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punti salienti del manifesto “io leggo”

dal manifesto “io leggo”:

io leggo perché ho preso il vizio.

io leggo perché non ho altro da fare.

io leggo perché siamo in pocə.

io leggo perché ho tempo.

io vorrei leggere di più.

io te lo leggo negli occhi.

io leggo veloce.

io leggo a voce alta.

io leggo perché non mi piace alzare la voce.

io leggo per addormentarmi.

io leggo per sognare.

io leggo le carte.

io rileggo.

io vorrei leggere tutto d’un fiato.

io leggo anche i bugiardini dei medicinali.

io leggo che è un piacere.

io leggo in piedi, a letto, in metro, in sala d’attesa, in ascensore, a tavola, al cesso.

io leggo e annoto, sottolineo, segno.

io leggo di nascosto.

io leggo per dispetto.

io leggo perché scrivo.

io scrivo perché leggo.

io leggo perché cresco.

io leggo perché questo mondo non mi piace.

io leggo per cambiarlo.

io leggo per evadere.

io leggo perché sono vivo.

io sono vivo perché leggo.

io leggo quando c’è una storia.

io guardo le figure.

io salto le pagine.

io leggo perché mi faccio un’opinione.

io leggo perché un’opinione ce l’ho già.

io leggo nel pensiero, negli occhi, nel futuro (talvolta).

io leggo e mi innamoro!

io leggo per sedurre.

io leggo per saperne di più sugli altrə.

io leggo e qualche volta rido, qualche volta piango.

io leggo e ci penso su.

io leggo e approvo. qualche volta no.

io leggo perché c’è chi vorrebbe proibirlo.

io leggo perché almeno imparo qualcosa.

io leggo perché non mi costa niente.

io leggo perché mi diverto, mi rilasso, mi sfogo.

io leggo quel che mi pare perché mi piace.

io leggo perché sento che mi fa stare bene.

io leggo punto e basta.

io leggo e questo è un circolo di lettorə.

Che cos’è una biografia linguistica

ripubblico questo interessantissimo pezzo sull’Autobiografia Linguistica come futuro promemoria di scrittura 🕉

Lusofilia

Uno degli esercizi linguistici più interessanti e stimolanti che possiamo fare, sebbene sia poco conosciuto, è quello della cosiddetta biografia o autobiografia linguistica. Ne hai mai sentito parlare?

L’autobiografia linguistica la possiamo definire come un processo di autoanalisi circa il proprio repertorio linguistico, ovvero una autoriflessione relativamente al nostro modo di parlare, che sia la cadenza o la scelta di specifici termini o l’uso di particolari espressioni. Più semplicemente, è la vita del nostro modo di parlare che, come noi, cambia e si trasforma per effetto delle cose con cui viene a contatto. In particolar modo, l’aspetto più interessante di questo esercizi è nella consapevolezza che si acquisisce successivamente al lavoro. Mi spiego meglio.

La linguistica è una scienza e come tale analizza al microscopio tutti i tasselli che la compongono. Tuttavia, se osserviamo la lingua da una prospettiva d’insieme di tutti i pezzettini del puzzle prenderemo…

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La clericalata della settimana, 32: per Giorgia Meloni (FdI) “Dio, Patria e famiglia” è un “manifesto d’amore”

Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso…

La clericalata della settimana, 32: per Giorgia Meloni (FdI) “Dio, Patria e famiglia” è un “manifesto d’amore”

che vit’emmerda 🤮

manifesto queer

-testo di un manifesto originariamente diffuso dal contingente ACT UP alla Parata di New York del 1990-

come fare per dirtelo. come posso convincerti, fratello, sorella, che la tua vita è in pericolo. che ogni giorno in cui ti svegli viva, relativamente felice e funzionante, stai commettendo un atto ribelle. tu in quanto frocia viva e funzionante sei rivoluzionaria. non c’è nulla su questo pianeta che legittimi, protegga o incoraggi la tua esistenza. è un miracolo che tu stia leggendo queste parole. dovresti essere morta secondo le leggi che governano la società.

non illuderti, gli eterosessuali possiedono il mondo e l’unica ragione per cui sei stata risparmiata è che sei intelligente, fortunata o combattente. gli eterosessuali hanno un privilegio che consente loro di fare qualunque cosa desiderino, possono scopare senza paura. non solo vivono una vita libera dalla paura; ostentano la loro libertà alla faccia nostra. le loro figure sono sulla mia tv, sulla rivista che ho comprato, nel ristorante in cui vorrei mangiare e nella strada in cui vivo. voglio che ci sia una moratoria sul matrimonio eterosessuale, sui figli, sulle manifestazioni pubbliche di affetto tra eterosessuali e sui media che promuovono l’eterosessualità. fino a quando non posso godere della stessa libertà di movimento e di sessualità degli etero, il loro privilegio deve cessare e deve essere consegnato a me e alle mie sorelle e fratelli froce.

gli eterosessuali non lo faranno mai volontariamente, quindi devono essere costretti a farlo. devono essere costretti con lo spavento. terrorizzati. la paura è la motivazione più potente. nessuno ci darà ciò che meritiamo. i diritti non sono dati, sono presi con la forza, se necessario.

è più facile combattere quando sai chi è il tuo nemico. le persone eterosessuali sono i nemici. sono i tuoi nemici quando non riconoscono la tua invisibilità e continuano a vivere e contribuiscono alla cultura che ti uccide.

ogni giorno una di noi viene presa dal nemico. che si tratti di una morte per AIDS a causa dell’inerzia del governo omofobo o di un pestaggio di lesbiche in un locale notturno (in un quartiere che dovrebbe essere lesbico), veniamo sistematicamente rimosse e continueremo a essere spazzate via se non ci rendiamo conto che se vogliono eliminare una di noi, devono annientarci tutte.

un esercito di amanti non può essere sconfitto!

essere froce non riguarda il diritto alla privacy; si tratta della libertà di stare in pubblico, di essere ciò che siamo. significa combattere ogni giorno l’oppressione; omofobia, razzismo, misoginia, fanatismo degli ipocriti religiosi e odio per sé stessi. ci è stato insegnato con devozione a odiare noi stesse. e ora ovviamente significa combattere anche un virus, e tutti quei fanatici che usano l’AIDS per spazzarci via dalla faccia della terra.

essere froce significa condurre un diverso tipo di vita. non riguarda il mainstream, i margini di profitto, il nazionalismo, il patriarcato o l’essere assimilati o integrati. non riguarda direttori esecutivi, privilegi ed elitismo. si tratta di stare ai margini, di definirci; si tratta di fottere i generi, riguarda quello che c’è nelle mutande e nel profondo del cuore; riguarda la notte. essere queer è l’origine perché sappiamo che ognuno di noi, ogni corpo, ogni fica, ogni cuore, culo e cazzo è un mondo di piacere in attesa di essere esplorato. ognuno di noi è un mondo di possibilità infinite.

siamo un esercito perché è necessario. siamo un esercito perché siamo molto potenti. (abbiamo tantissimo per cui combattere; siamo la più preziosa delle specie in pericolo) e siamo un esercito di amanti perché siamo noi che sappiamo cos’è l’amore. è anche desiderio e lussuria. li abbiamo inventati noi: usciamo allo scoperto, affrontiamo il rifiuto della società, affrontiamo squadroni che sparano, solo per amarci! ogni volta che facciamo sesso vinciamo.

dobbiamo lottare per noi stessi (nessun altro lo farà) e se nel frattempo porteremo una maggiore libertà nel mondo in generale, allora ottimo. (abbiamo dato moltissimo al mondo: democrazia, tutte le arti, i concetti di amore, filosofia e anima, per citare solo alcuni doni dei nostri antichi greci froci e lesbiche.) rendiamo ogni spazio uno spazio frocio e lesbico. ogni strada parte della nostra geografia sessuale. una città di desiderio e poi di piacere totale. città e paesi in cui possiamo essere al sicuro e libere. dobbiamo osservare le nostre vite e vedere cosa c’è di bello in loro, vedere cos’è queer e cos’è etero e lasciare che la pula etero cada! ricordate che c’è pochissimo tempo. e voglio essere l’amante di ognun di voi. l’anno prossimo marciamo nudi.

sono arrabbiata

le sorelle più forti dissero ai fratelli che c’erano due cose importanti da ricordare sulle prossime rivoluzioni: la prima è che ci prenderanno a calci in culo. la seconda è che vinceremo.

sono arrabbiato e sono arrabbiata per dover essere condannata a morte da estranei che dicono “meriti di morire” e “l’AIDS è la cura”. la furia esplode quando una donna conservatrice che indossa migliaia di dollari di indumenti e gioielli cammina impettita davanti alla polizia scuotendo la testa, ridacchiando e scuotendo il dito contro di noi come se fossimo bambine recalcitranti che fanno richieste assurde e hanno scatti di collera quando non vengono accontentate. arrabbiata mentre Joseph è in agonia per gli oltre 8.000 dollari l’anno per l’AZT che potrebbe tenerlo in vita un po’ più a lungo e che lo rende più malato della malattia che gli viene diagnosticata. arrabbiata mentre ascolto un uomo che mi dice che dopo aver cambiato il suo testamento cinque volte sta esaurendo le persone a cui lasciare le sue cose. tutti i suoi migliori amici sono morti. arrabbiata quando vado a una marcia a lume di candela o vado a un altro funerale. non marcerò silenziosamente con una fottuta candela accesa, voglio prendere quella maledetta trapunta e maledire furiosamente ogni dio che la religione abbia mai creato. mi rifiuto di accettare una società che abbatte deliberatamente le persone nella terza decade della loro vita. è crudele, vile e senza senso, e tutto ciò che ho in me si ribella contro questa assurdità e alzo il viso verso le nuvole e una risata che suona più demoniaca che di gioia esplode dalla mia gola e lacrime scorrono sul mio viso e se questa malattia non mi uccide prima, morirò di frustrazione. i miei piedi marciano sulle strade e le mani di Peter sono incatenate a un’azienda farmaceutica mentre l’addetto alla reception ci guarda inorridito e il corpo di Eric giace a marcire in un cimitero di brooklyn e non sentirò mai più il suo flauto risuonare sulle pareti di casa. e vedo gli anziani a Tompkins Square Park rannicchiati nei loro lunghi cappotti di lana a giugno per tenere fuori il freddo che percepiscono e per aggrapparsi a quel poco che la vita gli è rimasta da offrire, e penso, ah, loro capiscono. e mi vengono in mente le persone che si spogliano e stanno davanti a uno specchio ogni sera prima di andare a letto e cercano sui loro corpi qualsiasi segno che potrebbe non essere stato lì ieri. un segno che questo flagello li ha visitati. e sono arrabbiato quando i giornali ci chiamano “vittime” e danno l’allarme che “quello” potrebbe presto diffondersi in mezzo alla “popolazione generale”. e voglio urlare “chi cazzo sono io allora?” e voglio urlare all’ospedale di New York con le sue buste di plastica gialle contrassegnate “biancheria isolante”, “vestiti infetti” e ai suoi inservienti in guanti di lattice e maschere chirurgiche che costeggiano il letto come se il suo occupante saltasse improvvisamente fuori e li bagnasse di sangue e sperma dando anche a loro la peste. e sono arrabbiato con le persone eterosessuali che siedono compiaciute nel loro cappotto protettivo di monogamia ed eterosessualità fiduciosi che questa malattia non ha nulla a che fare con loro perché succede solo a “loro”.

e sono furiosa con i ragazzini che dopo aver individuato la mia spilla “Silenzio = Morte” iniziano a cantare “Froci dovete morire” mi chiedo, chi ha insegnato loro questo? Avvolto da rabbia e paura, rimango in silenzio mentre la mia spilla mi prende in giro ad ogni passo. e la rabbia che provo quando un programma televisivo dà i profili dei morti e la lista inizia con un bebè, una ragazza adolescente che ha avuto una trasfusione di sangue, un anziano ministro battista e sua moglie e quando finalmente mostrano un uomo gay viene descritto come qualcuno che ha consapevolmente infettato adolescenti che si prostituiscono. che altro puoi aspettarti da un frocio? sono furiosa.

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da quando è iniziato il tempo, il mondo si è ispirato al lavoro di artisti queer. in cambio, c’è stata sofferenza, dolore, violenza. nel corso della storia, la società ha fatto un affare con i suoi cittadini queer: possono perseguire carriere artistiche se e solo se lo fanno discretamente. grazie alle arti le persone queer sono produttive, lucrative, divertenti e perfino edificanti. questi sono gli evidenti e utili prodotti secondari di quello che altrimenti è considerato comportamento anti-sociale. nei circoli di cultura, le persone queer possono coesistere con un’elite al potere che le disapprova.

in prima linea, nella più recente campagna per colpire artisti queer sta Jesse Helms, arbitro di tutto ciò che è decente, morale, cristiano e amerikano. per Helms, l’arte queer è semplicemente una minaccia per il mondo. Nella sua immaginazione, la cultura eterosessuale è troppo fragile per sopportare l’ammissione della diversità sessuale umana. Molto semplicemente, la struttura di potere nel mondo giudeo-cristiano ha fatto della procreazione la sua pietra angolare. Le famiglie che hanno figli assicurano la generazione di consumatori per i prodotti della nazione e forza lavoro per produrli, nonché un sistema familiare integrato per prendersi cura dei suoi malati, riducendo le spese dei sistemi sanitari pubblici. tutti i comportamenti non procreativi sono considerati una minaccia, dall’omosessualità al controllo delle nascite fino all’aborto come opzione. non è sufficiente, secondo la destra religiosa, pubblicizzare costantemente la procreazione e l’eterosessualità; è anche necessario distruggere qualsiasi alternativa. non è l’arte ciò contro cui Helms si scaglia: sono le nostre vite! l’arte è l’ultimo posto sicuro in cui lesbiche e gay possono prosperare. Helms lo sa e ha sviluppato un programma per eliminare i queer dall’unica arena in cui sono state autorizzate a contribuire alla cultura condivisa. Helms vuole sostenere un mondo libero dalla diversità o dal dissenso. è facile immaginare il motivo per cui ciò possa essere più congeniale a chi detiene il controllo di un simile mondo. è anche facile immaginare un paesaggio nazionale appiattito da tale potere. Helms dovrebbe chiedere direttamente quello cui sta solo accennando: arte sponsorizzata dallo stato, arte del totalitarismo, arte che parla solo in termini cristiani, arte che sostiene gli obiettivi di coloro che sono al potere, arte che si abbina ai divani dell’ufficio ovale. chiedi quello che vuoi davvero, Jesse, così che uomini e donne di coscienza possano mobilitarcisi contro, come facciamo contro le violazioni dei diritti umani di altri paesi, e come lottiamo per liberare i dissidenti del nostro paese.

se sei queer, gridalo!

le persone queer sono sotto assedio. le persone queer sono sotto attacco su tutti i fronti e ho paura che siamo compiacenti.

nel 1969 le persone queer erano sotto attacco. non era giusto. combatterono e occuparono le strade.

nel 1990 ci furono 50 “pestaggi queer” nel solo mese di maggio. attacchi violenti. 3720 uomini, donne e bambini sono morti di AIDS nello stesso mese, a causa di un attacco più violento – inazione del governo, radicata nella crescente omofobia della società. questa è omofobia istituzionalizzata, forse più pericolosa per l’esistenza queer perché gli aggressori sono senza volto. appoggiamo questi attacchi con la nostra continua mancanza di azione contro di loro. l’AIDS ha colpito il mondo etero, e ora ci stanno incolpando e lo usano come un modo per giustificare la violenza contro di noi. non ci vogliono più. ci picchieranno, ci violenteranno e ci uccideranno per evitare di vivere affianco a noi. cosa ci servirà per capire che questo non è giusto? provate rabbia. se la rabbia non vi dà coraggio, provate la paura. se non funziona neanche questa, provate il panico.

siate orgogliose.

fate quello che occorre per strapparvi dal vostro stato di accettazione e compiacenza. siate libere. urlate.

nel 1969 le frocie combatterono. nel 1990 le frocie dicono va bene.

l’anno prossimo saremo ancora vive?

odio Jesse Helms. lo odio così tanto che mi rallegrerei se cadesse a terra morto. se qualcuno lo uccidesse, lo considererei colpa sua. odio anche Ronald Reagan, perché ha ucciso in massa il mio popolo per otto anni. ma ad essere sincero, lo odio ancora di più per aver fatto l’eulogia a Ryan White senza prima ammettere la propria colpa, senza chiedere perdono per la morte di Ryan e per la morte di decine di migliaia di altri PWA – la maggior parte di loro queer. lo odio per aver ridicolizzato il nostro dolore.

odio il fottuto papa, odio quel fottuto cardinale o’connor e odio l’intera fottuta chiesa cattolica. lo stesso per le forze dell’ordine, e in special modo per gli ufficiali delle forze dell’ordine – la pula – sadici approvati dallo stato che per le strade trattano in modo violento travestite, prostitute e prigioniere queer. odio anche le istituzioni mediche e psichiatriche, in particolare quelli che mi hanno convinto a non fare sesso con gli uomini per tre anni fino a farmi diventare bisessuale piuttosto che queer. odio anche le professioni pedagogiche, per i loro profitti sui suicidi di adolescenti queer ogni anno. odio la rispettabilità del mondo dell’arte; e l’industria dell’intrattenimento, e i media mainstream, in special modo il new york times. in effetti odio ogni settore delle istituzioni etero in questo paese – la peggiore delle quali ci vuole positivamente morte, e la migliore rimane indifferente quando si tratta di tenerci in vita.

odio gli eterosessuali che pensano di avere alcunché di intelligente da dire sul “rivelare”. odio gli eterosessuali che pensano che le storie su se stessi siano “universali”, ma le nostre storie riguardano solo l’omosessualità. odio gli artisti scritturati che fanno carriera sulla pelle delle persone queer, poi ci attaccano, poi si comportano come fossero vittime quando ci arrabbiamo e poi negano di averci fatto del male piuttosto che scusarsi. odio le persone eterosessuali che dicono “non vedo perché senti il bisogno di indossare quei bottoni e quelle magliette. non vado in giro a dire al mondo intero che sono etero”.

odio il fatto che in dodici anni di scolarizzazione non mi abbiano mai insegnato cose sulle persone queer. odio essere cresciuta pensando che fossi l’unica frocia al mondo, e odio ancora di più il fatto che la maggior parte dei bambini queer ancora oggi crescono pensando ciò. odio l’essere stato tormentato da altri bambini per essere frocio, ma ancora di più il fatto che mi è stato insegnato a vergognarmi di essere l’oggetto della loro crudeltà, mi è stato insegnato che fosse colpa mia. odio la corte costituzionale di questo paese che dice che è giusto criminalizzarmi per come faccio l’amore. odio il fatto che tantissime persone etero hanno tanto interesse per la mia vita fottuta vita sessuale. odio che tantissimi etero perversi diventino genitori mentre io devo combattere duramente per avere il permesso di essere padre. odio gli eterosessuali.

l’invisibilità è la nostra responsabilità

indosso il mio triangolo rosa ovunque. non abbasso la mia voce in pubblico quando parlo di amore o sesso lesbico. dico sempre alla gente che sono lesbica. non aspetto che mi venga chiesto del mio “fidanzato”. non dico che “non sono affari di nessuno”. non lo faccio per le persone eterosessuali. molti di loro non sanno nemmeno cosa significhi il triangolo rosa. alla maggior parte di loro non importa un fico secco se io e la mia ragazza siamo innamorate o litighiamo per strada. molti di loro non ci notano, qualunque cosa facciamo. faccio quello che faccio per raggiungere altre lesbiche. faccio quello che faccio perché non voglio che le lesbiche credano che io sia una ragazza etero. sono sempre allo scoperto, ovunque, perché voglio raggiungervi. forse mi noterete, forse inizieremo a parlare, forse diventeremo amiche. forse non diremo una parola, ma i nostri occhi si incontreranno e ti immaginerò nuda, sudato, a bocca aperta, con la schiena arcuata mentre ti sto scopando. e saremo felici di sapere che non siamo le sole al mondo. saremo felici perché ci siamo trovate, senza dire una parola, forse solo per un momento.

ma no.

non indosserai un triangolo rosa su quel risvolto. non incrocerai i miei occhi se flirto con te per strada. mi eviti sul lavoro perché sono “troppo” allo scoperto. mi castighi nei bar perché sono “troppo politica”. mi ignori in pubblico perché rivolgo “troppa” attenzione al “mio” lesbismo. ma poi vuoi che io sia la tua amante, vuoi che io sia il tuo amico, vuoi che ti ami, ti sostenga, che combatta per il “nostro” diritto di esistere.

dove sei?

parli, parli, parli di invisibilità e poi ti ritiri nelle tue case per nidificare con i tuoi amanti o fare baldoria in un bar con le compagne e inciampi in un taxi o ti siedi silenziosamente e educatamente mentre la tua famiglia, il tuo capo, i tuoi vicini, gli impiegati pubblici ci distorcono e sfigurano, ci deridono e puniscono. poi sei di nuovo a casa e hai voglia di urlare. quindi riempi la tua rabbia con una relazione o una carriera o una festa con altre lesbiche come te e ancora ti chiedi perché non possiamo trovarci, perché ti senti sola, arrabbiato, alienata.

alzatevi, svegliatevi sorelle!!

la tua vita è nelle tue mani.

quando rischio tutto stando allo scoperto, rischio per entrambe. quando rischio tutto e la cosa funziona (succede spesso se ci provi), ne traggo beneficiom, e anche tu. quando non funziona, soffro, ma tu no.

ma compagna non puoi aspettare altre lesbiche per rendere il mondo sicuro per te. smetti di aspettare un futuro migliore più lesbico! la rivoluzione potrebbe essere qui se la iniziassimo.

dove siete sorelle? sto cercando di trovarvi, sto cercando di trovarvi. come mai vi vedo solo il giorno della Parata?

noi stiamo allo scoperto. dove cazzo siete voi?

quando qualcuno ti assalta per essere frocia, è violenza di genere. giusto?

una folla di 50 persone esce da un bar gay che sta chiudendo. dall’altra parte della strada, alcuni ragazzi etero gridano “froci” e lanciano bottiglie di birra al gruppo, che li supera di 10 a 1. tre queer fanno una mossa per rispondere, senza ottenere supporto dal gruppo. perché un gruppo di queste dimensioni si è lasciato sopraffare?

tompkins square park, labor day. a un concerto all’aperto con spettacolo drag, un gruppo di uomini gay è stato molestato da adolescenti con bastoni. in mezzo a migliaia di uomini gay e lesbiche, questi ragazzi etero picchiano due uomini gay lasciandoli a terra, poi si fermano trionfanti ridendo tra loro. il presentatore della serata è stato allertato e ha avvertito la folla dal palco: “state attente ragazzi. quando indossate costumi, i ragazzi impazziscono”, come se la violenza fosse stata una burla dovuta a ciò che indossavano le vittime piuttosto che un attacco mirato a chiunque era a quell’evento.

cosa sarebbe costato a quella folla resistere ai suoi aggressori?

dopo che James Zappalorti, un uomo apertamente gay, è stato assassinato a sangue freddo a staten island questo inverno, una sola manifestazione è stata tenuta in segno di protesta. sono arrivate solo cento persone. quando Yusef Hawkins, un giovane di colore, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco per aver messo piede in “territorio bianco” a Bensonhurst, gli afroamericani hanno marciato in quel quartiere in gran numero, ancora e ancora. una persona di colore è stata uccisa perché era nera e persone di colore in tutta la città l’hanno capito e hanno agito. il proiettile che colpì Hawkins era destinato a un uomo di colore, a qualsiasi uomo di colore. la maggior parte dei gay e delle lesbiche pensa che il coltello che ha perforato il cuore di Zappalorti fosse destinato solo a lui?

il mondo etero ci ha talmente convinto che siamo senza speranza, inette e vittime che meritano violenza che noi froce rimaniamo immobili di fronte a una minaccia. sentitevi oltraggiate! questi attacchi non devono essere tollerati. fate qualcosa. riconoscete che qualsiasi atto di aggressione contro qualsiasi membro della nostra comunità è un attacco a ogni membro della comunità. più permettiamo agli omofobi di infliggere violenza, terrore e paura alle nostre vite, più frequentemente e ferocemente saremo oggetto del loro odio. il vostro corpo non può essere un obiettivo scoperto per la violenza. vale la pena proteggere il vostro corpo. avete il diritto di difenderlo. indipendentemente da ciò che vi dicono, il vostro essere diverse deve essere difeso e rispettato. dovete imparare che la vostra vita ha un valore incommensurabile: se non iniziate a crederci, può esservi tolta facilmente. se sapete come immobilizzare efficacemente l’aggressore, fatelo. se vi mancano le abilità difensive, allora cavategli gli occhi, sfondategli il naso, tagliategli la gola con una bottiglia di vetro – fate tutto ciò che potete, qualunque cosa, per salvare la vita!

perché Froce?

dobbiamo davvero usare quella parola? è un problema. ogni persona gay ha la sua opinione su di essa. per alcuni significa strano, eccentrico e un po’ misterioso. va bene, ci piace. ma alcune ragazze e ragazzi gay no. pensano di essere più normali che strani. e per altre froce evoca quei terribili ricordi della sofferenza adolescenziale. froci. è forzatamente agrodolce e pittoresco nel migliore dei casi – avvilente e doloroso nel peggiore dei casi. non potremmo semplicemente usare “gay” invece? è una parola molto più luminosa. e non è sinonimo di “felice”? quando riuscirete a superare la novità di essere diverso?

perché Froce!

sì, “gay” è fantastico. ha il suo posto. ma quando molte lesbiche ee di’ loro di non respingerti in modo sbrigativo dicendo “hai dei diritti”, “hai dei privilegi”, “stai reagendo in modo eccessivo” o “hai la mentalità di una vittima”. di’ loro “allontanati da me, finché non cambi.” vattene lontano da me e prova ad affrontare un mondo senza le froce potenti e coraggiose che sono la sua spina dorsale, che sono le sue viscere, i cervelli e le anime. allontanati e di’ loro di andarsene affanculo fino a quando non hanno trascorso un mese camminando mano nella mano in pubblico con qualcuno dello stesso genere. dopo che saranno sopravvissuti, sentirai cosa hanno da dire sulla rabbia frocia. altrimenti, di’ loro di tacere e ascoltare. gay si svegliano la mattina, ci sentiamo arrabbiati e disgustati, non gay. quindi abbiamo scelto di chiamarci froce. froce è un modo per ricordarci come siamo percepiti dal resto del mondo. è un modo per dirci che non dobbiamo essere persone spiritose e affascinanti che mantengono le nostre vite discrete ed emarginate nel mondo etero. usiamo froce come uomini gay che amano le lesbiche e lesbiche che amano essere froce. froce, a differenza di gay, non implica solo maschile.

e quando si parla con altri gay e lesbiche è un modo per suggerire di chiudere i ranghi e dimenticare (temporaneamente) le nostre differenze individuali perché affrontiamo un nemico comune più insidioso. sì, froce può essere una parolaccia, ma è anche un’arma furba e ironica che possiamo rubare dalle mani degli omofobi e usarla contro di loro.

niente polizia sessuale

chiunque dica che uscire allo scoperto non fa parte della rivoluzione, manca il punto centrale del problema. immagini positive della sessualità possono salvare vite perché le incoraggiano e rendono possibile alle persone tentare di vivere amando se stessi invece che odiandosi. come il famoso “nero è bello” ha cambiato molte vite, così “leggi le mie labbra” afferma l’essere froci di fronte all’odio e all’invisibilità, come mostrato in un recente studio governativo sui suicidi, secondo cui almeno 1/3 dei suicidi adolescenti sono diversi. questo è ulteriormente confermato dall’aumento della trasmissione dell’HIV tra i minori di 21 anni.

siamo ancora più odiati come froce per la nostra sessualità, cioè per il nostro essere a contatto fisico con lo stesso genere. la nostra sessualità ed espressione di genere sono ciò che ci rende più suscettibili alla violenza fisica. la nostra differenza, la nostra alterità, la nostra unicità possono paralizzarci o politicizzarci. speriamo che la maggior parte di noi non lascerà che ci uccida.

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perché lasciamo entrare gli etero nei club froci? chi cazzo se ne frega se gli piacciamo perché “sappiamo fare festa?”. dobbiamo farlo se vogliamo scaricare la rabbia che ci provocano sempre. si baciano dove vogliono e occupano troppo spazio sulla pista da ballo ostentando. indossano la loro eterosessualità come un cartello “alla larga”, come un atto di proprietà.

perché cazzo li tolleriamo quando invadono i nostri spazi come fosse loro diritto? perché lasciamo che sbattano l’eterosessualità – un’arma che il loro mondo brandisce contro di noi – proprio in faccia a noi nei pochi luoghi pubblici in cui possiamo essere sensuali l’uno con l’altro e non temere attacchi? è ora di smettere di lasciare che le persone eterosessuali creino le regole. cominciamo a esporre questo cartello fuori da ogni club e bar queer:

regole di condotta per gli etero:

1. riduci al minimo le dimostrazioni di affetto (baci, mani, abbracci). la tua sessualità è indesiderata e offensiva per molti qui dentro.

2. se proprio devi ballare un lento, sii meno appariscente possibile.

3. non guardare a bocca aperta o fissare lo sguardo su lesbiche o uomini gay, in particolare le lelle mascoline e le drag queen. non siamo il tuo divertimento.

4. se non riesci a gestire in modo gentile qualcuno dello stesso genere che ci prova con te, vattene.

5. non ostentare la tua eterosessualità. sii discreto. rischi di essere scambiata per una lella o una checca.

6. se ritieni che queste regole siano ingiuste, vai a combattere l’omofobia nei club etero, oppure

7. vattene affanculo.

odio gli etero

ho alcuni amici. alcuni di loro sono etero.

Anno dopo anno vedo i miei amici eterosessuali. voglio incontrarli, vedere come stanno, aggiungere novità alle nostre storie lunghe e complicate, sperimentare una certa continuità.

anno dopo anno continuo a rendermi conto che i fatti della mia vita sono irrilevanti per loro e che ascoltano solo a metà, che sono un’appendice ai fatti di un mondo più grande, un mondo di potere e privilegio, di leggi di integrazione, un mondo di esclusione.

“non è vero” replicano i miei amici etero. c’è un punto fermo nelle politiche di potere: gli emarginati chiedono inclusione, mentre gli inclusi affermano che già lo sono. gli uomini lo dicono alle donne, i bianchi lo dicono ai neri, e tutti lo dicono alle froce.

la linea di esclusione principale, sia conscia che inconscia, è la procreazione… e la parola magica – famiglia. spesso le famiglie in cui siamo nati ci ripudiano quando comprendono chi siamo, e per aggiungere peggio al peggio, ci è impedito di averne di nostre. siamo punite, insultate, emarginate e trattate come sovversive in termini di cura infantile. siamo sia maledetti se ci proviamo che se ce ne asteniamo. è come se la riproduzione della specie umana fosse una regola talmente fragile che senza la costrizione della propaganda l’umanità dovesse sciogliersi in un brodo primordiale.

odio dover convincere gli etero che lesbiche e gay vivono in una zona di guerra, che siamo circondate da bombardamenti che solo noi sembriamo cogliere, che i nostri corpi e anime sono ammassate, morte di spavento o violentate o abusate, agonizzanti per i lutti o le malattie, private di soggettività.

odio gli etero che non riescono ad ascoltare all’odio di noi froce senza replicare “ehi, non tutti gli etero sono così. anch’io sono etero, sai”, come se il loro ego non ricevesse già carezze o protezione in questo mondo arrogante ed eterosessista. perché dobbiamo curarci di loro in mezzo alla nostra giusta collera causata dalla loro fottuta società?! perché aggiungere un rassicurante “certo, non intendo dire te. tu non agisci in questo modo”. lascia che capiscano per conto loro se meritano di essere inclusi nella nostra rabbia.

Ma ovviamente ciò significherebbe ascoltare la nostra rabbia, cosa che quasi mai fanno. la deviano, dicendo “io non sono così” o “adesso se tu che stai generalizzando” o “ci vuole gentilezza…” o “se ti concentri sul negativo, cedi loro potere” o “non sei l’unico al mondo a soffrire”. dicono: “non urlare contro di me, sono dalla tua parte” o “penso che tu stia esagerando” o “accidenti, sei risentito”.

lascia uscire la tua rabbia

ci hanno insegnato che le brave froce non si arrabbiano. ci hanno insegnato così bene che non solo dobbiamo nascondere la nostra rabbia nei loro confronti, ma dobbiamo anche nasconderla tra noi. la nascondiamo addirittura a noi stessi. la nascondiamo con le droghe, col suicidio, con il fatto di dover sempre dimostrare il nostro valore, che siamo “normali”. ci picchiano, ci pugnalano, ci sparano, ci bombardano in numero sempre crescente eppure andiamo fuori di testa quando froce arrabbiate portano striscioni o cartelli che dicono picchia duro. nell’ultima decade ci hanno lasciato morire in massa e tuttavia ancora ringraziamo il governo per aver piantato un cazzo di albero, applaudendolo per aver paragonato le persone con AIDS a vittime di incidenti stradali che rifiutano di mettere la cintura di sicurezza. lasciate uscire la vostra rabbia. lasciate uscire la vostra rabbia per il fatto che il prezzo per essere visibili è la minaccia costante di violenze, violenze antifroce a cui praticamente ogni segmento della società contribuisce. lasciate uscire la vostra rabbia perché non c’è un posto in questo paese in cui sentirci sicure, nessun posto in cui non siamo bersagli di odio e violenza.

la prossima volta che una persona etero ti riprende per essere arrabbiata, dille che fino a quando le cose non cambieranno, non avrai bisogno di altre prove del fatto che il mondo gira a tue spese: non hai più bisogno di vedere solo coppie etero che fanno la spesa in tv. non vuoi più vedere immagini di bambini sbattute in faccia finché non puoi avere o crescerne anche tu. niente più matrimoni, battesimi, anniversari, a meno che non siano i nostri fratelli e sorelle froce a festeggiarli. e di’ loro di non ignorarti dicendo: “avete diritti”, “avete privilegi”, “stai reagendo in modo eccessivo” o “avete la mentalità di vittime”. di’ loro “vattene via, finché anche tu non cambi”. vattene lontano da me e prova tu ad affrontare un mondo senza froce potenti e coraggiose che sono la sua spina dorsale, che sono le sue viscere, cervelli e anime. allontanati e di’ loro di andarsene affanculo fino a quando non hanno trascorso un mese camminando in pubblico mano nella mano con qualcuno del loro stesso genere. dopo che saranno sopravvissuti, sentirai cosa hanno da dire sulla rabbia frocia. altrimenti, di’ loro di tacere e ascoltare.


fonte traduzione: The Queen Nation Manifesto

CollegaMenti #9

CollegaMenti #8

 

Reblog: Vergine delle brame

per onorare la festa dell’Immacolata Contraccezione, ripubblico e ridiffondo con gioia la preghiera alla Vergine delle Brame, composta da Maria Galindo e tradotta da Lucifero.

Vergine delle brame

Vergine delle brame,
Vergine del proibito,
Vergine della dissennatezza,
Vergine che curi tutta l’amarezza.

Sostiamo sotto il tuo manto,
sorellanze e sommosse,
indie, lesbiche e puttane,
bianche, nere e meticce.

Tutte noi, ognuna di noi
spogliata dai cognomi, senza definizioni.
Ognuna risiede nel tuo grembo,
ogni donna ribelle, perseguitata, ricercata, attaccata o messa all’indice.

Siamo tutte bastarde,
siamo tutte sorelle.
Tutte senza padre,
tutte figlie di un’unica madre.

Vergine miracolosa, aulente e peccatrice,
Conserva per i tuoi peccati un altare differente
In ognuno dei nostri corpi,
un profumo scelto distillato
con ogni goccia del nostro sudore,
un vento apposito per ognuno dei nostri respiri,
un canto composto da tutti i nostri sospiri.

Vergine protettrice dei desideri e delle lotte,
delle speranze e dei sogni.
Liberaci dai razzisti, dagli omofobi e dai corrotti,
dai maschilisti, dai conquistatori, dagli sfruttatori.
Liberaci dai ministri e dai falsi preti
Che dai loro pulpiti usano la morte di Gesù Cristo
Per gettare addosso le colpe alle donne una volta ancora.
Avvertici mentre si avvicinano,
nascondici quando ci cercheranno.
Lega le loro mani quando vorranno colpirci,
Trattienili quando vorranno violarci.

Vergine delle brame,
ti odiano i predicatori;
ti rinnegano i preti e i vescovi,
mentre ci condannano all’obbedienza e alla sottomissione.

Vergine delle Brame,
cancellata dalle teologie,
censurata dai vangeli,
proibita nelle omelie.
Vergine pericolosa,
Vergine sovversiva per tutte le chiese
E tutte le religioni,
Vergine che non lasci tregua ai fanatismi,
perseguitata da tutti i fondamentalismi.

Vergine delle Brame.
Semini la rivolta.
Con la tua mano santa infondi
La parola nelle donne senza voce,
l’allegria nelle donne tristi,
e la ribellione nelle donne sottomesse.

Per questo sei una vergine pericolosa e audace,
per questo scacciata dalle litanie
fatte di vergini dolorose, sacrificate e tristi.
Vergine che hai cambiato le vesti
Nere, goffe e soffocanti
Con abiti colorati,
pantaloni comodi,
belle minigonne.

Vergine che sola ti sei liberata dalla croce
Di reggere sempre il peso dei morti,
di reggere sempre il peso dei vivi,
di reggere, reggere e reggere
ogni croce.

Vergine delle brame.
Che sciogli tutti i nostri dubbi,
che hai tradito ogni dio che ci si volesse imporre,
tutti i mandati con cui volevano legarci,
tutte le paure con cui volevano assoggettarci.
Vergine che ci insegni a non temere,
a non tacere, a non mollare.
Vergine che ci insegni ad agire,
a ribellarci ogni giorno una volta di più.

Vergine che ti fai carne
In coloro che c’insegnano a leggere e scrivere.
Vergine che ti fai carne
In chi c’insegna ad amare e conoscere
Il nostro corpo.
Vergine che ti fai carne
Nelle cuciniere della mensa della vita.
In quelle che seminano e raccolgono frutta e verdura.
In quelle che impastano il pane e fanno il formaggio.
Vergine che ti fai carne nelle donne che partoriscono,
Vergine che ti fai carne nelle donne che abortiscono,
Vergine che ti fai carne in chi c’insegna a credere in noi stesse,
e ad amarci per ciò che siamo.

Vergine delle Brame,
tu sai che il cielo è vuoto,
che la chiesa è puro potere,
ipocrisia e pura dominazione,
Sai che le sue prediche sono bugie,
che la sua carità è falsa.

Vergine delle Brame fuggita dagli altari,
fuggita dalle omelie,
dai catechismi,
dalle confessioni.
Vergine delle brame fuggita per desiderare
E insegnare il potere del desiderio.

Vergine delle brame che sei pura voglia,
pura libertà e pura speranza,
fa’ che non s’estingua in me, in noi,
il desiderio della felicità,
fa’ che né io, né di alcuna delle mie sorelle,
né vecchie
né giovani
né bambine,
dimentichi il desiderio di cercare la libertà, la felicità, la dignità
quaggiù, ora, in terra per sempre.
Amen

María Galindo, Mujeres Creando.
Bolivia

stare ai margini

I stood at the border, stood at the edge, and claimed it as central. Claimed it as central, and let the rest of the world move over to where I was.

Toni Morrison

rincorrere il centro è come afferare l’acqua con le mani; la periferia dev’essere il tuo centro.

CollegaMenti #7

vi ricordate la famosa rubrica CollegaMenti? a momenti neanche io, ma stando alla numerazione non ne sono usciti poi tanti. per chi non lo sapesse, e non lo so neanche io, era uno spazio in cui condividevo una manciata di collegamenti appunto, o link se preferite l’informatichese, ad articoli e media virtuali il cui messaggio ritenevo importanti per l’umanità in genere. non che la ritenga un’entità degna di essere salvata l’umanità, ma per me leggere vuol dire aver salva la vita, non so se per abitudine indotta o vezzo da snob.

uno iato abbastanza lungo e varie caose (cioè cose e cause) mi hanno impedito di mettere insieme le letture dei mesi passati, ma il silenzio deve finire. il buon proposito per la Luna Piena di Marzo è tornare a diffondere in questo spazio il meglio che la rete offre.

oggi dunque condivido una bella e approfondita lettura sui generis: al collegamento Trans non è transhuman — anarcoqueer è possibile scaricare e leggere un bell’opuscolo in cui l’autor spiega in modo esauriente come alcune correnti socio-politiche contemporanee distorcono e svalutano le soggettività trans. buona lettura!

Reblog: la memoria del tritone

Lo spunto per raccontare la mia storia me lo dà questo articolo Fare politica: eravamo noi, siamo noi. Saremo noi? — Di tanti pulpiti.

Anch’io vissi un’esperienza simile. Essendo un tritone vivo in un’altra dimensione, ma l’acqua non è meno infida della terra. Anche noi creature marine abbiamo un’assemblea e dei guardiani simili a quelli dei popoli di superficie. Anche noi abbiamo dovuto affrontare a coda alta la Sanità: anticamente il popolo dei pesci ci aveva bandito dalle acque più vivibili perché diceva che i nostri corpi ibridi insozzavano la purezza dei fondali; in seguito, a chi di noi si ostinava a voler vivere pacificamente con i pesci puri, i guardiani dei fondali imbarcarono i nostri nonni su vascelli fantasma e li portarono in superficie, con il pretesto che siccome siamo per metà figli di umani avremmo potuto vivere meglio sulla terraferma. come risultato, i nostri nonni furono deportati e costretti a adattarsi a vivere in superficie, ma non poterono perché le branchie sono il nostro unico modo di respirare. dopo aver finito le scorte di ossigeno, a uno a uno si sciolsero anche a causa dell’eccessivo calore secco che disseccò loro le membra. di loro è rimasta solo la nostra memoria; oggi alcuni pesci non vogliono ammettere che un tempo provocarono queste scelleratezze, ma noi tritoni sappiamo e ricorderemo sempre nei nostri canti.