Post Porno

bisogna sovvertire gli immaginari sessuali e distruggere la morale borghese-fascista italiana tanto cara alla chiesa e ai suoi adepti: guano disumano, ipocrita e vigliacco, cancro della specie, fango meritevole solo di sputi. sputiamo sui preti e sui fascisti, oppure mettiamoli a disagio manifestando l’intero spettro delle sessualità, godendo e squirtando davanti ai loro occhi. questo merita una società cattobigotta.

a questo proposito vengono in aiuto gli immaginari delineati da Post Porno, Corpi liberi di sperimentare per sovvertire gli immaginari sessuali, opera di Valentine Fluida Wolf.

qui sotto raccolgo i riferimenti del libro, ma soprattutto voglio mettere in evidenza, dati i tempi che corrono e alla luce degli ultimi avvenimenti in parlamento, le performance Fuck the Fascism a Roma di MariaBasura. DA REPLICARE. Mandiamo affanculo le gerarchie eteronormative nazionaliste e facciamo sesso libero e svergognato davanti ai loro occhi. Abbattiamo le gerarchie un orgasmo alla volta.

“Usciamo in piazza.
Mostri, mutanti, froci, terroni, migranti, dissidenti; quelli che si svegliano e vogliono svegliare gli altri.
Abbattere i muri imposti dall’ignoranza.
Fottiamo da dietro i culi glorificati dei dignitari fascisti, eroi del colonialismo.
Li scopiamo e sulla scena del crimine eiaculiamo la storia vera sui loro corpi di pietra.
PORNOTERRORISMO, ci atteniamo alla parola.
Con i nostri pacchi sovversivi combattiamo la pornografia di questo sistema, di questa storia, di questi lasciti che esistono ancora;
eredità economiche, potere politico;
latifondi di ieri, conglomerati di oggi;
Gli eterni proprietari di domani.
Vieni e unisciti a noi, il mondo è pieno di monumenti che aspettano che tu li fotta.
NON RICEVIAMO E NON ABBIAMO RISPETTO!

Il manifesto:

Altri riferimenti a performer, eventi e documenti culturali che hanno contribuito e contribuiscono a costruire pratiche postporno:

Ovidie
https://fr.wikipedia.org/wiki/Ovidie

Paul Preciado
https://www.internazionale.it/tag/autori/paul-preciado

Ellen Willis
https://en.wikipedia.org/wiki/Ellen_Willis
https://www.dissentmagazine.org/article/the-radical-ellen-willis

COYOTE
https://en.wikipedia.org/wiki/COYOTE

Annie Sprinkle
https://anniesprinkle.org/
libro: Post Porn Modernist
https://www.golenaedizioni.com/page.php?168

A public cervix announcement:
http://anniesprinkle.org/a-public-cervix-anouncement/

Betty Dodson
https://en.wikipedia.org/wiki/Betty_Dodson
https://dodsonandross.com/

Dorrie Lane
https://vulvapuppet.com/

Scarlot Harlot
https://en.wikipedia.org/wiki/Carol_Leigh
http://scarlotharlot.com/

Postporn modernist Manifesto
https://www.mirkoriazzoli.it/the-post-porn-modernist-manifesto/

Veronica Vera
https://veronicavera.wordpress.com/

Candida Royalle
https://en.wikipedia.org/wiki/Candida_Royalle

Diane Torr
http://dianetorr.com/

Shelly Mars
http://shellymars.net/drag-king

Virginie Despentes
https://www.internazionale.it/tag/autori/virginie-despentes

Coralie Trinh Thi
https://en.wikipedia.org/wiki/Coralie_Trinh_Thi

Bruce LaBruce
https://en.wikipedia.org/wiki/Bruce_LaBruce

Del Lagrace Volcano
https://www.dellagracevolcano.se/

ZARRA BONHEUR
https://www.zarrabonheur.org/performer/collettivo/
https://zarrabonheur.wixsite.com/zarrabonheur-it

Lucía Egaña Rojas
https://luciaegana.net/
libro: Postporno
https://luciaegana.net/textos/postporno/

Girls who like porno
https://girlswholikeporno.com/

Itziar Ziga
https://ca.wikipedia.org/wiki/Itziar_Ziga

Muestra Marrana
https://muestramarrana3.wordpress.com/

Diana J. Torres
https://es.wikipedia.org/wiki/Diana_J._Torres

LadyFest Roma
https://ladyfest-roma.noblogs.org/

laboratorio Sguardi Sui Generis
http://sguardisuigeneris.blogspot.com/

Slavina
https://malapecora.noblogs.org/

Eyes Wild Drag
http://eyeswilddrag.blogspot.com/

Aorta Films
http://www.aortafilms.com/home

Yes, we fuck!
https://vimeo.com/123177395
https://en.wikipedia.org/wiki/Yes,_We_Fuck!

Constanza álvarez Castillo Missogina – La cerda punk
https://excentricofest.com/

PostOp
https://postop-postporno.tumblr.com/

Nadia Granados
http://nadiagranados.com/wordpress/

Barbarismos Queer
https://www.pikaramagazine.com/2019/11/barbarismos-queer-y-otras-esdrujulas-que/

fuck the fascism
https://fuckthefascism.noblogs.org/
https://fckthefascism.tumblr.com/

HackerPorn FilmFest Roma
https://www.hackerpornfest.com/

Maria Basura
https://marytrash.tumblr.com/
https://www.eldesconcierto.cl/tipos-moviles/2020/11/24/maria-basura-pornovandala-chilena-incomoda-en-europa-no-hay-que-abolir-el-porno-hay-que-rehacerlo.html

Terrorismo Teatral Migrante
https://terrorismoteatral.noblogs.org/

Jorge the Obscene
https://www.jorgetheobscene.com/

Courtney Trouble
https://courtneytrouble.com/

PornFilmFestival Berlin
https://pornfilmfestivalberlin.de/

Making of Love
https://www.makingoflove.it/

Erika Lust
https://erikalust.com/

Female ejaculation & other mysteries of the universe
https://www.indielust.tv/female-ejaculation-and-other-mysteries-of-the-universe/

Film:
Venus Boyz (2002)
Ageless Desire (1999)
Manifiesto Gordx (2012)

manifesto queer

-testo di un manifesto originariamente diffuso dal contingente ACT UP alla Parata di New York del 1990-

come fare per dirtelo. come posso convincerti, fratello, sorella, che la tua vita è in pericolo. che ogni giorno in cui ti svegli viva, relativamente felice e funzionante, stai commettendo un atto ribelle. tu in quanto frocia viva e funzionante sei rivoluzionaria. non c’è nulla su questo pianeta che legittimi, protegga o incoraggi la tua esistenza. è un miracolo che tu stia leggendo queste parole. dovresti essere morta secondo le leggi che governano la società.

non illuderti, gli eterosessuali possiedono il mondo e l’unica ragione per cui sei stata risparmiata è che sei intelligente, fortunata o combattente. gli eterosessuali hanno un privilegio che consente loro di fare qualunque cosa desiderino, possono scopare senza paura. non solo vivono una vita libera dalla paura; ostentano la loro libertà alla faccia nostra. le loro figure sono sulla mia tv, sulla rivista che ho comprato, nel ristorante in cui vorrei mangiare e nella strada in cui vivo. voglio che ci sia una moratoria sul matrimonio eterosessuale, sui figli, sulle manifestazioni pubbliche di affetto tra eterosessuali e sui media che promuovono l’eterosessualità. fino a quando non posso godere della stessa libertà di movimento e di sessualità degli etero, il loro privilegio deve cessare e deve essere consegnato a me e alle mie sorelle e fratelli froce.

gli eterosessuali non lo faranno mai volontariamente, quindi devono essere costretti a farlo. devono essere costretti con lo spavento. terrorizzati. la paura è la motivazione più potente. nessuno ci darà ciò che meritiamo. i diritti non sono dati, sono presi con la forza, se necessario.

è più facile combattere quando sai chi è il tuo nemico. le persone eterosessuali sono i nemici. sono i tuoi nemici quando non riconoscono la tua invisibilità e continuano a vivere e contribuiscono alla cultura che ti uccide.

ogni giorno una di noi viene presa dal nemico. che si tratti di una morte per AIDS a causa dell’inerzia del governo omofobo o di un pestaggio di lesbiche in un locale notturno (in un quartiere che dovrebbe essere lesbico), veniamo sistematicamente rimosse e continueremo a essere spazzate via se non ci rendiamo conto che se vogliono eliminare una di noi, devono annientarci tutte.

un esercito di amanti non può essere sconfitto!

essere froce non riguarda il diritto alla privacy; si tratta della libertà di stare in pubblico, di essere ciò che siamo. significa combattere ogni giorno l’oppressione; omofobia, razzismo, misoginia, fanatismo degli ipocriti religiosi e odio per sé stessi. ci è stato insegnato con devozione a odiare noi stesse. e ora ovviamente significa combattere anche un virus, e tutti quei fanatici che usano l’AIDS per spazzarci via dalla faccia della terra.

essere froce significa condurre un diverso tipo di vita. non riguarda il mainstream, i margini di profitto, il nazionalismo, il patriarcato o l’essere assimilati o integrati. non riguarda direttori esecutivi, privilegi ed elitismo. si tratta di stare ai margini, di definirci; si tratta di fottere i generi, riguarda quello che c’è nelle mutande e nel profondo del cuore; riguarda la notte. essere queer è l’origine perché sappiamo che ognuno di noi, ogni corpo, ogni fica, ogni cuore, culo e cazzo è un mondo di piacere in attesa di essere esplorato. ognuno di noi è un mondo di possibilità infinite.

siamo un esercito perché è necessario. siamo un esercito perché siamo molto potenti. (abbiamo tantissimo per cui combattere; siamo la più preziosa delle specie in pericolo) e siamo un esercito di amanti perché siamo noi che sappiamo cos’è l’amore. è anche desiderio e lussuria. li abbiamo inventati noi: usciamo allo scoperto, affrontiamo il rifiuto della società, affrontiamo squadroni che sparano, solo per amarci! ogni volta che facciamo sesso vinciamo.

dobbiamo lottare per noi stessi (nessun altro lo farà) e se nel frattempo porteremo una maggiore libertà nel mondo in generale, allora ottimo. (abbiamo dato moltissimo al mondo: democrazia, tutte le arti, i concetti di amore, filosofia e anima, per citare solo alcuni doni dei nostri antichi greci froci e lesbiche.) rendiamo ogni spazio uno spazio frocio e lesbico. ogni strada parte della nostra geografia sessuale. una città di desiderio e poi di piacere totale. città e paesi in cui possiamo essere al sicuro e libere. dobbiamo osservare le nostre vite e vedere cosa c’è di bello in loro, vedere cos’è queer e cos’è etero e lasciare che la pula etero cada! ricordate che c’è pochissimo tempo. e voglio essere l’amante di ognun di voi. l’anno prossimo marciamo nudi.

sono arrabbiata

le sorelle più forti dissero ai fratelli che c’erano due cose importanti da ricordare sulle prossime rivoluzioni: la prima è che ci prenderanno a calci in culo. la seconda è che vinceremo.

sono arrabbiato e sono arrabbiata per dover essere condannata a morte da estranei che dicono “meriti di morire” e “l’AIDS è la cura”. la furia esplode quando una donna conservatrice che indossa migliaia di dollari di indumenti e gioielli cammina impettita davanti alla polizia scuotendo la testa, ridacchiando e scuotendo il dito contro di noi come se fossimo bambine recalcitranti che fanno richieste assurde e hanno scatti di collera quando non vengono accontentate. arrabbiata mentre Joseph è in agonia per gli oltre 8.000 dollari l’anno per l’AZT che potrebbe tenerlo in vita un po’ più a lungo e che lo rende più malato della malattia che gli viene diagnosticata. arrabbiata mentre ascolto un uomo che mi dice che dopo aver cambiato il suo testamento cinque volte sta esaurendo le persone a cui lasciare le sue cose. tutti i suoi migliori amici sono morti. arrabbiata quando vado a una marcia a lume di candela o vado a un altro funerale. non marcerò silenziosamente con una fottuta candela accesa, voglio prendere quella maledetta trapunta e maledire furiosamente ogni dio che la religione abbia mai creato. mi rifiuto di accettare una società che abbatte deliberatamente le persone nella terza decade della loro vita. è crudele, vile e senza senso, e tutto ciò che ho in me si ribella contro questa assurdità e alzo il viso verso le nuvole e una risata che suona più demoniaca che di gioia esplode dalla mia gola e lacrime scorrono sul mio viso e se questa malattia non mi uccide prima, morirò di frustrazione. i miei piedi marciano sulle strade e le mani di Peter sono incatenate a un’azienda farmaceutica mentre l’addetto alla reception ci guarda inorridito e il corpo di Eric giace a marcire in un cimitero di brooklyn e non sentirò mai più il suo flauto risuonare sulle pareti di casa. e vedo gli anziani a Tompkins Square Park rannicchiati nei loro lunghi cappotti di lana a giugno per tenere fuori il freddo che percepiscono e per aggrapparsi a quel poco che la vita gli è rimasta da offrire, e penso, ah, loro capiscono. e mi vengono in mente le persone che si spogliano e stanno davanti a uno specchio ogni sera prima di andare a letto e cercano sui loro corpi qualsiasi segno che potrebbe non essere stato lì ieri. un segno che questo flagello li ha visitati. e sono arrabbiato quando i giornali ci chiamano “vittime” e danno l’allarme che “quello” potrebbe presto diffondersi in mezzo alla “popolazione generale”. e voglio urlare “chi cazzo sono io allora?” e voglio urlare all’ospedale di New York con le sue buste di plastica gialle contrassegnate “biancheria isolante”, “vestiti infetti” e ai suoi inservienti in guanti di lattice e maschere chirurgiche che costeggiano il letto come se il suo occupante saltasse improvvisamente fuori e li bagnasse di sangue e sperma dando anche a loro la peste. e sono arrabbiato con le persone eterosessuali che siedono compiaciute nel loro cappotto protettivo di monogamia ed eterosessualità fiduciosi che questa malattia non ha nulla a che fare con loro perché succede solo a “loro”.

e sono furiosa con i ragazzini che dopo aver individuato la mia spilla “Silenzio = Morte” iniziano a cantare “Froci dovete morire” mi chiedo, chi ha insegnato loro questo? Avvolto da rabbia e paura, rimango in silenzio mentre la mia spilla mi prende in giro ad ogni passo. e la rabbia che provo quando un programma televisivo dà i profili dei morti e la lista inizia con un bebè, una ragazza adolescente che ha avuto una trasfusione di sangue, un anziano ministro battista e sua moglie e quando finalmente mostrano un uomo gay viene descritto come qualcuno che ha consapevolmente infettato adolescenti che si prostituiscono. che altro puoi aspettarti da un frocio? sono furiosa.

************************************

da quando è iniziato il tempo, il mondo si è ispirato al lavoro di artisti queer. in cambio, c’è stata sofferenza, dolore, violenza. nel corso della storia, la società ha fatto un affare con i suoi cittadini queer: possono perseguire carriere artistiche se e solo se lo fanno discretamente. grazie alle arti le persone queer sono produttive, lucrative, divertenti e perfino edificanti. questi sono gli evidenti e utili prodotti secondari di quello che altrimenti è considerato comportamento anti-sociale. nei circoli di cultura, le persone queer possono coesistere con un’elite al potere che le disapprova.

in prima linea, nella più recente campagna per colpire artisti queer sta Jesse Helms, arbitro di tutto ciò che è decente, morale, cristiano e amerikano. per Helms, l’arte queer è semplicemente una minaccia per il mondo. Nella sua immaginazione, la cultura eterosessuale è troppo fragile per sopportare l’ammissione della diversità sessuale umana. Molto semplicemente, la struttura di potere nel mondo giudeo-cristiano ha fatto della procreazione la sua pietra angolare. Le famiglie che hanno figli assicurano la generazione di consumatori per i prodotti della nazione e forza lavoro per produrli, nonché un sistema familiare integrato per prendersi cura dei suoi malati, riducendo le spese dei sistemi sanitari pubblici. tutti i comportamenti non procreativi sono considerati una minaccia, dall’omosessualità al controllo delle nascite fino all’aborto come opzione. non è sufficiente, secondo la destra religiosa, pubblicizzare costantemente la procreazione e l’eterosessualità; è anche necessario distruggere qualsiasi alternativa. non è l’arte ciò contro cui Helms si scaglia: sono le nostre vite! l’arte è l’ultimo posto sicuro in cui lesbiche e gay possono prosperare. Helms lo sa e ha sviluppato un programma per eliminare i queer dall’unica arena in cui sono state autorizzate a contribuire alla cultura condivisa. Helms vuole sostenere un mondo libero dalla diversità o dal dissenso. è facile immaginare il motivo per cui ciò possa essere più congeniale a chi detiene il controllo di un simile mondo. è anche facile immaginare un paesaggio nazionale appiattito da tale potere. Helms dovrebbe chiedere direttamente quello cui sta solo accennando: arte sponsorizzata dallo stato, arte del totalitarismo, arte che parla solo in termini cristiani, arte che sostiene gli obiettivi di coloro che sono al potere, arte che si abbina ai divani dell’ufficio ovale. chiedi quello che vuoi davvero, Jesse, così che uomini e donne di coscienza possano mobilitarcisi contro, come facciamo contro le violazioni dei diritti umani di altri paesi, e come lottiamo per liberare i dissidenti del nostro paese.

se sei queer, gridalo!

le persone queer sono sotto assedio. le persone queer sono sotto attacco su tutti i fronti e ho paura che siamo compiacenti.

nel 1969 le persone queer erano sotto attacco. non era giusto. combatterono e occuparono le strade.

nel 1990 ci furono 50 “pestaggi queer” nel solo mese di maggio. attacchi violenti. 3720 uomini, donne e bambini sono morti di AIDS nello stesso mese, a causa di un attacco più violento – inazione del governo, radicata nella crescente omofobia della società. questa è omofobia istituzionalizzata, forse più pericolosa per l’esistenza queer perché gli aggressori sono senza volto. appoggiamo questi attacchi con la nostra continua mancanza di azione contro di loro. l’AIDS ha colpito il mondo etero, e ora ci stanno incolpando e lo usano come un modo per giustificare la violenza contro di noi. non ci vogliono più. ci picchieranno, ci violenteranno e ci uccideranno per evitare di vivere affianco a noi. cosa ci servirà per capire che questo non è giusto? provate rabbia. se la rabbia non vi dà coraggio, provate la paura. se non funziona neanche questa, provate il panico.

siate orgogliose.

fate quello che occorre per strapparvi dal vostro stato di accettazione e compiacenza. siate libere. urlate.

nel 1969 le frocie combatterono. nel 1990 le frocie dicono va bene.

l’anno prossimo saremo ancora vive?

odio Jesse Helms. lo odio così tanto che mi rallegrerei se cadesse a terra morto. se qualcuno lo uccidesse, lo considererei colpa sua. odio anche Ronald Reagan, perché ha ucciso in massa il mio popolo per otto anni. ma ad essere sincero, lo odio ancora di più per aver fatto l’eulogia a Ryan White senza prima ammettere la propria colpa, senza chiedere perdono per la morte di Ryan e per la morte di decine di migliaia di altri PWA – la maggior parte di loro queer. lo odio per aver ridicolizzato il nostro dolore.

odio il fottuto papa, odio quel fottuto cardinale o’connor e odio l’intera fottuta chiesa cattolica. lo stesso per le forze dell’ordine, e in special modo per gli ufficiali delle forze dell’ordine – la pula – sadici approvati dallo stato che per le strade trattano in modo violento travestite, prostitute e prigioniere queer. odio anche le istituzioni mediche e psichiatriche, in particolare quelli che mi hanno convinto a non fare sesso con gli uomini per tre anni fino a farmi diventare bisessuale piuttosto che queer. odio anche le professioni pedagogiche, per i loro profitti sui suicidi di adolescenti queer ogni anno. odio la rispettabilità del mondo dell’arte; e l’industria dell’intrattenimento, e i media mainstream, in special modo il new york times. in effetti odio ogni settore delle istituzioni etero in questo paese – la peggiore delle quali ci vuole positivamente morte, e la migliore rimane indifferente quando si tratta di tenerci in vita.

odio gli eterosessuali che pensano di avere alcunché di intelligente da dire sul “rivelare”. odio gli eterosessuali che pensano che le storie su se stessi siano “universali”, ma le nostre storie riguardano solo l’omosessualità. odio gli artisti scritturati che fanno carriera sulla pelle delle persone queer, poi ci attaccano, poi si comportano come fossero vittime quando ci arrabbiamo e poi negano di averci fatto del male piuttosto che scusarsi. odio le persone eterosessuali che dicono “non vedo perché senti il bisogno di indossare quei bottoni e quelle magliette. non vado in giro a dire al mondo intero che sono etero”.

odio il fatto che in dodici anni di scolarizzazione non mi abbiano mai insegnato cose sulle persone queer. odio essere cresciuta pensando che fossi l’unica frocia al mondo, e odio ancora di più il fatto che la maggior parte dei bambini queer ancora oggi crescono pensando ciò. odio l’essere stato tormentato da altri bambini per essere frocio, ma ancora di più il fatto che mi è stato insegnato a vergognarmi di essere l’oggetto della loro crudeltà, mi è stato insegnato che fosse colpa mia. odio la corte costituzionale di questo paese che dice che è giusto criminalizzarmi per come faccio l’amore. odio il fatto che tantissime persone etero hanno tanto interesse per la mia vita fottuta vita sessuale. odio che tantissimi etero perversi diventino genitori mentre io devo combattere duramente per avere il permesso di essere padre. odio gli eterosessuali.

l’invisibilità è la nostra responsabilità

indosso il mio triangolo rosa ovunque. non abbasso la mia voce in pubblico quando parlo di amore o sesso lesbico. dico sempre alla gente che sono lesbica. non aspetto che mi venga chiesto del mio “fidanzato”. non dico che “non sono affari di nessuno”. non lo faccio per le persone eterosessuali. molti di loro non sanno nemmeno cosa significhi il triangolo rosa. alla maggior parte di loro non importa un fico secco se io e la mia ragazza siamo innamorate o litighiamo per strada. molti di loro non ci notano, qualunque cosa facciamo. faccio quello che faccio per raggiungere altre lesbiche. faccio quello che faccio perché non voglio che le lesbiche credano che io sia una ragazza etero. sono sempre allo scoperto, ovunque, perché voglio raggiungervi. forse mi noterete, forse inizieremo a parlare, forse diventeremo amiche. forse non diremo una parola, ma i nostri occhi si incontreranno e ti immaginerò nuda, sudato, a bocca aperta, con la schiena arcuata mentre ti sto scopando. e saremo felici di sapere che non siamo le sole al mondo. saremo felici perché ci siamo trovate, senza dire una parola, forse solo per un momento.

ma no.

non indosserai un triangolo rosa su quel risvolto. non incrocerai i miei occhi se flirto con te per strada. mi eviti sul lavoro perché sono “troppo” allo scoperto. mi castighi nei bar perché sono “troppo politica”. mi ignori in pubblico perché rivolgo “troppa” attenzione al “mio” lesbismo. ma poi vuoi che io sia la tua amante, vuoi che io sia il tuo amico, vuoi che ti ami, ti sostenga, che combatta per il “nostro” diritto di esistere.

dove sei?

parli, parli, parli di invisibilità e poi ti ritiri nelle tue case per nidificare con i tuoi amanti o fare baldoria in un bar con le compagne e inciampi in un taxi o ti siedi silenziosamente e educatamente mentre la tua famiglia, il tuo capo, i tuoi vicini, gli impiegati pubblici ci distorcono e sfigurano, ci deridono e puniscono. poi sei di nuovo a casa e hai voglia di urlare. quindi riempi la tua rabbia con una relazione o una carriera o una festa con altre lesbiche come te e ancora ti chiedi perché non possiamo trovarci, perché ti senti sola, arrabbiato, alienata.

alzatevi, svegliatevi sorelle!!

la tua vita è nelle tue mani.

quando rischio tutto stando allo scoperto, rischio per entrambe. quando rischio tutto e la cosa funziona (succede spesso se ci provi), ne traggo beneficiom, e anche tu. quando non funziona, soffro, ma tu no.

ma compagna non puoi aspettare altre lesbiche per rendere il mondo sicuro per te. smetti di aspettare un futuro migliore più lesbico! la rivoluzione potrebbe essere qui se la iniziassimo.

dove siete sorelle? sto cercando di trovarvi, sto cercando di trovarvi. come mai vi vedo solo il giorno della Parata?

noi stiamo allo scoperto. dove cazzo siete voi?

quando qualcuno ti assalta per essere frocia, è violenza di genere. giusto?

una folla di 50 persone esce da un bar gay che sta chiudendo. dall’altra parte della strada, alcuni ragazzi etero gridano “froci” e lanciano bottiglie di birra al gruppo, che li supera di 10 a 1. tre queer fanno una mossa per rispondere, senza ottenere supporto dal gruppo. perché un gruppo di queste dimensioni si è lasciato sopraffare?

tompkins square park, labor day. a un concerto all’aperto con spettacolo drag, un gruppo di uomini gay è stato molestato da adolescenti con bastoni. in mezzo a migliaia di uomini gay e lesbiche, questi ragazzi etero picchiano due uomini gay lasciandoli a terra, poi si fermano trionfanti ridendo tra loro. il presentatore della serata è stato allertato e ha avvertito la folla dal palco: “state attente ragazzi. quando indossate costumi, i ragazzi impazziscono”, come se la violenza fosse stata una burla dovuta a ciò che indossavano le vittime piuttosto che un attacco mirato a chiunque era a quell’evento.

cosa sarebbe costato a quella folla resistere ai suoi aggressori?

dopo che James Zappalorti, un uomo apertamente gay, è stato assassinato a sangue freddo a staten island questo inverno, una sola manifestazione è stata tenuta in segno di protesta. sono arrivate solo cento persone. quando Yusef Hawkins, un giovane di colore, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco per aver messo piede in “territorio bianco” a Bensonhurst, gli afroamericani hanno marciato in quel quartiere in gran numero, ancora e ancora. una persona di colore è stata uccisa perché era nera e persone di colore in tutta la città l’hanno capito e hanno agito. il proiettile che colpì Hawkins era destinato a un uomo di colore, a qualsiasi uomo di colore. la maggior parte dei gay e delle lesbiche pensa che il coltello che ha perforato il cuore di Zappalorti fosse destinato solo a lui?

il mondo etero ci ha talmente convinto che siamo senza speranza, inette e vittime che meritano violenza che noi froce rimaniamo immobili di fronte a una minaccia. sentitevi oltraggiate! questi attacchi non devono essere tollerati. fate qualcosa. riconoscete che qualsiasi atto di aggressione contro qualsiasi membro della nostra comunità è un attacco a ogni membro della comunità. più permettiamo agli omofobi di infliggere violenza, terrore e paura alle nostre vite, più frequentemente e ferocemente saremo oggetto del loro odio. il vostro corpo non può essere un obiettivo scoperto per la violenza. vale la pena proteggere il vostro corpo. avete il diritto di difenderlo. indipendentemente da ciò che vi dicono, il vostro essere diverse deve essere difeso e rispettato. dovete imparare che la vostra vita ha un valore incommensurabile: se non iniziate a crederci, può esservi tolta facilmente. se sapete come immobilizzare efficacemente l’aggressore, fatelo. se vi mancano le abilità difensive, allora cavategli gli occhi, sfondategli il naso, tagliategli la gola con una bottiglia di vetro – fate tutto ciò che potete, qualunque cosa, per salvare la vita!

perché Froce?

dobbiamo davvero usare quella parola? è un problema. ogni persona gay ha la sua opinione su di essa. per alcuni significa strano, eccentrico e un po’ misterioso. va bene, ci piace. ma alcune ragazze e ragazzi gay no. pensano di essere più normali che strani. e per altre froce evoca quei terribili ricordi della sofferenza adolescenziale. froci. è forzatamente agrodolce e pittoresco nel migliore dei casi – avvilente e doloroso nel peggiore dei casi. non potremmo semplicemente usare “gay” invece? è una parola molto più luminosa. e non è sinonimo di “felice”? quando riuscirete a superare la novità di essere diverso?

perché Froce!

sì, “gay” è fantastico. ha il suo posto. ma quando molte lesbiche ee di’ loro di non respingerti in modo sbrigativo dicendo “hai dei diritti”, “hai dei privilegi”, “stai reagendo in modo eccessivo” o “hai la mentalità di una vittima”. di’ loro “allontanati da me, finché non cambi.” vattene lontano da me e prova ad affrontare un mondo senza le froce potenti e coraggiose che sono la sua spina dorsale, che sono le sue viscere, i cervelli e le anime. allontanati e di’ loro di andarsene affanculo fino a quando non hanno trascorso un mese camminando mano nella mano in pubblico con qualcuno dello stesso genere. dopo che saranno sopravvissuti, sentirai cosa hanno da dire sulla rabbia frocia. altrimenti, di’ loro di tacere e ascoltare. gay si svegliano la mattina, ci sentiamo arrabbiati e disgustati, non gay. quindi abbiamo scelto di chiamarci froce. froce è un modo per ricordarci come siamo percepiti dal resto del mondo. è un modo per dirci che non dobbiamo essere persone spiritose e affascinanti che mantengono le nostre vite discrete ed emarginate nel mondo etero. usiamo froce come uomini gay che amano le lesbiche e lesbiche che amano essere froce. froce, a differenza di gay, non implica solo maschile.

e quando si parla con altri gay e lesbiche è un modo per suggerire di chiudere i ranghi e dimenticare (temporaneamente) le nostre differenze individuali perché affrontiamo un nemico comune più insidioso. sì, froce può essere una parolaccia, ma è anche un’arma furba e ironica che possiamo rubare dalle mani degli omofobi e usarla contro di loro.

niente polizia sessuale

chiunque dica che uscire allo scoperto non fa parte della rivoluzione, manca il punto centrale del problema. immagini positive della sessualità possono salvare vite perché le incoraggiano e rendono possibile alle persone tentare di vivere amando se stessi invece che odiandosi. come il famoso “nero è bello” ha cambiato molte vite, così “leggi le mie labbra” afferma l’essere froci di fronte all’odio e all’invisibilità, come mostrato in un recente studio governativo sui suicidi, secondo cui almeno 1/3 dei suicidi adolescenti sono diversi. questo è ulteriormente confermato dall’aumento della trasmissione dell’HIV tra i minori di 21 anni.

siamo ancora più odiati come froce per la nostra sessualità, cioè per il nostro essere a contatto fisico con lo stesso genere. la nostra sessualità ed espressione di genere sono ciò che ci rende più suscettibili alla violenza fisica. la nostra differenza, la nostra alterità, la nostra unicità possono paralizzarci o politicizzarci. speriamo che la maggior parte di noi non lascerà che ci uccida.

****************

perché lasciamo entrare gli etero nei club froci? chi cazzo se ne frega se gli piacciamo perché “sappiamo fare festa?”. dobbiamo farlo se vogliamo scaricare la rabbia che ci provocano sempre. si baciano dove vogliono e occupano troppo spazio sulla pista da ballo ostentando. indossano la loro eterosessualità come un cartello “alla larga”, come un atto di proprietà.

perché cazzo li tolleriamo quando invadono i nostri spazi come fosse loro diritto? perché lasciamo che sbattano l’eterosessualità – un’arma che il loro mondo brandisce contro di noi – proprio in faccia a noi nei pochi luoghi pubblici in cui possiamo essere sensuali l’uno con l’altro e non temere attacchi? è ora di smettere di lasciare che le persone eterosessuali creino le regole. cominciamo a esporre questo cartello fuori da ogni club e bar queer:

regole di condotta per gli etero:

1. riduci al minimo le dimostrazioni di affetto (baci, mani, abbracci). la tua sessualità è indesiderata e offensiva per molti qui dentro.

2. se proprio devi ballare un lento, sii meno appariscente possibile.

3. non guardare a bocca aperta o fissare lo sguardo su lesbiche o uomini gay, in particolare le lelle mascoline e le drag queen. non siamo il tuo divertimento.

4. se non riesci a gestire in modo gentile qualcuno dello stesso genere che ci prova con te, vattene.

5. non ostentare la tua eterosessualità. sii discreto. rischi di essere scambiata per una lella o una checca.

6. se ritieni che queste regole siano ingiuste, vai a combattere l’omofobia nei club etero, oppure

7. vattene affanculo.

odio gli etero

ho alcuni amici. alcuni di loro sono etero.

Anno dopo anno vedo i miei amici eterosessuali. voglio incontrarli, vedere come stanno, aggiungere novità alle nostre storie lunghe e complicate, sperimentare una certa continuità.

anno dopo anno continuo a rendermi conto che i fatti della mia vita sono irrilevanti per loro e che ascoltano solo a metà, che sono un’appendice ai fatti di un mondo più grande, un mondo di potere e privilegio, di leggi di integrazione, un mondo di esclusione.

“non è vero” replicano i miei amici etero. c’è un punto fermo nelle politiche di potere: gli emarginati chiedono inclusione, mentre gli inclusi affermano che già lo sono. gli uomini lo dicono alle donne, i bianchi lo dicono ai neri, e tutti lo dicono alle froce.

la linea di esclusione principale, sia conscia che inconscia, è la procreazione… e la parola magica – famiglia. spesso le famiglie in cui siamo nati ci ripudiano quando comprendono chi siamo, e per aggiungere peggio al peggio, ci è impedito di averne di nostre. siamo punite, insultate, emarginate e trattate come sovversive in termini di cura infantile. siamo sia maledetti se ci proviamo che se ce ne asteniamo. è come se la riproduzione della specie umana fosse una regola talmente fragile che senza la costrizione della propaganda l’umanità dovesse sciogliersi in un brodo primordiale.

odio dover convincere gli etero che lesbiche e gay vivono in una zona di guerra, che siamo circondate da bombardamenti che solo noi sembriamo cogliere, che i nostri corpi e anime sono ammassate, morte di spavento o violentate o abusate, agonizzanti per i lutti o le malattie, private di soggettività.

odio gli etero che non riescono ad ascoltare all’odio di noi froce senza replicare “ehi, non tutti gli etero sono così. anch’io sono etero, sai”, come se il loro ego non ricevesse già carezze o protezione in questo mondo arrogante ed eterosessista. perché dobbiamo curarci di loro in mezzo alla nostra giusta collera causata dalla loro fottuta società?! perché aggiungere un rassicurante “certo, non intendo dire te. tu non agisci in questo modo”. lascia che capiscano per conto loro se meritano di essere inclusi nella nostra rabbia.

Ma ovviamente ciò significherebbe ascoltare la nostra rabbia, cosa che quasi mai fanno. la deviano, dicendo “io non sono così” o “adesso se tu che stai generalizzando” o “ci vuole gentilezza…” o “se ti concentri sul negativo, cedi loro potere” o “non sei l’unico al mondo a soffrire”. dicono: “non urlare contro di me, sono dalla tua parte” o “penso che tu stia esagerando” o “accidenti, sei risentito”.

lascia uscire la tua rabbia

ci hanno insegnato che le brave froce non si arrabbiano. ci hanno insegnato così bene che non solo dobbiamo nascondere la nostra rabbia nei loro confronti, ma dobbiamo anche nasconderla tra noi. la nascondiamo addirittura a noi stessi. la nascondiamo con le droghe, col suicidio, con il fatto di dover sempre dimostrare il nostro valore, che siamo “normali”. ci picchiano, ci pugnalano, ci sparano, ci bombardano in numero sempre crescente eppure andiamo fuori di testa quando froce arrabbiate portano striscioni o cartelli che dicono picchia duro. nell’ultima decade ci hanno lasciato morire in massa e tuttavia ancora ringraziamo il governo per aver piantato un cazzo di albero, applaudendolo per aver paragonato le persone con AIDS a vittime di incidenti stradali che rifiutano di mettere la cintura di sicurezza. lasciate uscire la vostra rabbia. lasciate uscire la vostra rabbia per il fatto che il prezzo per essere visibili è la minaccia costante di violenze, violenze antifroce a cui praticamente ogni segmento della società contribuisce. lasciate uscire la vostra rabbia perché non c’è un posto in questo paese in cui sentirci sicure, nessun posto in cui non siamo bersagli di odio e violenza.

la prossima volta che una persona etero ti riprende per essere arrabbiata, dille che fino a quando le cose non cambieranno, non avrai bisogno di altre prove del fatto che il mondo gira a tue spese: non hai più bisogno di vedere solo coppie etero che fanno la spesa in tv. non vuoi più vedere immagini di bambini sbattute in faccia finché non puoi avere o crescerne anche tu. niente più matrimoni, battesimi, anniversari, a meno che non siano i nostri fratelli e sorelle froce a festeggiarli. e di’ loro di non ignorarti dicendo: “avete diritti”, “avete privilegi”, “stai reagendo in modo eccessivo” o “avete la mentalità di vittime”. di’ loro “vattene via, finché anche tu non cambi”. vattene lontano da me e prova tu ad affrontare un mondo senza froce potenti e coraggiose che sono la sua spina dorsale, che sono le sue viscere, cervelli e anime. allontanati e di’ loro di andarsene affanculo fino a quando non hanno trascorso un mese camminando in pubblico mano nella mano con qualcuno del loro stesso genere. dopo che saranno sopravvissuti, sentirai cosa hanno da dire sulla rabbia frocia. altrimenti, di’ loro di tacere e ascoltare.


fonte traduzione: The Queen Nation Manifesto

terrorismo anale

una tesi sull’omosessualità è capace di cambiare radicalmente lo stato delle cose? l’omosessualità può essere paragonata al terrorismo? l’omosessualità può fare vittime?

quando ho sentito la notizia delle parole dell’annunciatore egiziano che screditava il lavoro di Zaky a Bologna mi è venuto in mente No Future di Leo Bersani: il regime patriarcale si difende dalla “minaccia omosessuale”, ma sarebbe più esatto allo stato attuale dire queer, con la sola accusa che abbia senso per il paranoico: terrorismo. anale, aggiungo io. l’eterno identico non può controllare le forze centrifughe del queer, che minacciano di dissolvere il suo nucleo centrale, la famiglia. se il capofamiglia etero scopre la sua funzione di dildo – e tutt* prima o poi lo scoprono – è finita. il queer è una minaccia alla stabilità delle architetture statali perché mina alla base l’incrostazione di significante e significato che hanno avuto finora il fallo e la famiglia edipica.

a pensarci bene forse il regime egiziano non ha tutti i torti. noi queer abbiamo il potenziale per distruggere i regimi vigenti dell’eterosessualità obbligatoria. abbiamo i nostri corpi che possiamo far funzionare come dildo decentrati e con cui demolire le certezze dell’eterosessualità. il queer è il terrore/ismo anale incarnato. perché non rivendichiamo questo meraviglioso potere? perché non attacchiamo più spesso?

Zaky è stato preso di mira come capro espiatorio, è chiaro. l’accusa: attentato alla sopravvivenza della supremazia del Fallo. la paura anale mai scacciata che l’omosessualità pur nella versione assimilazionista di questi decenni possa tornare ad avere la potenza rivoluzionaria degli albori, quando ancora rivendicava il puro desiderio indifferenziato dei corpi. ma oltre alla gran maggioranza che vuole integrarsi all’eterosessualità – con l’inevitabile fallimento che questa voglia di integrazione comporta – c’è chi è altr*. come scrivono ideadestroyingmuros nell’introduzione al libro di Preciado:

Siamo coscienti di essere corpi stranieri, sterili, inutili, sappiamo che le nostre pratiche sono considerate improduttive, mostruose, scandalose e i nostri consumi inverificabili. […] ci riconosciamo nel delirio di tutto ciò che ancora non esiste.

avanti così! magari una tesi sull’omosessualità fosse capace di rovesciare un regime come quello egiziano, magari una tesi sull’omosessualità fosse in grado di cancellare dalla faccia dell’umanità le piaghe causate dal patriarcato! volessero i numi delle orge!

invece per ora ci dobbiamo accontentare di incarnare il terrore anale dell’eterosessuale in crisi. ma siamo agli sgoccioli, regimi eteropatriarcali di tutto il mondo: avete i giorni contati. avete ragione di temere che un dildo vi accarezzi: una volta assaggiato non ne potrete fare più a meno.

presto saremo liber* dagli abusi dell’eterosessualità, e noi come tutt* Patrick George Zaky.

CollegaMenti #8

 

gay omofobo cerca amore

dove rifletto su omofobia, corpo e genere. lo spunto me lo dà un recente scambio, diciamo così, con un anonimo.

sono su un sito di incontri e mi contatta uno sconosciuto, di cui mi colpisce una frase nella descrizione del profilo attribuita a rocco siffredi: sentirsi uomo e amare il cazzo non è comprensibile da tutti. mi saluta per primo e sono contento di poter instaurare un dialogo con una persona particolare, per quanto di solito sia restio a concedere parola agli anonimi di questi luoghi.

per rompere il ghiaccio gli dico che ho apprezzato la citazione, che personalmente interpreto come “gli uomini hanno talmente tanta paura del fallo che non riescono ad amare il pene” e quindi in un senso che demolisce la mascolinità tossica; lui invece risponde che la interpreta all’opposto, come una celebrazione del fallo e del macho. allargando il discorso ribadisco che paradossalmente i maschi omosessuali hanno molto da imparare su cosa vuol dire amare il cazzo e che per questo c’è una gran quantità di omofobia interiorizzata, per non parlare di misoginia. l’anonimo chiede (sic):

è possibile non avere l’omofobia interiorizzata coi tempi che corrono?

non capisco cosa intenda. prima interdizione. certo che è possibile non interiorizzare l’omofobia. ma per me che la combatto da quando ho cinque anni mi riesce relativamente facile riconoscerla. forse per lui non è lo stesso. ma non riesco a rispondere, perché l’anonimo aggiunge su questa altre domande su altri concetti: non ce la faccio a stargli dietro, a rispondere alla marea incoerente di frasi che va accumulando, quindi scelgo di rispondere solo all’ultima domanda, ossia dove abito (per fortuna in mezzo a noi ci stanno un paio di centinaio di chilometri, quindi mi sento relativamente al sicuro).

cambio d’argomento: chiede l’origine del mio nome utente, che ho ripreso dalla figura di Baphomet. lui afferma che è molto inquietante (…e chi te l’ha chiesto?). rispondo che in realtà lo dipingono cattivo ma non lo è affatto (maledetta necessità del superego che mi impone sempre di rassicurare l’altro!). al suo insistere che si tratta pur sempre di una figura diabolica, come se questo sistemasse la faccenda, gli ricordo mezzo esasperato (sto parlando con un prete?) che i simboli in fondo sono finzione, e che le religioni sono fasulle. scanso di equivoci.

cambio d’argomento repentino: al contrario di quello che ho scritto come descrizione sul mio profilo (non cerco nulla perché non ho perduto niente), l’anonimo dice:

ho dei desideri che non riesco a far quadrare

gli chiedo di approfondire se vuole parlarne. inizia un altro flusso di pensieri di cui di nuovo mi sfugge la coesione e che hanno come punto centrale il fatto che vorrebbe una storia d’amore, e aggiunge:

cosa ci rende umani se non l’amore?

ho smesso di abboccare a queste trappole, per due motivi: 1. dipende da cosa s’intende per amore e 2. credo che non sia l’amore a renderci umani ma semmai la capacità di immaginazione; infatti cresce il sospetto che costui abbia un’immaginazione molto vivida, e lateralmente aggiungo non molto lucida avendo trent’anni di età. ma vado avanti perché in fondo stiamo solo parlando, e non ha mostrato grandi brutture. ma arriva subito una smentita:

solo perché fallisco non è che [il desiderio] me lo rimuove la società

in risposta alla mia osservazione che secondo una certa corrente psicanalitica noi siamo macchine che producono desiderio. ma è colpa mia che forse sparo troppe cartucce, e continua:

scatta un campanello d’allarme al paragone tra sessualità ed escrementi: la sessualità come cosa brutta, schifosa, vergognosa e similmente gli escrementi come cosa brutta, schifosa e vergognosa. è curioso e mi fa infuriare tantissimo il fatto che sesso ed escrementi siano due cose che la cultura e la civilizzazione hanno relegato nella vergogna e nel segreto, pur essendo funzioni organiche, vitali. ma questo è un altro discorso ancora.

volo pindarico: l’anonimo passa dalla vergogna della sessualità a commentare in modo equivoco una mia foto in cui sono s/vestito per la Parata: “mi dispiace che qui sopra è pieno di gente seminuda” (e quindi?). ma considerando le frasi globalmente giustifico il commento pensando che magari il suo è solo eccessivo prudore – d’altra parte non tutti hanno l’impudenza come il sottoscritto di andare in giro senza maglietta, non ancora purtroppo. lo so, sto difendendo l’indifendibile, anche perché avrei potuto rispondere chi cazzo ti ha chiesto alcunché. nella foto in questione in effetti sono seminudo e in testa ho un cerchietto con orecchie di plastica rosa shocking – col sole pomeridiano di giugno a picco in mezzo a centinaia di migliaia di persone mi pare anche legittimo spogliarsi un minimo.
ma solo a posteriori mi rendo conto pienamente del fatto che questo anonimo trova scandaloso, e quindi forse è anche attratto?, dal fatto che io offra allo sguardo un corpo mezzo nudo e ornato con oggetti culturalmente iscritti al genere femminile. come se la nudità, anche intera, fosse qualcosa di cui vergognarsi. figuriamoci poi la nudità che devia dal maschile per avvicinarsi al femminile. la nudità: altro concetto forzato sotto la categoria della vergogna insieme a sesso ed escrementi.
altro paralogismo dunque: agli occhi dell’anonimo la nudità coincide sempre e necessariamente con il sesso e quindi dev’essere vissuta come vergogna, in ossequio ai precetti più deleteri del decoro. con questi passaggi mi pare evidente che lo sguardo dell’anonimo voglia allo stesso tempo penetrare e mettere sotto controllo il corpo altrui. patriarcato, semplicemente, non ho scoperto nulla di nuovo. ma ora lo vedo all’opera. costui non differisce molto dal molestatore che dice della donna molestata “mi ha provocato il suo abbigliamento”. no minchione avariato, non sono io che devo vestirmi, sei tu che devi ficcarti le mani nell’ano se ti prende la fregola; vai a fottere un frullatore. il mio corpo non vive per compiacere il tuo sguardo.

sguardo tossico che infatti alla mia risposta sull’occasione della foto svestito risponde:

la diagnosi del patriarcato dunque viene confermata da quell’aggettivo possessivo. ora sono vigile ed esplicito il percorso che mi ha portato dove sono.

si parla di monogamia, e io affermo la mia posizione al riguardo che è di netta opposizione all’istituzione, in quanto a mio modo di vedere limita gli impulsi e i desideri dell’essere umano. l’anonimo non concorda, ma allo stesso tempo confessa qualcosa di completamente opposto alla concezione dell’amore come teleologia:

altro campanello d’allarme: l’anonimo si sente un pervertito perché ha confessato di voler fare sesso, e perdipiù gay diocenescampi! sessuofobia addirittura? allora mi sorge il dubbio che forse si è scoperto da poco? (giustificare l’ingiustificabile) no, affatto. allora rimango seriamente interdetto. perché ha questa brutta concezione del sesso? ma soprattutto, ora che rileggo tutto, perché ho continuato a combattere contro un mulino a vento che chiaramente dava segnali equivoci? ma siamo quasi giunti all’acme.

questo non è un campanello d’allarme, questo è un vero e proprio campanile antincendio! chiedo spiegazioni: dunque se non trovi qualcuno con cui allacciare una relazione monogama hai fallito addirittura l’intera esistenza? ed ecco che il vulcano erutta:

ammutolisco e voglio chiudere la conversazione. ma lui imperterrito continua, così non riesco a dire altro che parolacce, perché sono sconvolto, non ragiono più lucidamente. ho oltrepassato il mio limite.

da notare il paradosso della mentalità omofoba, che si ritrova come base della matrice eteropatriarcale: il molestato che deve tenere in conto le idee del molestatore, l’oppresso che deve tenere in considerazione le idee del potente, lo schiavo che deve avere riguardi nei confronti del padrone. eccolo il cuore dell’omofobia interiorizzata. finché noi queer non demoliamo la morale eterosessuale, finché non smetteremo di cercare compromessi con il regime discorsivo eterosessuale, finché non ci rendiamo conto che i desideri e gli affetti del corpo non possono essere normati, non saremo mai liberi.

l’episodio mi ha portato ad aumentare il livello di guardia nei siti di incontri. volevo cancellare il mio profilo su quel sito, ma sono riuscito a riflettere, grazie anche all’appoggio di un amico speciale, che non devo farmi cancellare dal deteriore: l’orgoglio di esistere fuori norma va urlato, e il dolore di noi periferie malate mentalmente è il carburante che deve alimentare il nostro essere favolosamente frocie.

Reblog: A Leelah Alcorn

Ripubblico un articolo pieno di rabbia che scrissi cinque anni fa quando giunse la notizia del suicidio di Leelah. Lo ricondivido nel Giorno della Memoria per onorare lei e tutt* le persone transgender ignorate e uccise dalla violenza di genere. Solidarietà incondizionata a chi lotta per essere visibile.


Prendetevi un fottuto momento per leggere la lettera d’addio che Leelah ha scritto prima di buttarsi dalla finestra della sua camera:

If you are reading this, it means that I have committed suicide and obviously failed to delete this post from my queue.

Please don’t be sad, it’s for the better. The life I would’ve lived isn’t worth living in… because I’m transgender. I could go into detail explaining why I feel that way, but this note is probably going to be lengthy enough as it is. To put it simply, I feel like a girl trapped in a boy’s body, and I’ve felt that way ever since I was 4. I never knew there was a word for that feeling, nor was it possible for a boy to become a girl, so I never told anyone and I just continued to do traditionally “boyish” things to try to fit in.

When I was 14, I learned what transgender meant and cried of happiness. After 10 years of confusion I finally understood who I was. I immediately told my mom, and she reacted extremely negatively, telling me that it was a phase, that I would never truly be a girl, that God doesn’t make mistakes, that I am wrong. If you are reading this, parents, please don’t tell this to your kids. Even if you are Christian or are against transgender people don’t ever say that to someone, especially your kid. That won’t do anything but make them hate them self. That’s exactly what it did to me.

My mom started taking me to a therapist, but would only take me to christian therapists, (who were all very biased) so I never actually got the therapy I needed to cure me of my depression. I only got more christians telling me that I was selfish and wrong and that I should look to God for help.

When I was 16 I realized that my parents would never come around, and that I would have to wait until I was 18 to start any sort of transitioning treatment, which absolutely broke my heart. The longer you wait, the harder it is to transition. I felt hopeless, that I was just going to look like a man in drag for the rest of my life. On my 16th birthday, when I didn’t receive consent from my parents to start transitioning, I cried myself to sleep.

I formed a sort of a “fuck you” attitude towards my parents and came out as gay at school, thinking that maybe if I eased into coming out as trans it would be less of a shock. Although the reaction from my friends was positive, my parents were pissed. They felt like I was attacking their image, and that I was an embarrassment to them. They wanted me to be their perfect little straight christian boy, and that’s obviously not what I wanted.

So they took me out of public school, took away my laptop and phone, and forbid me of getting on any sort of social media, completely isolating me from my friends. This was probably the part of my life when I was the most depressed, and I’m surprised I didn’t kill myself. I was completely alone for 5 months. No friends, no support, no love. Just my parent’s disappointment and the cruelty of loneliness.

At the end of the school year, my parents finally came around and gave me my phone and let me back on social media. I was excited, I finally had my friends back. They were extremely excited to see me and talk to me, but only at first. Eventually they realized they didn’t actually give a shit about me, and I felt even lonelier than I did before. The only friends I thought I had only liked me because they saw me five times a week.

After a summer of having almost no friends plus the weight of having to think about college, save money for moving out, keep my grades up, go to church each week and feel like shit because everyone there is against everything I live for, I have decided I’ve had enough. I’m never going to transition successfully, even when I move out. I’m never going to be happy with the way I look or sound. I’m never going to have enough friends to satisfy me. I’m never going to have enough love to satisfy me. I’m never going to find a man who loves me. I’m never going to be happy. Either I live the rest of my life as a lonely man who wishes he were a woman or I live my life as a lonelier woman who hates herself. There’s no winning. There’s no way out. I’m sad enough already, I don’t need my life to get any worse. People say “it gets better” but that isn’t true in my case. It gets worse. Each day I get worse.

That’s the gist of it, that’s why I feel like killing myself. Sorry if that’s not a good enough reason for you, it’s good enough for me. As for my will, I want 100% of the things that I legally own to be sold and the money (plus my money in the bank) to be given to trans civil rights movements and support groups, I don’t give a shit which one. The only way I will rest in peace is if one day transgender people aren’t treated the way I was, they’re treated like humans, with valid feelings and human rights. Gender needs to be taught about in schools, the earlier the better. My death needs to mean something. My death needs to be counted in the number of transgender people who commit suicide this year. I want someone to look at that number and say “that’s fucked up” and fix it. Fix society. Please.

Goodbye,

(Leelah) Josh Alcorn

fonte: tumblr: satan’s wifey.

Questa è la lettera d’addio che la diciassettenne Leelah Alcorn ha scritto prima di suicidarsi su Tumblr. Non servono parole per descrivere l’accaduto. Questo è il motivo per cui ancora l’omo-transfobia uccide, eccome se uccide.

Leelah si è suicidata pochi giorni fa. Allora cosa cazzo vogliamo festeggiare? L’avvento di un altro anno segnato da violenze, bullismo, suicidi? Io non festeggio. Berrò alla memoria di Leelah e di tutte quelle vittime suicide a causa di violenze e abusi. Ecco come ricorderò l’anno che sta per concludersi.

a chi giova dichiararsi?

Non uscirò allo scoperto nella Giornata Nazionale del Coming Out perché le persone LGBTQ ‘si dichiarano’ solo nell’interesse dei cisetero (eterosessuali cisgenere), mentre questi non devono farlo, non ci si aspetta che si dichiarino. Non dichiararsi è solo una conseguenza dei pregiudizi che crea la società su cosa sia normale.

fonte: Medium


Con il porre enfasi sull’atto di rivelazione, di esposizione allo scrutinio, al giudizio e sì anche all’accettazione da parte di chi ci circonda, riconosciamo implicitamente che essere queer significa doversi sempre dichiarare. Ciò rende l’identità queer come un Altro sempre oscuro e immaginato, una cosa che deve, allo scoccare della mezzanotte di un giorno prestabilito ogni anno, emergere ed eseguire un rituale di purificazione su se stesso.

fonte: Bilerico Project

non dichiararsi, oltre a essere una pratica che riceve senso solo e soltanto in quanto viviamo in un mondo dominato dall’eteronormatività e dall’abuso sulle minoranze sociali, può avere un estremo valore di sopravvivenza per coloro che vivono in contesti sociali pericolosi per la propria incolumità fisica e psicologica – e non sono pochi gli stati in tutto il mondo che condannano a morte gli omosessuali, figuriamoci gli altri appartenenti alla comunità lgbtq+.

dove invece, come da noi in italia, ancora vige la libertà d’espressione (per quanto fragile) d’altra parte non parlare, non palesare sé stessi davanti a chi vorrebbe negare la nostra esistenza facilita il prepotente, il razzista, l’omofobo e i reazionari in genere. stare in silenzio spesso significa lasciarsi dire da chi ha potere e tenta di violarci in quanto esseri umani. e questo non possiamo permetterlo.

questo secondo me è il significato del coming out day. sfondare le porte dell’ignoranza dell’oscurantismo.

una questione omosessuale

se non vi riconoscete in questo passaggio del favoloso Mieli non siete davvero attrezzati per fare la rivoluzione, purtroppo siete ancora intrappolati nella vergogna prodotta dall’educastrazione.

oggi non ci diremo froci o checche, oggi queer ci suona meglio. tuttavia la crasi tra queer e frocio può dare come risultato un romanaccissimo querfrocio, che suona ancora meglio.

8 giugno: la parata di Roma

questo sono io che ridivento frocio per la Parata di Roma. questo sono io che dimostro cosa vuol dire per me essere frocio: mostrare e non aver vergogna di mettere a nudo le fragilità che mi hanno costruito, e che sono permanentemente visibili su questo corpo. eppure in trent’anni non mi sono mai sentito tanto libero e spensierato, quasi felice.

1 giugno: la parata di Perugia

È iniziato giugno, il mese dell’orgoglio LGBTQ+ e proprio il primo giorno del mese c’è stata la parata in diverse città italiane, e io ho partecipato a quello di Perugia.

7000 presenze

La parata è sempre il momento più emozionante per la comunità perché finalmente ci spogliamo indossando il nostro vestito migliore e marciamo uniti ricordando le protagoniste delle prime lotte e i motivi per cui lottare ancora oggi per il riconoscimento della nostra esistenza fuori norma è ancora fondamentale.