L’heure jouant

questa gioventù malata di noia
che niente vale a salvarla
che sfiducia ogni dio
e lo ritrova ignorandolo per strada
la stessa espressione per ogni vita

spenta
la stessa emozione senza spirito
dopo ogni bicchiere d’alcol
smesso di sperare in domani
oggi cade negli spifferi

questa capitale di pietra e oro
attende tempi assai bui
freme nell’attesa della notte
e mentre scorrono i lampioni

dietro un finestrino
l’orgoglio se ne va,
la pace lo segue.

Stanco è il popolo
che più popolo non vuole essere
debitori felici di piaceri
massa che vuole che il circo

le gabbie sono schermi;
così avanza il liquido scarto.

Carmel Turpos – Vie de l’Oubliée

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Il ricco e il povero

Prima della guerra c’era un uomo ricco che andava sempre a messa e uno povero che non ci andava mai. Capitò che in un giorno di festa comandata l’uomo ricco si recò alla funzione e entrando in chiesa si accorse che nel banco in cui sedeva di solito c’era il povero. Costui era molto snob, perciò il vestire semplice dell’altro lo mettevano a disagio, ma essendo un giorno di festa solenne strinse i denti e gli sedette vicino. Mentre si svolgeva la cerimonia l’uomo ricco ripeté più volte a bassa voce all’uomo povero “va’ via, va’ via!”. Questi, confuso, iniziò a ripetere sommessamente “va’ via, va’ via” come una preghiera.


Daily Prompt

Generous

 

Elvino e Lisa andarono a prende il caffè da Teresa, una cugina di lei. Entrati nella piccola cucina trovarono la vecchia madre Grazia seduta al suo posto a capotavola, davanti alla finestra aperta, che li aspettava con due piatti pieni di pesche dolci e paste tedesche. Le prime, dall’aspetto incontenibilmente squisito come solo una pesca fatta in casa può avere, eccitarono i sensi di Elvino, ma dovette contenersi e rinunciare ad assaporare del tutto – neanche la metà, sono guarito ieri, non voglio sentirmi male di nuovo a causa della mia ingordigia – la rosea e friabile pasta brisé resa molle dal ripieno alla crema pasticcera e dalla bagna di alchermes. Invece prese volentieri una deliziosa pasta tedesca, più austera nell’accompagnare la tazza di caffè ma soave e leggera come un cucchiaino di miele nel boccone finale. Questi due dolci erano lo stemma di famiglia, due delle tradizioni culinarie più solide che il paese aveva mantenuto; Teresa e Grazia, le fornaie più rinomate del paese che avevano avuto un’attività pasticcera prospera per molte decadi, erano ben liete di offrire quello spettacolo di zucchero e creme ai loro due parenti prima di uscire. Elvino doveva infatti accompagnare con la macchina Lisa e Teresa alle esequie di un loro parente anziano, e Teresa aveva invitato madre e figlio a casa sua un’ora prima per prendere un caffè.

Mentre versava il caffè, Teresa disse con enfasi a Elvino di servirsi ancora di un’altra pasta tedesca, o di prendere una pesca:
‘Prendi, a zia, queste le ho fatte per Piero, ma me ne sono lasciate un po’ perché piacciono pure a noi!’ disse sghignazzando.
‘Grazie zia, ma il liquore sulla crosta mi fa male alla digestione quindi purtroppo non posso mangiarle’ dissi a malincuore.
‘Allora solo una!’ m’incoraggiò zia Grazia.
‘Non posso proprio zia, mi rincresce non sai quanto, adoro le pesche’ ammisi amaramente.
‘Allora prendi un’altra pasta tedesca, a zia!’
‘Grazie zia, ne ho già mangiate tre, non vorrei esagerare!’ e così via, rimbalzando da Teresa a Grazia e viceversa. Ma non riuscì ad andare oltre la terza pasta tedesca, poiché anche quel biscotto era farcito con una crema alla nocciola dall’apporto zuccherino assai elevato, quindi potenzialmente foriero di problemi enterici se mescolato al caffè. Ma Elvino non voleva deludere le due care prozie ogni volta che rifiutava un boccone di dolce; da otto anni non era più abituato all’insistenza atavica dei nonni affinché le giovani generazioni mangiassero <<un altro po’>>.

Forse tanto l’abbondanza di cibo quanto la ricchezza del cibo stesso avevano causato in Elvino il disordine periodico cui era soggetto? O la scomparsa di coloro che avevano provveduto a nutrirlo per tanti anni aveva privato il cibo di quel gusto unico per ciascuno di noi, gusto di cui vengono impregnati gli alimenti nel passaggio dai fornelli alla tavola e che solo i membri della propria famiglia possono infondervi: l’amore incondizionato? Certo è che le virtù, siano esse intestinali o dello spirito, possono essere guastate sia dalla sovrabbondanza che dalla carenza. Ma è la qualità del cibo che ci rende quello che siamo.

Ispirazione quotidiana

Surface

[…] Tutto si cangia,
nulla perisce; erra lo spirito, e d’uno
vagando in altro luogo or quelle membra
occupa, or queste, e dalle fiere spesso
il corpo uman, dall’uman corpo ei passa
le fiere ad animar, né di lui parte
perdesi alcuna; e come cera suole
sotto la man modificarsi, e nuove
prender figure, e rimaner pur sempre
l’istessa cera, in somigliante guisa
sotto diverse ognor corporee forme
l’anima stessa si conserva e resta.

Ovidio – Metamorfosi

All’inizio i movimenti vengono impressi sul corpo, poi pian piano scendono verso le profondità modellando l’anima durante il percorso. A cominciare dalla μορφή, dalla forma, s’inizia un viaggio che dura per tutta l’esistenza, ed è proprio l’anima che beneficia di questi viaggi continui, dall’apparenza al centro e viceversa, che beneficia di queste metamorfosi, costruendone l’immortalità. Ψύχη e μορφή non sono in rivalità tra loro come ci hanno fatto credere; corpo e anima piuttosto, qualunque confine si voglia dar loro, comunicano tra loro.

Daily Prompt: Surface

Lampone Testa-di-dardo

Lampone Testa-di-dardo è l’ultimo di una progenie ad alto tasso di testardaggine, soprattutto quando si tratta di invadere gli spazi altrui. Nato a maggio, sotto quindi l’infausta costellazione del Toro, la cui influenza sulla testardaggine è resa nota dagli astrologi più versati nell’arte, Lampone prova un piacere particolare ad oltrepassare l’uscio di casa ripetutamente anche se sa benissimo che ne verrà scacciato con dei sonori strillacci. In altre parole, Lampone non sa stare al suo posto. Ma d’altra parte, come si è accennato, viene da una stirpe matrilineare assai avvezza a non imparare dai propri errori – nemmeno se commessi più volte nel giro di cinque minuti. Ma lui e Bemolle Pancia-di-cuoio vanno molto d’accordo, soprattutto se il piccolo Lapo lascia in pace il grande Belol per buona parte della giornata.

Daily Prompt: Stubborn