo egli avvezzo nelle arti della magia nera (quel tipo di magia cioè con cui fai quel cazzo che ti pare), un po’ come i cattolici più integerrimi sono avvezzi alla magia della transustanziazione, satana ci ha ripensato e ha deciso che sì la cattedrale sarebbe stata meglio distrutta, ma non completamente. dato che a lui interessano solo i piaceri mondani, come farsi sodomizzare nei battisteri abbandonati la notte di capodanno e nei cimiteri deserti il venerdì santo, il diavolo decise quindi di metterci lo zampino da satiro e chiamare a raccolta le industrie del turismo, della moda e un po’ tutti i settori di produzione di capitale, così che questi avrebbero potuto commuoversi e lanciarsi gioiosamente neanche un’ora dopo che il fuoco era stato domato a raccogliere centinaia di milioni di soldi da destinare alla ricostruzione della cattedrale, a gloria e vanto del turismo cultura spiritualità europea. ma in realtà a lucifero interessava solo sodomizzare e farsi sodomizzare dai giovinetti erasmus che la circolazione di denaro avrebbe richiamato da tutta europa e forse da tutto il mondo!

il piano di Don Karma era andato a buon fine. I ghei erano stati azzittiti, le femministe domate e nuovi soldi avrebbero rimpinguato le casse della sua parrocchia, con i quali egli avrebbe potuto consolarsi spendendoli con qualche bel giovinetto fedele. ah, che piacere dona la spiritualità!

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Racconti

Lunedì horror

La SS si è dilettata a divorarmi un altro pezzo di intestino. La sua fame è stata scatenata dall’empia fame che solo uno Shiftgretor ferito può provocare. Era affamata oltre l’inverosimile, da venerdì non si cibava delle mie viscere. Si è apparecchiata la tavola di compensato spruzzandola di Vetrill per accompagnare con l’odore di sterile il sacrificio di sangue che colava. Un buco per volta, ha inciso trapassando l’epidermide da poco ricucita e si è servita di una porzione abbondante, insieme ai taralli e a una boccetta d’acqua naturale. Poi si è messa a ridere e mi ha salutato. Certo, è stato doloroso, ma ormai è già passato. La Grande Sorella gliene renderà conto.

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