Sex work is work

Perché leggo un libro sul lavoro sessuale? Perché è un modo utile per scardinare i tabù vigenti in questa società cattofascista. E con il termine cattofascista intendo l’ideologia cattolica estesa a livello nazionale. diciamocelo, se stiamo messə come stiamo, è soprattutto a causa del vaticAno e di coloro che scelgono di foraggiarli (maschile plurale voluto).

Laonde, questa lettura non può fare che bene per chi si ritrova a chiedersi: ma le prostitute lo scelgono come mestiere? Non si vergognano? In questo opuscolo trovansi molteplici risposte.

Partiamo dal presupposto che “Nella discussione sul lavoro sessuale le persone che fanno sex work non sono quasi mai protagoniste, ma compaiono piuttosto come oggetti di studio.” Eppure immagino che come ogni persona adulta siano “in grado di parlare per sé stessǝ.”

L’autrice chiarisce che il lavoro sessuale implica “molteplici attività” e dunque non solo stare su strada.

Georgina Orellano, segretaria generale dell’AMMAR, afferma in una intervista che “la battaglia culturale bisogna farla anche con una lotta del linguaggio, perché tutto il linguaggio è politico. Abbiamo già regalato troppo al patriarcato.”

Confermare la matrice patriarcale non significa negare che per molte donne il sex work assuma un significato di indipendenza, libertà e autonomia.

Ogni scambio prevede un accordo: chi compra chiede, chi vende stabilisce i propri confini. L’acquisto di un servizio di natura sessuale non coincide con l’accesso incondizionato all’altra persona.

C’è poi “l’enorme potenzialità che risiede proprio all’interno del sex work di rivoluzionare e sovvertire immaginari e modelli culturali egemonici.”

la figura dellə sex worker è costruita socialmente dai mezzi di comunicazione e tramandata per educazione, erede culturale della figura della strega, come spiega questo articolo sui tabù: “oggi, il tabù non assume più tipicamente la forma del soprannaturale. Invece, appare come una punizione dalla mano invisibile della società attraverso l’evitamento, la scomunica, il rifiuto, l’etichettatura e il giudizio che tengono sotto controllo il comportamento e l’identità. In tutte le società, ci sono le persone buone e le persone cattive, il lato giusto e quello sbagliato dei binari, il sicuro e il pericoloso, la brava ragazza e la cattiva ragazza, il pulito e l’impuro, la vergine e la meretrice. Queste dicotomie sono legate al tabù.”

la domanda è dominata da chi ancora oggi ha un maggiore accesso al potere: gli uomini bianchi etero cisgender [UBECA, se preferite per brevità, dove A sta per Abili]

Chi compra è una persona, e in quanto tale convive con desideri, fantasie, insicurezze che sono specchio delle trasformazioni culturali, economiche e politiche della società.

La prostituzione in italia non è illegale, ma non è nemmeno un lavoro, quindi non ci sono né diritti né tutele. La legge poi esprime un giudizio etico e morale ben preciso: le prostitute sono vittime. […] parla unicamente di donne e fa riferimento unicamente a UN tipo di prostituzione.

I programmi di “salvataggio” e protezione, spesso sono eurocentrici, sessisti e paternalistici. In questa narrazione dominante, se dimostri di essere una buona vittima puoi restare, altrimenti tornatene a casa!

è evidente che una persona sex worker non ci sta a questi termini, ergo non può essere biasimata.

Il lavoro sessuale è un lavoro.

<<Non romanticizziamo la prostituzione perché non romanticizziamo nessun lavoro. Ogni volta che ci chiedono qualcosa si concentrano sulla morbosità e non ad esempio sui diritti lavorativi. Ci chiedono se proviamo dolore al termine di una giornata di lavoro e io gli rispondo di provare a fare le stesse domande al muratore che è stato tutto il giorno attaccato a una impalcatura o alla domestica che ha stirato in piedi per ore. Loro lo hanno scelto?

Qui è dove notiamo che la questione è morale, e intasata da tonnellate di ipocrisia accumulata nei secoli.

NESSUN LAVORO è FRUTTO DI UNA LIBERA SCELTA E, COSA ANCORA PIù IMPORTANTE, NON RAPPRESENTA CIò CHE SIAMO. SE FOSSI VERAMENTE LIBERA DI SCEGLIERE NON LAVOREREI, PROBABILMENTE NEMMENO VOI.

La prostituta, e badate bene, non il PROSTITUTO, ha infranto le regole e pertanto va punita. Come? togliendole qualsiasi tipo di potere decisionale, spogliandola della soggettività (le ragazze) e marchiandola in via definitiva come vittima. Creare una vittima (la puttana femmina ((a volte immigrata)), oltre che creare un carnefice (il cliente maschio italiano), significa creare unə salvatərə (la società perbene).

Dietro gli intenti caritatevoli, nascondono pratiche indottrinanti, neocoloniali ed etnocentriche. Queste pratiche si poggiano sull’assunto che loro, le “brave persone”, sono migliori di quelle che vogliono salvare e che la loro cultura è superiore.>>

Razzismo e sessismo in un’unica soluzione dunque.

Il sex work è un altro campo culturale in cui si ripropone il vizio della “storia unica”: <<si rappresenta una comunità o un gruppo sociale come una cosa sola, più e più volte, ed ecco che come per magia le persone diventano quella cosa.

Scegli: o santa o puttana.

<<Lo stigma della puttana è un preciso dispositivo di controllo che non disciplina unicamente la sfera sessuale, bensì la condotta femminile nel suo complesso. è uno strumento sanzionatore pronto a colpirci quando attraversiamo il confine, quando mettiamo in discussione la gerarchia su cui si struttura il sistema patriarcale, quando ci appropriamo di ruoli, atteggiamenti, qualità che non dovremmo avere.

Pesano secoli di patriarcato, di valori cristiani e morale vittoriana. Ci hanno insegnato a vergognarci, a sentirci in colpa se desideriamo, chiediamo godiamo. Ci hanno fatto credere che la sessualità maschile fosse attiva, rapace ed estroversa, quella femminile fredda, passiva e introversa. Ci hanno detto che le differenze biologiche determinano e giustificano disuguaglianze sociali ed economiche, che il nostro comportamento sessuale definisce il nostro valore e la nostra identità.

Le donne che osano mettere in discussione il modello patriarcale sono delle puttane, quindi vanno punite.

La puttana è colei che rompe le regole, la donna che sfida l’assetto culturale patriarcale che la vorrebbe passiva, preda e mai predatrice, angelo del focolare domestico e portatrice di “santa fica”.

Così come l’informazione, anche il linguaggio è una scelta.

Vorrei che l’educazione alla sessualità fosse il nostro antidoto. Impariamo a conoscerci, accettarci e non giudicarci sulla base di come, se, quanto e perché scopiamo, tenendo sempre a mente che l’unica regola è il consenso.>>

altre risorse da navigare:

Sex Worker Media Library

Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute

A proposito di educazione sessuale, in seguito scriverò del libro/manuale La zoccola etica di Dossie Easton e Janet Hardy. Una lettura educativa e rivoluzionaria come poche.

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