“Canone Ambiguo della Letteratura Queer Italiana”

mi dedico a lettura e scrittura, ad imparare una nuova lingua (il tedesco) e a far da tutor doposcuola a tempo pieno, indi per quindi ho poco tempo per aggiornare il blog. vorrei che le giornate fossero lunghe 54 ore, ma forse sono io che pretendo troppo da me stesso. ho l’abitudine di pubblicare su instagram le letture che finisco, così da costruire una bibliografia ragionata e pubblica dei materiali di cui ho bisogno. mi rendo conto però che qui, oltre a pubblicare aggiornamenti delle letture, posso aggiungere le mie note a margine senza gli onnipresenti hashtag. quindi mi pare opportuno accogliervi le prossime letture.

comincio da un saggio: Canone Ambiguo di Luca Starita.

sarò forse banale, ma tutto ciò che ha l’attributo queer mi attira e mi esalta; questo libro ha fatto entrambe le cose.

la prima frase del capitolo decostruzione: “io non ho scelto di essere uomo. e soprattutto non ho scelto di essere tutto quello che implica, nella società in cui vivo, essere un uomo, o quantomeno, impersonare un uomo. ho imparato nell’arco degli anni che c’è una differenza sostanziale tra l’Uomo, l’archetipo a cui gli uomini dovrebbero aspirare di diventare nella società, e un uomo, ovvero ciò che sono diventato.”
non si può non amare un libro che inizia con queste parole. mi ci ritrovo e amo il fatto di ritrovarmi completamente in queste parole.

il viaggio attraverso lə autorə della letteratura italiana è un viaggio assolutamente e splendidamente queer. autrici e autori parlano attraverso lə loro personaggə abbattendo ciò che culturalmente è stato costruito ed essenzializzato come maschile e femminile.

Colandrina

se non sei capace di far convivere in te realtà e finzione, scegli quest’ultima:

La ragazza di Bube

Mara conosce l’amore nei panni del partigiano Bube. Era una semplice quindicenne d’importanza mediocre nella famiglia, oscurata dalla presenza-assenza di Sante, il fratello maggiore trucidato dai nazisti; ma nelle quattro parti del romanzo, nelle duecento pagine del racconto Mara cresce, non solo anagraficamente, ma cambia talmente tanti stati d’animo, nel giro di poche righe che al torno di due pagine la vediamo abbandonare quello che era e diventare un’altra persona, una ragazza – oggi diremmo adolescente – poi una donna, il cui spirito cresce intorno alla figura presente-assente di Bube. Il fratello fantasma, il padre politicamente zelante, Bube l’amore misconosciuto e Stefano il filosofo: sono figure maschili quelle a causa o grazie a cui Mara si trova a cambiare se stessa. L’altro maschio, seppur vicino o lontano, forza la natura di ingenua ragazzina e la trasforma, cambiandone lo stato da libera a impegnata, nei sentimenti, nel lavoro e in politica. Ma Mara non viene sopraffata dalla volontà degli uomini: ella possiede in se stessa, già all’inizio della storia, una potente indipendenza acerba che grazie alle figure che le ruotano attorno – e quelle femminili: la madre, la cugina Liliana e l’amica Ines, sono tanto più patriarcali degli uomini – trova nella seconda parte del libro la forza e le ragioni di determinarsi: sceglierà da sola il suo percorso, dopo averlo attentamente considerato in toto, accogliendone le amarezze come le felicità.

Le descrizioni paesaggistiche nella secca prosa del narratore onnisciente acquistano una rarefatta bellezza. La storia della protagonista tocca gli argini, i torrenti, i boschi, le colline, le prode, le campagne, gli orti e le propaggini dei monti di uno specifico lembo di terra toscana, e tutto il paesaggio, seppur presente in brevissimi schizzi, partecipa alla sua storia. Il sole e la pioggia, indifferenti elementi naturali, dicono la verità sulle emozioni di Mara più delle poesie che l’innamorato Stefano le scrive. Non c’è nulla di ottocentesco, nulla di sbiaditamente romantico nel paesaggio metafora dell’animo di una ragazza in evoluzione: come l’animo di Mara è in continuo movimento e cambiamento, così è la natura tra Volterra e Colle. Una stagione rifulge, poi giorno dopo giorno il crepuscolo si abbrevia e la notte arriva presto, così che l’amore di Mara con i suoi turbamenti possa trovare libero sfogo. Il titolo è sapientemente fuorviante: la protagonista non è la ragazza di Bube; la protagonista è Mara.

Piccolezza

Quanto più cresce il mondo rispetto all’individuo, tanto più l’individuo impicciolisce. I nostri antichi, conoscendo pochissima parte di mondo, ed essendo in relazione con molto più piccola parte, e bene spesso colla sola loro patria, erano grandissimi. Noi conoscendo tutto il mondo, ed essendo in relazione con tutto il mondo, siamo piccolissimi. Applicate questo pensiero ai diversissimi aspetti sotto i quali si verifica che essendo cresciuto il mondo, l’individuo s’è impicciolito sì fisicamente che moralmente; e vedrete esser vero in tutti i sensi che l’uomo e le sue facoltà impiccioliscono a misura che il mondo cresce in riguardo loro.

(16. Giugno 1821)

 

Gli occhiali d’oro

Avevo ascoltato questo libro grazie ai podcast del programma Ad alta voce di Radio3, e mi è piaciuto così tanto che ho voluto avere sotto gli occhi le parole per poterle rileggere per conto mio, oltre ad aver guardato il bellissimo adattamento cinematografico.

bassani
l’edizione Feltrinelli attualmente disponibile nelle librerie

Questo romanzo breve di Giorgio Bassani fa parte di un ciclo di cinque romanzi chiamati complessivamente Il romanzo di Ferrara, e in esso il narratore – interno al racconto, è uno dei personaggi – espone in un lungo flashback le vicende di un dottore della città, Athos Fadigati, che voci della società perbenista dicono essere omosessuale.

È proprio questo il problema posto dal libro, e messo in rilievo all’inizio del secondo capitolo:

Non c’è nulla più dell’onesta pretesa di mantenere distinto nella propria vità ciò che è pubblico da ciò che è privato, che ecciti l’interesse indiscreto delle piccole società perbene.

E quasi in risposta a questa constatazione il narratore riflette, poco prima della conclusione, sulla sua condizione di borghese ebreo in pieno regime fascista:

Che cosa dovrei fare? […] Accettare di essere quello che sono? O meglio adattarmi ad essere quello che gli altri vogliono che io sia?

interrogativi che anche Fadigati si pone, più tormentosamente che mai, e che sfoceranno nell’uno e nell’altro in risoluzioni esistenziali opposte.

Al rientro in città da vacanze colme di pettegolezzi e maldicenze, i due amici iniziano a sentire i malvagi influssi della discriminazione, il dottor Fadigati riuscendo a difendersene in misura nettamente minore rispetto al narratore, poiché egli deve fare i conti con la sistematica violazione e la logorante erosione della propria sfera intima, quella degli affetti e delle emozioni.

La rupe

[…]
PROMETEO La morte è entrata in questo mondo con gli dèi. Voi mortali temete la morte perché, in quanto dèi, li sapete immortali. Ma ciascuno ha la morte che si merita. Finiranno anche loro.
ERACLE Come dici?
PROMETEO Tutto non si può dire. Ma ricordati sempre che i mostri non muoiono. Quello che muore è la paura che t’incutono. Così è degli dèi. Quando i mortali non ne avranno più paura, gli dèi spariranno.
[…]

– Pavese, Dialoghi con Leucò

Più vado avanti in questa lettura più sento immortale; il dialogo Schiuma d’onda tra Saffo e Britomarti credo sia il più bello in assoluto. Ne ho avuto il presentimento già dal titolo che sarebbe stato uno di quei estratti che mi porterò nel cuore fin che vivo.