I versi satanici

The Satanic Verses prende le narrazioni monoteiste e le frulla in una polifonia di trame non assimilabili, proprio meticcia.

La bellezza dei Versi Satanici la esplica Salman Rushdie stesso in questa intervista, che è anche una guida alla lettura:

≪Se I versi satanici è qualcosa, è una visione del mondo dall’occhio del migrante. È scritto a partire dalla stessa esperienza di sradicamento, disgiunzione e metamorfosi (lenta o rapida, dolorosa o piacevole) che è la condizione migrante, e dalla quale, credo, può essere derivata una metafora per tutta l’umanità. Al centro del romanzo c’è un gruppo di personaggi, la maggior parte dei quali sono musulmani britannici, o persone non particolarmente religiose di origine musulmana, alle prese proprio con il tipo di grandi problemi che sono sorti a circondare il libro, problemi di ibridazione e ghettizzazione, di conciliare il vecchio con il nuovo. Coloro che oggi si oppongono con più foga al romanzo sono dell’opinione che la mescolanza con una cultura diversa indebolirà e rovinerà inevitabilmente la propria. Io sono dell’opinione opposta. I Versi Satanici celebra l’ibridazione, l’impurità, la mescolanza, la trasformazione che deriva da nuove e inaspettate combinazioni di esseri umani, culture, idee, politiche, film, canzoni. Si rallegra del meticciato e teme l’assolutismo dei puri. Mélange, miscuglio, un po’ di questo e un po’ di quello è il modo in cui la novità entra nel mondo. È la grande possibilità che le migrazioni di massa danno al mondo, e io ho cercato di abbracciarla. The Satanic Verses è per il cambiamento per fusione, il cambiamento per congiungimento. È un canto d’amore al nostro io meticcio.≫

A questo indirizzo si trovano note esplicative delle parole aromatiche che arricchiscono il libro-menù, per usare il linguaggio di Rushdie:

≪[Alcune parole nel testo] le uso come aromi. Voglio dire, posso leggere libri dall’America e non sempre capisco lo slang. Gli scrittori americani danno sempre per scontato che tutto il mondo parli americano, ma in realtà tutto il mondo non parla americano. E gli scrittori ebrei americani mettono molto yiddish nei loro libri e a volte non capisco cosa dicono. Ho letto libri di scrittori come Philip Roth in cui le persone che vengono colpite nei kishke e penso: “Cosa?!” È divertente leggere cose quando non si conoscono tutte le parole. Anche i bambini lo amano. Una delle cose che ogni grande scrittore per bambini vi dirà è che ai bambini piace se nei libri pensati per la loro età c’è un vocabolario appena più grande del loro. Così si imbattono in parole strane, e le parole strane li entusiasmano. Se in una storia si descrive una bambina piccola come “logorroica”, funziona molto meglio di “chiacchierona”. E poi una bambina leggerà il libro e sua sorella parlerà a raffica e lei dirà a sua sorella: “Non essere così logorroica”. È un’arma totalmente nuova nel suo arsenale.≫

Lasciare parole sconosciute nelle traduzioni come mappe del tesoro per svelare altri mondi. È anche grazie alle parole che il meticciato si sviluppa.

P.S. se riuscite leggete in lingua originale dato che l’inglese spopola, perché a onor del vero questa edizione del 2002 non rende giustizia all’opera.

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