Odio gli indifferenti

Politici inetti:

«Se l’uomo politico sbaglia nella sua ipotesi, è la vita degli uomini che corre pericolo, è la fame, è la rivolta, è la rivoluzione per non morire di fame. Nella vita politica l’attività fantastica deve essere illuminata da una forza morale: la simpatia umana; ed è aduggiata dal dilettantismo […].

Le autorità italiane, quelle governative, quelle provinciali, quelle cittadine, non hanno finora decretato un provvedimento che non sia stato tardivo, non hanno ponzato un provvedimento che non abbia avuto bisogno di essere modificato, di essere prima o poi cassato, perché, invece di provvedere, veniva a far rincrudire il malessere. […]

Amano l’idolo, fanno soffrire il singolo individuo. […]

Non sanno rappresentarsi il dolore degli altri, perciò sono inutilmente crudeli. […]

Quando se ne sono accorti, era troppo tardi; non importa: avrebbero potuto ancora provvedere, avrebbero potuto equamente distribuire la sofferenza. Non hanno sentito la sofferenza: hanno creato il caos, hanno lasciato arraffare ai più forti economicamente […].»

→ questo fu scritto ai tempi della grande guerra, e al giorno d’oggi che per affrontare una pandemia utilizzano linguaggio e significati militari, la situazione etico-morale è la stessa. niente cambia in questa pandemia di malvagia banalità che chiamiamo “italiani”; sottolineo qui l’uso del maschile plurale sovraesteso. personalmente trovo che la Weltanschauung MBABEC (maschio borghese abile bianco etero cis) sia una rovina per l’umanità.

«Non sanno armonizzare la realtà disagiata con la possibilità di minor disagio per tutti. […]» → posso immaginare che i privilegi, quando sono radicati dentro la coscienza, hanno bisogno di una motosega potente per essere abbattuti. e sì, sto parlando anche dei privilegi che gode chi non è soggettə a discriminazioni a causa di condizioni sociali e/o personali.

«lo spirito evangelico non ha saputo trasformarsi nella forma moderna della solidarietà e dell’organizzazione disinteressata e civile. Esso è rimasto pura esteriorità, inutile e melensa coreografia. Gli istituti di solidarietà sociale, alimentati coi quattrini dei contribuenti, non sono che dei feudi clericali.» → sputiamo sul papa, tuttə quantə!

Meticcio

come preferisco fare per presentare ogni bel libro letto, a seguire riporto alcuni estratti di questo ‘saggio pop’ edito da Effequ: perchè ce n’è bisogno, a giudicare dal potere che acquista il populismo facile e razzista di leghisti e fratelle d’italia.

note di redazione:

– laddove possibile sostituisco il maschile plurale sovraesteso con il neutro sul modello di “tuttə quantə”; laddove invece viene lasciato il maschile sovraesteso v’è cognizione di causa.

– tendenzialmente preferisco non maiuscolare. nel testo, in particolare, l’autore usa qui e là la lettera maiuscola per “occidente”, ma trovo che una ulteriore magnificazione di qualunque tipo di questo referente sia oltremodo dannosa; l’occidente, qualunque cosa voglia dire, si è già troppo automagnificato. stesso discorso per “dio”, altro referente che a mio avviso ha bisogno di un bel ridimensionamento e soprattutto contestualizzazione.

Prefazione

Perché sentiamo la necessità di costruire la diversità? Perché è indispensabile per definire ‘noi’. Noi siamo ciò che l’altrə non è ed è per questo che spesso, troppo spesso, configuriamo l’altrə come icona di ogni male. Abbiamo bisogno deə cattivə, per pensarci buonə.

Introduzione per un manifesto meticcio

La costruzione tutt’altro che naturale del mondo attuale, fatto di diseguaglianze e di frontiere tracciate sulla carta, non fa altro che riprodurre le restrizioni feudali: c’è chi nasce nel privilegio, e che eredita ogni genere di ricchezza e chi, per il solo fatto di essere natə in un paese, o per avere un colore di pelle, è condannatə.

di vergogna e accoglienza

lə occidentalə sono bravə a trascurare un fatto storico inconfutabile: guerre, diseguaglianze, impoverimento delle risorse naturali, errata concezione dello ‘sviluppo’, sono dovute, in grandissima se non in esclusiva parte, proprio all’occidente.

Frontiere, identità, perfino colori, per non dire delle obsolete categorie razziali, sono costruzioni dell’uomo. Sono invenzioni, finzioni, ovvero creazioni contingenti (fictio) e utilitaristiche.

occidentalismi e orientalismi

Il relativismo culturale […] è una postura, una maniera di essere, di pensare, di operare. Ogni atto, istituzione, atteggiamento, costume di un popolo va contestualizzato, facendo riferimento al sostrato culturale – ovvero la storia – da cui proviene.

Il buon senso, la morale, l’etica e di conseguenza le leggi, sono tutti elementi culturali. Ecco perché, se è del tutto utopico oggi prefigurare in tempi brevi la nascita di un’etica, di una giurisprudenza, di una visione globali, nondimeno è assurdo pensare che vadano reiterate le prove di forza, le affermazioni di superiorità del mondo occidentale.

Il razzista non sorride

Il voler gerarchizzare opinioni e culture, ideologie, stati d’animo, è l’idolo polemico etnocentrico e universalista contro cui lottano i relativisti.

Il confine, dice la logica, serve a definire l’identità. Ma tracciare il confine è questione di mobilità, plasticità, opportunità e opportunismo.

Perché allora le culture sono differenti, se gli uomini sono tendenzialmente uguali? Per le scelte culturali, appunto, per le pratiche e conoscenze acquisite nel corso della storia.

aiutiamoli a casa loro

nel dibattito sociale e politico esistono i nemici e chi li difende, i diversi e i sovversivi: il rischio è di considerare tali atteggiamenti, frequenti nella storia, come inevitabili e ‘naturali’, ovvero legati a un’essenza intrinseca dell’uomo e non alla sua cultura e quindi alla sua volontà, alle sue scelte, alle sue visioni contingenti, costruite, strumentali.

se ponessimo la persona – e non l’economia – al centro del discorso si potrebbe parlare di ‘sviluppo umano’ e quindi di un processo volto a favorire la libertà individuale.

La fame non è semplicemente sinonimo di povertà: ha sempre a che fare con il malfunzionamento – leggi cattiva distribuzione della ricchezza – dell’economia.

La libertà […] in quest’ottica diventa capacità e possibilità di scelta: di restare, viaggiare, andare e poi tornare.

tuttə carioca

sarà una coincidenza, o forse no, che le ‘vittime’ di questa violenza verbale e molto spesso non solo verbale siano proprio le religioni di origine africana, mentre il ruolo di demonizzatori, di purificatori, di salvatori, lo recitano le varie chiese pentecostali, i carismatici, gli evangelici in generale. L’islam e il cristianesimo, al contrario, sono religioni ‘forti’, perché monoteistiche e totalitaristiche (chiedono la totale sottomissione del credente) e si costituiscono come società teocratiche, cioè fondate sulla volontà di dio e l’obbedienza a dio. In questa prospettiva tanto il cristianesimo quanto l’islam sono intolleranti, sono invasive, devono convertire, perfino minacciare, perfino uccidere gli infedeli, i miscredenti, coloro che credono in falsi dèi.

se il punto chiave della teologia cattolica è la dicotomia corpo/mente, la separazione sistematica tra spirito e materia, alto e basso, sacro e profano, […] si dovrà ammettere che niente è più estraneo al meticciato di questa visione. Ecco un’altra ragione, la nostra eredità cattolica, che può spiegare perché l’idea meticcia faccia fatica ad affermarsi come auspicabile, risolutiva, egemonica.

Nelle religioni africane è assente il concetto di guerra santa, è invece connaturato il concetto che i convincimenti spirituali sono così intimi e personali che non si possono imporre con la forza.

l’Europa, una civiltà che non ha mai dimenticato i propri demoni, il proprio complesso di superiorità; soprattutto non ha mai rinnegato definitivamente i totalitarismi. Ha continuato a fingere di aver scacciato quei fantasmi, ma in realtà si va crogiolando ancora nel loro ricordo, annacquandoli in una verità di comodo che nelle narrazioni continua a essere presente e proclamata nella ‘superiorità del modello occidentale’.

[contrapposta al Brasile è] l’Italia, un paese che non si è mai considerato razzista, e invece lo è.

Nessunə deve dimenticare che la storia del meticciato nasce dallo stupro, dalla violenza.

la globalizzazione intermittente

Chi rimanda o vorrebbe rimandare indietro ə migrantə dimostra fragilità, non forza: chi ha un’identità solida seppure ‘impura’ non può avere paura del contatto, di mescolarsi, di ibridarsi.

l’uomo che verrà

l’essere transculturale della nuova mobilità planetaria, è ciò che più ci rappresenta. “Abitiamo una lingua, non un paese”, e la traduzione, reale o metaforica che compiamo, è come un viaggio per mare da una riva all’altra, o una traversata in carovana di un infinito spazio.

l’idea che la storia del mondo vada scritta dall’occidente è definitivamente tramontata, ora che anche l’universalità dei ‘nostri’ valori è andata perduta.

A tuttə sarà capitato di cogliere l’immediatezza della musica, la plausibilità della musica, la potenzialità della musica come strumento magico di comunicazione, come vettore di intese, veicolo di linguaggi.

Ecco, ancora, cos’è il meticciato: attenzione per l’altrə, co-produzione, ‘accordatura’.

La rivoluzione meticcia sarà una rivoluzione creativa, e le rivoluzioni creative spaventano non poco i conformisti.

postfazione

la storia della classificazione razziale umana è la storia dei tentativi di tracciare sulla mappa linee di confine.

è difficile entusiasmarsi all’idea di discutere ancora e ancora su quanto di noi e delle nostre società sia congenito e quindi immutabile. […] Ma almeno in questo modo si capisce chi è disposto a fare qualche sforzo per vivere in una società meno ingiusta e brutale, e chi invece è contento del mondo, e anzi si preoccupa che interventi volti a ridurre le disuguaglianze alterino un equilibrio che si vorrebbe scritto nei nostri geni.

terrorismo anale

una tesi sull’omosessualità è capace di cambiare radicalmente lo stato delle cose? l’omosessualità può essere paragonata al terrorismo? l’omosessualità può fare vittime?

quando ho sentito la notizia delle parole dell’annunciatore egiziano che screditava il lavoro di Zaky a Bologna mi è venuto in mente No Future di Leo Bersani: il regime patriarcale si difende dalla “minaccia omosessuale”, ma sarebbe più esatto allo stato attuale dire queer, con la sola accusa che abbia senso per il paranoico: terrorismo. anale, aggiungo io. l’eterno identico non può controllare le forze centrifughe del queer, che minacciano di dissolvere il suo nucleo centrale, la famiglia. se il capofamiglia etero scopre la sua funzione di dildo – e tutt* prima o poi lo scoprono – è finita. il queer è una minaccia alla stabilità delle architetture statali perché mina alla base l’incrostazione di significante e significato che hanno avuto finora il fallo e la famiglia edipica.

a pensarci bene forse il regime egiziano non ha tutti i torti. noi queer abbiamo il potenziale per distruggere i regimi vigenti dell’eterosessualità obbligatoria. abbiamo i nostri corpi che possiamo far funzionare come dildo decentrati e con cui demolire le certezze dell’eterosessualità. il queer è il terrore/ismo anale incarnato. perché non rivendichiamo questo meraviglioso potere? perché non attacchiamo più spesso?

Zaky è stato preso di mira come capro espiatorio, è chiaro. l’accusa: attentato alla sopravvivenza della supremazia del Fallo. la paura anale mai scacciata che l’omosessualità pur nella versione assimilazionista di questi decenni possa tornare ad avere la potenza rivoluzionaria degli albori, quando ancora rivendicava il puro desiderio indifferenziato dei corpi. ma oltre alla gran maggioranza che vuole integrarsi all’eterosessualità – con l’inevitabile fallimento che questa voglia di integrazione comporta – c’è chi è altr*. come scrivono ideadestroyingmuros nell’introduzione al libro di Preciado:

Siamo coscienti di essere corpi stranieri, sterili, inutili, sappiamo che le nostre pratiche sono considerate improduttive, mostruose, scandalose e i nostri consumi inverificabili. […] ci riconosciamo nel delirio di tutto ciò che ancora non esiste.

avanti così! magari una tesi sull’omosessualità fosse capace di rovesciare un regime come quello egiziano, magari una tesi sull’omosessualità fosse in grado di cancellare dalla faccia dell’umanità le piaghe causate dal patriarcato! volessero i numi delle orge!

invece per ora ci dobbiamo accontentare di incarnare il terrore anale dell’eterosessuale in crisi. ma siamo agli sgoccioli, regimi eteropatriarcali di tutto il mondo: avete i giorni contati. avete ragione di temere che un dildo vi accarezzi: una volta assaggiato non ne potrete fare più a meno.

presto saremo liber* dagli abusi dell’eterosessualità, e noi come tutt* Patrick George Zaky.

CollegaMenti #9

Meloday: Liberazione

insieme ai CollegaMenti, riprende la rubrica più amata dal pubblico epentetico: la condivisione assolutamente arbitraria, senza capo né coda, senza ragione ma con molto sentimento, delle melodie che più mi aggradano al momento, quelle che trovo per caso in giro per la rete e altre cose di musica attraverso cui sento l’urgenza di esprimermi.

troppe catene di pentagrammi ho scalato e ridisceso dall’ultima volta che ho condiviso qualcosa del genere, per cui non vale la pena tentare riassunti. invece tenterò una forzatura, perché sebbene di solito la rubrica uscisse di lunedì, solo questo numero esce di giovedì, ma un giovedì particolare. Si tratta infatti della Festa della Liberazione o Anniversario della Liberazione da quella putredine che fu il nazifascismo, perché l’Italia è e deve rimanere orgogliosamente antifascista. Oggi celebriamo tutt* coloro che ancora quotidianamente combattono e resistono alla violenza fascista in ogni sua forma. La liberazione non è cosa del passato.

Buona festa e buona resistenza!

annuncio per lapidatori provetti

volete anche voi tolleranza rispetto e comprensione nei vostri confronti nel caso in cui decideste di uccidere qualcuno?

da oggi non è più così assurdo e smodatamente fascista pretendere rispetto per il privilegio di decidere vita e morte di soggetti terzi. il sultano del brunei accetta candidature da ogni parte del mondo (perché va bene il progresso globale, ma quello che più ci aggrada di esso, meglio prenderlo à la carte per così dire) per nuovi posti di lavoro come mangiamorte, o per essere più aderenti alla loro funzione, lapidatori provetti.

la paga non sarà commisurata con l’esperienza, poiché gloria onore patria famiglia e altre fascistologie come queste sono gratis e non costano nulla, a parte il senno. affrettatevi, i posti si stanno esaurendo, giorgia meloni si è già candidata insieme ad alessandra mussolini e a tre quarti di parlamento italiano, perché sia mai che ci lasciamo sfuggire l’occasione di arricchirci sulla pelle delle persone.

nel frattempo in italia la giustizia va contro i cervelli di plastica che l’esecutivo e i suoi sostenitori tengono al posto della materia grigia.

 

Filosofia dell’inclusione

1. Come argomento di riflessione ho scelto l’identità e il saggio di Amartya Sen Identità e violenza, in cui l’autore espone la tesi di fondo secondo la quale concepire gli individui in base a uno e un solo tipo di identità culturale può condurre nel lungo termine allo scontro e alle violenze a vari livelli. Nei nove capitoli del volume Sen illustra esempi tratti dalla storia recente di popoli e culture religione le cui violenze interne hanno come principale causa scatenante l’attribuzione di rilevanza a un solo criterio di classificazione culturale, quale ad esempio la religione, a discapito dei molteplici aspetti e dimensioni che costituiscono gli esseri umani a ogni latitudine geografica.

2. In Identità e violenza si può rintracciare una visione etica delle pratiche antropologiche basata sui principi di scelta libera, libertà culturale e multiculturalismo. Proprio come l’individuo è influenzato e costituito da identità e affiliazioni multiple, e per converso sceglie in base a priorità diverse in base al contesto quale affiliazione e dimensione del sé privilegiare, Sen suggerisce che il fine ultimo della società globale per un’epoca pacifica può essere realizzato da comunità multiculturali in cui le varie identità culturali multiple entrino in contatto attraverso gli scambi reciproci. La scelta delle priorità identitarie non deve costituire impedimento alla costruzione di tolleranza e pluralismo sociale, anzi dovrebbe essere fonte di scambio e dialettica, a partire dal livello individuale fino a quello globale. La violenza infatti possiamo dire che sia principalmente veicolata attraverso l’imposizione su sé e sugli altri di una identità univoca o esclusiva, stereotipata, che viene fatta coincidere con l’essenza della persona/cultura/popolo… e che nella maggior parte dei casi storici si è trattato di categorie religiose o etniche. Se con etica intendiamo con Aristotele l’attuazione del Bene secondo virtù nella vita politico-sociale, l’approccio di Sen rappresenta la promozione delle intersezioni culturali in cui ogni essere umano si trova a vivere.

3. L’intercultura può essere definita secondo la visione di Amartya Sen come la connessione e lo scambio tra identità e pratiche culturali diverse e multiple, a partire dall’intreccio a livello locale del singolo individuo fino al livello globale, dove la trasmissione e lo scambio di saperi e tecniche nei campi economico, scientifico, letterario, musicale, artistico, politico… siano proficuamente messi in atto. A livello locale, all’interno dello stato-nazione, l’inclusione permette di unire concezioni e stili culturali che altrimenti resterebbero parallele, senza mai trovare un punto in cui incontrarsi, secondo quello che Sen definisce un arido ‘monoculturalismo plurale’.


Ora che abbiamo archiviato anche questo capitolo, posso dire con tutta libertà che questi concetti di intercultura e inclusione sia tanto belli quanto utopici e addirittura ingenui. Non mi pare che le previsioni dell’autore abbiano molto a che fare con la realtà. Verrebbe da chiedersi dove vive costui, e accorgersi che, certo, per un direttore di Cambridge, è facile costruire utopie e sperare nel meglio. Ma forse prima ci rassegniamo all’inevitabile cattiveria intrinseca del genere umano, meglio affronteremo i lupi. Il Bene è l’eccezione, una tendenza, piuttosto che la regola: lo vediamo e sperimentiamo ogni giorno. Anch’io credevo, e ci credo ancora negli ideali espressi nel saggio, nessuno può negare che siano ottimi e massimamente preferibili; allo stesso tempo mi accorgo che questi ideali rimangono sempre confinati sulla carta, quasi mai messi in pratica.

Terrorismo italiano

Attentato terrorista: un fascista disadattato spara su un gruppo di uomini e donne neri avvolto nella bandiera tricolore. Alcuni elementi saltano agli occhi:

  • la stampa italiana non si prodiga a dare i nomi delle vittime; quello dell’attentatore al contrario affiora in continuazione
  • gli sciacalli, per citare solo la feccia minore, fanno il loro lavoro: i partiti filofascisti tra cui lega e forza italia cercano attenuanti per il gesto del terrorista
  • la sinistra, per converso, è incapace di condannare perentoriamente l’accaduto e di demolire moralmente le forze politiche che giustificano o peggio appoggiano il terrorista

Cavità

In questo vuoto che è lo spazio verosimile manca completamente senso morale, senza eccezione. Non mi pare corretto nei confronti dei futuri, dato che non c’è quasi nessuno che si preoccupa di discernere criticamente e il più imparzialmente possibile quello che accade in società.

C’è un vuoto totale che i politici di quasi tutto lo spettro lasciano all’indifferenza: non avendo contenuto, l’indifferenza non ha peso, quindi può risucchiare come un buco nero ogni oggetto e persona che trova sul suo cammino. In particolare mi preoccupa l’indifferenza ai rigurgiti fascisti che attraversano il popolo italiano, e che bisogna combattere. Non possono essere tollerati atteggiamenti indulgenti o accoglienti verso idee fasciste e razziste, specialmente sui mezzi di comunicazione di massa. Questo è il l’obiettivo della mia polemica, perché è evidente che “lasciar stare” è il primo atteggiamento che permette ai fascismi di prendere piede.

Ai miei studenti per esempio mi prenderò cura di far conoscere il passato coloniale del mondo anglofono con tutte le conseguenze sul mondo di oggi, in modo da mettere in risalto l’intero mondo valoriale che la lingua veicola. Insegnare una lingua, secondo me, dovrebbe implicare insegnare la storia culturale e dei segni di valore che stanno sempre dietro la sua evoluzione nel tempo e nello spazio.

Nelle scuole italiane allo stato attuale si insegna a rispettare il Giorno della Memoria, ma pochi mettono in evidenza in che modo l’Olocausto sia connesso al passato coloniale, al razzismo italianoai genocidi provocati in Africa dal fascismo. Quasi nessuno ne parla; di certo non le istituzioni che al contrario ne dovrebbero essere consapevoli. Ma è necessario diffondere le vergogne di cui gli italiani si sono macchiati: non siamo mai stati brava gente, perché al pari degli inglesi e di altre nazioni europee per un certo periodo abbiamo incarnato e diffuso il Male.

Insomma lo scopo di questo spazio e di queste parola è ricordarmi di raccogliere pagine e storie che raccontino la nostra identità, ed è rivolto principalmente a te, caro nipote, così che conoscendo il Male imparerai a scegliere sempre il Bene.

{quotidianamente}

1938 – 2018

[…] Ma il caso più plausibile e frequente, purtroppo, è quello di coloro che vengono a dirci che non importa, che qualsiasi compagnia andrà bene. Sul piano politico e morale, questa indifferenza, benché comune, è a mio avviso il pericolo maggiore che possiamo correre. E associato a questo, si profila oggi un altro pericolo, grave forse quanto il primo, ossia quella tendenza così diffusa a non volere giudicare affatto. Dalla nolontà o incapacità di scegliere i propri esempi o la propria compagnia, così come dalla nolontà o incapacità di relazionarsi agli altri tramite il giudizio, scaturiscono i veri skandala, le vere pietre d’inciampo che gli uomini non possono rimuovere perché non sono create da motivi umani o umanamente comprensibili. Lì si nasconde l’orrore e al tempo stesso la banalità del male.

Hanna Arendt – Alcune questioni di filosofia morale


 

Considerare una persona saldamente incastrata in un’affiliazione, e in una soltanto, annulla i complessi intrecci fra molteplici gruppi e fedeltà multiple, rimpiazzando la ricchezza di una vita umana piena con una formula circoscritta che insiste sul fatto che ogni persona è «collocata» soltanto in un unico compartimento organico. […] Sarebbe una vittoria a distanza per il nazismo se le atrocità degli anni trenta avessero precluso per sempre a un ebreo la libertà e la facoltà di invocare qualsiasi identità diversa dall’ebraismo.

Amartya Sen – Identità e violenza