All Boys aren’t Blue

{tra queste parentesi si trovano mie note a margine e indicazioni di contesto. i temi del libro: blackness + queerness + critical race theory}

introduzione: black. queer. qui.

questo libro è un’esplorazione di due delle mie identità – Nera e queer – e di come ho preso coscienza delle loro intersezioni dentro me stesso e nella società. {nel corso dell’intero libro la parola Ner* ha la maiuscola}[…]

Poiché questo è un libro di memorie, condividerò con voi alcuni dei miei ricordi personali. Questi ricordi sono specifici della mia esperienza di bambino, adolescente e giovane adulto. Ma sottolineano anche alcune delle esperienze universali delle persone Nere e/o queer. […]

Credo che la società dominante stabilisca un’idea di ciò che è “normale” semplicemente per sopprimere le differenze, il che significa che chiunque di noi non rientri nella loro “normalità” sarà alla fine oppressə. […]

Ho imparato che ə bambinə che mi vedevano diverso non avevano un problema fino a quando la società ha insegnato loro a vedere le mie differenze come una minaccia. Quelle differenze, come l’essere effeminato e impertinente, furono costantemente attaccate per tutta la mia infanzia da parte di bambinə che non sapevano neanche perché avessi dovuto essere svergognato per quelle differenze. Non erano loro a umiliarmi, quanto coloro che lə stavano crescendo e che insegnavano loro a far vergognare altre persone con quelle qualità {differenti dalla norma}. La maggior parte deə bambinə non è intrinsecamente cattiva. Ə loro genitorə, tuttavia, possono farlə diventare cattivə. […]

Moltə di noi sono ancora qui. Ancora in vita e in attesa che le nostre storie vengano raccontate – di raccontarle noi stessə. Siamo ə vivə che sono sempre statə qui ma sono statə cancellatə. […]

Questa è la storia di George Matthew Johnson. Questa è una storia per tuttə noi.

act 1: un bambino differente

{Matthew e suo cugino vengono assaliti e malmenati da un gruppetto di pari:}

Vorrei sapere cosa motivò l’attacco. Potrebbe essere stato perché ero effeminato? Poteva essere una questione di razza, dato che l’aggressore principale era un ragazzo bianco di un’altra parte del quartiere? Potrebbero essere stati semplicemente i comportamenti tossici che insegniamo ai ragazzi riguardo al combattere e guadagnarsi la mascolinità? […]

Ai ragazzi maschi neri è richiesto di essere rudi e duri. Di assorbire il dolore e non versare una lacrima. […] I ragazzi maschi non dovrebbero piangere, quindi tieniti dentro quella merda. Spesso fino alla tomba. {così succede: educazione a sentimenti ed emozioni non pervenuta, e i risultati visibili sono violenza e/o suicidi.} […]

La cosa più importante da capire è avere l’agibilità di prendere le decisioni che sono nel proprio migliore interesse. Il potere di opporsi alla società e anche alle persone di casa. È un peccato che viviamo in un mondo in cui possedere pienamente la propria identità può essere oggetto di rifiuto, mancanza di rispetto o addirittura violenza – specialmente per coloro che ammettono la loro identità queer fin dalla giovanissima età.

Mi basta dire: rispetta le persone nei loro nomi e per come scelgono di identificarsi. […] La regola è che le persone siano chiamate con i nomi e i pronomi che scelgono. […]

Quando sei unə bambinə che è differente, […] c’è sempre un qualcosa che deve essere cancellato – e con esso, un pezzo di te. […]

Il linguaggio è interessante, soprattutto da bambinə. Si sa che ə bambinə creano le proprie parole e i propri linguaggi che possono condividere tra di loro – spesso considerati dall’esterno innocui. Eppure, in questo caso, la mia lingua inventata è stata vista come una minaccia alla mascolinità – un ideale di cui dovevo essere all’altezza anche se non ero abbastanza grande per capirne appieno il significato o, se è per questo, nemmeno come scrivere.

Così gli adulti della mia vita prescrissero l’aspetto della mascolinità per me. Era anche loro responsabilità assicurarsi che la persona che ero, questa “femminuccia”, non influenzasse gli altri bambini {maschi} – come se il mio essere chi ero cambiasse chi erano gli altri. Ma è così che la pensavano {e molto probabilmente la pensano tuttora così}. La mia parola era una minaccia all’identità dei loro figli – all’identità che speravano che i loro figli avessero. {e quanto sono terribilmente distruttive le aspettative di genere nei riguardi delle sensibilità deə più piccolə!} […]

Un giorno è diventato dolorosamente ovvio il fatto che non potevo più destreggiarmi tra le mie identità. Che un ragazzo salti la corda non era ammissibile, per quanto innocente fosse. I ragazzi dovevano essere amici dei ragazzi e avere cotte per le ragazze. Non dovevano cercare di essere ragazze. […]

{semplicemente} lə adultə che partecipano all’omofobia creano bambinə che fanno lo stesso. […]

Navigare in uno spazio che mette in dubbio la tua umanità non è affatto vivere. È esistere. Tuttə noi meritiamo più della semplice capacità di esistere. […]

Ho provato una profonda tristezza il giorno in cui ho smesso di saltare la corda. È stato il momento in cui ho capito che la sicurezza prevaleva sull’appagamento, anche da bambinə. […]

L’impudenza della società di {voler} infondere “virilità” nella vita di unə bambinə. […]

Trovare la felicità è importante. A volte bisogna spingersi oltre i propri limiti per arrivare a quel punto. […] Non devo essere confinatə in un’identità che mi incastra in uno spazio in cui devo scegliere di essere l’unə o l’altrə. […]

{A scuola:}

Mi ricordo come vedevo tutte le figure “buone” bianche e Nere come se fossero uguali. Uomini come Jefferson e Washington ci venivano insegnati in un modo che sorvolava sul fatto che avevano posseduto schiavi – mentre qualcuno come Robert E. Lee è stato ritratto sotto una luce molto diversa per aver sostenuto quelle stesse cose. La storia ha uno strano modo di dipingere. […]

Per quanto ci concentrassimo sui volti bianchi più anziani della storia americana, c’era sempre un periodo dell’anno che era dedicato a noi studentə Nerə. […]

Avevamo un numero minimo di insegnantə nerə, ma le persone Nere erano sempre bidellə, addettə al pranzo e segretariə, il che non sarebbe un problema se occupassero anche posizioni di potere. […]

Il Mese della Storia Nera era pura gioia Nera. […]

A volte non sai di esistere finché non ti rendi conto che qualcunə come te è esistitə prima. […]

Il Mese della Storia Nera è sempre stato dolceamaro, perché non appena arrivava se ne andava. La storia dei bianchi non aveva bisogno di un mese; la stavamo imparando continuamente. […]

Microaggressione è il termine accademico per quello che stavo vivendo. In poche parole, è quando una persona ti insulta o ti sminuisce in base esclusivamente al gruppo emarginato in cui ti trovi. Si chiama “micro” perché quella persona non ti chiama in modo esplicito n**** o a f**** o entrambi. Invece, attirano l’attenzione sulle vostre differenze in modo discreto. A volte può sembrare quasi innocente o ingenuo, ma puoi esserne certə che queste piccole cose diventano grandi nel tempo. Queste piccole supposizioni crescono fino a creare un intero stereotipo. Questo tipo di comportamento microaggressivo porta spesso a razzismo o omofobia palesi alla fine. […]

​​Troverete che la gente spesso usa la scusa “era la norma” quando si parla di razzismo, omofobia, e qualsiasi altra cosa nella storia da cui cercano di assolversi. Dire che qualcosa era “una norma” del passato è un modo per non dover affrontare le sue ripercussioni sul presente. Elimina il fatto che l’odio non si ferma solo perché è cambiata una legge o un’epoca. La gente usa questa scusa perché spesso non è disposta ad accettare quanto sono pieni di fobie e -ismi – o almeno quanti benefici traggono dalle strutture sociali che li privilegiano. […]

È interessante quante cose in questo paese lə bambinə bianchə fanno per assodato, mentre lə bambinə nerə continuano a lottare per generazioni. […]

Stai insegnando alla gente a nuotare o la stai lasciando affogare? […]

act 2: famiglia

e poi c’ero io.

un piccolo ragazzetto queer nero ancora molto insicuro su chi fosse. Mi seppellivo nei compiti scolastici e mi nascondevo dietro i miei libri. Quello che non avevo nelle amicizie, lo trovavo sempre nelle storie. Mentre lə altrə ragazzə erano fuori a giocare nelle loro rispettive cricche, io passavo il mio tempo in biblioteca o a fare i compiti… {a parte l’identità nera, mi ritrovo completamente in questo ritratto. a cominciare dall’”e poi”: perché anch’io sono arrivato “poi” all’interno della mia famiglia}

Avevo i miei libri.

Avevo i miei compiti.

Avevo me stesso ed ero isolato. […]

Mia nonna ha visto Hope crescere e in fase di transizione, e penso che questo l’abbia aiutata a capire quello che vedeva in me. Aveva anche visto i danni che accadono quando lə bambinə “diversə” non vengono nutritə e amatə allo stesso modo dellə altrə bambinə. Quando lei dice “amo ognunə di voi in modo diverso”, non intende dire vi amo di meno, ma vi amo interamente, e come siete. […]

Le dinamiche familiari sono un argomento che viene fuori spesso nella cultura LGBTQIAP+. La “famiglia creata” è un sistema in cui amici provenienti da molte estrazioni sociali creano cerchi di amicizia estremamente stretti nel tentativo di assicurare un ambiente di tipo familiare per lə moltə che non sono accettatə a casa. […]

Anche se non conoscevo la mia parte di cultura queer o non avevo le risorse per esplorarla, almeno avevo una casa. […]

Ci sono moltissime persone che sono giovanə e fuori in cerca di un sistema di supporto. Costruisci il sistema di supporto che vuoi avere intorno a te. Questo non sarà sempre facile, non mentirò. Non vi venderò la favola dell’”Andrà Tutto Bene” come i media cercano di fare senza offrire il come. Il come {andrà tutto bene} sta nell’essere dispostə a rischiare con sé stessə e creare il sistema di supporto che si desidera avere. […] Dite alla gente, specialmente quellə che sono non-queer e non-Nerə, di “Renderla {la società} Migliore”. Non si migliora qualcosa senza agire, e avete tutto il diritto di richiederlo. […]

per quanto siamo diversə come persone queer, alcune cose sono semplicemente universali indipendentemente da sesso, genere o (inserire differenza qui). Elevare una comunità vista come al di sotto di te ad avere equità e uguaglianza non danneggia nessuno se non l’oppressore {cosciente di esserlo}. {per dirla con le parole di qualcun altrə: “i diritti non sono coperte per cui se ce l’ho io, tu rimani senza.”} […]

Il condizionamento sociale che ci ha detto di odiare lə nostrə similə a causa di sesso e genere può essere infranto. Proprio come mio padre, la mia comunità ha una seconda possibilità, una che dà aə suoə figliə queer Nerə la possibilità di sopravvivere a un mondo anti-Nerə che è già contro di loro. Ricevo bigottismo ovunque. Mio padre si assicurò che almeno non lo ricevessi a casa, usando gli strumenti che aveva, nel miglior modo per lui possibile. […]

{rivolgendosi a Hope, la sua cugina transgender:}

nonostante non avessimo l’educazione o le risorse per capire appieno cosa ti stava succedendo, ti abbiamo sempre amato e tu hai trovato un modo per ricambiare il nostro amore ancora di più. […] la nostra esistenza come persone queer non è mai stata in bianco e nero. […]

a volte non puoi vedere te stessə se non riesci a vedere altre persone come te che esistono, prosperano, lavorano. […]

quando si è unə bambinə che cresce con sentimenti sia di parte femminile che maschile, senza spazio per elaborarli, si tende ad accordarsi con il miglior riflesso possibile di se stessə. […]

da ragazzino ero effeminato e supponevo di dover essere una ragazza, perché mi piacevano le cose da ragazza e avevo manierismi da ragazza. Questo era tutto ciò che potevo elaborare dall’età di cinque anni fino all’età di circa dodici anni, perché non avevo un vocabolario completo per genere e sessualità. […]

quando penso al numero di persone queer nella mia famiglia, ricordo le discussioni che le persone fanno sulla questione del nascere o crescere queer. Penso che la parte più divertente di questa discussione è che non importa se l’essere queer succede per nascita o per scelta. È quello che sei e nessunə dovrebbe avere il diritto di cambiarlo {o discuterne per farti cambiare, per dire}. […]

{una delle lezioni che George ha imparato dai tumori che la sua Nanny ha combattuto:}

Controllo le cose che sono in mio potere. Metto energia nelle cose che posso cambiare e prego per il resto. E come tu hai detto, vivo la mia vita senza rimpianti. Abbiamo ancora tempo qui insieme. E avremo i ricordi per sempre. Ti ringrazio.

act 3: teenagers

{dove l’autore del libro racconta di un suo cugino, ucciso per aver difeso Hope da una gang}

La stessa ideologia di mascolinità e virilità che ha costretto me e te a nascondere le nostre identità è la stessa ideologia di mascolinità e virilità che ti ha ucciso. La vita può essere tragica in questo modo. […]

Non è un requisito che tu possa mai trovare empatia per un abusatore. Fai in modo di ritenere responsabile il tuo abusatore.

{splendido qui il concetto di} avvoltoi culturali: {persone bianche che si appropriano di elementi culturali specifici, per esempio: treccine o parole come n*g**, per sentirsi ““fighi”” o tentare di farsi accettare; insomma} qualcosa con cui possano giocare senza mai soffrire l’oppressione sperimentata da chi li ha creati.

{nel passaggio dalle scuole medie alle superiori} è completamente diverso lottare con lə ragazzə bianchə perché ero nero, e con lə ragazzə nerə perché ero gay. Questa doppia emarginazione era un peso faticoso. […]

Devi sempre uscire allo scoperto {coming out} da qualche parte. In ogni nuovo lavoro. In ogni nuova città in cui vivi. A ogni nuova persona che incontri, probabilmente dovrai spiegare la tua identità. Io volevo essere gay, ma alle mie condizioni. […]

Alcunə di noi sono spintə ad accettare un’identità prima di essere completamente prontə ad accettarla noi stessə. […]

act 4: amici

{all’università/college:}

Vedevo la confraternita come un’opportunità per essere in una posizione di leadership, parte di un movimento più grande di me. Cercavo anche fratellanza, la capacità di legare con altri ragazzi in modo platonico. Per me, una confraternita significava ottenere l’unica cosa che desideravo tanto avere: un ideale maschile unito a me. […]

Questa era la mia ricerca della mascolinità e finalmente avrei potuto dimostrare quanto fossi tosto. La mascolinità sembrava necessaria. Ne ero attratto negli altri ragazzi. Acquisire mascolinità sembrava quasi una forma di amor proprio. Volevo piacermi. Volevo essere innamorato di me stesso. […]

Stavamo crescendo tutti insieme. Alcuni di noi erano ipermascolini mentre altri non lo erano così tanto. Ma per qualche ragione, non importava. Questo era l’ambiente che desideravo. Uno in cui la mia natura effeminata non aveva importanza e la gente poteva vedermi per la persona che ero. […]

C’è tantissimo pericolo nel non fornire un’adeguata educazione sul sesso allə fanciullə, specialmente a coloro che fanno sesso al di fuori degli schemi eteronormativi. […]

Mi misi davvero in situazioni più rischiose non sapendo cosa stavo facendo e non avendo gli strumenti, le risorse o una comunità di supporto per cercare quella conoscenza. […]

Ho dovuto scoprire e capire da solo un sacco di questa roba. […]

Reprimiamo chi siamo durante quei primi anni formativi in cui dovremmo imparare e crescere accanto lə nostrə coetaneə etero, e all’interno della sicurezza e del sostegno delle nostre famiglie. I sistemi eteronormativi nella nostra società hanno letteralmente il potere di cambiare la traiettoria delle nostre vite. […]

non sai cosa ti piace o chi sei se lasci che ti infilino in uno scatolone che la società ha creato per te. […]

La mia più grande paura è che lə adolescentə queer vengano lasciatə a tentativi ed errori nella loro esperienza sessuale. Vale la pena che io mi senta un po’ in imbarazzo in modo che siate tuttə un po’ più preparatə. […]

{quando George viene a conoscenza della morte di Kenny, un suo carissimo amico di confraternita:}

Eravamo giovani e sperimentavamo una perdita, separatamente e insieme. A nostra insaputa, abbiamo iniziato a stringere le braccia mentre stavamo fianco a fianco. Penso che fosse l’unico modo per non cadere a pezzi. […]

Non superi mai veramente la morte. Diventa solo più facile conviverci ogni giorno. […] Ci fu una morte avvenuta anche dentro di me. Una morte che moltə di noi subiscono quando perdiamo qualcunə che ci ha amato incondizionatamente. […]

Come persona nera queer, sono morto centinaia di volte. Probabilmente morirò altre centinaia di volte prima della mia morte fisica. Questa è la lezione della morte, però: dalla morte viene la rinascita. Una rinascita nel pensare, nell’elaborare, nel vivere. […]

Ancora più importante, la morte di tutte le cose che ero condizionato a pensare sulla mia identità era necessaria per sopravvivere a modo mio. […]

postfazione

Sapere che l’eredità di questo libro non riguarda me rimuove quasi tutti quei sentimenti {correlati anche alla cosidetta sindrome dell’impostore}. Essa è per voi. […] Ho reso pubbliche le cose più profonde e oscure del mio passato nella speranza che qualcunə possa vedere un riflesso di sé stessə nelle parole e sapere che non è solə, e che anche voi potete crescere e prosperare. […]

La cosa più preziosa che spero questo libro insegnerà ad altrə, come ha insegnato a me, è che non c’è sempre una soluzione. Che a volte alcune cose finiscono nel modo in cui finiscono. Che alcuni processi saranno sempre in corso. […]

Non dobbiamo accettare così facilmente le norme che siamo statə costrettə a seguire. Possiamo provarle e, se non funzionano, creare qualcosa di nuovo. Quando dico che non sono “blu”, intendo molto più di un colore tradizionalmente designato per rappresentare {il referente di} ragazzo.

La mano sinistra del buio

“Ci racconterete degli altri mondi fra le stelle – degli altri tipi di uomini, delle altre vite?” – grassetto mio – conclude Ursula K. Le Guin per bocca di Sorve Harth, invitando ə lettorə a inoltrarsi nel mare magnum di storie e mondi ALTRI nella complessa poiesi fantascientifica. Ecco la prefazione per mano dell’autrice stessa:

“Sono le parole a complicare e confondere. Ci viene chiesto ora di ritenere che l’unica utilità delle parole stia nel loro essere segni. I nostri filosofi, alcuni di loro, vorrebbero che accettassimo che una parola (una frase, un’asserzione) ha valore solo fintantoché ha un significato univoco e punta a un unico fatto comprensibile dall’intelletto razionale, solido dal punto di vista logico e, idealmente, quantificabile. […] L’unica verità che sono in grado di comprendere o di esprimere è, se definita secondo la logica, una bugia. Definita usando la psicologia, è un simbolo. Definita usando l’estetica, una metafora.”

Questa la bibliografia dell’autrice e questa la sua biografia in angloamericano.

Scoprire una scrittrice come Ursula K. Le Guin per me significa aprire una porta su un altro modo di costruire mondi. E per fortuna in questa edizione c’è anche una postfazione di Nicoletta Vallorani che amplia l’universo di senso creando una bibliografia ecumenica:

Il linguaggio della notte;

da La teoria della borsa delle storie: “La fantascienza propriamente concepita, come tutta la narrativa seria, per quanto divertente, è un modo per cercare di descrivere ciò che sta di fatto accadendo, ciò che le persone fanno e sentono realmente, come le persone si relazionano a tutto il resto in questa vasta matassa, questo ventre dell’universo, questo grembo di cose che saranno e tomba di cose che furono, questa storia interminabile. In essa, come in tutta la narrativa, c’è abbastanza spazio per tenere anche gli UOMINI al loro posto, al loro posto nello schema delle cose; c’è abbastanza tempo per raccogliere un sacco di avena selvatica e seminarla, e cantare al piccolo Oom, e ascoltare le barzellette di Ool, e guardare i tritoni, e comunque la storia non è finita. Ci sono ancora semi da raccogliere e spazio nella valigia delle stelle.”

“Genly Ai è maschio, ma impara a non esserlo.”

The Wave in the Mind;

I reietti dell’altro pianeta;

“una orgogliosa ripresa dell’androginia dell’Orlando di Virginia Woolf” […] “nella consapevolezza di quanto sia rilevante il viaggio tra i ghiacci – cioè in una natura non necessariamente amica – per determinare un processo di crescita doloroso e necessario.”

“È il bianco della balena che Achab non riesce a domare, ma anche quello di una natura – ambientale e organica – che si fatica a comprendere e ridurre ai percorsi razionali e lineari delle modalità di pensiero maschili.”

Una natura che è stata naturalizzata coattivamente in “composte dicotomie” dall’Uomo costrutto performante di Mascolinità, ma che non ha nulla a che fare con la sempreverde tendenza alla diversità. La natura è diversa e differente, dimostrabilmente queer. E nel mio piccolo immagino e penso che Ursula K. Le Guin intendesse davvero rappresentare storie d’altro genere.

La zoccola etica

≪Una zoccola è una persona di qualsivoglia genere che celebri la sessualità in accordo con la proposizione radicale che il sesso è bello e fa bene.≫

≪Una corsa affannosa verso l’orgasmo è un insulto all’umana capacità di provare piacere.≫

Manuale guida sempreverde – ma anche sempraggiornabile: in alcuni punti si avverte appena l’influsso del femminismo intersezionale – per lə avventurosə dell’amore anche carnale non monogamico. Ammetto personalmente di aver abbracciato questa visione del mondo nel mezzo del cammin di mia vita.

C’è solo da guadagnare in salute e felicità a non vedersi imbalsamati in coppia fissa per sempre finché morte non separi. Anche perché, ammettiamolo, non è antropologicamente sostenibile; e anche perché il modello monogamico che conosciamo in questa parte di mondo prevede una parte femminile subalterna a una parte maschile. Quindi perché mai la tanto agognata monogamia sarebbe preferibile, per esempio, a una famiglia poliamorosa dove la prole viene cresciuta da un gruppo di persone che si amano scambievolmente e in cui ognunə condivide responsabilità e porzioni di gioia?

Il mio metodo preferito di elogiare un testo è citarlo testualmente. In questo caso, alla teoria le autrici affiancano compiti a casa, il cui scopo dichiarato è aiutare a costruire relazioni plurime sane e durature. E sono proprio questi compiti a casa che ho deciso di riportare, perché se citassi altri passi verrebbe un articolo più extralungo del solito, quindi meglio leggere direttamente il libro. Dunque, nota di redazione: i numeri degli esercizi si riferiscono ai capitoli in cui sono situati; in maiuscolo sono i titoli dei capitoli, in minuscolo l’oggetto degli esercizi.

ESERCIZIO 2: MITI E REALTÀ – zoccole che ammiriamo
Fate una lista di tutte le persone di vostra conoscenza non monogame, inclusə personaggə della televisione, del cinema, della letteratura eccetera. Quali sentimenti vi suscitano? Che cosa potete imparare (in positivo e in negativo) da ciascunə di loro?

ESERCIZIO 2: perché essere una zoccola? e perché no? 

Scrivete una lista di tutte le ragioni che vi vengono in mente per le quali una persona qualunque potrebbe desiderare di essere una zoccola. Potete fare questo esercizio da solə, con un amicə o con un amante. Quali, tra le motivazioni che avete elencato, indicano il genere di zoccola che voi non volete essere? E quali invece sono per voi ottime e valide ragioni?

ESERCIZIO 8: LE QUALITÀ DI UNA BUONA ZOCCOLA – affermazioni positive per cominciare

-io merito amore.
-il mio corpo è attraente così com’è.
-chiedo tutto quello che voglio, e dico di no a tutto quello che non voglio.
-trasformo le difficoltà in opportunità di crescita.
-io ho in me tutto ciò che mi serve per vivere una vita piena di gioia.
-il sesso è una meravigliosa espressione della mia capacità di amare.
-sto percorrendo il mio personale cammino verso l’estasi.

ESERCIZIO 9: CONFINI – la vostra bacchetta magica

immaginate di avere a disposizione una bacchetta magica in grado di rendervi incredibilmente fortə, coraggiosə e indipendentə: quali vorreste che fossero allora i vostri confini? Fate un elenco dei vostri limiti, o provate a rappresentarli con un disegno. Ricordate che avete diritto a essere trattatə con rispetto da ogni persona della vostra vita. Immaginate di comunicare alle persone che amate dove si trovano i vostri limiti, e ricordate che fare questo è un atto di rispetto e amore verso se stessə.

ESERCIZIO 10: FLIRTING E CRUISING – dire di sì e dire di no, in pratica

Scrivete un breve discorso – bastano poche frasi – che potreste utilizzare per invitare qualcunə a fare sesso con voi. Poi scrivetene un altro che potreste usare per rifiutare un’offerta sessuale in modo educato e gentile.

ESERCIZIO 11: SAFER SEX: FARE SESSO IN SICUREZZA – provare, provare, provare

per gli uomini: masturbatevi indossando un profilattico, fino a quando sentirete di avere appreso perfettamente la tecnica.
per chi fa sesso con uomini: procuratevi una confezione gigante di preservativi (per quest’uso vanno benissimo quelli economici) ed esercitatevi a infilarli su banane, cetrioli o dildo, nel modo più sensuale possibile, prima con le mani poi con la bocca. Usate l’intera confezione. Per tuttə: pensate ai vari modi in cui potete limitare al massimo o evitare del tutto la trasmissione dei liquidi, ed elencateli.

ESERCIZIO 13: GELOSIA: COME NON PERDERE LA BUSSOLA – come vivete la gelosia?

prendetevi un po’ di tempo per dedicarvi all’introspezione. riportate alla mente delle occasioni in cui avete provato gelosia, e scrivete come vi siete sentitə. forse la vostra mente era occupata da pensieri riguardo a cosa lə altrə stessero facendo. potrebbe occorrervi un po’ di pazienza per richiamare i vostri sentimenti di allora: rabbia, dolore, disperazione, desolazione, ansia; la sensazione di essere perdutə, bruttə, solə, indegnə; o qualunque altro sentimento peculiare alla vostra personale esperienza della gelosia. siamo spesso tentatə di accusare noi stessə per i nostri sentimenti negativi, come se avessimo bisogno di una giustificazione plausibile per sentirci a terra. cercate di avere compassione per voi stessə quando state così male.
oppure scrivete un testo a ruota libera sulla gelosia: impostate un timer per cinque o dieci minuti e scrivete semplicemente tutto ciò che vi viene in mente. quando avete finito di scrivere, siate clementə con voi stessə. potreste volere ripetere questo esercizio più volte, a distanza di tempo, come una sorta di diario… che solo voi potrete leggere, o da far leggere a un amicə fidatə, o a un terapeuta.
o ancora, scrivete una lettera alla vostra gelosia. chiedetele quale sia il suo scopo. chiedetele consiglio. poi fate in modo che sia lei a scrivere una lettera a voi.

ESERCIZIO 13: rassicurazione

Ecco un esercizio che potete fare insieme allə vostrə partner per imparare a farvi “poverə piccolə” l’un l’altrə nei momenti difficili.
fate una lista di dieci cose che ləi potrebbe fare per rassicurarvi.
evitate concetti astratti: concentratevi sui comportamenti, non sulle emozioni. “amarmi di più” fa riferimento alle emozioni ed è perciò piuttosto arduo da tradurre in pratica: come potresta sapere se lə vostrə partner vi ama effettivamente di più? “portarmi una rosa” è un comportamento che chiunque disponga di qualche spicciolo può attuare. scrivete la vostra lista in privato, mentre lə vostrə partner farà lo stesso, poi riunitevi e scambiatevi le liste che avete scritto. resterete sorpresə nel constatare quanto sia facile rassicurare una persona quando si ha una lista che ci indica come fare.
questo compito potrebbe risultarvi più complicato di quanto non sembri. potrebbero sorgervi molte domande: come potrei chiedere questa cosa? ma lə miə partner non dovrebbe saperlo già? se mi amasse veramente, non lo starebbe già facendo?
se state covando pensieri come questi, provate a immaginare come vi sentireste se fosse lə vostrə partner a chiedervi rassicurazione. non vi farebbe piacere sapere cosa potreste fare per aiutarlə? nessunə può leggere nei pensieri dell’altrə, ma certamente il suo benessere ci sta a cuore, e una volta che ne siamo a conoscenza, possiamo fare qualcosa per aiutarlə.

ESERCIZIO 13: quindici modi per darvi conforto

stilate una lista di quindici semplici cose che potete fare per darvi conforto: per esempio “andare a comprarmi un fiore”, o “immergere i piedi in acqua calda e massaggiarli”. A volte è utile chiedersi: ≪Cosa potrei fare per sentirmi più sicurə, o per stare meglio, o per prendermi cura di me?≫. Procuratevi delle schede e riportate su ognuna una voce della vostra lista. La prossima volta che vi sentirete turbati e avrete bisogno di un gesto di conforto, pescate una carta e fate ciò che prescrive.

ESERCIZIO 13: tesori

fate una lista di dieci o più motivi che vi fanno sentire fortunatə di avere questə partner, e fatene una di dieci o più motivi per i quali lə vostrə partner è fortunatə ad avere voi. provate a portare queste liste con voi per qualche giorno e ad aggiungere cose via via che vi vengono in mente. potreste anche farle entrambə, voi e ləi, e poi condividerle.

ESERCIZIO 14: ABBRACCIARE IL CONFLITTO – scrittura a ruota libera

provate a scrivere per dieci minuti senza interruzioni, buttando giù semplicemente quello che vi passa per la testa riguardo a queste domande: come veniva gestito il conflitto nella famiglia in cui siete cresciutə? quali comportamenti attuava ogni persona, e sulla base di quali credenze? qualcunə ricorreva all’uso di alcolici per alleviare la tensione? chi, nella vostra famiglia, apriva il conflitto di solito, e chi cercava a ogni costo di evitarlo? chi si assumeva il compito di placare le ire deə altrə, e chi quello di nascondere il disaccordo sotto il tappeto? chi aveva il compito di fare emergere il conflitto? qual era il vostro ruolo? come descrivereste il vostro modo di gestire il conflitto?

ESERCIZIO 14: litigare per finta

questo è un esercizio buffo, e che dà molta soddisfazione. puntate un timer per due minuti. disponetevi in piedi unə di fronte all’altrə, leggermente distantə. esprimete simultaneamente la vostra rabbia con l’atteggiamento del corpo e la gesticolazione: pestate i piedi, agitate le braccia e rivolgetevi al vostrə partner emettendo suoni completamente inarticolati – gemiti, lamenti, sospiri, grugniti (se non è chiaro che cosa intendiamo con questo, pensate a Paperino quando ha una delle sue crisi isteriche).
È difficile descriverlo a parole, fatto sta che quando si mette su un dramma, liberə dal bisogno di articolare delle frasi, o di stabilire chi abbia ragione e chi abbia torto, o di fare alcunché di sensato, si finisce per comunicare molto bene i propri sentimenti – e alla fine ci si fa una bella risata. questo è un ottimo modo per sfogare la rabbia e spezzare la tensione prima di una conversazione seria.

ESERCIZIO 14: sentimenti a due

lo scopo di questo esercizio è quello di aiutarvi a parlare dei vostri sentimenti, in modo da permettere al vostrə partner di sentirvi, e a voi di ascoltare con attenzione i suoi. ciascunə parlerà per tre minuti mentre l’altrə ascolta. scegliete un momento nel quale possiate trascorrere col vostrə (o ə vostrə) partner trenta-quarantacinque minuti senza interruzioni. stabilite chi sarà a parlare e chi ad ascoltare. impostate un tempo di tre minuti con un timer – cinque se vi sentite audacə, ma non di più. ricordate che i sentimenti chiedono di essere ascoltati. quindi, mentre ascoltate, limitatevi a esprimere segnali di attenzione come “sì”, “bene”, “ti ascolto”, “capisco”. rileggete il paragrafo sui messaggi-io all’interno di questo capitolo. ricordate che possiamo chiedere alle persone che amiamo di ascoltarci parlare di ciò che proviamo e sentiamo. ma non è leale chiedere a qualcunə di fare da bersaglio ad accuse ed espressioni di biasimo restando impassibile, perciò in questo esercizio evitare di usare frasi che comincino con “tu”. cercate entrambə di mantenere il contatto visivo durante l’esercizio. provate a usare questo schema per parlare di gelosia, e più avanti potrete usarlo per discutere di qualsiasi situazione emotiva. eccovi un modello che può farvi da guida:

A ascolta: ≪c’è qualcosa che vorresti dirmi riguardo alla gelosia?≫
B parla: ≪guardandomi dentro, mi sento…≫ (parla fino a che se la sente)
A ascolta (senza interrompere): ≪sì≫, ≪ti ascolto≫, ≪va bene≫, ≪a-ah≫ (e così via)
B può continuare a parlare, oppure dire: ≪no, ho finito per ora≫.
A: ≪grazie≫.

chi ascolta proverà facilmente l’impulso a intervenire con commenti o consigli, che dovrà però tenere per sé. mettete da parte le vostre idee per questi pochi minuti, e prestate attenzione a cosa significa concentrarsi sull’ascolto. poiché avrete probabilmente la mente piena di risposte, vi suggeriamo di aspettare un po’ o di occuparvi in qualche attività prima di ripetere scambiando i ruoli. conversazioni come queste sono molto intime. mostrate apprezzamento al vostrə partner per aver avuto il coraggio di parlarvi delle sue difficoltà: gli abbracci funzionano sempre benissimo a questo scopo.

ESERCIZIO 15: STABILIRE ACCORDI – gli otto passi verso la soluzione win-win

prendetevi il tempo necessario per lasciare sbollire la rabbia.
scegliete un problema sul quale lavorare.
stabilite un momento per parlarne.
ciascunə dispone di tre minuti per dire ciò che sente mentre l’altrə ascolta. consiglio: usate i messaggi-io, evitate i messaggi-tu e cercate di lasciare passare un po’ di tempo tra le dichiarazioni di ognunə. sforzatevi il più possibile di esprimere le vostre emozioni intorno al problema.
brainstorming: fate una lista di tutte le possibili soluzioni, anche quelle che vi sembrano assurde.
revisionate la lista. cancellate le soluzioni che per l’unə o per l’altrə sono intollerabili.
scegliete una soluzionoe da sperimentare per un periodo di tempo limitato: per esempio, due settimane.
tornate a discutere la questione al termine del periodo di prova.

ESERCIZIO 16: APRIRE UNA RELAZIONE ESISTENTE – a cosa serve la rabbia?

per questo esercizio, bisogna innanzitutto cominciare a pensare in termini di ecologia. ricordate quando a scuola vi insegnavano che tutto in natura ha una sua funzione, che i vermi mangiano il topo morto trasformandolo in terreno fertile sul quale le rose possono fiorire? allora perché tuttə proviamo l’esperienza della rabbia? qual è il suo contributo alle nostre ecologie individuali e alle nostre relazioni? in che modo la vostra rabbia vi è d’aiuto? in che modo vi protegge? fate una lista. per esempio: vi aiuta a scoprire i vostri limiti; vi dà l’energia per entrare in azione; vi permette di liberare la tensione.
potreste attaccare questa lista sul frigorifero e aggiungere altre voci nel corso di una o due settimane, via via che scoprite le altre funzioni che la rabbia svolge per voi.
quindi, quando vi capiterà ancora di provare rabbia, potreste chiedervi: ≪in che modo la rabbia può aiutarmi a prendermi cura di me stessə?≫

ESERCIZIO 16: gerarchia delle difficoltà, o come raggiungere il vostro obiettivo in non-importa-quanti semplici passi

questo esercizio serve per decidere quale passo compiere per primo.
individuate un obiettivo molto concreto sul quale concentrarvi, possibilmente uno che vi generi ansia. tra le questioni che potrebbero interessarvi: consultare nuovi annunci personali insieme, fare incontrare ə vostrə amantə, fissare un appuntamento, ospitare un amante per la notte, parlare di safer sex. sceglietene una che vi sembri abbastanza facile ed esercitatevi su quella.
pensate ai passi che dovreste compiere per raggiungere il vostro obiettivo partendo dalla situazione attuale: stabilire accordi, negoziare, esprimere onestamente i vostri sentimenti, chiedere ciò che desiderate, organizzare il tempo, trovare qualcunə che si prenda cura deə bambinə, e così via. trascrivete ognuno di questi passi su una scheda. se ci sono compiti che vi sembrano troppo impegnativi, scomponeteli in una serie di compiti più semplici. fate in modo di rendere ogni passaggio estremamente semplice prima di passare a quello successivo, come se doveste insegnare a un bambinə di tre anni come fare i biscotti.
quindi disponete le carte su un piano e ordinatele dal compito più semplice a quello più complesso, o da quello che vi genera meno ansia a quello che vi spaventa di più, a seconda dell’intensità dei sentimenti che vi suscita. potreste imparare diverse cose su voi stessə compiendo questo lavoro.
infine, pescate la carta corrispondente al compito più semplice e più facile da affrontare, decidete come affrontarlo e via, procedete!
una volta che avrete portato a termine il vostro compito, e imparato tutto ciò che c’era da imparare, mettete via la carta e passate a lavorare sul passo successivo, che a questo punto sarà diventato quello più facile.
cominciate sempre dal passo più facile.

ESERCIZIO 16: la disputa da venti minuti

prendete appuntamento con lə vostrə partner per discutere di qualcosa su cui siete in disaccordo per venti minuti. scegliete un momento favorevole per concentrarvi, organizzandovi in modo da non avere nulla di stressante da fare subito dopo: programmate per esempio di guardare un film.
provate per cominciare con un piccolo disaccordo, qualcosa che non surriscaldi troppo gli animi, per fare pratica. come si fa a smettere dopo venti minuti se la discussione non è giunta al termine? i disaccordi più spinosi non si risolvono comunque parlando, litigando o urlandosi contro per ore – e forse nemmeno in settimane o mesi. occorre tempo per lavorare sulle questioni difficili. ecco perché è importante imparare ad aprire una conversia e a trovare il modo di sospenderla e chiuderla fino all’occasione successiva.
usate dei buoni strumenti di comunicazione, e puntate un timer. quando i venti minuti saranno passati, fate dei respiri profondi e lasciate andare, lasciate andare, lasciate andare, a qualunque punto vi troviate nel corso della disputa. sapere come fare a fermarsi è incredibilmente utile. è molto più sicuro iniziare a parlare di una questione controversa dopo avere convenuto di non gridare l’unə contro l’altrə fino a che non si è esaustə, finendo per andare a dormire pieni di risentimento. dopo aver smesso di discutere potreste sorprendervi a pensare a cosa avete detto, e a cosa ha detto lə vostrə partner, e nel giro di di un giorno o due è probabile che vi vengano in mente nuove idee riguardo a ciò che provate e a cosa potrebbe funzionare. quando vi ritroverete di nuovo, a distanza di una settimana, per il secondo round della disputa da venti minuti, vi sorprenderà constatare quanto vi sia più facile comprendere o accettare le rispettive posizioni.

ESERCIZIO 16: la grande storia del sesso

scrivete una storia sulla volta in cui fare sesso col vostrə partner vi è piaciuto di più. entrate nel dettaglio, descrivete le sensazioni: i suoni, gli odori, il riverbero delle pulsazioni e così via. fatelo entrambə – può darsi che scriviate di episodi differenti, e va bene così – e poi condividete i vostri racconti. parlate di ciò che ha reso l’esperienza tanto bella per voi.

ESERCIZIO 16: lista di appuntamenti

molte coppie, travolte dal turbinio delle tante cose da fare – occuparsi deə bambinə, imbiancare la casa, curare il giardino, fare la spesa –, si accorgono di non concedersi da molto tempo un’occasione per fare insieme qualcosa di divertente. fate una lista di attività che potreste pianificare – una gita al mare, un brunch, una serata in un club, un gioco o un’attività sportiva, andare a vedere una partita, provare un nuovo ristorante – e pensate a come potreste organizzarvi per realizzarle. potreste fare questa lista insieme al vostrə, o aə vostrə partner, oppure ognunə potrebbe fare la propria lista personale.
quindi, iniziate a programmare. vi accorgerete di quanto sia difficile, e così anche di quanto sia in effetti prezioso il tempo trascorso insieme. un pomeriggio in collina è un investimento importante per la vostra relazione.

ESERCIZIO 16: l’appuntamento spensierato

mettetevi d’accordo per uscire e fare qualcosa di piacevole insieme. nel corso di quest’incontro evitate di parlare di qualunque problema, che riguardi la vostra relazione, il lavoro, ə figlə, l’economia familiare o altro. una coppia di nostrə conoscentə una volta uscì a cena e poi a ballare facendo finta che fosse il loro primo appuntamento. ballarono come adolescentə e poi, una volta tornatə a casa, fare l’amore fu bellissimo, come un’esperienza nuova.

ESERCIZIO 17: ENTRARE IN CONTATTO – il gioco dell’aeroporto

la prossima volta che vi troverete in un luogo pubblico, come un aeroporto o un centro commerciale, sedetevi in un posto che vi permetta di osservare ə passantə senza attirare l’attenzione su di voi. quindi, per ogni persona che vedete passare, provate a immaginare: qual è la qualità che il suo partner apprezza di più in ləi? ha una camminata sicura, un sorriso dolce, occhi luminosi, spalle forti, capelli che paiono morbidi al tatto? più o meno tuttə sono, o sono statə, amatə da qualcunə – provate a vedere cosa renda questa particolare persona amabile e sessualmente desiderabile, anche se non è il genere di persona che abitualmente vedete sotto questa luce.

ESERCIZIO 19: LA ZOCCOLA SINGLE – parole d’amore

scrivete una o più lettere che non invierete a unə o più deə vostrə partner esprimendo i sentimenti che provate per loro: che cosa amate di loro, quanto lə amate.
fate dieci minuti di scrittura libera: che cosa vi imbarazza di dire alle persone che le amate?
in seguito potete decidere se volete condividere qualcosa di ciò che avete scritto con qualcunə deə vostrə carə.

ESERCIZIO 20: ALTI E BASSI DELLE RELAZIONI – una separazione sana

inventate una storia su una rottura sana e costruttiva. includete dettagli su come ognunə dellə attorə affronta i sentimenti difficili. inventate accordi per il periodo immediatamente successivo alla rottura, per sei settimane dopo, per sei mesi dopo.

ESERCIZIO 21: SESSO E PIACERE – comprate qualcosa di sexy

andate in un negozio, uno qualsiasi – un outlet, un negozio economico, una boutique di abbigliamento intimo, un sexy shop – e compratevi un capo sexy. qualcosa che vi faccia sentire sexy nel vostro corpo così com’è oggi. potreste cominciare da tessuti sensuali: seta, soffice flanella o cotone pregiato. non importa che sia un capo aderente o ampio, purché vi ci sentiate bene dentro. quali colori sono sexy per voi? tinte ricche e intense o tonalità delicate? cosa esprime meglio la zoccola che è in voi? chiudete gli occhi e lasciate che siano le vostre dita a guidarvi. pelle e velluto sono sublimi al tatto; scegliete ciò che vi dà la sensazione che sognate. anche il denim può risultare incredibilmente sexy: provate a scegliere i jeans in base alla sensazione che vi scaturiscono. dimenticate tutte le idee preconcette su come debbano essere le cose, e lasciate che la vostra pelle scelga ciò che preferisce. poi tornate a casa e indossate i vostri nuovi acquisti.

ESERCIZIO 21: appuntamento con voi stessə

prendetevi un paio d’ore per fare questo esercizio. spegnete il telefono, chiudete la porta ed eliminate ogni distrazione. quindi preparatevi come se aveste un appuntamento con qualcunə da cui siete molto attrattə: mettete sul letto lenzuola pulite e morbide e posizionate tutti i vostri sex toys preferiti in modo da averli a portata di mano. poi fatevi un bagno caldo con schiuma e candele, o una lunga doccia (potete approfittarne per depilarvi, nel frattempo) con musica soft e sensuale in sottofondo. sistematevi con cura i capelli, profumatevi, limatevi le unghie, cospargetevi di crema idratante in modo che la pelle di tutto il vostro corpo sia soffice e piacevole al tatto. indossate un paio di boxer di seta o biancheria da notte sexy. se lo desiderate, versatevi un bicchiere di vino.
quando siete prontə, abbassate le luci e sdraiatevi. accarezzatevi dolcemente, sentendo il tocco morbido delle vostre mani come se fosse quello del vostrə amante ideale. prendetevi tutto il tempo che volete. solleticatevi con lunghi preliminari, usando le mani, o anche la bocca, e se volete anche un sex toy o due.
solo quando arrivate al punto in cui l’eccitazione diventa intollerabile – quello in cui implorereste di lasciarvi venire, se ci fosse qualcuno da implorare – concedetevi di portarvi all’orgasmo, tutte le volte che volete.
restate sdraiatə ancora, e assaporate la dolce sensazione di amarvi abbastanza da regalarvi questo piacere, con lentezza e attenzione. lə vostrə amante ideale è a vostra disposizione ogni volta che lo desiderate… nella vostra stessa pelle.

ESERCIZIO 21: sì, no, forse

provate a fare questo esercizio con voi stessə o con un amante con lə quale avete molta confidenza; quando vi sentirete a vostro agio, ripetetelo con ogni nuovə amante.
per prima cosa, fate una lista di tutte le attività sessuali che potete immaginare, includendo non solo quelle che potrebbero piacere a voi, ma anche quelle che potrebbero piacere ad altrə. scoprirete immediatamente che questo esercizio è utile a sviluppare pure un linguaggio, perciò prestate attenzione a come chiamate queste attività: preferite dire “rapporto sessuale” o “scopata”? “sesso orale” o “leccare la figa”, “fellatio”, “cunnilinguo”, “pompino”? come chiamate i vostri organi sessuali? pene, cazzo, uccello, passerina, figa, vagina, clitoride? se vi bloccate, fate uno sforzo per trovare un nome adatto a descrivere l’attività, fate un respiro profondo e ripetete quelle parole cinque volte, poi respirate ancora. fate una lista il più possibile completa, includendo oltre alle attività che vi piacciono anche quelle che non vi piacciono. potete trovare delle liste già compilate online, ma così vi perdereste l’esperienza di dare un nome a tutte queste innominabili delizie.
quindi prendete un foglio più piccolo – uno per ciascunə – e dividetelo in tre colonne: sì, no, forse. sì significa che sapete già che una cosa vi piace; no che questa attività è al di là dei vostri limiti e non avete intenzione di provarla nel prossimo futuro; forse che sareste dispostə a provarla a determinate condizioni. queste condizioni possono essere:
– se mi sento abbastanza al sicuro;
-se sono abbastanza eccitatə;
-se so che posso fermarmi nel caso non mi piaccia;
-se facciamo lentamente;
-se abbiamo un piano di riserva;
e così via.
stabilite dove collocare ognuna delle pratiche che avete elencato in base ai vostri limiti attuali. condividete la vostra lista con lə partner. discutete dei punti comuni e delle differenze. non ci sono cose giuste e cose sbagliate: pensate alle vostre rispettive come a dei gusti di gelato.
osservate tutte le cose che piacciono a entrambə e che si trovano nella colonna dei sì. poiché i vostri limiti cambieranno nel corso del tempo, è consigliato ripetere questo esercizio più volte. potete farlo per scoprire cosa potete condividere con ogni partner quando fate sesso.

ESERCIZIO 21: “sì, no, forse” livello avanzato

una volta che le liste sono fatte, si possono usare in molti altri modi:
-attaccatele sul frigorifero, o in bagno, in un posto in cui possiate vederle ogni giorno;
-scrivete un ipotetico copione per il vostro prossimo appuntamento basato interamente su attività che si trovano nella colonna dei sì delle vostre liste;
-scrivete un copione basato sulle attività della colonna dei sì per un soddisfacente appuntamento di mezz’ora in una serata infrasettimanale – un piano per una sveltina;
-scegliete un’attività dalla vostra colonna dei forse e immaginate di cosa potreste avere bisogno per provarla, e in che modo lə vostrə partner potrebbe aiutarvi. quali sono le vostre condizioni?
-scegliete un’attività dalla colonna dei forse del vostrə partner e createvi una fantasia di seduzione immaginando come potreste farlə venire voglia di provarla; raccontatelə la vostra fantasia: non è il caso di coglierlə di sorpresa.

ESERCIZIO 21: fate chiasso

perché non avete mai sentito ə vostrə vicinə mentre fanno sesso? perché loro non hanno mai sentito voi?
pensate che lə vostrə partner debba fare molto rumore ma che voi non dovreste? e perché?
masturbatevi facendo quanto più rumore possibile. oscillate i fianchi al ritmo del vostro respiro. aprite la bocca e la gola il più possibile. fate respiri pesanti, gemete, gridate, urlate.
vedete quanto chiasso riuscite a fare con lə vostrə partner la prossima volta che farete l’amore.
sorridete aə vicinə quando lə incontrate.












































Sex work is work

Perché leggo un libro sul lavoro sessuale? Perché è un modo utile per scardinare i tabù vigenti in questa società cattofascista. E con il termine cattofascista intendo l’ideologia cattolica estesa a livello nazionale. diciamocelo, se stiamo messə come stiamo, è soprattutto a causa del vaticAno e di coloro che scelgono di foraggiarli (maschile plurale voluto).

Laonde, questa lettura non può fare che bene per chi si ritrova a chiedersi: ma le prostitute lo scelgono come mestiere? Non si vergognano? In questo opuscolo trovansi molteplici risposte.

Partiamo dal presupposto che “Nella discussione sul lavoro sessuale le persone che fanno sex work non sono quasi mai protagoniste, ma compaiono piuttosto come oggetti di studio.” Eppure immagino che come ogni persona adulta siano “in grado di parlare per sé stessǝ.”

L’autrice chiarisce che il lavoro sessuale implica “molteplici attività” e dunque non solo stare su strada.

Georgina Orellano, segretaria generale dell’AMMAR, afferma in una intervista che “la battaglia culturale bisogna farla anche con una lotta del linguaggio, perché tutto il linguaggio è politico. Abbiamo già regalato troppo al patriarcato.”

Confermare la matrice patriarcale non significa negare che per molte donne il sex work assuma un significato di indipendenza, libertà e autonomia.

Ogni scambio prevede un accordo: chi compra chiede, chi vende stabilisce i propri confini. L’acquisto di un servizio di natura sessuale non coincide con l’accesso incondizionato all’altra persona.

C’è poi “l’enorme potenzialità che risiede proprio all’interno del sex work di rivoluzionare e sovvertire immaginari e modelli culturali egemonici.”

la figura dellə sex worker è costruita socialmente dai mezzi di comunicazione e tramandata per educazione, erede culturale della figura della strega, come spiega questo articolo sui tabù: “oggi, il tabù non assume più tipicamente la forma del soprannaturale. Invece, appare come una punizione dalla mano invisibile della società attraverso l’evitamento, la scomunica, il rifiuto, l’etichettatura e il giudizio che tengono sotto controllo il comportamento e l’identità. In tutte le società, ci sono le persone buone e le persone cattive, il lato giusto e quello sbagliato dei binari, il sicuro e il pericoloso, la brava ragazza e la cattiva ragazza, il pulito e l’impuro, la vergine e la meretrice. Queste dicotomie sono legate al tabù.”

la domanda è dominata da chi ancora oggi ha un maggiore accesso al potere: gli uomini bianchi etero cisgender [UBECA, se preferite per brevità, dove A sta per Abili]

Chi compra è una persona, e in quanto tale convive con desideri, fantasie, insicurezze che sono specchio delle trasformazioni culturali, economiche e politiche della società.

La prostituzione in italia non è illegale, ma non è nemmeno un lavoro, quindi non ci sono né diritti né tutele. La legge poi esprime un giudizio etico e morale ben preciso: le prostitute sono vittime. […] parla unicamente di donne e fa riferimento unicamente a UN tipo di prostituzione.

I programmi di “salvataggio” e protezione, spesso sono eurocentrici, sessisti e paternalistici. In questa narrazione dominante, se dimostri di essere una buona vittima puoi restare, altrimenti tornatene a casa!

è evidente che una persona sex worker non ci sta a questi termini, ergo non può essere biasimata.

Il lavoro sessuale è un lavoro.

<<Non romanticizziamo la prostituzione perché non romanticizziamo nessun lavoro. Ogni volta che ci chiedono qualcosa si concentrano sulla morbosità e non ad esempio sui diritti lavorativi. Ci chiedono se proviamo dolore al termine di una giornata di lavoro e io gli rispondo di provare a fare le stesse domande al muratore che è stato tutto il giorno attaccato a una impalcatura o alla domestica che ha stirato in piedi per ore. Loro lo hanno scelto?

Qui è dove notiamo che la questione è morale, e intasata da tonnellate di ipocrisia accumulata nei secoli.

NESSUN LAVORO è FRUTTO DI UNA LIBERA SCELTA E, COSA ANCORA PIù IMPORTANTE, NON RAPPRESENTA CIò CHE SIAMO. SE FOSSI VERAMENTE LIBERA DI SCEGLIERE NON LAVOREREI, PROBABILMENTE NEMMENO VOI.

La prostituta, e badate bene, non il PROSTITUTO, ha infranto le regole e pertanto va punita. Come? togliendole qualsiasi tipo di potere decisionale, spogliandola della soggettività (le ragazze) e marchiandola in via definitiva come vittima. Creare una vittima (la puttana femmina ((a volte immigrata)), oltre che creare un carnefice (il cliente maschio italiano), significa creare unə salvatərə (la società perbene).

Dietro gli intenti caritatevoli, nascondono pratiche indottrinanti, neocoloniali ed etnocentriche. Queste pratiche si poggiano sull’assunto che loro, le “brave persone”, sono migliori di quelle che vogliono salvare e che la loro cultura è superiore.>>

Razzismo e sessismo in un’unica soluzione dunque.

Il sex work è un altro campo culturale in cui si ripropone il vizio della “storia unica”: <<si rappresenta una comunità o un gruppo sociale come una cosa sola, più e più volte, ed ecco che come per magia le persone diventano quella cosa.

Scegli: o santa o puttana.

<<Lo stigma della puttana è un preciso dispositivo di controllo che non disciplina unicamente la sfera sessuale, bensì la condotta femminile nel suo complesso. è uno strumento sanzionatore pronto a colpirci quando attraversiamo il confine, quando mettiamo in discussione la gerarchia su cui si struttura il sistema patriarcale, quando ci appropriamo di ruoli, atteggiamenti, qualità che non dovremmo avere.

Pesano secoli di patriarcato, di valori cristiani e morale vittoriana. Ci hanno insegnato a vergognarci, a sentirci in colpa se desideriamo, chiediamo godiamo. Ci hanno fatto credere che la sessualità maschile fosse attiva, rapace ed estroversa, quella femminile fredda, passiva e introversa. Ci hanno detto che le differenze biologiche determinano e giustificano disuguaglianze sociali ed economiche, che il nostro comportamento sessuale definisce il nostro valore e la nostra identità.

Le donne che osano mettere in discussione il modello patriarcale sono delle puttane, quindi vanno punite.

La puttana è colei che rompe le regole, la donna che sfida l’assetto culturale patriarcale che la vorrebbe passiva, preda e mai predatrice, angelo del focolare domestico e portatrice di “santa fica”.

Così come l’informazione, anche il linguaggio è una scelta.

Vorrei che l’educazione alla sessualità fosse il nostro antidoto. Impariamo a conoscerci, accettarci e non giudicarci sulla base di come, se, quanto e perché scopiamo, tenendo sempre a mente che l’unica regola è il consenso.>>

altre risorse da navigare:

Sex Worker Media Library

Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute

A proposito di educazione sessuale, in seguito scriverò del libro/manuale La zoccola etica di Dossie Easton e Janet Hardy. Una lettura educativa e rivoluzionaria come poche.

Post Porno

bisogna sovvertire gli immaginari sessuali e distruggere la morale borghese-fascista italiana tanto cara alla chiesa e ai suoi adepti: guano disumano, ipocrita e vigliacco, cancro della specie, fango meritevole solo di sputi. sputiamo sui preti e sui fascisti, oppure mettiamoli a disagio manifestando l’intero spettro delle sessualità, godendo e squirtando davanti ai loro occhi. questo merita una società cattobigotta.

a questo proposito vengono in aiuto gli immaginari delineati da Post Porno, Corpi liberi di sperimentare per sovvertire gli immaginari sessuali, opera di Valentine Fluida Wolf.

qui sotto raccolgo i riferimenti del libro, ma soprattutto voglio mettere in evidenza, dati i tempi che corrono e alla luce degli ultimi avvenimenti in parlamento, le performance Fuck the Fascism a Roma di MariaBasura. DA REPLICARE. Mandiamo affanculo le gerarchie eteronormative nazionaliste e facciamo sesso libero e svergognato davanti ai loro occhi. Abbattiamo le gerarchie un orgasmo alla volta.

“Usciamo in piazza.
Mostri, mutanti, froci, terroni, migranti, dissidenti; quelli che si svegliano e vogliono svegliare gli altri.
Abbattere i muri imposti dall’ignoranza.
Fottiamo da dietro i culi glorificati dei dignitari fascisti, eroi del colonialismo.
Li scopiamo e sulla scena del crimine eiaculiamo la storia vera sui loro corpi di pietra.
PORNOTERRORISMO, ci atteniamo alla parola.
Con i nostri pacchi sovversivi combattiamo la pornografia di questo sistema, di questa storia, di questi lasciti che esistono ancora;
eredità economiche, potere politico;
latifondi di ieri, conglomerati di oggi;
Gli eterni proprietari di domani.
Vieni e unisciti a noi, il mondo è pieno di monumenti che aspettano che tu li fotta.
NON RICEVIAMO E NON ABBIAMO RISPETTO!

Il manifesto:

Altri riferimenti a performer, eventi e documenti culturali che hanno contribuito e contribuiscono a costruire pratiche postporno:

Ovidie
https://fr.wikipedia.org/wiki/Ovidie

Paul Preciado
https://www.internazionale.it/tag/autori/paul-preciado

Ellen Willis
https://en.wikipedia.org/wiki/Ellen_Willis
https://www.dissentmagazine.org/article/the-radical-ellen-willis

COYOTE
https://en.wikipedia.org/wiki/COYOTE

Annie Sprinkle
https://anniesprinkle.org/
libro: Post Porn Modernist
https://www.golenaedizioni.com/page.php?168

A public cervix announcement:
http://anniesprinkle.org/a-public-cervix-anouncement/

Betty Dodson
https://en.wikipedia.org/wiki/Betty_Dodson
https://dodsonandross.com/

Dorrie Lane
https://vulvapuppet.com/

Scarlot Harlot
https://en.wikipedia.org/wiki/Carol_Leigh
http://scarlotharlot.com/

Postporn modernist Manifesto
https://www.mirkoriazzoli.it/the-post-porn-modernist-manifesto/

Veronica Vera
https://veronicavera.wordpress.com/

Candida Royalle
https://en.wikipedia.org/wiki/Candida_Royalle

Diane Torr
http://dianetorr.com/

Shelly Mars
http://shellymars.net/drag-king

Virginie Despentes
https://www.internazionale.it/tag/autori/virginie-despentes

Coralie Trinh Thi
https://en.wikipedia.org/wiki/Coralie_Trinh_Thi

Bruce LaBruce
https://en.wikipedia.org/wiki/Bruce_LaBruce

Del Lagrace Volcano
https://www.dellagracevolcano.se/

ZARRA BONHEUR
https://www.zarrabonheur.org/performer/collettivo/
https://zarrabonheur.wixsite.com/zarrabonheur-it

Lucía Egaña Rojas
https://luciaegana.net/
libro: Postporno
https://luciaegana.net/textos/postporno/

Girls who like porno
https://girlswholikeporno.com/

Itziar Ziga
https://ca.wikipedia.org/wiki/Itziar_Ziga

Muestra Marrana
https://muestramarrana3.wordpress.com/

Diana J. Torres
https://es.wikipedia.org/wiki/Diana_J._Torres

LadyFest Roma
https://ladyfest-roma.noblogs.org/

laboratorio Sguardi Sui Generis
http://sguardisuigeneris.blogspot.com/

Slavina
https://malapecora.noblogs.org/

Eyes Wild Drag
http://eyeswilddrag.blogspot.com/

Aorta Films
http://www.aortafilms.com/home

Yes, we fuck!
https://vimeo.com/123177395
https://en.wikipedia.org/wiki/Yes,_We_Fuck!

Constanza álvarez Castillo Missogina – La cerda punk
https://excentricofest.com/

PostOp
https://postop-postporno.tumblr.com/

Nadia Granados
http://nadiagranados.com/wordpress/

Barbarismos Queer
https://www.pikaramagazine.com/2019/11/barbarismos-queer-y-otras-esdrujulas-que/

fuck the fascism
https://fuckthefascism.noblogs.org/
https://fckthefascism.tumblr.com/

HackerPorn FilmFest Roma
https://www.hackerpornfest.com/

Maria Basura
https://marytrash.tumblr.com/
https://www.eldesconcierto.cl/tipos-moviles/2020/11/24/maria-basura-pornovandala-chilena-incomoda-en-europa-no-hay-que-abolir-el-porno-hay-que-rehacerlo.html

Terrorismo Teatral Migrante
https://terrorismoteatral.noblogs.org/

Jorge the Obscene
https://www.jorgetheobscene.com/

Courtney Trouble
https://courtneytrouble.com/

PornFilmFestival Berlin
https://pornfilmfestivalberlin.de/

Making of Love
https://www.makingoflove.it/

Erika Lust
https://erikalust.com/

Female ejaculation & other mysteries of the universe
https://www.indielust.tv/female-ejaculation-and-other-mysteries-of-the-universe/

Film:
Venus Boyz (2002)
Ageless Desire (1999)
Manifiesto Gordx (2012)

Tre discorsi di giustizia sociale

quanta fatica ci vuole per rimanere dentro un binario?
il corpo è mio e scopo con chi voglio io
il corpo è mio e sarò in salute come dico io

manifesto queer

-testo di un manifesto originariamente diffuso dal contingente ACT UP alla Parata di New York del 1990-

come fare per dirtelo. come posso convincerti, fratello, sorella, che la tua vita è in pericolo. che ogni giorno in cui ti svegli viva, relativamente felice e funzionante, stai commettendo un atto ribelle. tu in quanto frocia viva e funzionante sei rivoluzionaria. non c’è nulla su questo pianeta che legittimi, protegga o incoraggi la tua esistenza. è un miracolo che tu stia leggendo queste parole. dovresti essere morta secondo le leggi che governano la società.

non illuderti, gli eterosessuali possiedono il mondo e l’unica ragione per cui sei stata risparmiata è che sei intelligente, fortunata o combattente. gli eterosessuali hanno un privilegio che consente loro di fare qualunque cosa desiderino, possono scopare senza paura. non solo vivono una vita libera dalla paura; ostentano la loro libertà alla faccia nostra. le loro figure sono sulla mia tv, sulla rivista che ho comprato, nel ristorante in cui vorrei mangiare e nella strada in cui vivo. voglio che ci sia una moratoria sul matrimonio eterosessuale, sui figli, sulle manifestazioni pubbliche di affetto tra eterosessuali e sui media che promuovono l’eterosessualità. fino a quando non posso godere della stessa libertà di movimento e di sessualità degli etero, il loro privilegio deve cessare e deve essere consegnato a me e alle mie sorelle e fratelli froce.

gli eterosessuali non lo faranno mai volontariamente, quindi devono essere costretti a farlo. devono essere costretti con lo spavento. terrorizzati. la paura è la motivazione più potente. nessuno ci darà ciò che meritiamo. i diritti non sono dati, sono presi con la forza, se necessario.

è più facile combattere quando sai chi è il tuo nemico. le persone eterosessuali sono i nemici. sono i tuoi nemici quando non riconoscono la tua invisibilità e continuano a vivere e contribuiscono alla cultura che ti uccide.

ogni giorno una di noi viene presa dal nemico. che si tratti di una morte per AIDS a causa dell’inerzia del governo omofobo o di un pestaggio di lesbiche in un locale notturno (in un quartiere che dovrebbe essere lesbico), veniamo sistematicamente rimosse e continueremo a essere spazzate via se non ci rendiamo conto che se vogliono eliminare una di noi, devono annientarci tutte.

un esercito di amanti non può essere sconfitto!

essere froce non riguarda il diritto alla privacy; si tratta della libertà di stare in pubblico, di essere ciò che siamo. significa combattere ogni giorno l’oppressione; omofobia, razzismo, misoginia, fanatismo degli ipocriti religiosi e odio per sé stessi. ci è stato insegnato con devozione a odiare noi stesse. e ora ovviamente significa combattere anche un virus, e tutti quei fanatici che usano l’AIDS per spazzarci via dalla faccia della terra.

essere froce significa condurre un diverso tipo di vita. non riguarda il mainstream, i margini di profitto, il nazionalismo, il patriarcato o l’essere assimilati o integrati. non riguarda direttori esecutivi, privilegi ed elitismo. si tratta di stare ai margini, di definirci; si tratta di fottere i generi, riguarda quello che c’è nelle mutande e nel profondo del cuore; riguarda la notte. essere queer è l’origine perché sappiamo che ognuno di noi, ogni corpo, ogni fica, ogni cuore, culo e cazzo è un mondo di piacere in attesa di essere esplorato. ognuno di noi è un mondo di possibilità infinite.

siamo un esercito perché è necessario. siamo un esercito perché siamo molto potenti. (abbiamo tantissimo per cui combattere; siamo la più preziosa delle specie in pericolo) e siamo un esercito di amanti perché siamo noi che sappiamo cos’è l’amore. è anche desiderio e lussuria. li abbiamo inventati noi: usciamo allo scoperto, affrontiamo il rifiuto della società, affrontiamo squadroni che sparano, solo per amarci! ogni volta che facciamo sesso vinciamo.

dobbiamo lottare per noi stessi (nessun altro lo farà) e se nel frattempo porteremo una maggiore libertà nel mondo in generale, allora ottimo. (abbiamo dato moltissimo al mondo: democrazia, tutte le arti, i concetti di amore, filosofia e anima, per citare solo alcuni doni dei nostri antichi greci froci e lesbiche.) rendiamo ogni spazio uno spazio frocio e lesbico. ogni strada parte della nostra geografia sessuale. una città di desiderio e poi di piacere totale. città e paesi in cui possiamo essere al sicuro e libere. dobbiamo osservare le nostre vite e vedere cosa c’è di bello in loro, vedere cos’è queer e cos’è etero e lasciare che la pula etero cada! ricordate che c’è pochissimo tempo. e voglio essere l’amante di ognun di voi. l’anno prossimo marciamo nudi.

sono arrabbiata

le sorelle più forti dissero ai fratelli che c’erano due cose importanti da ricordare sulle prossime rivoluzioni: la prima è che ci prenderanno a calci in culo. la seconda è che vinceremo.

sono arrabbiato e sono arrabbiata per dover essere condannata a morte da estranei che dicono “meriti di morire” e “l’AIDS è la cura”. la furia esplode quando una donna conservatrice che indossa migliaia di dollari di indumenti e gioielli cammina impettita davanti alla polizia scuotendo la testa, ridacchiando e scuotendo il dito contro di noi come se fossimo bambine recalcitranti che fanno richieste assurde e hanno scatti di collera quando non vengono accontentate. arrabbiata mentre Joseph è in agonia per gli oltre 8.000 dollari l’anno per l’AZT che potrebbe tenerlo in vita un po’ più a lungo e che lo rende più malato della malattia che gli viene diagnosticata. arrabbiata mentre ascolto un uomo che mi dice che dopo aver cambiato il suo testamento cinque volte sta esaurendo le persone a cui lasciare le sue cose. tutti i suoi migliori amici sono morti. arrabbiata quando vado a una marcia a lume di candela o vado a un altro funerale. non marcerò silenziosamente con una fottuta candela accesa, voglio prendere quella maledetta trapunta e maledire furiosamente ogni dio che la religione abbia mai creato. mi rifiuto di accettare una società che abbatte deliberatamente le persone nella terza decade della loro vita. è crudele, vile e senza senso, e tutto ciò che ho in me si ribella contro questa assurdità e alzo il viso verso le nuvole e una risata che suona più demoniaca che di gioia esplode dalla mia gola e lacrime scorrono sul mio viso e se questa malattia non mi uccide prima, morirò di frustrazione. i miei piedi marciano sulle strade e le mani di Peter sono incatenate a un’azienda farmaceutica mentre l’addetto alla reception ci guarda inorridito e il corpo di Eric giace a marcire in un cimitero di brooklyn e non sentirò mai più il suo flauto risuonare sulle pareti di casa. e vedo gli anziani a Tompkins Square Park rannicchiati nei loro lunghi cappotti di lana a giugno per tenere fuori il freddo che percepiscono e per aggrapparsi a quel poco che la vita gli è rimasta da offrire, e penso, ah, loro capiscono. e mi vengono in mente le persone che si spogliano e stanno davanti a uno specchio ogni sera prima di andare a letto e cercano sui loro corpi qualsiasi segno che potrebbe non essere stato lì ieri. un segno che questo flagello li ha visitati. e sono arrabbiato quando i giornali ci chiamano “vittime” e danno l’allarme che “quello” potrebbe presto diffondersi in mezzo alla “popolazione generale”. e voglio urlare “chi cazzo sono io allora?” e voglio urlare all’ospedale di New York con le sue buste di plastica gialle contrassegnate “biancheria isolante”, “vestiti infetti” e ai suoi inservienti in guanti di lattice e maschere chirurgiche che costeggiano il letto come se il suo occupante saltasse improvvisamente fuori e li bagnasse di sangue e sperma dando anche a loro la peste. e sono arrabbiato con le persone eterosessuali che siedono compiaciute nel loro cappotto protettivo di monogamia ed eterosessualità fiduciosi che questa malattia non ha nulla a che fare con loro perché succede solo a “loro”.

e sono furiosa con i ragazzini che dopo aver individuato la mia spilla “Silenzio = Morte” iniziano a cantare “Froci dovete morire” mi chiedo, chi ha insegnato loro questo? Avvolto da rabbia e paura, rimango in silenzio mentre la mia spilla mi prende in giro ad ogni passo. e la rabbia che provo quando un programma televisivo dà i profili dei morti e la lista inizia con un bebè, una ragazza adolescente che ha avuto una trasfusione di sangue, un anziano ministro battista e sua moglie e quando finalmente mostrano un uomo gay viene descritto come qualcuno che ha consapevolmente infettato adolescenti che si prostituiscono. che altro puoi aspettarti da un frocio? sono furiosa.

************************************

da quando è iniziato il tempo, il mondo si è ispirato al lavoro di artisti queer. in cambio, c’è stata sofferenza, dolore, violenza. nel corso della storia, la società ha fatto un affare con i suoi cittadini queer: possono perseguire carriere artistiche se e solo se lo fanno discretamente. grazie alle arti le persone queer sono produttive, lucrative, divertenti e perfino edificanti. questi sono gli evidenti e utili prodotti secondari di quello che altrimenti è considerato comportamento anti-sociale. nei circoli di cultura, le persone queer possono coesistere con un’elite al potere che le disapprova.

in prima linea, nella più recente campagna per colpire artisti queer sta Jesse Helms, arbitro di tutto ciò che è decente, morale, cristiano e amerikano. per Helms, l’arte queer è semplicemente una minaccia per il mondo. Nella sua immaginazione, la cultura eterosessuale è troppo fragile per sopportare l’ammissione della diversità sessuale umana. Molto semplicemente, la struttura di potere nel mondo giudeo-cristiano ha fatto della procreazione la sua pietra angolare. Le famiglie che hanno figli assicurano la generazione di consumatori per i prodotti della nazione e forza lavoro per produrli, nonché un sistema familiare integrato per prendersi cura dei suoi malati, riducendo le spese dei sistemi sanitari pubblici. tutti i comportamenti non procreativi sono considerati una minaccia, dall’omosessualità al controllo delle nascite fino all’aborto come opzione. non è sufficiente, secondo la destra religiosa, pubblicizzare costantemente la procreazione e l’eterosessualità; è anche necessario distruggere qualsiasi alternativa. non è l’arte ciò contro cui Helms si scaglia: sono le nostre vite! l’arte è l’ultimo posto sicuro in cui lesbiche e gay possono prosperare. Helms lo sa e ha sviluppato un programma per eliminare i queer dall’unica arena in cui sono state autorizzate a contribuire alla cultura condivisa. Helms vuole sostenere un mondo libero dalla diversità o dal dissenso. è facile immaginare il motivo per cui ciò possa essere più congeniale a chi detiene il controllo di un simile mondo. è anche facile immaginare un paesaggio nazionale appiattito da tale potere. Helms dovrebbe chiedere direttamente quello cui sta solo accennando: arte sponsorizzata dallo stato, arte del totalitarismo, arte che parla solo in termini cristiani, arte che sostiene gli obiettivi di coloro che sono al potere, arte che si abbina ai divani dell’ufficio ovale. chiedi quello che vuoi davvero, Jesse, così che uomini e donne di coscienza possano mobilitarcisi contro, come facciamo contro le violazioni dei diritti umani di altri paesi, e come lottiamo per liberare i dissidenti del nostro paese.

se sei queer, gridalo!

le persone queer sono sotto assedio. le persone queer sono sotto attacco su tutti i fronti e ho paura che siamo compiacenti.

nel 1969 le persone queer erano sotto attacco. non era giusto. combatterono e occuparono le strade.

nel 1990 ci furono 50 “pestaggi queer” nel solo mese di maggio. attacchi violenti. 3720 uomini, donne e bambini sono morti di AIDS nello stesso mese, a causa di un attacco più violento – inazione del governo, radicata nella crescente omofobia della società. questa è omofobia istituzionalizzata, forse più pericolosa per l’esistenza queer perché gli aggressori sono senza volto. appoggiamo questi attacchi con la nostra continua mancanza di azione contro di loro. l’AIDS ha colpito il mondo etero, e ora ci stanno incolpando e lo usano come un modo per giustificare la violenza contro di noi. non ci vogliono più. ci picchieranno, ci violenteranno e ci uccideranno per evitare di vivere affianco a noi. cosa ci servirà per capire che questo non è giusto? provate rabbia. se la rabbia non vi dà coraggio, provate la paura. se non funziona neanche questa, provate il panico.

siate orgogliose.

fate quello che occorre per strapparvi dal vostro stato di accettazione e compiacenza. siate libere. urlate.

nel 1969 le frocie combatterono. nel 1990 le frocie dicono va bene.

l’anno prossimo saremo ancora vive?

odio Jesse Helms. lo odio così tanto che mi rallegrerei se cadesse a terra morto. se qualcuno lo uccidesse, lo considererei colpa sua. odio anche Ronald Reagan, perché ha ucciso in massa il mio popolo per otto anni. ma ad essere sincero, lo odio ancora di più per aver fatto l’eulogia a Ryan White senza prima ammettere la propria colpa, senza chiedere perdono per la morte di Ryan e per la morte di decine di migliaia di altri PWA – la maggior parte di loro queer. lo odio per aver ridicolizzato il nostro dolore.

odio il fottuto papa, odio quel fottuto cardinale o’connor e odio l’intera fottuta chiesa cattolica. lo stesso per le forze dell’ordine, e in special modo per gli ufficiali delle forze dell’ordine – la pula – sadici approvati dallo stato che per le strade trattano in modo violento travestite, prostitute e prigioniere queer. odio anche le istituzioni mediche e psichiatriche, in particolare quelli che mi hanno convinto a non fare sesso con gli uomini per tre anni fino a farmi diventare bisessuale piuttosto che queer. odio anche le professioni pedagogiche, per i loro profitti sui suicidi di adolescenti queer ogni anno. odio la rispettabilità del mondo dell’arte; e l’industria dell’intrattenimento, e i media mainstream, in special modo il new york times. in effetti odio ogni settore delle istituzioni etero in questo paese – la peggiore delle quali ci vuole positivamente morte, e la migliore rimane indifferente quando si tratta di tenerci in vita.

odio gli eterosessuali che pensano di avere alcunché di intelligente da dire sul “rivelare”. odio gli eterosessuali che pensano che le storie su se stessi siano “universali”, ma le nostre storie riguardano solo l’omosessualità. odio gli artisti scritturati che fanno carriera sulla pelle delle persone queer, poi ci attaccano, poi si comportano come fossero vittime quando ci arrabbiamo e poi negano di averci fatto del male piuttosto che scusarsi. odio le persone eterosessuali che dicono “non vedo perché senti il bisogno di indossare quei bottoni e quelle magliette. non vado in giro a dire al mondo intero che sono etero”.

odio il fatto che in dodici anni di scolarizzazione non mi abbiano mai insegnato cose sulle persone queer. odio essere cresciuta pensando che fossi l’unica frocia al mondo, e odio ancora di più il fatto che la maggior parte dei bambini queer ancora oggi crescono pensando ciò. odio l’essere stato tormentato da altri bambini per essere frocio, ma ancora di più il fatto che mi è stato insegnato a vergognarmi di essere l’oggetto della loro crudeltà, mi è stato insegnato che fosse colpa mia. odio la corte costituzionale di questo paese che dice che è giusto criminalizzarmi per come faccio l’amore. odio il fatto che tantissime persone etero hanno tanto interesse per la mia vita fottuta vita sessuale. odio che tantissimi etero perversi diventino genitori mentre io devo combattere duramente per avere il permesso di essere padre. odio gli eterosessuali.

l’invisibilità è la nostra responsabilità

indosso il mio triangolo rosa ovunque. non abbasso la mia voce in pubblico quando parlo di amore o sesso lesbico. dico sempre alla gente che sono lesbica. non aspetto che mi venga chiesto del mio “fidanzato”. non dico che “non sono affari di nessuno”. non lo faccio per le persone eterosessuali. molti di loro non sanno nemmeno cosa significhi il triangolo rosa. alla maggior parte di loro non importa un fico secco se io e la mia ragazza siamo innamorate o litighiamo per strada. molti di loro non ci notano, qualunque cosa facciamo. faccio quello che faccio per raggiungere altre lesbiche. faccio quello che faccio perché non voglio che le lesbiche credano che io sia una ragazza etero. sono sempre allo scoperto, ovunque, perché voglio raggiungervi. forse mi noterete, forse inizieremo a parlare, forse diventeremo amiche. forse non diremo una parola, ma i nostri occhi si incontreranno e ti immaginerò nuda, sudato, a bocca aperta, con la schiena arcuata mentre ti sto scopando. e saremo felici di sapere che non siamo le sole al mondo. saremo felici perché ci siamo trovate, senza dire una parola, forse solo per un momento.

ma no.

non indosserai un triangolo rosa su quel risvolto. non incrocerai i miei occhi se flirto con te per strada. mi eviti sul lavoro perché sono “troppo” allo scoperto. mi castighi nei bar perché sono “troppo politica”. mi ignori in pubblico perché rivolgo “troppa” attenzione al “mio” lesbismo. ma poi vuoi che io sia la tua amante, vuoi che io sia il tuo amico, vuoi che ti ami, ti sostenga, che combatta per il “nostro” diritto di esistere.

dove sei?

parli, parli, parli di invisibilità e poi ti ritiri nelle tue case per nidificare con i tuoi amanti o fare baldoria in un bar con le compagne e inciampi in un taxi o ti siedi silenziosamente e educatamente mentre la tua famiglia, il tuo capo, i tuoi vicini, gli impiegati pubblici ci distorcono e sfigurano, ci deridono e puniscono. poi sei di nuovo a casa e hai voglia di urlare. quindi riempi la tua rabbia con una relazione o una carriera o una festa con altre lesbiche come te e ancora ti chiedi perché non possiamo trovarci, perché ti senti sola, arrabbiato, alienata.

alzatevi, svegliatevi sorelle!!

la tua vita è nelle tue mani.

quando rischio tutto stando allo scoperto, rischio per entrambe. quando rischio tutto e la cosa funziona (succede spesso se ci provi), ne traggo beneficiom, e anche tu. quando non funziona, soffro, ma tu no.

ma compagna non puoi aspettare altre lesbiche per rendere il mondo sicuro per te. smetti di aspettare un futuro migliore più lesbico! la rivoluzione potrebbe essere qui se la iniziassimo.

dove siete sorelle? sto cercando di trovarvi, sto cercando di trovarvi. come mai vi vedo solo il giorno della Parata?

noi stiamo allo scoperto. dove cazzo siete voi?

quando qualcuno ti assalta per essere frocia, è violenza di genere. giusto?

una folla di 50 persone esce da un bar gay che sta chiudendo. dall’altra parte della strada, alcuni ragazzi etero gridano “froci” e lanciano bottiglie di birra al gruppo, che li supera di 10 a 1. tre queer fanno una mossa per rispondere, senza ottenere supporto dal gruppo. perché un gruppo di queste dimensioni si è lasciato sopraffare?

tompkins square park, labor day. a un concerto all’aperto con spettacolo drag, un gruppo di uomini gay è stato molestato da adolescenti con bastoni. in mezzo a migliaia di uomini gay e lesbiche, questi ragazzi etero picchiano due uomini gay lasciandoli a terra, poi si fermano trionfanti ridendo tra loro. il presentatore della serata è stato allertato e ha avvertito la folla dal palco: “state attente ragazzi. quando indossate costumi, i ragazzi impazziscono”, come se la violenza fosse stata una burla dovuta a ciò che indossavano le vittime piuttosto che un attacco mirato a chiunque era a quell’evento.

cosa sarebbe costato a quella folla resistere ai suoi aggressori?

dopo che James Zappalorti, un uomo apertamente gay, è stato assassinato a sangue freddo a staten island questo inverno, una sola manifestazione è stata tenuta in segno di protesta. sono arrivate solo cento persone. quando Yusef Hawkins, un giovane di colore, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco per aver messo piede in “territorio bianco” a Bensonhurst, gli afroamericani hanno marciato in quel quartiere in gran numero, ancora e ancora. una persona di colore è stata uccisa perché era nera e persone di colore in tutta la città l’hanno capito e hanno agito. il proiettile che colpì Hawkins era destinato a un uomo di colore, a qualsiasi uomo di colore. la maggior parte dei gay e delle lesbiche pensa che il coltello che ha perforato il cuore di Zappalorti fosse destinato solo a lui?

il mondo etero ci ha talmente convinto che siamo senza speranza, inette e vittime che meritano violenza che noi froce rimaniamo immobili di fronte a una minaccia. sentitevi oltraggiate! questi attacchi non devono essere tollerati. fate qualcosa. riconoscete che qualsiasi atto di aggressione contro qualsiasi membro della nostra comunità è un attacco a ogni membro della comunità. più permettiamo agli omofobi di infliggere violenza, terrore e paura alle nostre vite, più frequentemente e ferocemente saremo oggetto del loro odio. il vostro corpo non può essere un obiettivo scoperto per la violenza. vale la pena proteggere il vostro corpo. avete il diritto di difenderlo. indipendentemente da ciò che vi dicono, il vostro essere diverse deve essere difeso e rispettato. dovete imparare che la vostra vita ha un valore incommensurabile: se non iniziate a crederci, può esservi tolta facilmente. se sapete come immobilizzare efficacemente l’aggressore, fatelo. se vi mancano le abilità difensive, allora cavategli gli occhi, sfondategli il naso, tagliategli la gola con una bottiglia di vetro – fate tutto ciò che potete, qualunque cosa, per salvare la vita!

perché Froce?

dobbiamo davvero usare quella parola? è un problema. ogni persona gay ha la sua opinione su di essa. per alcuni significa strano, eccentrico e un po’ misterioso. va bene, ci piace. ma alcune ragazze e ragazzi gay no. pensano di essere più normali che strani. e per altre froce evoca quei terribili ricordi della sofferenza adolescenziale. froci. è forzatamente agrodolce e pittoresco nel migliore dei casi – avvilente e doloroso nel peggiore dei casi. non potremmo semplicemente usare “gay” invece? è una parola molto più luminosa. e non è sinonimo di “felice”? quando riuscirete a superare la novità di essere diverso?

perché Froce!

sì, “gay” è fantastico. ha il suo posto. ma quando molte lesbiche ee di’ loro di non respingerti in modo sbrigativo dicendo “hai dei diritti”, “hai dei privilegi”, “stai reagendo in modo eccessivo” o “hai la mentalità di una vittima”. di’ loro “allontanati da me, finché non cambi.” vattene lontano da me e prova ad affrontare un mondo senza le froce potenti e coraggiose che sono la sua spina dorsale, che sono le sue viscere, i cervelli e le anime. allontanati e di’ loro di andarsene affanculo fino a quando non hanno trascorso un mese camminando mano nella mano in pubblico con qualcuno dello stesso genere. dopo che saranno sopravvissuti, sentirai cosa hanno da dire sulla rabbia frocia. altrimenti, di’ loro di tacere e ascoltare. gay si svegliano la mattina, ci sentiamo arrabbiati e disgustati, non gay. quindi abbiamo scelto di chiamarci froce. froce è un modo per ricordarci come siamo percepiti dal resto del mondo. è un modo per dirci che non dobbiamo essere persone spiritose e affascinanti che mantengono le nostre vite discrete ed emarginate nel mondo etero. usiamo froce come uomini gay che amano le lesbiche e lesbiche che amano essere froce. froce, a differenza di gay, non implica solo maschile.

e quando si parla con altri gay e lesbiche è un modo per suggerire di chiudere i ranghi e dimenticare (temporaneamente) le nostre differenze individuali perché affrontiamo un nemico comune più insidioso. sì, froce può essere una parolaccia, ma è anche un’arma furba e ironica che possiamo rubare dalle mani degli omofobi e usarla contro di loro.

niente polizia sessuale

chiunque dica che uscire allo scoperto non fa parte della rivoluzione, manca il punto centrale del problema. immagini positive della sessualità possono salvare vite perché le incoraggiano e rendono possibile alle persone tentare di vivere amando se stessi invece che odiandosi. come il famoso “nero è bello” ha cambiato molte vite, così “leggi le mie labbra” afferma l’essere froci di fronte all’odio e all’invisibilità, come mostrato in un recente studio governativo sui suicidi, secondo cui almeno 1/3 dei suicidi adolescenti sono diversi. questo è ulteriormente confermato dall’aumento della trasmissione dell’HIV tra i minori di 21 anni.

siamo ancora più odiati come froce per la nostra sessualità, cioè per il nostro essere a contatto fisico con lo stesso genere. la nostra sessualità ed espressione di genere sono ciò che ci rende più suscettibili alla violenza fisica. la nostra differenza, la nostra alterità, la nostra unicità possono paralizzarci o politicizzarci. speriamo che la maggior parte di noi non lascerà che ci uccida.

****************

perché lasciamo entrare gli etero nei club froci? chi cazzo se ne frega se gli piacciamo perché “sappiamo fare festa?”. dobbiamo farlo se vogliamo scaricare la rabbia che ci provocano sempre. si baciano dove vogliono e occupano troppo spazio sulla pista da ballo ostentando. indossano la loro eterosessualità come un cartello “alla larga”, come un atto di proprietà.

perché cazzo li tolleriamo quando invadono i nostri spazi come fosse loro diritto? perché lasciamo che sbattano l’eterosessualità – un’arma che il loro mondo brandisce contro di noi – proprio in faccia a noi nei pochi luoghi pubblici in cui possiamo essere sensuali l’uno con l’altro e non temere attacchi? è ora di smettere di lasciare che le persone eterosessuali creino le regole. cominciamo a esporre questo cartello fuori da ogni club e bar queer:

regole di condotta per gli etero:

1. riduci al minimo le dimostrazioni di affetto (baci, mani, abbracci). la tua sessualità è indesiderata e offensiva per molti qui dentro.

2. se proprio devi ballare un lento, sii meno appariscente possibile.

3. non guardare a bocca aperta o fissare lo sguardo su lesbiche o uomini gay, in particolare le lelle mascoline e le drag queen. non siamo il tuo divertimento.

4. se non riesci a gestire in modo gentile qualcuno dello stesso genere che ci prova con te, vattene.

5. non ostentare la tua eterosessualità. sii discreto. rischi di essere scambiata per una lella o una checca.

6. se ritieni che queste regole siano ingiuste, vai a combattere l’omofobia nei club etero, oppure

7. vattene affanculo.

odio gli etero

ho alcuni amici. alcuni di loro sono etero.

Anno dopo anno vedo i miei amici eterosessuali. voglio incontrarli, vedere come stanno, aggiungere novità alle nostre storie lunghe e complicate, sperimentare una certa continuità.

anno dopo anno continuo a rendermi conto che i fatti della mia vita sono irrilevanti per loro e che ascoltano solo a metà, che sono un’appendice ai fatti di un mondo più grande, un mondo di potere e privilegio, di leggi di integrazione, un mondo di esclusione.

“non è vero” replicano i miei amici etero. c’è un punto fermo nelle politiche di potere: gli emarginati chiedono inclusione, mentre gli inclusi affermano che già lo sono. gli uomini lo dicono alle donne, i bianchi lo dicono ai neri, e tutti lo dicono alle froce.

la linea di esclusione principale, sia conscia che inconscia, è la procreazione… e la parola magica – famiglia. spesso le famiglie in cui siamo nati ci ripudiano quando comprendono chi siamo, e per aggiungere peggio al peggio, ci è impedito di averne di nostre. siamo punite, insultate, emarginate e trattate come sovversive in termini di cura infantile. siamo sia maledetti se ci proviamo che se ce ne asteniamo. è come se la riproduzione della specie umana fosse una regola talmente fragile che senza la costrizione della propaganda l’umanità dovesse sciogliersi in un brodo primordiale.

odio dover convincere gli etero che lesbiche e gay vivono in una zona di guerra, che siamo circondate da bombardamenti che solo noi sembriamo cogliere, che i nostri corpi e anime sono ammassate, morte di spavento o violentate o abusate, agonizzanti per i lutti o le malattie, private di soggettività.

odio gli etero che non riescono ad ascoltare all’odio di noi froce senza replicare “ehi, non tutti gli etero sono così. anch’io sono etero, sai”, come se il loro ego non ricevesse già carezze o protezione in questo mondo arrogante ed eterosessista. perché dobbiamo curarci di loro in mezzo alla nostra giusta collera causata dalla loro fottuta società?! perché aggiungere un rassicurante “certo, non intendo dire te. tu non agisci in questo modo”. lascia che capiscano per conto loro se meritano di essere inclusi nella nostra rabbia.

Ma ovviamente ciò significherebbe ascoltare la nostra rabbia, cosa che quasi mai fanno. la deviano, dicendo “io non sono così” o “adesso se tu che stai generalizzando” o “ci vuole gentilezza…” o “se ti concentri sul negativo, cedi loro potere” o “non sei l’unico al mondo a soffrire”. dicono: “non urlare contro di me, sono dalla tua parte” o “penso che tu stia esagerando” o “accidenti, sei risentito”.

lascia uscire la tua rabbia

ci hanno insegnato che le brave froce non si arrabbiano. ci hanno insegnato così bene che non solo dobbiamo nascondere la nostra rabbia nei loro confronti, ma dobbiamo anche nasconderla tra noi. la nascondiamo addirittura a noi stessi. la nascondiamo con le droghe, col suicidio, con il fatto di dover sempre dimostrare il nostro valore, che siamo “normali”. ci picchiano, ci pugnalano, ci sparano, ci bombardano in numero sempre crescente eppure andiamo fuori di testa quando froce arrabbiate portano striscioni o cartelli che dicono picchia duro. nell’ultima decade ci hanno lasciato morire in massa e tuttavia ancora ringraziamo il governo per aver piantato un cazzo di albero, applaudendolo per aver paragonato le persone con AIDS a vittime di incidenti stradali che rifiutano di mettere la cintura di sicurezza. lasciate uscire la vostra rabbia. lasciate uscire la vostra rabbia per il fatto che il prezzo per essere visibili è la minaccia costante di violenze, violenze antifroce a cui praticamente ogni segmento della società contribuisce. lasciate uscire la vostra rabbia perché non c’è un posto in questo paese in cui sentirci sicure, nessun posto in cui non siamo bersagli di odio e violenza.

la prossima volta che una persona etero ti riprende per essere arrabbiata, dille che fino a quando le cose non cambieranno, non avrai bisogno di altre prove del fatto che il mondo gira a tue spese: non hai più bisogno di vedere solo coppie etero che fanno la spesa in tv. non vuoi più vedere immagini di bambini sbattute in faccia finché non puoi avere o crescerne anche tu. niente più matrimoni, battesimi, anniversari, a meno che non siano i nostri fratelli e sorelle froce a festeggiarli. e di’ loro di non ignorarti dicendo: “avete diritti”, “avete privilegi”, “stai reagendo in modo eccessivo” o “avete la mentalità di vittime”. di’ loro “vattene via, finché anche tu non cambi”. vattene lontano da me e prova tu ad affrontare un mondo senza froce potenti e coraggiose che sono la sua spina dorsale, che sono le sue viscere, cervelli e anime. allontanati e di’ loro di andarsene affanculo fino a quando non hanno trascorso un mese camminando in pubblico mano nella mano con qualcuno del loro stesso genere. dopo che saranno sopravvissuti, sentirai cosa hanno da dire sulla rabbia frocia. altrimenti, di’ loro di tacere e ascoltare.


fonte traduzione: The Queen Nation Manifesto

terrorismo anale

una tesi sull’omosessualità è capace di cambiare radicalmente lo stato delle cose? l’omosessualità può essere paragonata al terrorismo? l’omosessualità può fare vittime?

quando ho sentito la notizia delle parole dell’annunciatore egiziano che screditava il lavoro di Zaky a Bologna mi è venuto in mente No Future di Leo Bersani: il regime patriarcale si difende dalla “minaccia omosessuale”, ma sarebbe più esatto allo stato attuale dire queer, con la sola accusa che abbia senso per il paranoico: terrorismo. anale, aggiungo io. l’eterno identico non può controllare le forze centrifughe del queer, che minacciano di dissolvere il suo nucleo centrale, la famiglia. se il capofamiglia etero scopre la sua funzione di dildo – e tutt* prima o poi lo scoprono – è finita. il queer è una minaccia alla stabilità delle architetture statali perché mina alla base l’incrostazione di significante e significato che hanno avuto finora il fallo e la famiglia edipica.

a pensarci bene forse il regime egiziano non ha tutti i torti. noi queer abbiamo il potenziale per distruggere i regimi vigenti dell’eterosessualità obbligatoria. abbiamo i nostri corpi che possiamo far funzionare come dildo decentrati e con cui demolire le certezze dell’eterosessualità. il queer è il terrore/ismo anale incarnato. perché non rivendichiamo questo meraviglioso potere? perché non attacchiamo più spesso?

Zaky è stato preso di mira come capro espiatorio, è chiaro. l’accusa: attentato alla sopravvivenza della supremazia del Fallo. la paura anale mai scacciata che l’omosessualità pur nella versione assimilazionista di questi decenni possa tornare ad avere la potenza rivoluzionaria degli albori, quando ancora rivendicava il puro desiderio indifferenziato dei corpi. ma oltre alla gran maggioranza che vuole integrarsi all’eterosessualità – con l’inevitabile fallimento che questa voglia di integrazione comporta – c’è chi è altr*. come scrivono ideadestroyingmuros nell’introduzione al libro di Preciado:

Siamo coscienti di essere corpi stranieri, sterili, inutili, sappiamo che le nostre pratiche sono considerate improduttive, mostruose, scandalose e i nostri consumi inverificabili. […] ci riconosciamo nel delirio di tutto ciò che ancora non esiste.

avanti così! magari una tesi sull’omosessualità fosse capace di rovesciare un regime come quello egiziano, magari una tesi sull’omosessualità fosse in grado di cancellare dalla faccia dell’umanità le piaghe causate dal patriarcato! volessero i numi delle orge!

invece per ora ci dobbiamo accontentare di incarnare il terrore anale dell’eterosessuale in crisi. ma siamo agli sgoccioli, regimi eteropatriarcali di tutto il mondo: avete i giorni contati. avete ragione di temere che un dildo vi accarezzi: una volta assaggiato non ne potrete fare più a meno.

presto saremo liber* dagli abusi dell’eterosessualità, e noi come tutt* Patrick George Zaky.

CollegaMenti #8

 

gay omofobo cerca amore

dove rifletto su omofobia, corpo e genere. lo spunto me lo dà un recente scambio, diciamo così, con un anonimo.

sono su un sito di incontri e mi contatta uno sconosciuto, di cui mi colpisce una frase nella descrizione del profilo attribuita a rocco siffredi: sentirsi uomo e amare il cazzo non è comprensibile da tutti. mi saluta per primo e sono contento di poter instaurare un dialogo con una persona particolare, per quanto di solito sia restio a concedere parola agli anonimi di questi luoghi.

per rompere il ghiaccio gli dico che ho apprezzato la citazione, che personalmente interpreto come “gli uomini hanno talmente tanta paura del fallo che non riescono ad amare il pene” e quindi in un senso che demolisce la mascolinità tossica; lui invece risponde che la interpreta all’opposto, come una celebrazione del fallo e del macho. allargando il discorso ribadisco che paradossalmente i maschi omosessuali hanno molto da imparare su cosa vuol dire amare il cazzo e che per questo c’è una gran quantità di omofobia interiorizzata, per non parlare di misoginia. l’anonimo chiede (sic):

è possibile non avere l’omofobia interiorizzata coi tempi che corrono?

non capisco cosa intenda. prima interdizione. certo che è possibile non interiorizzare l’omofobia. ma per me che la combatto da quando ho cinque anni mi riesce relativamente facile riconoscerla. forse per lui non è lo stesso. ma non riesco a rispondere, perché l’anonimo aggiunge su questa altre domande su altri concetti: non ce la faccio a stargli dietro, a rispondere alla marea incoerente di frasi che va accumulando, quindi scelgo di rispondere solo all’ultima domanda, ossia dove abito (per fortuna in mezzo a noi ci stanno un paio di centinaio di chilometri, quindi mi sento relativamente al sicuro).

cambio d’argomento: chiede l’origine del mio nome utente, che ho ripreso dalla figura di Baphomet. lui afferma che è molto inquietante (…e chi te l’ha chiesto?). rispondo che in realtà lo dipingono cattivo ma non lo è affatto (maledetta necessità del superego che mi impone sempre di rassicurare l’altro!). al suo insistere che si tratta pur sempre di una figura diabolica, come se questo sistemasse la faccenda, gli ricordo mezzo esasperato (sto parlando con un prete?) che i simboli in fondo sono finzione, e che le religioni sono fasulle. scanso di equivoci.

cambio d’argomento repentino: al contrario di quello che ho scritto come descrizione sul mio profilo (non cerco nulla perché non ho perduto niente), l’anonimo dice:

ho dei desideri che non riesco a far quadrare

gli chiedo di approfondire se vuole parlarne. inizia un altro flusso di pensieri di cui di nuovo mi sfugge la coesione e che hanno come punto centrale il fatto che vorrebbe una storia d’amore, e aggiunge:

cosa ci rende umani se non l’amore?

ho smesso di abboccare a queste trappole, per due motivi: 1. dipende da cosa s’intende per amore e 2. credo che non sia l’amore a renderci umani ma semmai la capacità di immaginazione; infatti cresce il sospetto che costui abbia un’immaginazione molto vivida, e lateralmente aggiungo non molto lucida avendo trent’anni di età. ma vado avanti perché in fondo stiamo solo parlando, e non ha mostrato grandi brutture. ma arriva subito una smentita:

solo perché fallisco non è che [il desiderio] me lo rimuove la società

in risposta alla mia osservazione che secondo una certa corrente psicanalitica noi siamo macchine che producono desiderio. ma è colpa mia che forse sparo troppe cartucce, e continua:

scatta un campanello d’allarme al paragone tra sessualità ed escrementi: la sessualità come cosa brutta, schifosa, vergognosa e similmente gli escrementi come cosa brutta, schifosa e vergognosa. è curioso e mi fa infuriare tantissimo il fatto che sesso ed escrementi siano due cose che la cultura e la civilizzazione hanno relegato nella vergogna e nel segreto, pur essendo funzioni organiche, vitali. ma questo è un altro discorso ancora.

volo pindarico: l’anonimo passa dalla vergogna della sessualità a commentare in modo equivoco una mia foto in cui sono s/vestito per la Parata: “mi dispiace che qui sopra è pieno di gente seminuda” (e quindi?). ma considerando le frasi globalmente giustifico il commento pensando che magari il suo è solo eccessivo prudore – d’altra parte non tutti hanno l’impudenza come il sottoscritto di andare in giro senza maglietta, non ancora purtroppo. lo so, sto difendendo l’indifendibile, anche perché avrei potuto rispondere chi cazzo ti ha chiesto alcunché. nella foto in questione in effetti sono seminudo e in testa ho un cerchietto con orecchie di plastica rosa shocking – col sole pomeridiano di giugno a picco in mezzo a centinaia di migliaia di persone mi pare anche legittimo spogliarsi un minimo.
ma solo a posteriori mi rendo conto pienamente del fatto che questo anonimo trova scandaloso, e quindi forse è anche attratto?, dal fatto che io offra allo sguardo un corpo mezzo nudo e ornato con oggetti culturalmente iscritti al genere femminile. come se la nudità, anche intera, fosse qualcosa di cui vergognarsi. figuriamoci poi la nudità che devia dal maschile per avvicinarsi al femminile. la nudità: altro concetto forzato sotto la categoria della vergogna insieme a sesso ed escrementi.
altro paralogismo dunque: agli occhi dell’anonimo la nudità coincide sempre e necessariamente con il sesso e quindi dev’essere vissuta come vergogna, in ossequio ai precetti più deleteri del decoro. con questi passaggi mi pare evidente che lo sguardo dell’anonimo voglia allo stesso tempo penetrare e mettere sotto controllo il corpo altrui. patriarcato, semplicemente, non ho scoperto nulla di nuovo. ma ora lo vedo all’opera. costui non differisce molto dal molestatore che dice della donna molestata “mi ha provocato il suo abbigliamento”. no minchione avariato, non sono io che devo vestirmi, sei tu che devi ficcarti le mani nell’ano se ti prende la fregola; vai a fottere un frullatore. il mio corpo non vive per compiacere il tuo sguardo.

sguardo tossico che infatti alla mia risposta sull’occasione della foto svestito risponde:

la diagnosi del patriarcato dunque viene confermata da quell’aggettivo possessivo. ora sono vigile ed esplicito il percorso che mi ha portato dove sono.

si parla di monogamia, e io affermo la mia posizione al riguardo che è di netta opposizione all’istituzione, in quanto a mio modo di vedere limita gli impulsi e i desideri dell’essere umano. l’anonimo non concorda, ma allo stesso tempo confessa qualcosa di completamente opposto alla concezione dell’amore come teleologia:

altro campanello d’allarme: l’anonimo si sente un pervertito perché ha confessato di voler fare sesso, e perdipiù gay diocenescampi! sessuofobia addirittura? allora mi sorge il dubbio che forse si è scoperto da poco? (giustificare l’ingiustificabile) no, affatto. allora rimango seriamente interdetto. perché ha questa brutta concezione del sesso? ma soprattutto, ora che rileggo tutto, perché ho continuato a combattere contro un mulino a vento che chiaramente dava segnali equivoci? ma siamo quasi giunti all’acme.

questo non è un campanello d’allarme, questo è un vero e proprio campanile antincendio! chiedo spiegazioni: dunque se non trovi qualcuno con cui allacciare una relazione monogama hai fallito addirittura l’intera esistenza? ed ecco che il vulcano erutta:

ammutolisco e voglio chiudere la conversazione. ma lui imperterrito continua, così non riesco a dire altro che parolacce, perché sono sconvolto, non ragiono più lucidamente. ho oltrepassato il mio limite.

da notare il paradosso della mentalità omofoba, che si ritrova come base della matrice eteropatriarcale: il molestato che deve tenere in conto le idee del molestatore, l’oppresso che deve tenere in considerazione le idee del potente, lo schiavo che deve avere riguardi nei confronti del padrone. eccolo il cuore dell’omofobia interiorizzata. finché noi queer non demoliamo la morale eterosessuale, finché non smetteremo di cercare compromessi con il regime discorsivo eterosessuale, finché non ci rendiamo conto che i desideri e gli affetti del corpo non possono essere normati, non saremo mai liberi.

l’episodio mi ha portato ad aumentare il livello di guardia nei siti di incontri. volevo cancellare il mio profilo su quel sito, ma sono riuscito a riflettere, grazie anche all’appoggio di un amico speciale, che non devo farmi cancellare dal deteriore: l’orgoglio di esistere fuori norma va urlato, e il dolore di noi periferie malate mentalmente è il carburante che deve alimentare il nostro essere favolosamente frocie.