Reblog: A Requiem for Leelah

It is your life that I will honor. It is your uniqueness and the uniqueness of all the others who today suffer as you did. I will fight that all those lives come out of the shadows and live and become powerful. You were not a number. They are not a number. You, they, are incredible and important human lives and I want to feel and experience your impact.

fonte: A Gay Dad’s Requiem for Leelah, the Matthew Shepard of Our Time.

Di questa vicenda ne scriverò ancora e ancora, dovessi passare tutto l’anno a scrivere su cause e conseguenze che hanno portato una diciassettenne a suicidarsi.

Qualche giorno fa pubblicai la lettera che Leelah aveva scritto prima di suicidarsi. Oggi voglio pubblicare una delle migliaia di voci che si sono levate a proteggere il sacrificio di questa giovane vita.

Negli ultimi anni si è iniziato a dare la giusta ma sempre tardiva risonanza alle atroci cronache e testimonianze di omo-transfobia (in questa parola includo tutte le violenze di genere e razziste).

Avevamo bisogno di un’altra vittima per ricordarci che It gets better non significa niente? Siamo ancora all’alba di una lunga ed estenuante era; con l’approvazione di adozione e matrimoni si è aperta solo una crepa nel muro del pregiudizio, e niente è più inutile del diritto di sposarsi quando in famiglia vieni lapidato per essere te stess*. dobbiamo essere noi in quanto umani e in quanto queer a promuovere il rispetto della persona, che dovrebbero trascendere (se non ispirare) le religioni.