Commenti imbarazzanti e indesiderati

  • “Ma mangi??”

Foto presa da un gruppo facebook sulle MICI. Purtroppo l’atteggiamento dietro ogni dei precedenti commenti implica una certa critica o giudizio, seppur velato, che chi soffre si trova a dover subire.

Ribadiamo il concetto: se non ce l’hai, non puoi capire. se non riesci a capire, non giudicare; chiedi.

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l’incubo

le tre di notte, e in camera oleggia uno strano odore. gli occhi si aprono, lenzuola e coperte vengono alzate dalle mani mentre gli occhi senza miglioramento cercano sul lato sinistro dove prima era visibile la pancia il presagio di quell’odore. ma sembra non esserci nulla, solo il sacchetto color carne attaccato all’epidermide.

non così cinque giorni fa. sul letto d’ospedale, con solo addosso il camice di coloro che sono stati tagliati e incollati di recente, il risveglio era stato causato dall’odore acido e dolciastro della gran quantità di umore bilioso che dal nuovo centro del sistema creato artificialmente era così abbondante che aveva strappato la placca del sacchetto e si era riversato per tutto il letto.

erano stati fatti progressi, piccoli costanti progressi, alle sette e un quarto del tredicesimo giorno. ma l’angoscia del nuovo stato delle cose dominava sul cuore e sui sensi. l’ileostomia è una ferita aperta, uno sfintere nuovo sul mondo.

Video

Melodì: Il cigno di Tuonela

In tempi di buio totale, un raggio di luce e conforto puoi sempre trovarlo nella musica. Per un caso fortunato, mi è capitato sotto gli occhi un articolo incentrato su questo pezzo, e dopo aver ascoltato l’esecuzione qui sopra, ne sono rimasto affascinato.

In tempi di disperazione e paranoia come quelli che sto vivendo, la musica del novecento sembra essere l’unico tipo di espressione che veicoli in modo pieno e completo quello che sento. È da un po’ di tempo in effetti che, quando per un’abitudine ormai esausta e abusata di politeness, mi chiedono come sto, vorrei poter rispondere con una suite di Sibelius o un quartetto per archi di Britten, invece di rassicurare malamente sul fatto che stia bene.

Come se a chi pone questa domanda, ormai entrata nel deposito dei dispositivi retorici più abusati, importasse davvero. Mi chiedo in che modo e attraverso quali criteri della socialità sia dilagata l’abitudine di chiedere come si sta al prossimo, al passante che si conosce vagamente, al conoscente che segretamente si disprezza, quando non s’intende affatto conoscere realmente il suo stato d’animo o informarsi della sua salute, ma ciò che si pone davanti al malcapitato interlocutore è unicamente l’egoistica pretesa di sentirsi replicare delle sciatte variazioni sull’avverbio ‘bene’ accompagnato dalla volgare aspettativa di sentirsi chiedere la stessa cosa. Politeness gone wrong. Conosco alcuni che non ne possono fare a meno, nello stesso inquietante modo in cui l’umanità di Brave New World non può non fare ricorso a sostanze sintetiche.

Non sono pronto ad assumere sostanze sintetiche. Ho ancora un cervello, degli organi che pensano, dei sensi attivi, e soprattutto ho delle emozioni che hanno bisogno di essere espresse; e la musica classica ha il divino (non uso quest’aggettivo senza consapevolezza) potere di affrancare la Verità degli stati d’animo permettendo loro di trionfare nella luce.

Oceano con vista

Un sogno di quattro giorni, durato ancora meno se togliamo l’ultimo e il primo giorno di sorvolo del Mediterraneo – viaggio prezioso e terrificante, quello che coinvolge gli aeroporti.

Che mi venga un colpo, sto prendendo l’aereo dopo quattro anni! Che ho fatto nel frattempo? Niente di rilevante a 10000 e tanti chilometri d’altezza dal livello del mare, nessun paragone con la sensazione di nervi e libertà che viaggiare allineati su quel punto dell’orizzonte in cui cielo e terra si toccano; niente di coinvolgente come fissare inebetito i mostri di metallo vibrante spiccare il volo e innalzarsi verso il sole; nulla di sublime, come rimanere accecati dal riverbero dei raggi solari sui nembi bianchi e la fisica pressione dell’atmosfera che tinge di blu ogni dettaglio dei visi rincoglioniti degli altri passeggeri. C’è qualche tizio e sempronia che guardano il miracolo compiersi, ma gli altri dormono già, appena accomodatisi al proprio posto. Stando con i piedi fermi sulla terra, o al massimo trasportato da carrozze ferrate, ho riacquistato l’ingenuità del viaggiatore inesperto. E uno dei pregi della poesia è rappresentare proprio queste immagini – che pur sono transizioni imperfette di una tale emozione:

Il viaggio sospeso è quasi nullo rispetto poi ai colori della città, e alla luna che illuminata dilata di meraviglia le pupille.


Come l’acqua per il sole, Faro riflette l’umore apollineo dell’oceano. C’è tanto spirito dietro quei obrigado, scambiati come un mantra in una sfumatura di voce che accompagna il dolce soffio del vento proveniente dall’oceano ogni giorno, ogni minuto si sveglia sopra una terra di delizie e gratitudine.

E la musica continua a suonare nella testa, rispecchiando i battiti del corpo sveglio e presente a se stesso. Pur essendo solo uno svagato turista di passaggio ho sentito che quei battiti di kizomba sono veri, sono nel sole cocente della città in primavera e nel vento che la accarezza, nella pacata pienezza umana delle notti.

Solo ora che è estate, in un giorno di luglio qualunque, in una località balneare qualunque, ritrovo l’odore di quel calore, la dolcezza appiccicosa delle brezze marine, incessanti, come carezze di chi si ama.

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mare e sole

A dispetto della differente tessitura del terreno, vi è sempre il mare, vi è sempre la possibilità di guardare oltre i sensi; essi sono l’opportunità perfetta: i confini esistono per essere attraversati e superati. A questo serve la musica, l’amore, la sofferenza, cambiare luoghi e idee.

Non ti conosco

Che posso farci se non mi emoziono più al suono della tua voce? La colpa è mia che ho ceduto alla tentazione. Toccarti è stata l’esperienza più sinistra e magnifica che ho provato finora; ma ho capito che non può essere altro che un inizio per me, non il voluttuoso sesso abitudinario che mi fece e fa orrore – anch’io ho sangue che scorre. Ieri sera poi ho di nuovo vissuto all’altezza delle mie aspettative nella vita privata e segreta che conducevo prima di incontrarti, e ho mandato un sospiro di sollievo. Quanto non ne potevo più della tua mediocrità, del tuo misurare le azioni sulle mie! Già mi sento libero dalle catene di cui mi ero circondato per volere dello ‘spirito di maturità’ che mi vorrebbe a una certa età in braccio a chiunque pur di non rimanere a leccarmi le ferite che questi anni infliggono su ogni solo. Mi sono addirittura innamorato di un altro per ben due notti e due giorni pur di sfuggire la monotonia della monogamia scelta per sclerotica esclusione che mi sono autoimposto. Il vortice del vizio prevede sempre una monade, infatti; è questo il nucleo dell’alienazione – sessuale e quindi psicologica. Flagello che non basta all’ultimo dei cazzoni avariati, certo che non mi basta! Voglio una vita queer e una relazione con qualcuno altrettanto queer, e se la maledizione geografica dovesse colpire ancora, piuttosto cercherò in fondo al cassetto un altro sogno infantile abortito per bruciarlo in una sigaretta dopo l’orgasmo più immorale possibile.