L’heure jouant

questa gioventù malata di noia
che niente vale a salvarla
che sfiducia ogni dio
e lo ritrova ignorandolo per strada
la stessa espressione per ogni vita

spenta
la stessa emozione senza spirito
dopo ogni bicchiere d’alcol
smesso di sperare in domani
oggi cade negli spifferi

questa capitale di pietra e oro
attende tempi assai bui
freme nell’attesa della notte
e mentre scorrono i lampioni

dietro un finestrino
l’orgoglio se ne va,
la pace lo segue.

Stanco è il popolo
che più popolo non vuole essere
debitori felici di piaceri
massa che vuole che il circo

le gabbie sono schermi;
così avanza il liquido scarto.

Carmel Turpos – Vie de l’Oubliée

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Generous

 

Elvino e Lisa andarono a prende il caffè da Teresa, una cugina di lei. Entrati nella piccola cucina trovarono la vecchia madre Grazia seduta al suo posto a capotavola, davanti alla finestra aperta, che li aspettava con due piatti pieni di pesche dolci e paste tedesche. Le prime, dall’aspetto incontenibilmente squisito come solo una pesca fatta in casa può avere, eccitarono i sensi di Elvino, ma dovette contenersi e rinunciare ad assaporare del tutto – neanche la metà, sono guarito ieri, non voglio sentirmi male di nuovo a causa della mia ingordigia – la rosea e friabile pasta brisé resa molle dal ripieno alla crema pasticcera e dalla bagna di alchermes. Invece prese volentieri una deliziosa pasta tedesca, più austera nell’accompagnare la tazza di caffè ma soave e leggera come un cucchiaino di miele nel boccone finale. Questi due dolci erano lo stemma di famiglia, due delle tradizioni culinarie più solide che il paese aveva mantenuto; Teresa e Grazia, le fornaie più rinomate del paese che avevano avuto un’attività pasticcera prospera per molte decadi, erano ben liete di offrire quello spettacolo di zucchero e creme ai loro due parenti prima di uscire. Elvino doveva infatti accompagnare con la macchina Lisa e Teresa alle esequie di un loro parente anziano, e Teresa aveva invitato madre e figlio a casa sua un’ora prima per prendere un caffè.

Mentre versava il caffè, Teresa disse con enfasi a Elvino di servirsi ancora di un’altra pasta tedesca, o di prendere una pesca:
‘Prendi, a zia, queste le ho fatte per Piero, ma me ne sono lasciate un po’ perché piacciono pure a noi!’ disse sghignazzando.
‘Grazie zia, ma il liquore sulla crosta mi fa male alla digestione quindi purtroppo non posso mangiarle’ dissi a malincuore.
‘Allora solo una!’ m’incoraggiò zia Grazia.
‘Non posso proprio zia, mi rincresce non sai quanto, adoro le pesche’ ammisi amaramente.
‘Allora prendi un’altra pasta tedesca, a zia!’
‘Grazie zia, ne ho già mangiate tre, non vorrei esagerare!’ e così via, rimbalzando da Teresa a Grazia e viceversa. Ma non riuscì ad andare oltre la terza pasta tedesca, poiché anche quel biscotto era farcito con una crema alla nocciola dall’apporto zuccherino assai elevato, quindi potenzialmente foriero di problemi enterici se mescolato al caffè. Ma Elvino non voleva deludere le due care prozie ogni volta che rifiutava un boccone di dolce; da otto anni non era più abituato all’insistenza atavica dei nonni affinché le giovani generazioni mangiassero <<un altro po’>>.

Forse tanto l’abbondanza di cibo quanto la ricchezza del cibo stesso avevano causato in Elvino il disordine periodico cui era soggetto? O la scomparsa di coloro che avevano provveduto a nutrirlo per tanti anni aveva privato il cibo di quel gusto unico per ciascuno di noi, gusto di cui vengono impregnati gli alimenti nel passaggio dai fornelli alla tavola e che solo i membri della propria famiglia possono infondervi: l’amore incondizionato? Certo è che le virtù, siano esse intestinali o dello spirito, possono essere guastate sia dalla sovrabbondanza che dalla carenza. Ma è la qualità del cibo che ci rende quello che siamo.

Ispirazione quotidiana

Digressione

Lampone Testa-di-dardo

Lampone Testa-di-dardo è l’ultimo di una progenie ad alto tasso di testardaggine, soprattutto quando si tratta di invadere gli spazi altrui. Nato a maggio, sotto quindi l’infausta costellazione del Toro, la cui influenza sulla testardaggine è resa nota dagli astrologi più versati nell’arte, Lampone prova un piacere particolare ad oltrepassare l’uscio di casa ripetutamente anche se sa benissimo che ne verrà scacciato con dei sonori strillacci. In altre parole, Lampone non sa stare al suo posto. Ma d’altra parte, come si è accennato, viene da una stirpe matrilineare assai avvezza a non imparare dai propri errori – nemmeno se commessi più volte nel giro di cinque minuti. Ma lui e Bemolle Pancia-di-cuoio vanno molto d’accordo, soprattutto se il piccolo Lapo lascia in pace il grande Belol per buona parte della giornata.

Video

Melodì: Chopin #2

Creatività è quando, pacifica, la mente è libera di pensare alle melodie ascoltate e fischiettarle senza badare a chi sta intorno; ma le parole di quel mio romanzo preferito, le ho dimenticate. Non mi ricordo più niente, rimango nel silenzio della contemplazione, senza passato.

tra i banchi di scuola

I miei professori di lingua al liceo, gli anni più intensi e cruciali per quanto riguarda la formazione del gusto e delle inclinazioni estetiche, sono stati in grado diverso tutti determinanti nel formare la mia scelta del percorso universitario (dopo un primo anno di stallo e risistemazione generale). Nell’episodio di oggi voglio ricordare la mia professoressa di inglese. In seguito racconterò delle vicende vissute coi professori di francese, latino e greco e italiano.

La mia professoressa di inglese al liceo era una di quelle considerate arpie dalla scuola intera, il terrore degli adolescenti che a quell’età vivono in costante ribellione ormonale, tranne nei casi in cui ti considerava degno della sua attenzione; e uno dei pochi fortunati a cadere nelle sue grazie ero proprio io. Mentre i miei compagni sentivano il terrore diffondersi o comunque un’ansia palpabile nell’aria quando la professoressa entrava in classe, io ricordo che ero del tutto rilassato perché anche se avesse fatto un’interrogazione a sorpresa – e spesso ci giocava questi scherzetti – avrei saputo ripeterle le lezioni precedenti senza il minimo sforzo.

Credo che sia stata l’ottima considerazione che aveva di me e delle mie capacità di applicarmi alla materia a convincermi del fatto che lo studio delle lingue e letterature straniere fosse una possibile soluzione per il mio futuro. In parte aveva ragione, in effetti.