Suite per motore di ricerca

Questo è un articolo che ha il solo scopo di illustrare il nuovo logo del sito e della mia identità bloggante. Non mi sono chiare le motivazioni che mi hanno spinto a cambiare colore al logo, ma adesso che l’ho fatto tenterò di mettere una dietro l’altra delle buone ragioni, perché in fondo noi frequentatori siamo esseri razionali e produttivi e creativi con serietà che non tollerano il caos o fare le cose perché ci va di farle, o solo perché sono talmente ubriaco di nervosismo che toccare qualsiasi cosa mi fa venire voglia di picchiarmi a sangue, smantellare le mura di casa pugno dopo pugno e infine prendere la macchina e andare a schiantarmi contro il primo abete sul ciglio della strada. Assolutamente non ho mai pensato queste cose mentre tracciavo con le dita il nuovo logo del sito, percarità, ci dev’essere per forza qualche motivazione che generi vibrazioni positive nell’universo internautico, è assolutamente essenziale, vitale per il buonumore dei profili, soprattutto in memoria dei novantanovedollari premium o cose elettroniche che molti hanno e molti non hanno né negli schermi né senza schermi né punto schermo. Ma dicevo che ho modificato il logo perché c’è una buona ragione, e questa ragione va ricercata là dove nasce il sole e dove tramonta la notte, perché siamo un universo di stringhe, e le stringhe di ricerca hanno ormai la stessa semantica del mercato, si vendono come monete senza conio, a meno prezzo di quanto costi mangiare nei fastfood biologici, vera carne allevata per finta da produttori a gas zero e chilometri ridotti, per questo siamo tutti qui sopra,  in questo mercato di escamazioni e registrazioni e filtri, siamo senz’altro una versione migliorata dei nostri genitori, che pure s’ingelosiscono di come sappiamo maneggiare questi schermi e diteggiare la plastica sensibile, mentre noi lo siamo sempre meno, e non solo le nostre dita, ma le nostre narici anche e i nostri fluidi, intendo. Come dire, c’era questo logo infatti che aveva perso la testa dietro il bianco dei livelli di FotoNegozio, quindi era entrato in una comunità di dipendenti dall’Immagine. Dopo un anno questo logo era cambiato, aveva un nuovo colore e un nuovo stile, una sintassi del tutto diversa rispetto al passato. Uscito ormai dagli schemi, era entrato in un nuovo FotoNegozio, e neanche se n’era accorto! Per la delusione il logo s’inabissò lungo le Ricerche, e non fu mai più ritrovato. La storia dice proprio questo, e se non ci credete, beh, fate come me, datevi dieci schiaffi in faccia, dieci su ciascuna guancia, poi gettate con foga una scrivania qualsiasi dalla finestra, prendete a calci l’armadio poi infilatevi nella macchina e cercate con tutti voi stessi di smarrire la via. Questo è il mio percorso di vita che mi ha portato di fronte a uno schermo, e adesso sto imparando a imparare che imparare non è semplice come imparare a imparare ma imparando s’impara e giocando s’impara a lavorare, sebbene giocando a lavorare s’impara un bel cazzo di niente. Ma avrei dovuto cominciare con delle motivazioni solide, come quelle che motivano la motivazione dei vitallenanti, come le motivazioni di chi si motiva a imparare giocando. Perché per una risorsa che viene meno c’è un mercato di risorse gratuite, scaricabili da un indirizzo qualunque, come quel dibattito in una pubblicità di intelligentelefoni per una fascia obliqua di schermi. Ma questa è solo una piccola celia, c’è solo un motivo per cambiare logo, ma lo rivelerò nel prossimo articolo. Dunque, il rosso tendente al rosa va fortissimo, Karen Walker indossa liquori come scarpe, celeste è solo quella cosa là che si riflette sui nostri schermi quando questi sono meno luminosi, ma non è una tonalita che useremmo per strategie d’immagine come queste fondamentali per stabilire una presenza che non sia quella di un paio di corpi cavernosi contro i nostri pantaloni. Ma che lo dico a fare, piuttosto che studiare preferisco invitare a una cena di lavoro tutti i piuttosto che orfani della loro Disgiuntività e offrirli in sacrificio alla flessibilità dell’Azienda, oppure giocarmeli nell’imparare la sensazionale scoperta del FabbricaSquadra, insomma, qualunque cosa pur di non ritrovare la favella d’annata, sempre biologica s’intende. Ma cosa ne parliamo a fare, che finalmente anche il sesso è diventato biologico, basta andarlo a digitare sullo schermo ed ecco che appare un profilo interamente a pagamento per la nostra voluttà! Tutti liberi, tutti affamati, tutti invogliati. Così sia finché la Profonda Rete non ci separi.

Grammatica dei Post

cos’è un post? un pezzo di scrittura digitale.

cos’è un post perfetto? un post perfetto è un pezzo di scrittura digitale che ha acquisito una forma ideale. un post perfetto assume le sembianze di un predicato verbale transitivo, che dall’autore-soggetto passa al testo-predicato, il motore dell’azione. dalla chiave alla partenza. quindi, grammaticalmente, un post perfetto è un’azione che l’autore ha portato a compimento i cui effetti si ripercuotono sul presente, se ci atteniamo ai principi della grammatica. in analisi logica invece, i profeti reticolari del Socialmidia, il nuovo campo di studio dei testi digitali, hanno definito cinque caratteristiche che un post perfetto deve presentare

  • semplice
  • inaspettato
  • autentico
  • emozionale
  • catartico

alcuni studiosi della Netichetta preferiscono elencare solo le prime quattro, in quanto la catarsi non è considerata una caratteristica internautica, ma cognitiva. in ogni caso l’effetto del testo – che al suo interno può comprendere altri elementi multimediali e a sua volta altri testi la cui forma ridottissima si apre su un’altro piano (i collegamenti) proprio come i vecchi predicati verbali possono essere composti in locuzioni, sebbene i collegamenti abbiano la capacità di moltiplicarsi all’infinito – l’effetto del testo sul lettore varia a seconda dei gradi di perfezione di ciascuna delle quattro caratteristiche primarie. diciamo quindi che il post è tanto più perfetto quanto più semplicità, inaspettatezza, autenticità ed emozionalità sono perfette; il corollario di questa regola è che un post perfetto non può essere virale a prescindere da questi elementi.

giova sottolineare che la struttura di un post perfetto è uguale in tutte le lingue: non v’è limite di linguaggio a un post perfetto, anche se quello che più si accorda alla forma ideale è il Simplese. Siccome è in gioco il significante e solo in seconda battuta il significato del testo, è importante che la forma articularis sia ben piantata nella sintassi reticolare, insomma che i periodi siano compresi tra le due e le tre parole, senza interiezioni e pochi determinanti; è imposto divieto assoluto, pena l’esclusione dai motori di ricerca, l’uso dell’obsoleto e puzzolente punto e virgola. Infine il metalinguaggio dei post non può che trovare compimento nella parola stessa: post è l’unico sostantivo che deve designare ciò di cui abbiamo appena detto (articolo, lettura e simili non sono accettabili dai profeti reticolari).

A concludere questa breve ricognizione, un esempio di post perfetto (in inglese).

La viralità invece trova causa efficiente nella forza – dal lat. VIS, ROBORIS – e soprattutto nella quantità con cui si allarga la diffusione tra i profili della gente comune; difficilmente si troveranno post perfetti virali sulla bacheca di uno scienziato o di un intellettuale autentici – figure di cui diffidare poiché organicamente incapaci di contagiare.

fonte

Un problema di moderazione

La richiesta di chiarimenti in merito all’advance share bottoni social bla bla è in attesa di moderazione, a differenza di commenti che elogiano e ringraziano e sono felici che questa nuova fitura o feature sia stata introdotta è veramente un passo avanti per l’umanità complimenti siete dei geni! e profusioni simili.

dunque la mia problematizzazione deve attendere, mentre via libera, si scateni la gioia dell’accettazione entusiastica (e acritica, mi azzardo a ipotizzare). complimenti costruttori di Parolastampa, mi avete illuminato gli occhi ancora una volta sui meccanismi che regolano questa porzione di rete; ero offuscato dalla gioia di scrivere che ho ritrovato, ora invece sono stato folgorato da questo piccolo particolare che poi non è proprio tanto piccolo.

la moderazione, al contrario di quello che vantate, non è proprio il vostro forte. Incoraggiate a commentare, epperò commenti insightful, thoughtful e tutti i ful che avete sbandierato come necessità nelle guidelinea alla netichetta sono messi in attesa, mentre approvazioni e locuzioni equivalenti a pollici in su hanno la precedenza. illuminante.