In evidenza

VOGLIAMO TUTTO

Se la destra vuole cancellarci, noi gridiamo più forte il nostro Programma per celebrare compagnə, amantə, amicə, vivə e mortə, anche «per far l’amore e mettere in scena spettacoli e poesie oscene fuori da ex prigioni vuote». Quella che segue è quindi una bibliografia queer sempre in aggiornamento: 

All Boys aren’t Blue

{tra queste parentesi si trovano mie note a margine e indicazioni di contesto. i temi del libro: blackness + queerness + critical race theory}

introduzione: black. queer. qui.

questo libro è un’esplorazione di due delle mie identità – Nera e queer – e di come ho preso coscienza delle loro intersezioni dentro me stesso e nella società. {nel corso dell’intero libro la parola Ner* ha la maiuscola}[…]

Poiché questo è un libro di memorie, condividerò con voi alcuni dei miei ricordi personali. Questi ricordi sono specifici della mia esperienza di bambino, adolescente e giovane adulto. Ma sottolineano anche alcune delle esperienze universali delle persone Nere e/o queer. […]

Credo che la società dominante stabilisca un’idea di ciò che è “normale” semplicemente per sopprimere le differenze, il che significa che chiunque di noi non rientri nella loro “normalità” sarà alla fine oppressə. […]

Ho imparato che ə bambinə che mi vedevano diverso non avevano un problema fino a quando la società ha insegnato loro a vedere le mie differenze come una minaccia. Quelle differenze, come l’essere effeminato e impertinente, furono costantemente attaccate per tutta la mia infanzia da parte di bambinə che non sapevano neanche perché avessi dovuto essere svergognato per quelle differenze. Non erano loro a umiliarmi, quanto coloro che lə stavano crescendo e che insegnavano loro a far vergognare altre persone con quelle qualità {differenti dalla norma}. La maggior parte deə bambinə non è intrinsecamente cattiva. Ə loro genitorə, tuttavia, possono farlə diventare cattivə. […]

Moltə di noi sono ancora qui. Ancora in vita e in attesa che le nostre storie vengano raccontate – di raccontarle noi stessə. Siamo ə vivə che sono sempre statə qui ma sono statə cancellatə. […]

Questa è la storia di George Matthew Johnson. Questa è una storia per tuttə noi.

act 1: un bambino differente

{Matthew e suo cugino vengono assaliti e malmenati da un gruppetto di pari:}

Vorrei sapere cosa motivò l’attacco. Potrebbe essere stato perché ero effeminato? Poteva essere una questione di razza, dato che l’aggressore principale era un ragazzo bianco di un’altra parte del quartiere? Potrebbero essere stati semplicemente i comportamenti tossici che insegniamo ai ragazzi riguardo al combattere e guadagnarsi la mascolinità? […]

Ai ragazzi maschi neri è richiesto di essere rudi e duri. Di assorbire il dolore e non versare una lacrima. […] I ragazzi maschi non dovrebbero piangere, quindi tieniti dentro quella merda. Spesso fino alla tomba. {così succede: educazione a sentimenti ed emozioni non pervenuta, e i risultati visibili sono violenza e/o suicidi.} […]

La cosa più importante da capire è avere l’agibilità di prendere le decisioni che sono nel proprio migliore interesse. Il potere di opporsi alla società e anche alle persone di casa. È un peccato che viviamo in un mondo in cui possedere pienamente la propria identità può essere oggetto di rifiuto, mancanza di rispetto o addirittura violenza – specialmente per coloro che ammettono la loro identità queer fin dalla giovanissima età.

Mi basta dire: rispetta le persone nei loro nomi e per come scelgono di identificarsi. […] La regola è che le persone siano chiamate con i nomi e i pronomi che scelgono. […]

Quando sei unə bambinə che è differente, […] c’è sempre un qualcosa che deve essere cancellato – e con esso, un pezzo di te. […]

Il linguaggio è interessante, soprattutto da bambinə. Si sa che ə bambinə creano le proprie parole e i propri linguaggi che possono condividere tra di loro – spesso considerati dall’esterno innocui. Eppure, in questo caso, la mia lingua inventata è stata vista come una minaccia alla mascolinità – un ideale di cui dovevo essere all’altezza anche se non ero abbastanza grande per capirne appieno il significato o, se è per questo, nemmeno come scrivere.

Così gli adulti della mia vita prescrissero l’aspetto della mascolinità per me. Era anche loro responsabilità assicurarsi che la persona che ero, questa “femminuccia”, non influenzasse gli altri bambini {maschi} – come se il mio essere chi ero cambiasse chi erano gli altri. Ma è così che la pensavano {e molto probabilmente la pensano tuttora così}. La mia parola era una minaccia all’identità dei loro figli – all’identità che speravano che i loro figli avessero. {e quanto sono terribilmente distruttive le aspettative di genere nei riguardi delle sensibilità deə più piccolə!} […]

Un giorno è diventato dolorosamente ovvio il fatto che non potevo più destreggiarmi tra le mie identità. Che un ragazzo salti la corda non era ammissibile, per quanto innocente fosse. I ragazzi dovevano essere amici dei ragazzi e avere cotte per le ragazze. Non dovevano cercare di essere ragazze. […]

{semplicemente} lə adultə che partecipano all’omofobia creano bambinə che fanno lo stesso. […]

Navigare in uno spazio che mette in dubbio la tua umanità non è affatto vivere. È esistere. Tuttə noi meritiamo più della semplice capacità di esistere. […]

Ho provato una profonda tristezza il giorno in cui ho smesso di saltare la corda. È stato il momento in cui ho capito che la sicurezza prevaleva sull’appagamento, anche da bambinə. […]

L’impudenza della società di {voler} infondere “virilità” nella vita di unə bambinə. […]

Trovare la felicità è importante. A volte bisogna spingersi oltre i propri limiti per arrivare a quel punto. […] Non devo essere confinatə in un’identità che mi incastra in uno spazio in cui devo scegliere di essere l’unə o l’altrə. […]

{A scuola:}

Mi ricordo come vedevo tutte le figure “buone” bianche e Nere come se fossero uguali. Uomini come Jefferson e Washington ci venivano insegnati in un modo che sorvolava sul fatto che avevano posseduto schiavi – mentre qualcuno come Robert E. Lee è stato ritratto sotto una luce molto diversa per aver sostenuto quelle stesse cose. La storia ha uno strano modo di dipingere. […]

Per quanto ci concentrassimo sui volti bianchi più anziani della storia americana, c’era sempre un periodo dell’anno che era dedicato a noi studentə Nerə. […]

Avevamo un numero minimo di insegnantə nerə, ma le persone Nere erano sempre bidellə, addettə al pranzo e segretariə, il che non sarebbe un problema se occupassero anche posizioni di potere. […]

Il Mese della Storia Nera era pura gioia Nera. […]

A volte non sai di esistere finché non ti rendi conto che qualcunə come te è esistitə prima. […]

Il Mese della Storia Nera è sempre stato dolceamaro, perché non appena arrivava se ne andava. La storia dei bianchi non aveva bisogno di un mese; la stavamo imparando continuamente. […]

Microaggressione è il termine accademico per quello che stavo vivendo. In poche parole, è quando una persona ti insulta o ti sminuisce in base esclusivamente al gruppo emarginato in cui ti trovi. Si chiama “micro” perché quella persona non ti chiama in modo esplicito n**** o a f**** o entrambi. Invece, attirano l’attenzione sulle vostre differenze in modo discreto. A volte può sembrare quasi innocente o ingenuo, ma puoi esserne certə che queste piccole cose diventano grandi nel tempo. Queste piccole supposizioni crescono fino a creare un intero stereotipo. Questo tipo di comportamento microaggressivo porta spesso a razzismo o omofobia palesi alla fine. […]

​​Troverete che la gente spesso usa la scusa “era la norma” quando si parla di razzismo, omofobia, e qualsiasi altra cosa nella storia da cui cercano di assolversi. Dire che qualcosa era “una norma” del passato è un modo per non dover affrontare le sue ripercussioni sul presente. Elimina il fatto che l’odio non si ferma solo perché è cambiata una legge o un’epoca. La gente usa questa scusa perché spesso non è disposta ad accettare quanto sono pieni di fobie e -ismi – o almeno quanti benefici traggono dalle strutture sociali che li privilegiano. […]

È interessante quante cose in questo paese lə bambinə bianchə fanno per assodato, mentre lə bambinə nerə continuano a lottare per generazioni. […]

Stai insegnando alla gente a nuotare o la stai lasciando affogare? […]

act 2: famiglia

e poi c’ero io.

un piccolo ragazzetto queer nero ancora molto insicuro su chi fosse. Mi seppellivo nei compiti scolastici e mi nascondevo dietro i miei libri. Quello che non avevo nelle amicizie, lo trovavo sempre nelle storie. Mentre lə altrə ragazzə erano fuori a giocare nelle loro rispettive cricche, io passavo il mio tempo in biblioteca o a fare i compiti… {a parte l’identità nera, mi ritrovo completamente in questo ritratto. a cominciare dall’”e poi”: perché anch’io sono arrivato “poi” all’interno della mia famiglia}

Avevo i miei libri.

Avevo i miei compiti.

Avevo me stesso ed ero isolato. […]

Mia nonna ha visto Hope crescere e in fase di transizione, e penso che questo l’abbia aiutata a capire quello che vedeva in me. Aveva anche visto i danni che accadono quando lə bambinə “diversə” non vengono nutritə e amatə allo stesso modo dellə altrə bambinə. Quando lei dice “amo ognunə di voi in modo diverso”, non intende dire vi amo di meno, ma vi amo interamente, e come siete. […]

Le dinamiche familiari sono un argomento che viene fuori spesso nella cultura LGBTQIAP+. La “famiglia creata” è un sistema in cui amici provenienti da molte estrazioni sociali creano cerchi di amicizia estremamente stretti nel tentativo di assicurare un ambiente di tipo familiare per lə moltə che non sono accettatə a casa. […]

Anche se non conoscevo la mia parte di cultura queer o non avevo le risorse per esplorarla, almeno avevo una casa. […]

Ci sono moltissime persone che sono giovanə e fuori in cerca di un sistema di supporto. Costruisci il sistema di supporto che vuoi avere intorno a te. Questo non sarà sempre facile, non mentirò. Non vi venderò la favola dell’”Andrà Tutto Bene” come i media cercano di fare senza offrire il come. Il come {andrà tutto bene} sta nell’essere dispostə a rischiare con sé stessə e creare il sistema di supporto che si desidera avere. […] Dite alla gente, specialmente quellə che sono non-queer e non-Nerə, di “Renderla {la società} Migliore”. Non si migliora qualcosa senza agire, e avete tutto il diritto di richiederlo. […]

per quanto siamo diversə come persone queer, alcune cose sono semplicemente universali indipendentemente da sesso, genere o (inserire differenza qui). Elevare una comunità vista come al di sotto di te ad avere equità e uguaglianza non danneggia nessuno se non l’oppressore {cosciente di esserlo}. {per dirla con le parole di qualcun altrə: “i diritti non sono coperte per cui se ce l’ho io, tu rimani senza.”} […]

Il condizionamento sociale che ci ha detto di odiare lə nostrə similə a causa di sesso e genere può essere infranto. Proprio come mio padre, la mia comunità ha una seconda possibilità, una che dà aə suoə figliə queer Nerə la possibilità di sopravvivere a un mondo anti-Nerə che è già contro di loro. Ricevo bigottismo ovunque. Mio padre si assicurò che almeno non lo ricevessi a casa, usando gli strumenti che aveva, nel miglior modo per lui possibile. […]

{rivolgendosi a Hope, la sua cugina transgender:}

nonostante non avessimo l’educazione o le risorse per capire appieno cosa ti stava succedendo, ti abbiamo sempre amato e tu hai trovato un modo per ricambiare il nostro amore ancora di più. […] la nostra esistenza come persone queer non è mai stata in bianco e nero. […]

a volte non puoi vedere te stessə se non riesci a vedere altre persone come te che esistono, prosperano, lavorano. […]

quando si è unə bambinə che cresce con sentimenti sia di parte femminile che maschile, senza spazio per elaborarli, si tende ad accordarsi con il miglior riflesso possibile di se stessə. […]

da ragazzino ero effeminato e supponevo di dover essere una ragazza, perché mi piacevano le cose da ragazza e avevo manierismi da ragazza. Questo era tutto ciò che potevo elaborare dall’età di cinque anni fino all’età di circa dodici anni, perché non avevo un vocabolario completo per genere e sessualità. […]

quando penso al numero di persone queer nella mia famiglia, ricordo le discussioni che le persone fanno sulla questione del nascere o crescere queer. Penso che la parte più divertente di questa discussione è che non importa se l’essere queer succede per nascita o per scelta. È quello che sei e nessunə dovrebbe avere il diritto di cambiarlo {o discuterne per farti cambiare, per dire}. […]

{una delle lezioni che George ha imparato dai tumori che la sua Nanny ha combattuto:}

Controllo le cose che sono in mio potere. Metto energia nelle cose che posso cambiare e prego per il resto. E come tu hai detto, vivo la mia vita senza rimpianti. Abbiamo ancora tempo qui insieme. E avremo i ricordi per sempre. Ti ringrazio.

act 3: teenagers

{dove l’autore del libro racconta di un suo cugino, ucciso per aver difeso Hope da una gang}

La stessa ideologia di mascolinità e virilità che ha costretto me e te a nascondere le nostre identità è la stessa ideologia di mascolinità e virilità che ti ha ucciso. La vita può essere tragica in questo modo. […]

Non è un requisito che tu possa mai trovare empatia per un abusatore. Fai in modo di ritenere responsabile il tuo abusatore.

{splendido qui il concetto di} avvoltoi culturali: {persone bianche che si appropriano di elementi culturali specifici, per esempio: treccine o parole come n*g**, per sentirsi ““fighi”” o tentare di farsi accettare; insomma} qualcosa con cui possano giocare senza mai soffrire l’oppressione sperimentata da chi li ha creati.

{nel passaggio dalle scuole medie alle superiori} è completamente diverso lottare con lə ragazzə bianchə perché ero nero, e con lə ragazzə nerə perché ero gay. Questa doppia emarginazione era un peso faticoso. […]

Devi sempre uscire allo scoperto {coming out} da qualche parte. In ogni nuovo lavoro. In ogni nuova città in cui vivi. A ogni nuova persona che incontri, probabilmente dovrai spiegare la tua identità. Io volevo essere gay, ma alle mie condizioni. […]

Alcunə di noi sono spintə ad accettare un’identità prima di essere completamente prontə ad accettarla noi stessə. […]

act 4: amici

{all’università/college:}

Vedevo la confraternita come un’opportunità per essere in una posizione di leadership, parte di un movimento più grande di me. Cercavo anche fratellanza, la capacità di legare con altri ragazzi in modo platonico. Per me, una confraternita significava ottenere l’unica cosa che desideravo tanto avere: un ideale maschile unito a me. […]

Questa era la mia ricerca della mascolinità e finalmente avrei potuto dimostrare quanto fossi tosto. La mascolinità sembrava necessaria. Ne ero attratto negli altri ragazzi. Acquisire mascolinità sembrava quasi una forma di amor proprio. Volevo piacermi. Volevo essere innamorato di me stesso. […]

Stavamo crescendo tutti insieme. Alcuni di noi erano ipermascolini mentre altri non lo erano così tanto. Ma per qualche ragione, non importava. Questo era l’ambiente che desideravo. Uno in cui la mia natura effeminata non aveva importanza e la gente poteva vedermi per la persona che ero. […]

C’è tantissimo pericolo nel non fornire un’adeguata educazione sul sesso allə fanciullə, specialmente a coloro che fanno sesso al di fuori degli schemi eteronormativi. […]

Mi misi davvero in situazioni più rischiose non sapendo cosa stavo facendo e non avendo gli strumenti, le risorse o una comunità di supporto per cercare quella conoscenza. […]

Ho dovuto scoprire e capire da solo un sacco di questa roba. […]

Reprimiamo chi siamo durante quei primi anni formativi in cui dovremmo imparare e crescere accanto lə nostrə coetaneə etero, e all’interno della sicurezza e del sostegno delle nostre famiglie. I sistemi eteronormativi nella nostra società hanno letteralmente il potere di cambiare la traiettoria delle nostre vite. […]

non sai cosa ti piace o chi sei se lasci che ti infilino in uno scatolone che la società ha creato per te. […]

La mia più grande paura è che lə adolescentə queer vengano lasciatə a tentativi ed errori nella loro esperienza sessuale. Vale la pena che io mi senta un po’ in imbarazzo in modo che siate tuttə un po’ più preparatə. […]

{quando George viene a conoscenza della morte di Kenny, un suo carissimo amico di confraternita:}

Eravamo giovani e sperimentavamo una perdita, separatamente e insieme. A nostra insaputa, abbiamo iniziato a stringere le braccia mentre stavamo fianco a fianco. Penso che fosse l’unico modo per non cadere a pezzi. […]

Non superi mai veramente la morte. Diventa solo più facile conviverci ogni giorno. […] Ci fu una morte avvenuta anche dentro di me. Una morte che moltə di noi subiscono quando perdiamo qualcunə che ci ha amato incondizionatamente. […]

Come persona nera queer, sono morto centinaia di volte. Probabilmente morirò altre centinaia di volte prima della mia morte fisica. Questa è la lezione della morte, però: dalla morte viene la rinascita. Una rinascita nel pensare, nell’elaborare, nel vivere. […]

Ancora più importante, la morte di tutte le cose che ero condizionato a pensare sulla mia identità era necessaria per sopravvivere a modo mio. […]

postfazione

Sapere che l’eredità di questo libro non riguarda me rimuove quasi tutti quei sentimenti {correlati anche alla cosidetta sindrome dell’impostore}. Essa è per voi. […] Ho reso pubbliche le cose più profonde e oscure del mio passato nella speranza che qualcunə possa vedere un riflesso di sé stessə nelle parole e sapere che non è solə, e che anche voi potete crescere e prosperare. […]

La cosa più preziosa che spero questo libro insegnerà ad altrə, come ha insegnato a me, è che non c’è sempre una soluzione. Che a volte alcune cose finiscono nel modo in cui finiscono. Che alcuni processi saranno sempre in corso. […]

Non dobbiamo accettare così facilmente le norme che siamo statə costrettə a seguire. Possiamo provarle e, se non funzionano, creare qualcosa di nuovo. Quando dico che non sono “blu”, intendo molto più di un colore tradizionalmente designato per rappresentare {il referente di} ragazzo.

La mano sinistra del buio

“Ci racconterete degli altri mondi fra le stelle – degli altri tipi di uomini, delle altre vite?” – grassetto mio – conclude Ursula K. Le Guin per bocca di Sorve Harth, invitando ə lettorə a inoltrarsi nel mare magnum di storie e mondi ALTRI nella complessa poiesi fantascientifica. Ecco la prefazione per mano dell’autrice stessa:

“Sono le parole a complicare e confondere. Ci viene chiesto ora di ritenere che l’unica utilità delle parole stia nel loro essere segni. I nostri filosofi, alcuni di loro, vorrebbero che accettassimo che una parola (una frase, un’asserzione) ha valore solo fintantoché ha un significato univoco e punta a un unico fatto comprensibile dall’intelletto razionale, solido dal punto di vista logico e, idealmente, quantificabile. […] L’unica verità che sono in grado di comprendere o di esprimere è, se definita secondo la logica, una bugia. Definita usando la psicologia, è un simbolo. Definita usando l’estetica, una metafora.”

Questa la bibliografia dell’autrice e questa la sua biografia in angloamericano.

Scoprire una scrittrice come Ursula K. Le Guin per me significa aprire una porta su un altro modo di costruire mondi. E per fortuna in questa edizione c’è anche una postfazione di Nicoletta Vallorani che amplia l’universo di senso creando una bibliografia ecumenica:

Il linguaggio della notte;

da La teoria della borsa delle storie: “La fantascienza propriamente concepita, come tutta la narrativa seria, per quanto divertente, è un modo per cercare di descrivere ciò che sta di fatto accadendo, ciò che le persone fanno e sentono realmente, come le persone si relazionano a tutto il resto in questa vasta matassa, questo ventre dell’universo, questo grembo di cose che saranno e tomba di cose che furono, questa storia interminabile. In essa, come in tutta la narrativa, c’è abbastanza spazio per tenere anche gli UOMINI al loro posto, al loro posto nello schema delle cose; c’è abbastanza tempo per raccogliere un sacco di avena selvatica e seminarla, e cantare al piccolo Oom, e ascoltare le barzellette di Ool, e guardare i tritoni, e comunque la storia non è finita. Ci sono ancora semi da raccogliere e spazio nella valigia delle stelle.”

“Genly Ai è maschio, ma impara a non esserlo.”

The Wave in the Mind;

I reietti dell’altro pianeta;

“una orgogliosa ripresa dell’androginia dell’Orlando di Virginia Woolf” […] “nella consapevolezza di quanto sia rilevante il viaggio tra i ghiacci – cioè in una natura non necessariamente amica – per determinare un processo di crescita doloroso e necessario.”

“È il bianco della balena che Achab non riesce a domare, ma anche quello di una natura – ambientale e organica – che si fatica a comprendere e ridurre ai percorsi razionali e lineari delle modalità di pensiero maschili.”

Una natura che è stata naturalizzata coattivamente in “composte dicotomie” dall’Uomo costrutto performante di Mascolinità, ma che non ha nulla a che fare con la sempreverde tendenza alla diversità. La natura è diversa e differente, dimostrabilmente queer. E nel mio piccolo immagino e penso che Ursula K. Le Guin intendesse davvero rappresentare storie d’altro genere.

Post Porno

bisogna sovvertire gli immaginari sessuali e distruggere la morale borghese-fascista italiana tanto cara alla chiesa e ai suoi adepti: guano disumano, ipocrita e vigliacco, cancro della specie, fango meritevole solo di sputi. sputiamo sui preti e sui fascisti, oppure mettiamoli a disagio manifestando l’intero spettro delle sessualità, godendo e squirtando davanti ai loro occhi. questo merita una società cattobigotta.

a questo proposito vengono in aiuto gli immaginari delineati da Post Porno, Corpi liberi di sperimentare per sovvertire gli immaginari sessuali, opera di Valentine Fluida Wolf.

qui sotto raccolgo i riferimenti del libro, ma soprattutto voglio mettere in evidenza, dati i tempi che corrono e alla luce degli ultimi avvenimenti in parlamento, le performance Fuck the Fascism a Roma di MariaBasura. DA REPLICARE. Mandiamo affanculo le gerarchie eteronormative nazionaliste e facciamo sesso libero e svergognato davanti ai loro occhi. Abbattiamo le gerarchie un orgasmo alla volta.

“Usciamo in piazza.
Mostri, mutanti, froci, terroni, migranti, dissidenti; quelli che si svegliano e vogliono svegliare gli altri.
Abbattere i muri imposti dall’ignoranza.
Fottiamo da dietro i culi glorificati dei dignitari fascisti, eroi del colonialismo.
Li scopiamo e sulla scena del crimine eiaculiamo la storia vera sui loro corpi di pietra.
PORNOTERRORISMO, ci atteniamo alla parola.
Con i nostri pacchi sovversivi combattiamo la pornografia di questo sistema, di questa storia, di questi lasciti che esistono ancora;
eredità economiche, potere politico;
latifondi di ieri, conglomerati di oggi;
Gli eterni proprietari di domani.
Vieni e unisciti a noi, il mondo è pieno di monumenti che aspettano che tu li fotta.
NON RICEVIAMO E NON ABBIAMO RISPETTO!

Il manifesto:

Altri riferimenti a performer, eventi e documenti culturali che hanno contribuito e contribuiscono a costruire pratiche postporno:

Ovidie
https://fr.wikipedia.org/wiki/Ovidie

Paul Preciado
https://www.internazionale.it/tag/autori/paul-preciado

Ellen Willis
https://en.wikipedia.org/wiki/Ellen_Willis
https://www.dissentmagazine.org/article/the-radical-ellen-willis

COYOTE
https://en.wikipedia.org/wiki/COYOTE

Annie Sprinkle
https://anniesprinkle.org/
libro: Post Porn Modernist
https://www.golenaedizioni.com/page.php?168

A public cervix announcement:
http://anniesprinkle.org/a-public-cervix-anouncement/

Betty Dodson
https://en.wikipedia.org/wiki/Betty_Dodson
https://dodsonandross.com/

Dorrie Lane
https://vulvapuppet.com/

Scarlot Harlot
https://en.wikipedia.org/wiki/Carol_Leigh
http://scarlotharlot.com/

Postporn modernist Manifesto
https://www.mirkoriazzoli.it/the-post-porn-modernist-manifesto/

Veronica Vera
https://veronicavera.wordpress.com/

Candida Royalle
https://en.wikipedia.org/wiki/Candida_Royalle

Diane Torr
http://dianetorr.com/

Shelly Mars
http://shellymars.net/drag-king

Virginie Despentes
https://www.internazionale.it/tag/autori/virginie-despentes

Coralie Trinh Thi
https://en.wikipedia.org/wiki/Coralie_Trinh_Thi

Bruce LaBruce
https://en.wikipedia.org/wiki/Bruce_LaBruce

Del Lagrace Volcano
https://www.dellagracevolcano.se/

ZARRA BONHEUR
https://www.zarrabonheur.org/performer/collettivo/
https://zarrabonheur.wixsite.com/zarrabonheur-it

Lucía Egaña Rojas
https://luciaegana.net/
libro: Postporno
https://luciaegana.net/textos/postporno/

Girls who like porno
https://girlswholikeporno.com/

Itziar Ziga
https://ca.wikipedia.org/wiki/Itziar_Ziga

Muestra Marrana
https://muestramarrana3.wordpress.com/

Diana J. Torres
https://es.wikipedia.org/wiki/Diana_J._Torres

LadyFest Roma
https://ladyfest-roma.noblogs.org/

laboratorio Sguardi Sui Generis
http://sguardisuigeneris.blogspot.com/

Slavina
https://malapecora.noblogs.org/

Eyes Wild Drag
http://eyeswilddrag.blogspot.com/

Aorta Films
http://www.aortafilms.com/home

Yes, we fuck!
https://vimeo.com/123177395
https://en.wikipedia.org/wiki/Yes,_We_Fuck!

Constanza álvarez Castillo Missogina – La cerda punk
https://excentricofest.com/

PostOp
https://postop-postporno.tumblr.com/

Nadia Granados
http://nadiagranados.com/wordpress/

Barbarismos Queer
https://www.pikaramagazine.com/2019/11/barbarismos-queer-y-otras-esdrujulas-que/

fuck the fascism
https://fuckthefascism.noblogs.org/
https://fckthefascism.tumblr.com/

HackerPorn FilmFest Roma
https://www.hackerpornfest.com/

Maria Basura
https://marytrash.tumblr.com/
https://www.eldesconcierto.cl/tipos-moviles/2020/11/24/maria-basura-pornovandala-chilena-incomoda-en-europa-no-hay-que-abolir-el-porno-hay-que-rehacerlo.html

Terrorismo Teatral Migrante
https://terrorismoteatral.noblogs.org/

Jorge the Obscene
https://www.jorgetheobscene.com/

Courtney Trouble
https://courtneytrouble.com/

PornFilmFestival Berlin
https://pornfilmfestivalberlin.de/

Making of Love
https://www.makingoflove.it/

Erika Lust
https://erikalust.com/

Female ejaculation & other mysteries of the universe
https://www.indielust.tv/female-ejaculation-and-other-mysteries-of-the-universe/

Film:
Venus Boyz (2002)
Ageless Desire (1999)
Manifiesto Gordx (2012)

“Canone Ambiguo della Letteratura Queer Italiana”

mi dedico a lettura e scrittura, ad imparare una nuova lingua (il tedesco) e a far da tutor doposcuola a tempo pieno, indi per quindi ho poco tempo per aggiornare il blog. vorrei che le giornate fossero lunghe 54 ore, ma forse sono io che pretendo troppo da me stesso. ho l’abitudine di pubblicare su instagram le letture che finisco, così da costruire una bibliografia ragionata e pubblica dei materiali di cui ho bisogno. mi rendo conto però che qui, oltre a pubblicare aggiornamenti delle letture, posso aggiungere le mie note a margine senza gli onnipresenti hashtag. quindi mi pare opportuno accogliervi le prossime letture.

comincio da un saggio: Canone Ambiguo di Luca Starita.

sarò forse banale, ma tutto ciò che ha l’attributo queer mi attira e mi esalta; questo libro ha fatto entrambe le cose.

la prima frase del capitolo decostruzione: “io non ho scelto di essere uomo. e soprattutto non ho scelto di essere tutto quello che implica, nella società in cui vivo, essere un uomo, o quantomeno, impersonare un uomo. ho imparato nell’arco degli anni che c’è una differenza sostanziale tra l’Uomo, l’archetipo a cui gli uomini dovrebbero aspirare di diventare nella società, e un uomo, ovvero ciò che sono diventato.”
non si può non amare un libro che inizia con queste parole. mi ci ritrovo e amo il fatto di ritrovarmi completamente in queste parole.

il viaggio attraverso lə autorə della letteratura italiana è un viaggio assolutamente e splendidamente queer. autrici e autori parlano attraverso lə loro personaggə abbattendo ciò che culturalmente è stato costruito ed essenzializzato come maschile e femminile.

manifesto queer

-testo di un manifesto originariamente diffuso dal contingente ACT UP alla Parata di New York del 1990-

come fare per dirtelo. come posso convincerti, fratello, sorella, che la tua vita è in pericolo. che ogni giorno in cui ti svegli viva, relativamente felice e funzionante, stai commettendo un atto ribelle. tu in quanto frocia viva e funzionante sei rivoluzionaria. non c’è nulla su questo pianeta che legittimi, protegga o incoraggi la tua esistenza. è un miracolo che tu stia leggendo queste parole. dovresti essere morta secondo le leggi che governano la società.

non illuderti, gli eterosessuali possiedono il mondo e l’unica ragione per cui sei stata risparmiata è che sei intelligente, fortunata o combattente. gli eterosessuali hanno un privilegio che consente loro di fare qualunque cosa desiderino, possono scopare senza paura. non solo vivono una vita libera dalla paura; ostentano la loro libertà alla faccia nostra. le loro figure sono sulla mia tv, sulla rivista che ho comprato, nel ristorante in cui vorrei mangiare e nella strada in cui vivo. voglio che ci sia una moratoria sul matrimonio eterosessuale, sui figli, sulle manifestazioni pubbliche di affetto tra eterosessuali e sui media che promuovono l’eterosessualità. fino a quando non posso godere della stessa libertà di movimento e di sessualità degli etero, il loro privilegio deve cessare e deve essere consegnato a me e alle mie sorelle e fratelli froce.

gli eterosessuali non lo faranno mai volontariamente, quindi devono essere costretti a farlo. devono essere costretti con lo spavento. terrorizzati. la paura è la motivazione più potente. nessuno ci darà ciò che meritiamo. i diritti non sono dati, sono presi con la forza, se necessario.

è più facile combattere quando sai chi è il tuo nemico. le persone eterosessuali sono i nemici. sono i tuoi nemici quando non riconoscono la tua invisibilità e continuano a vivere e contribuiscono alla cultura che ti uccide.

ogni giorno una di noi viene presa dal nemico. che si tratti di una morte per AIDS a causa dell’inerzia del governo omofobo o di un pestaggio di lesbiche in un locale notturno (in un quartiere che dovrebbe essere lesbico), veniamo sistematicamente rimosse e continueremo a essere spazzate via se non ci rendiamo conto che se vogliono eliminare una di noi, devono annientarci tutte.

un esercito di amanti non può essere sconfitto!

essere froce non riguarda il diritto alla privacy; si tratta della libertà di stare in pubblico, di essere ciò che siamo. significa combattere ogni giorno l’oppressione; omofobia, razzismo, misoginia, fanatismo degli ipocriti religiosi e odio per sé stessi. ci è stato insegnato con devozione a odiare noi stesse. e ora ovviamente significa combattere anche un virus, e tutti quei fanatici che usano l’AIDS per spazzarci via dalla faccia della terra.

essere froce significa condurre un diverso tipo di vita. non riguarda il mainstream, i margini di profitto, il nazionalismo, il patriarcato o l’essere assimilati o integrati. non riguarda direttori esecutivi, privilegi ed elitismo. si tratta di stare ai margini, di definirci; si tratta di fottere i generi, riguarda quello che c’è nelle mutande e nel profondo del cuore; riguarda la notte. essere queer è l’origine perché sappiamo che ognuno di noi, ogni corpo, ogni fica, ogni cuore, culo e cazzo è un mondo di piacere in attesa di essere esplorato. ognuno di noi è un mondo di possibilità infinite.

siamo un esercito perché è necessario. siamo un esercito perché siamo molto potenti. (abbiamo tantissimo per cui combattere; siamo la più preziosa delle specie in pericolo) e siamo un esercito di amanti perché siamo noi che sappiamo cos’è l’amore. è anche desiderio e lussuria. li abbiamo inventati noi: usciamo allo scoperto, affrontiamo il rifiuto della società, affrontiamo squadroni che sparano, solo per amarci! ogni volta che facciamo sesso vinciamo.

dobbiamo lottare per noi stessi (nessun altro lo farà) e se nel frattempo porteremo una maggiore libertà nel mondo in generale, allora ottimo. (abbiamo dato moltissimo al mondo: democrazia, tutte le arti, i concetti di amore, filosofia e anima, per citare solo alcuni doni dei nostri antichi greci froci e lesbiche.) rendiamo ogni spazio uno spazio frocio e lesbico. ogni strada parte della nostra geografia sessuale. una città di desiderio e poi di piacere totale. città e paesi in cui possiamo essere al sicuro e libere. dobbiamo osservare le nostre vite e vedere cosa c’è di bello in loro, vedere cos’è queer e cos’è etero e lasciare che la pula etero cada! ricordate che c’è pochissimo tempo. e voglio essere l’amante di ognun di voi. l’anno prossimo marciamo nudi.

sono arrabbiata

le sorelle più forti dissero ai fratelli che c’erano due cose importanti da ricordare sulle prossime rivoluzioni: la prima è che ci prenderanno a calci in culo. la seconda è che vinceremo.

sono arrabbiato e sono arrabbiata per dover essere condannata a morte da estranei che dicono “meriti di morire” e “l’AIDS è la cura”. la furia esplode quando una donna conservatrice che indossa migliaia di dollari di indumenti e gioielli cammina impettita davanti alla polizia scuotendo la testa, ridacchiando e scuotendo il dito contro di noi come se fossimo bambine recalcitranti che fanno richieste assurde e hanno scatti di collera quando non vengono accontentate. arrabbiata mentre Joseph è in agonia per gli oltre 8.000 dollari l’anno per l’AZT che potrebbe tenerlo in vita un po’ più a lungo e che lo rende più malato della malattia che gli viene diagnosticata. arrabbiata mentre ascolto un uomo che mi dice che dopo aver cambiato il suo testamento cinque volte sta esaurendo le persone a cui lasciare le sue cose. tutti i suoi migliori amici sono morti. arrabbiata quando vado a una marcia a lume di candela o vado a un altro funerale. non marcerò silenziosamente con una fottuta candela accesa, voglio prendere quella maledetta trapunta e maledire furiosamente ogni dio che la religione abbia mai creato. mi rifiuto di accettare una società che abbatte deliberatamente le persone nella terza decade della loro vita. è crudele, vile e senza senso, e tutto ciò che ho in me si ribella contro questa assurdità e alzo il viso verso le nuvole e una risata che suona più demoniaca che di gioia esplode dalla mia gola e lacrime scorrono sul mio viso e se questa malattia non mi uccide prima, morirò di frustrazione. i miei piedi marciano sulle strade e le mani di Peter sono incatenate a un’azienda farmaceutica mentre l’addetto alla reception ci guarda inorridito e il corpo di Eric giace a marcire in un cimitero di brooklyn e non sentirò mai più il suo flauto risuonare sulle pareti di casa. e vedo gli anziani a Tompkins Square Park rannicchiati nei loro lunghi cappotti di lana a giugno per tenere fuori il freddo che percepiscono e per aggrapparsi a quel poco che la vita gli è rimasta da offrire, e penso, ah, loro capiscono. e mi vengono in mente le persone che si spogliano e stanno davanti a uno specchio ogni sera prima di andare a letto e cercano sui loro corpi qualsiasi segno che potrebbe non essere stato lì ieri. un segno che questo flagello li ha visitati. e sono arrabbiato quando i giornali ci chiamano “vittime” e danno l’allarme che “quello” potrebbe presto diffondersi in mezzo alla “popolazione generale”. e voglio urlare “chi cazzo sono io allora?” e voglio urlare all’ospedale di New York con le sue buste di plastica gialle contrassegnate “biancheria isolante”, “vestiti infetti” e ai suoi inservienti in guanti di lattice e maschere chirurgiche che costeggiano il letto come se il suo occupante saltasse improvvisamente fuori e li bagnasse di sangue e sperma dando anche a loro la peste. e sono arrabbiato con le persone eterosessuali che siedono compiaciute nel loro cappotto protettivo di monogamia ed eterosessualità fiduciosi che questa malattia non ha nulla a che fare con loro perché succede solo a “loro”.

e sono furiosa con i ragazzini che dopo aver individuato la mia spilla “Silenzio = Morte” iniziano a cantare “Froci dovete morire” mi chiedo, chi ha insegnato loro questo? Avvolto da rabbia e paura, rimango in silenzio mentre la mia spilla mi prende in giro ad ogni passo. e la rabbia che provo quando un programma televisivo dà i profili dei morti e la lista inizia con un bebè, una ragazza adolescente che ha avuto una trasfusione di sangue, un anziano ministro battista e sua moglie e quando finalmente mostrano un uomo gay viene descritto come qualcuno che ha consapevolmente infettato adolescenti che si prostituiscono. che altro puoi aspettarti da un frocio? sono furiosa.

************************************

da quando è iniziato il tempo, il mondo si è ispirato al lavoro di artisti queer. in cambio, c’è stata sofferenza, dolore, violenza. nel corso della storia, la società ha fatto un affare con i suoi cittadini queer: possono perseguire carriere artistiche se e solo se lo fanno discretamente. grazie alle arti le persone queer sono produttive, lucrative, divertenti e perfino edificanti. questi sono gli evidenti e utili prodotti secondari di quello che altrimenti è considerato comportamento anti-sociale. nei circoli di cultura, le persone queer possono coesistere con un’elite al potere che le disapprova.

in prima linea, nella più recente campagna per colpire artisti queer sta Jesse Helms, arbitro di tutto ciò che è decente, morale, cristiano e amerikano. per Helms, l’arte queer è semplicemente una minaccia per il mondo. Nella sua immaginazione, la cultura eterosessuale è troppo fragile per sopportare l’ammissione della diversità sessuale umana. Molto semplicemente, la struttura di potere nel mondo giudeo-cristiano ha fatto della procreazione la sua pietra angolare. Le famiglie che hanno figli assicurano la generazione di consumatori per i prodotti della nazione e forza lavoro per produrli, nonché un sistema familiare integrato per prendersi cura dei suoi malati, riducendo le spese dei sistemi sanitari pubblici. tutti i comportamenti non procreativi sono considerati una minaccia, dall’omosessualità al controllo delle nascite fino all’aborto come opzione. non è sufficiente, secondo la destra religiosa, pubblicizzare costantemente la procreazione e l’eterosessualità; è anche necessario distruggere qualsiasi alternativa. non è l’arte ciò contro cui Helms si scaglia: sono le nostre vite! l’arte è l’ultimo posto sicuro in cui lesbiche e gay possono prosperare. Helms lo sa e ha sviluppato un programma per eliminare i queer dall’unica arena in cui sono state autorizzate a contribuire alla cultura condivisa. Helms vuole sostenere un mondo libero dalla diversità o dal dissenso. è facile immaginare il motivo per cui ciò possa essere più congeniale a chi detiene il controllo di un simile mondo. è anche facile immaginare un paesaggio nazionale appiattito da tale potere. Helms dovrebbe chiedere direttamente quello cui sta solo accennando: arte sponsorizzata dallo stato, arte del totalitarismo, arte che parla solo in termini cristiani, arte che sostiene gli obiettivi di coloro che sono al potere, arte che si abbina ai divani dell’ufficio ovale. chiedi quello che vuoi davvero, Jesse, così che uomini e donne di coscienza possano mobilitarcisi contro, come facciamo contro le violazioni dei diritti umani di altri paesi, e come lottiamo per liberare i dissidenti del nostro paese.

se sei queer, gridalo!

le persone queer sono sotto assedio. le persone queer sono sotto attacco su tutti i fronti e ho paura che siamo compiacenti.

nel 1969 le persone queer erano sotto attacco. non era giusto. combatterono e occuparono le strade.

nel 1990 ci furono 50 “pestaggi queer” nel solo mese di maggio. attacchi violenti. 3720 uomini, donne e bambini sono morti di AIDS nello stesso mese, a causa di un attacco più violento – inazione del governo, radicata nella crescente omofobia della società. questa è omofobia istituzionalizzata, forse più pericolosa per l’esistenza queer perché gli aggressori sono senza volto. appoggiamo questi attacchi con la nostra continua mancanza di azione contro di loro. l’AIDS ha colpito il mondo etero, e ora ci stanno incolpando e lo usano come un modo per giustificare la violenza contro di noi. non ci vogliono più. ci picchieranno, ci violenteranno e ci uccideranno per evitare di vivere affianco a noi. cosa ci servirà per capire che questo non è giusto? provate rabbia. se la rabbia non vi dà coraggio, provate la paura. se non funziona neanche questa, provate il panico.

siate orgogliose.

fate quello che occorre per strapparvi dal vostro stato di accettazione e compiacenza. siate libere. urlate.

nel 1969 le frocie combatterono. nel 1990 le frocie dicono va bene.

l’anno prossimo saremo ancora vive?

odio Jesse Helms. lo odio così tanto che mi rallegrerei se cadesse a terra morto. se qualcuno lo uccidesse, lo considererei colpa sua. odio anche Ronald Reagan, perché ha ucciso in massa il mio popolo per otto anni. ma ad essere sincero, lo odio ancora di più per aver fatto l’eulogia a Ryan White senza prima ammettere la propria colpa, senza chiedere perdono per la morte di Ryan e per la morte di decine di migliaia di altri PWA – la maggior parte di loro queer. lo odio per aver ridicolizzato il nostro dolore.

odio il fottuto papa, odio quel fottuto cardinale o’connor e odio l’intera fottuta chiesa cattolica. lo stesso per le forze dell’ordine, e in special modo per gli ufficiali delle forze dell’ordine – la pula – sadici approvati dallo stato che per le strade trattano in modo violento travestite, prostitute e prigioniere queer. odio anche le istituzioni mediche e psichiatriche, in particolare quelli che mi hanno convinto a non fare sesso con gli uomini per tre anni fino a farmi diventare bisessuale piuttosto che queer. odio anche le professioni pedagogiche, per i loro profitti sui suicidi di adolescenti queer ogni anno. odio la rispettabilità del mondo dell’arte; e l’industria dell’intrattenimento, e i media mainstream, in special modo il new york times. in effetti odio ogni settore delle istituzioni etero in questo paese – la peggiore delle quali ci vuole positivamente morte, e la migliore rimane indifferente quando si tratta di tenerci in vita.

odio gli eterosessuali che pensano di avere alcunché di intelligente da dire sul “rivelare”. odio gli eterosessuali che pensano che le storie su se stessi siano “universali”, ma le nostre storie riguardano solo l’omosessualità. odio gli artisti scritturati che fanno carriera sulla pelle delle persone queer, poi ci attaccano, poi si comportano come fossero vittime quando ci arrabbiamo e poi negano di averci fatto del male piuttosto che scusarsi. odio le persone eterosessuali che dicono “non vedo perché senti il bisogno di indossare quei bottoni e quelle magliette. non vado in giro a dire al mondo intero che sono etero”.

odio il fatto che in dodici anni di scolarizzazione non mi abbiano mai insegnato cose sulle persone queer. odio essere cresciuta pensando che fossi l’unica frocia al mondo, e odio ancora di più il fatto che la maggior parte dei bambini queer ancora oggi crescono pensando ciò. odio l’essere stato tormentato da altri bambini per essere frocio, ma ancora di più il fatto che mi è stato insegnato a vergognarmi di essere l’oggetto della loro crudeltà, mi è stato insegnato che fosse colpa mia. odio la corte costituzionale di questo paese che dice che è giusto criminalizzarmi per come faccio l’amore. odio il fatto che tantissime persone etero hanno tanto interesse per la mia vita fottuta vita sessuale. odio che tantissimi etero perversi diventino genitori mentre io devo combattere duramente per avere il permesso di essere padre. odio gli eterosessuali.

l’invisibilità è la nostra responsabilità

indosso il mio triangolo rosa ovunque. non abbasso la mia voce in pubblico quando parlo di amore o sesso lesbico. dico sempre alla gente che sono lesbica. non aspetto che mi venga chiesto del mio “fidanzato”. non dico che “non sono affari di nessuno”. non lo faccio per le persone eterosessuali. molti di loro non sanno nemmeno cosa significhi il triangolo rosa. alla maggior parte di loro non importa un fico secco se io e la mia ragazza siamo innamorate o litighiamo per strada. molti di loro non ci notano, qualunque cosa facciamo. faccio quello che faccio per raggiungere altre lesbiche. faccio quello che faccio perché non voglio che le lesbiche credano che io sia una ragazza etero. sono sempre allo scoperto, ovunque, perché voglio raggiungervi. forse mi noterete, forse inizieremo a parlare, forse diventeremo amiche. forse non diremo una parola, ma i nostri occhi si incontreranno e ti immaginerò nuda, sudato, a bocca aperta, con la schiena arcuata mentre ti sto scopando. e saremo felici di sapere che non siamo le sole al mondo. saremo felici perché ci siamo trovate, senza dire una parola, forse solo per un momento.

ma no.

non indosserai un triangolo rosa su quel risvolto. non incrocerai i miei occhi se flirto con te per strada. mi eviti sul lavoro perché sono “troppo” allo scoperto. mi castighi nei bar perché sono “troppo politica”. mi ignori in pubblico perché rivolgo “troppa” attenzione al “mio” lesbismo. ma poi vuoi che io sia la tua amante, vuoi che io sia il tuo amico, vuoi che ti ami, ti sostenga, che combatta per il “nostro” diritto di esistere.

dove sei?

parli, parli, parli di invisibilità e poi ti ritiri nelle tue case per nidificare con i tuoi amanti o fare baldoria in un bar con le compagne e inciampi in un taxi o ti siedi silenziosamente e educatamente mentre la tua famiglia, il tuo capo, i tuoi vicini, gli impiegati pubblici ci distorcono e sfigurano, ci deridono e puniscono. poi sei di nuovo a casa e hai voglia di urlare. quindi riempi la tua rabbia con una relazione o una carriera o una festa con altre lesbiche come te e ancora ti chiedi perché non possiamo trovarci, perché ti senti sola, arrabbiato, alienata.

alzatevi, svegliatevi sorelle!!

la tua vita è nelle tue mani.

quando rischio tutto stando allo scoperto, rischio per entrambe. quando rischio tutto e la cosa funziona (succede spesso se ci provi), ne traggo beneficiom, e anche tu. quando non funziona, soffro, ma tu no.

ma compagna non puoi aspettare altre lesbiche per rendere il mondo sicuro per te. smetti di aspettare un futuro migliore più lesbico! la rivoluzione potrebbe essere qui se la iniziassimo.

dove siete sorelle? sto cercando di trovarvi, sto cercando di trovarvi. come mai vi vedo solo il giorno della Parata?

noi stiamo allo scoperto. dove cazzo siete voi?

quando qualcuno ti assalta per essere frocia, è violenza di genere. giusto?

una folla di 50 persone esce da un bar gay che sta chiudendo. dall’altra parte della strada, alcuni ragazzi etero gridano “froci” e lanciano bottiglie di birra al gruppo, che li supera di 10 a 1. tre queer fanno una mossa per rispondere, senza ottenere supporto dal gruppo. perché un gruppo di queste dimensioni si è lasciato sopraffare?

tompkins square park, labor day. a un concerto all’aperto con spettacolo drag, un gruppo di uomini gay è stato molestato da adolescenti con bastoni. in mezzo a migliaia di uomini gay e lesbiche, questi ragazzi etero picchiano due uomini gay lasciandoli a terra, poi si fermano trionfanti ridendo tra loro. il presentatore della serata è stato allertato e ha avvertito la folla dal palco: “state attente ragazzi. quando indossate costumi, i ragazzi impazziscono”, come se la violenza fosse stata una burla dovuta a ciò che indossavano le vittime piuttosto che un attacco mirato a chiunque era a quell’evento.

cosa sarebbe costato a quella folla resistere ai suoi aggressori?

dopo che James Zappalorti, un uomo apertamente gay, è stato assassinato a sangue freddo a staten island questo inverno, una sola manifestazione è stata tenuta in segno di protesta. sono arrivate solo cento persone. quando Yusef Hawkins, un giovane di colore, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco per aver messo piede in “territorio bianco” a Bensonhurst, gli afroamericani hanno marciato in quel quartiere in gran numero, ancora e ancora. una persona di colore è stata uccisa perché era nera e persone di colore in tutta la città l’hanno capito e hanno agito. il proiettile che colpì Hawkins era destinato a un uomo di colore, a qualsiasi uomo di colore. la maggior parte dei gay e delle lesbiche pensa che il coltello che ha perforato il cuore di Zappalorti fosse destinato solo a lui?

il mondo etero ci ha talmente convinto che siamo senza speranza, inette e vittime che meritano violenza che noi froce rimaniamo immobili di fronte a una minaccia. sentitevi oltraggiate! questi attacchi non devono essere tollerati. fate qualcosa. riconoscete che qualsiasi atto di aggressione contro qualsiasi membro della nostra comunità è un attacco a ogni membro della comunità. più permettiamo agli omofobi di infliggere violenza, terrore e paura alle nostre vite, più frequentemente e ferocemente saremo oggetto del loro odio. il vostro corpo non può essere un obiettivo scoperto per la violenza. vale la pena proteggere il vostro corpo. avete il diritto di difenderlo. indipendentemente da ciò che vi dicono, il vostro essere diverse deve essere difeso e rispettato. dovete imparare che la vostra vita ha un valore incommensurabile: se non iniziate a crederci, può esservi tolta facilmente. se sapete come immobilizzare efficacemente l’aggressore, fatelo. se vi mancano le abilità difensive, allora cavategli gli occhi, sfondategli il naso, tagliategli la gola con una bottiglia di vetro – fate tutto ciò che potete, qualunque cosa, per salvare la vita!

perché Froce?

dobbiamo davvero usare quella parola? è un problema. ogni persona gay ha la sua opinione su di essa. per alcuni significa strano, eccentrico e un po’ misterioso. va bene, ci piace. ma alcune ragazze e ragazzi gay no. pensano di essere più normali che strani. e per altre froce evoca quei terribili ricordi della sofferenza adolescenziale. froci. è forzatamente agrodolce e pittoresco nel migliore dei casi – avvilente e doloroso nel peggiore dei casi. non potremmo semplicemente usare “gay” invece? è una parola molto più luminosa. e non è sinonimo di “felice”? quando riuscirete a superare la novità di essere diverso?

perché Froce!

sì, “gay” è fantastico. ha il suo posto. ma quando molte lesbiche ee di’ loro di non respingerti in modo sbrigativo dicendo “hai dei diritti”, “hai dei privilegi”, “stai reagendo in modo eccessivo” o “hai la mentalità di una vittima”. di’ loro “allontanati da me, finché non cambi.” vattene lontano da me e prova ad affrontare un mondo senza le froce potenti e coraggiose che sono la sua spina dorsale, che sono le sue viscere, i cervelli e le anime. allontanati e di’ loro di andarsene affanculo fino a quando non hanno trascorso un mese camminando mano nella mano in pubblico con qualcuno dello stesso genere. dopo che saranno sopravvissuti, sentirai cosa hanno da dire sulla rabbia frocia. altrimenti, di’ loro di tacere e ascoltare. gay si svegliano la mattina, ci sentiamo arrabbiati e disgustati, non gay. quindi abbiamo scelto di chiamarci froce. froce è un modo per ricordarci come siamo percepiti dal resto del mondo. è un modo per dirci che non dobbiamo essere persone spiritose e affascinanti che mantengono le nostre vite discrete ed emarginate nel mondo etero. usiamo froce come uomini gay che amano le lesbiche e lesbiche che amano essere froce. froce, a differenza di gay, non implica solo maschile.

e quando si parla con altri gay e lesbiche è un modo per suggerire di chiudere i ranghi e dimenticare (temporaneamente) le nostre differenze individuali perché affrontiamo un nemico comune più insidioso. sì, froce può essere una parolaccia, ma è anche un’arma furba e ironica che possiamo rubare dalle mani degli omofobi e usarla contro di loro.

niente polizia sessuale

chiunque dica che uscire allo scoperto non fa parte della rivoluzione, manca il punto centrale del problema. immagini positive della sessualità possono salvare vite perché le incoraggiano e rendono possibile alle persone tentare di vivere amando se stessi invece che odiandosi. come il famoso “nero è bello” ha cambiato molte vite, così “leggi le mie labbra” afferma l’essere froci di fronte all’odio e all’invisibilità, come mostrato in un recente studio governativo sui suicidi, secondo cui almeno 1/3 dei suicidi adolescenti sono diversi. questo è ulteriormente confermato dall’aumento della trasmissione dell’HIV tra i minori di 21 anni.

siamo ancora più odiati come froce per la nostra sessualità, cioè per il nostro essere a contatto fisico con lo stesso genere. la nostra sessualità ed espressione di genere sono ciò che ci rende più suscettibili alla violenza fisica. la nostra differenza, la nostra alterità, la nostra unicità possono paralizzarci o politicizzarci. speriamo che la maggior parte di noi non lascerà che ci uccida.

****************

perché lasciamo entrare gli etero nei club froci? chi cazzo se ne frega se gli piacciamo perché “sappiamo fare festa?”. dobbiamo farlo se vogliamo scaricare la rabbia che ci provocano sempre. si baciano dove vogliono e occupano troppo spazio sulla pista da ballo ostentando. indossano la loro eterosessualità come un cartello “alla larga”, come un atto di proprietà.

perché cazzo li tolleriamo quando invadono i nostri spazi come fosse loro diritto? perché lasciamo che sbattano l’eterosessualità – un’arma che il loro mondo brandisce contro di noi – proprio in faccia a noi nei pochi luoghi pubblici in cui possiamo essere sensuali l’uno con l’altro e non temere attacchi? è ora di smettere di lasciare che le persone eterosessuali creino le regole. cominciamo a esporre questo cartello fuori da ogni club e bar queer:

regole di condotta per gli etero:

1. riduci al minimo le dimostrazioni di affetto (baci, mani, abbracci). la tua sessualità è indesiderata e offensiva per molti qui dentro.

2. se proprio devi ballare un lento, sii meno appariscente possibile.

3. non guardare a bocca aperta o fissare lo sguardo su lesbiche o uomini gay, in particolare le lelle mascoline e le drag queen. non siamo il tuo divertimento.

4. se non riesci a gestire in modo gentile qualcuno dello stesso genere che ci prova con te, vattene.

5. non ostentare la tua eterosessualità. sii discreto. rischi di essere scambiata per una lella o una checca.

6. se ritieni che queste regole siano ingiuste, vai a combattere l’omofobia nei club etero, oppure

7. vattene affanculo.

odio gli etero

ho alcuni amici. alcuni di loro sono etero.

Anno dopo anno vedo i miei amici eterosessuali. voglio incontrarli, vedere come stanno, aggiungere novità alle nostre storie lunghe e complicate, sperimentare una certa continuità.

anno dopo anno continuo a rendermi conto che i fatti della mia vita sono irrilevanti per loro e che ascoltano solo a metà, che sono un’appendice ai fatti di un mondo più grande, un mondo di potere e privilegio, di leggi di integrazione, un mondo di esclusione.

“non è vero” replicano i miei amici etero. c’è un punto fermo nelle politiche di potere: gli emarginati chiedono inclusione, mentre gli inclusi affermano che già lo sono. gli uomini lo dicono alle donne, i bianchi lo dicono ai neri, e tutti lo dicono alle froce.

la linea di esclusione principale, sia conscia che inconscia, è la procreazione… e la parola magica – famiglia. spesso le famiglie in cui siamo nati ci ripudiano quando comprendono chi siamo, e per aggiungere peggio al peggio, ci è impedito di averne di nostre. siamo punite, insultate, emarginate e trattate come sovversive in termini di cura infantile. siamo sia maledetti se ci proviamo che se ce ne asteniamo. è come se la riproduzione della specie umana fosse una regola talmente fragile che senza la costrizione della propaganda l’umanità dovesse sciogliersi in un brodo primordiale.

odio dover convincere gli etero che lesbiche e gay vivono in una zona di guerra, che siamo circondate da bombardamenti che solo noi sembriamo cogliere, che i nostri corpi e anime sono ammassate, morte di spavento o violentate o abusate, agonizzanti per i lutti o le malattie, private di soggettività.

odio gli etero che non riescono ad ascoltare all’odio di noi froce senza replicare “ehi, non tutti gli etero sono così. anch’io sono etero, sai”, come se il loro ego non ricevesse già carezze o protezione in questo mondo arrogante ed eterosessista. perché dobbiamo curarci di loro in mezzo alla nostra giusta collera causata dalla loro fottuta società?! perché aggiungere un rassicurante “certo, non intendo dire te. tu non agisci in questo modo”. lascia che capiscano per conto loro se meritano di essere inclusi nella nostra rabbia.

Ma ovviamente ciò significherebbe ascoltare la nostra rabbia, cosa che quasi mai fanno. la deviano, dicendo “io non sono così” o “adesso se tu che stai generalizzando” o “ci vuole gentilezza…” o “se ti concentri sul negativo, cedi loro potere” o “non sei l’unico al mondo a soffrire”. dicono: “non urlare contro di me, sono dalla tua parte” o “penso che tu stia esagerando” o “accidenti, sei risentito”.

lascia uscire la tua rabbia

ci hanno insegnato che le brave froce non si arrabbiano. ci hanno insegnato così bene che non solo dobbiamo nascondere la nostra rabbia nei loro confronti, ma dobbiamo anche nasconderla tra noi. la nascondiamo addirittura a noi stessi. la nascondiamo con le droghe, col suicidio, con il fatto di dover sempre dimostrare il nostro valore, che siamo “normali”. ci picchiano, ci pugnalano, ci sparano, ci bombardano in numero sempre crescente eppure andiamo fuori di testa quando froce arrabbiate portano striscioni o cartelli che dicono picchia duro. nell’ultima decade ci hanno lasciato morire in massa e tuttavia ancora ringraziamo il governo per aver piantato un cazzo di albero, applaudendolo per aver paragonato le persone con AIDS a vittime di incidenti stradali che rifiutano di mettere la cintura di sicurezza. lasciate uscire la vostra rabbia. lasciate uscire la vostra rabbia per il fatto che il prezzo per essere visibili è la minaccia costante di violenze, violenze antifroce a cui praticamente ogni segmento della società contribuisce. lasciate uscire la vostra rabbia perché non c’è un posto in questo paese in cui sentirci sicure, nessun posto in cui non siamo bersagli di odio e violenza.

la prossima volta che una persona etero ti riprende per essere arrabbiata, dille che fino a quando le cose non cambieranno, non avrai bisogno di altre prove del fatto che il mondo gira a tue spese: non hai più bisogno di vedere solo coppie etero che fanno la spesa in tv. non vuoi più vedere immagini di bambini sbattute in faccia finché non puoi avere o crescerne anche tu. niente più matrimoni, battesimi, anniversari, a meno che non siano i nostri fratelli e sorelle froce a festeggiarli. e di’ loro di non ignorarti dicendo: “avete diritti”, “avete privilegi”, “stai reagendo in modo eccessivo” o “avete la mentalità di vittime”. di’ loro “vattene via, finché anche tu non cambi”. vattene lontano da me e prova tu ad affrontare un mondo senza froce potenti e coraggiose che sono la sua spina dorsale, che sono le sue viscere, cervelli e anime. allontanati e di’ loro di andarsene affanculo fino a quando non hanno trascorso un mese camminando in pubblico mano nella mano con qualcuno del loro stesso genere. dopo che saranno sopravvissuti, sentirai cosa hanno da dire sulla rabbia frocia. altrimenti, di’ loro di tacere e ascoltare.


fonte traduzione: The Queen Nation Manifesto

terrorismo anale

una tesi sull’omosessualità è capace di cambiare radicalmente lo stato delle cose? l’omosessualità può essere paragonata al terrorismo? l’omosessualità può fare vittime?

quando ho sentito la notizia delle parole dell’annunciatore egiziano che screditava il lavoro di Zaky a Bologna mi è venuto in mente No Future di Leo Bersani: il regime patriarcale si difende dalla “minaccia omosessuale”, ma sarebbe più esatto allo stato attuale dire queer, con la sola accusa che abbia senso per il paranoico: terrorismo. anale, aggiungo io. l’eterno identico non può controllare le forze centrifughe del queer, che minacciano di dissolvere il suo nucleo centrale, la famiglia. se il capofamiglia etero scopre la sua funzione di dildo – e tutt* prima o poi lo scoprono – è finita. il queer è una minaccia alla stabilità delle architetture statali perché mina alla base l’incrostazione di significante e significato che hanno avuto finora il fallo e la famiglia edipica.

a pensarci bene forse il regime egiziano non ha tutti i torti. noi queer abbiamo il potenziale per distruggere i regimi vigenti dell’eterosessualità obbligatoria. abbiamo i nostri corpi che possiamo far funzionare come dildo decentrati e con cui demolire le certezze dell’eterosessualità. il queer è il terrore/ismo anale incarnato. perché non rivendichiamo questo meraviglioso potere? perché non attacchiamo più spesso?

Zaky è stato preso di mira come capro espiatorio, è chiaro. l’accusa: attentato alla sopravvivenza della supremazia del Fallo. la paura anale mai scacciata che l’omosessualità pur nella versione assimilazionista di questi decenni possa tornare ad avere la potenza rivoluzionaria degli albori, quando ancora rivendicava il puro desiderio indifferenziato dei corpi. ma oltre alla gran maggioranza che vuole integrarsi all’eterosessualità – con l’inevitabile fallimento che questa voglia di integrazione comporta – c’è chi è altr*. come scrivono ideadestroyingmuros nell’introduzione al libro di Preciado:

Siamo coscienti di essere corpi stranieri, sterili, inutili, sappiamo che le nostre pratiche sono considerate improduttive, mostruose, scandalose e i nostri consumi inverificabili. […] ci riconosciamo nel delirio di tutto ciò che ancora non esiste.

avanti così! magari una tesi sull’omosessualità fosse capace di rovesciare un regime come quello egiziano, magari una tesi sull’omosessualità fosse in grado di cancellare dalla faccia dell’umanità le piaghe causate dal patriarcato! volessero i numi delle orge!

invece per ora ci dobbiamo accontentare di incarnare il terrore anale dell’eterosessuale in crisi. ma siamo agli sgoccioli, regimi eteropatriarcali di tutto il mondo: avete i giorni contati. avete ragione di temere che un dildo vi accarezzi: una volta assaggiato non ne potrete fare più a meno.

presto saremo liber* dagli abusi dell’eterosessualità, e noi come tutt* Patrick George Zaky.

Reblog: la memoria del tritone

Lo spunto per raccontare la mia storia me lo dà questo articolo Fare politica: eravamo noi, siamo noi. Saremo noi? — Di tanti pulpiti.

Anch’io vissi un’esperienza simile. Essendo un tritone vivo in un’altra dimensione, ma l’acqua non è meno infida della terra. Anche noi creature marine abbiamo un’assemblea e dei guardiani simili a quelli dei popoli di superficie. Anche noi abbiamo dovuto affrontare a coda alta la Sanità: anticamente il popolo dei pesci ci aveva bandito dalle acque più vivibili perché diceva che i nostri corpi ibridi insozzavano la purezza dei fondali; in seguito, a chi di noi si ostinava a voler vivere pacificamente con i pesci puri, i guardiani dei fondali imbarcarono i nostri nonni su vascelli fantasma e li portarono in superficie, con il pretesto che siccome siamo per metà figli di umani avremmo potuto vivere meglio sulla terraferma. come risultato, i nostri nonni furono deportati e costretti a adattarsi a vivere in superficie, ma non poterono perché le branchie sono il nostro unico modo di respirare. dopo aver finito le scorte di ossigeno, a uno a uno si sciolsero anche a causa dell’eccessivo calore secco che disseccò loro le membra. di loro è rimasta solo la nostra memoria; oggi alcuni pesci non vogliono ammettere che un tempo provocarono queste scelleratezze, ma noi tritoni sappiamo e ricorderemo sempre nei nostri canti.

tritone

Il tritone genera ambiguità: ha una componente maschile, ma non non lo è affatto, perché la sua coda lo richiamerà sempre verso i mari, che lo circonderanno e lo inghiottiranno nelle loro viscere. Egli non penetra, ma essendo per metà pesce riceve acqua per vivere, e si riproduce attraverso partenogenesi. Per questo l’essenza del tritone è l’acqua, che non ha una forma ma attraverso di essa tutto ha forma. L’acqua è inoltre componente fondamentale della sessualità, perché con essa il tritone si riproduce: esso (il tritone è un ibrido tra cosa, animale e uomo perciò useremo un genere grammaticale neutro) è il simbolo mondano della sessualità che vive e gode di se stessa. Il tritone inoltre non ha età, non invecchia: nasce e si sviluppa, cambia aspetto, ma non avendo essenza se non quella attuale esiste allo stesso modo subito dopo essere stato generato o dopo mille anni di vita; esso ha quindi visto eoni di creature marine passare e vivere, ne ha condiviso il desiderio, ha riconosciuto e bevuto a sazietà la grazia liquida di altre creature degeneri come lui. Il tritone non si riproduce: è guidato e genera piacere negli altri, ma non può generare altri tritoni né sirene. Come qualità speciale, il tritone ha la possibilità di mutarsi in musica quando decide di cessare la sua vita corporea: dissolvendosi tra le onde, prende la forma di un intervallo musicale semplicemente flettendo la desinenza. Solo allora la sua pulsione si trasforma in vibrazione paradossale e diabolica, che in potenza durante la sua esistenza, si anima e confonde i sensi delle altre creature.

Candido

Mi dispiace dare una delusione a chi mi vorrebbe far rientrare nell’ordine simbolico edipico, ma proprio non mi ci ritrovo. l’autentico senso-per-me è quello che mi do nel candido piacere del sesso, magari non anale, liberamente scelto e liberamente rifiutato. Questo è il testo di riferimento:

IMG_20180122_150144_085.jpg

vediamo come i pensatori del secolo scorso abbiano tracciato la storia e inquadrato il queer come progetto filosofico ed esistenziale. Un progetto frocio, diremmo in italiano. Ma non c’è bisogno di prediligere certe pratiche sessuali piuttosto che altre per considerarsi froci: il centro della filosofia queer è legittima libertà di essere e desiderare, e ogni essere umano desidera a modo suo; da cui si potrebbe dire che ogni essere umano, se non certamente queer, è probabilmente frocio.

{quotidianamente}